SCENA
VI.
Pedofilo,
Sinesio.
Pedofilo.
Sto con animo assai dubioso e pieno di malinconia, ché Amasio,
mio figliuolo, m'ha detto che ha usato violenza a Lidia e toltole
l'onore; e dubitando di non venire ad alcun atto disconvenevole col
fratello, è risoluto averla per moglie o di morire: e non so
se sia vero o se lo dica perché consenta a' suoi desidèri.
Sinesio.
Eccomi, vi ha tolta la fatica di averlo a cercare.
Pedofilo.
Sinesio caro, arei voglia di dirvi ben cinquanta parole.
Sinesio.
Saria ben vi rispondessi non poterne ascoltar una sola se ben avessi
cinquanta orecchie, perché ier mi diceste con due orecchie non
poter ascoltarne a me meza.
Pedofilo.
So che piú volte m'avete chiesta Amasia per isposa di vostro
figliuolo; e perché me la chiedevate con grande istanza, stimo
che avevate prima giudicato tra voi e me non esservi molta
disaguaglianza di nobiltade o di ricchezza.
Sinesio.
Cosí ho sempre stimato certo.
Pedofilo.
Or di quel parentado che voi me prima ricercavate, io ne ricerco voi;
e dove volevate dar Erasto ad Amasia mia, or vorrei dar Amasio a
Lidia vostra.
Sinesio.
Pedofilo mio, vuol la legge che, negandoti un amico un piacere, possi
tu giustamente a lui negar il medesimo piacere: avendomi voi negato
la vostra figliuola per mio figlio, è giusto e convenevole che
vi nieghi la mia figliuola per vostro figlio.
Pedofilo.
Io non vo' romper la vostra legge ma difender le mie ragioni con
un'altra legge. Come voleva io cedervi un maschio per isposa a vostro
figlio, qual voi credevate femina? e se ben mi ricordo, ve
l'accennava con certe parole mezo scoverte; ma voi non la volevate
intendere. Or che vi scuopro che sia maschio, il matrimonio ch'io vi
domando è convenevole.
Sinesio.
Per non far molte parole tra noi, me ne contento, anzi vengo
costretto a contentarmene, ché vostro figlio, qual noi
credevamo femina, pratticando con mia figlia, l'ha usato discortesia;
ed io ora era per girmene a Sua Eccellenza e far quelle provisioni
che si convenivano, ché il suo atto troppo mi par infame e
insopportabile.
Pedofilo.
Non posso imaginarmi che mio figlio, qual ho sempre conosciuto
modestissimo, abbi usato atto cosí discortese.
Sinesio.
Non dice cosí Lidia, che, stimandolo Cintio, si ridusse
onestamente a trattar con lui.
Pedofilo.
Or, Dio grazia, abbiamo onorata la vergogna. E sappiate che son della
famiglia Malvezzi, de' principali di Bologna; non credo che
apparentando meco disgradarete di condizione.
Sinesio.
Certo che vostro figliuolo ha dimostrato che sia di veri mal vezzi,
anzi di mali avezzatissimi.
Pedofilo.
Orsú, questo Malvezzo che ha voluto entrar nell'altrui gabbia
per forza, facciamo che sia entrato nella sua.
Sinesio.
Orsú, vengane con lui a casa mia, perché ho ammogliato
Erasto e tutta la casa è piena di allegrezza, e faremo al
fratello e alla sorella una festa commune.
Pedofilo.
Non mi donarete tanto tempo che si faccia le vesti da maschio, perché
non ha se non vesti da donna?
Sinesio.
Faremo che le sue vesti si dieno a Cintia e quelle di Cintia a lui;
ché se le vesti han servito prima per finzioni e inganni, or
servino da dovero.
Pedofilo.
Cosí si faccia: andrò a casa e vi condurrò
Amasio per l'uscio di dietro. - O Dio, sia tu lodato in sempiterno,
ché non pensava con sí poco travaglio passar da un
tanto affanno a sí tranquilla quiete!
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