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Giambattista Della Porta
La Cintia

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  • ATTO V.
    • SCENA VI.   Pedofilo, Sinesio.
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SCENA VI.

 

Pedofilo, Sinesio.

 

Pedofilo. Sto con animo assai dubioso e pieno di malinconia, ché Amasio, mio figliuolo, m'ha detto che ha usato violenza a Lidia e toltole l'onore; e dubitando di non venire ad alcun atto disconvenevole col fratello, è risoluto averla per moglie o di morire: e non so se sia vero o se lo dica perché consenta a' suoi desidèri.

Sinesio. Eccomi, vi ha tolta la fatica di averlo a cercare.

Pedofilo. Sinesio caro, arei voglia di dirvi ben cinquanta parole.

Sinesio. Saria ben vi rispondessi non poterne ascoltar una sola se ben avessi cinquanta orecchie, perché ier mi diceste con due orecchie non poter ascoltarne a me meza.

Pedofilo. So che piú volte m'avete chiesta Amasia per isposa di vostro figliuolo; e perché me la chiedevate con grande istanza, stimo che avevate prima giudicato tra voi e me non esservi molta disaguaglianza di nobiltade o di ricchezza.

Sinesio. Cosí ho sempre stimato certo.

Pedofilo. Or di quel parentado che voi me prima ricercavate, io ne ricerco voi; e dove volevate dar Erasto ad Amasia mia, or vorrei dar Amasio a Lidia vostra.

Sinesio. Pedofilo mio, vuol la legge che, negandoti un amico un piacere, possi tu giustamente a lui negar il medesimo piacere: avendomi voi negato la vostra figliuola per mio figlio, è giusto e convenevole che vi nieghi la mia figliuola per vostro figlio.

Pedofilo. Io non vo' romper la vostra legge ma difender le mie ragioni con un'altra legge. Come voleva io cedervi un maschio per isposa a vostro figlio, qual voi credevate femina? e se ben mi ricordo, ve l'accennava con certe parole mezo scoverte; ma voi non la volevate intendere. Or che vi scuopro che sia maschio, il matrimonio ch'io vi domando è convenevole.

Sinesio. Per non far molte parole tra noi, me ne contento, anzi vengo costretto a contentarmene, ché vostro figlio, qual noi credevamo femina, pratticando con mia figlia, l'ha usato discortesia; ed io ora era per girmene a Sua Eccellenza e far quelle provisioni che si convenivano, ché il suo atto troppo mi par infame e insopportabile.

Pedofilo. Non posso imaginarmi che mio figlio, qual ho sempre conosciuto modestissimo, abbi usato atto cosí discortese.

Sinesio. Non dice cosí Lidia, che, stimandolo Cintio, si ridusse onestamente a trattar con lui.

Pedofilo. Or, Dio grazia, abbiamo onorata la vergogna. E sappiate che son della famiglia Malvezzi, de' principali di Bologna; non credo che apparentando meco disgradarete di condizione.

Sinesio. Certo che vostro figliuolo ha dimostrato che sia di veri mal vezzi, anzi di mali avezzatissimi.

Pedofilo. Orsú, questo Malvezzo che ha voluto entrar nell'altrui gabbia per forza, facciamo che sia entrato nella sua.

Sinesio. Orsú, vengane con lui a casa mia, perché ho ammogliato Erasto e tutta la casa è piena di allegrezza, e faremo al fratello e alla sorella una festa commune.

Pedofilo. Non mi donarete tanto tempo che si faccia le vesti da maschio, perché non ha se non vesti da donna?

Sinesio. Faremo che le sue vesti si dieno a Cintia e quelle di Cintia a lui; ché se le vesti han servito prima per finzioni e inganni, or servino da dovero.

Pedofilo. Cosí si faccia: andrò a casa e vi condurrò Amasio per l'uscio di dietro. - O Dio, sia tu lodato in sempiterno, ché non pensava con poco travaglio passar da un tanto affanno a tranquilla quiete!

 

 

 




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