Atto, scena
1 I, 1| Mitieto mio caro, ch'io son femina.~Mitieto. Femina? ed è possibil
2 I, 1| ch'io son femina.~Mitieto. Femina? ed è possibil questo?~Cintia.
3 I, 1| tutto; ma partorendogli una femina, le donarebbe quattromila
4 I, 1| accorger mai ch'io fussi femina, fidandosi solo d'una mia
5 I, 2| tanto è amar me quanto una femina.~Balia. Ella lasciará piú
6 I, 2| verrebbe meno.~Balia. Parli da femina.~Cintia. Cosí non fusse,
7 I, 3| nome di essergli nata una femina e mi vestí da femina; né
8 I, 3| una femina e mi vestí da femina; né tenendosi cosí sicuro,
9 I, 4| forza e le sue armi, e la femina le soffre volentieri. Non
10 I, 5| Balia. O immutabil petto di femina, certo che voi non parete
11 1, 2| ritratto in dentro che non par femina....~Erasto. Uccidimi presto
12 1, 4| lingue: uomo di giorno e femina di notte!).~Erasto. Cintio
13 IV, 4| del lepre, che è maschio e femina, e che impregni altri e
14 IV, 4| e fagli conoscere se sei femina o maschio.~Amasio. E mi
15 IV, 5| maschio che de una modesta femina convenevole, un tanto amore
16 IV, 6| tanto desiderava, ma una femina sfortunata e infelicissima.~
17 IV, 8| Erasto. Chi è dunque questa femina?~Cintia. Non bisogna saperla:
18 V, 1| io pensava Cintio, or sia femina; o di femina che ora la
19 V, 1| Cintio, or sia femina; o di femina che ora la trovo, sia disonesta;
20 V, 1| tante disgrazie? Che tu sia femina o maschio me ne doglio e
21 V, 1| maschio mi ritrovo aver una femina, e mi rallegro ch'essendo
22 V, 1| e mi rallegro ch'essendo femina sia di tanta virtú e valore.
23 V, 1| io non sapendo che fusse femina l'ho fatto conversar con
24 V, 2| Arreotimo. Ho una figlia femina, e non vi burlo.~Sinesio.
25 V, 2| Sappiate che Cintio mio è femina e no maschio.~Sinesio. Perché
26 V, 4| sia accorto ch'io fussi femina, e però ritirò la spada
27 V, 6| figlio, qual voi credevate femina? e se ben mi ricordo, ve
28 V, 6| figlio, qual noi credevamo femina, pratticando con mia figlia,
29 V, 8| Cintio che pensavate, ma una femina Cintia, e ché non vi dogliate
30 V, 8| concedi! dolevami di aver una femina, poi di averla perduta;
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