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| Giambattista Della Porta La Cintia IntraText CT - Lettura del testo |
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Amasio, Cintia, Erasto, Lidia, Balia di Lidia.
Amasio. (Desiderarei veder passar per costá Cintio per mostrar a Lidia che m'affatico a servirla. Ma non vorrei che Cintio s'accorgesse del fatto e che per mio mezo s'amassero da dovero e io fussi ministro del mio male; ma ragionando con lui vo' ingannar l'uno e l'altra, e trattando di altra cosa li facesse ascoltar solo quelle parole che facessero a suo proposito). Cintia. (Parlerò con Amasia ma non di Erasto, percioché, se da dovero s'amassero insieme e si scoprisse l'inganno, sarebbe spacciato il fatto mio ed io stesso m'arei data dell'ascia ne' piedi. Ma bisogna ingannarlo, e se l'inganno non mi riesce, son rovinata. Parlerò di modo che alcune parole ne ascolterá egli che li parranno che vadino in suo favore, e parlerò basso poi quelle che non voglio che ascolti. Dio me la mandi buona!). Amasio. (Ma ecco la balia di Lidia che vien fuori dalla sua casa). Balia balia! accostati a me. Amasio. Di' a Lidia che ascolti dalla fenestra ch'ora ragionerò di lei a Cintio, perché me ne porge occasione; e aiutami come m'hai promesso. Balia. Molto volentieri; ma siate destra che né Cintio s'accorga di lei, né pur ella dell'inganno. Amasio. (Io vo' salutarlo). Signor Cintio, Dio vi dia ogni contento! Cintia. Ne arei bisogno, signora Amasia mia padrona! E a voi doni Iddio ogni contento e felicitá; né bisogna ch'io domandi come stiate ché vi veggio bellissima. Amasio. L'affezion che mi portate vi fa parer cosí. Cintia. Anzi è cosí il grido universale, che dove voi apparite come un lampo offuscate lo splendor di ciascheduna: e questa mattina in chiesa se ne vide il paragone al giudicio di tutti e principalmente di un fidelissimo e affezionatissimo vostro servitore che vi ama e riverisce fra tutti. Erasto. (Certo ch'ora le vuol ragionar di me, ché ha detto: «un fidelissimo e affezionatissimo vostro servidore che vi ama e riverisce fra tutti»). Amasio. Chi è costui che voi dite? Cintia. Era stamane io cogli altri in chiesa, che la giudicai tale. Erasto. (Non tel dissi io? ben l'indovinava: ha detto «Erasto»). Cintia. Non son io vostro servidore? Amasio. Anzi, mio carissimo padrone. Erasto. (Ha risposto che son suo «padrone». O Cintio mio galante, o Cintio mio realissimo amico!). Cintia. Le vo' chieder una grazia,... Erasto. (Le chiede «una grazia»: certo le dirá che venghi a giacer meco questa notte). Cintia.... la qual perché sète solita concedermi altre volte, mi prometto tanto del suo favore che so non mi mancherete:... Cintia.... che mi prestiate le vostre vesti, ché vogliam recitare una comedia; e mi servono dalle due ore di notte insino all'alba.... Erasto. (L'ha dimandato «una grazia solita». E poi non so che ha detto, ché non l'ho potuto intender bene; ma ará detto che venghi «alle due ore di notte insin all'alba»). Cintia.... E se volete venir in casa nostra a vederla, ci onorarete con la vostra presenza. Amasio. Se volete questa será al vostro comando, né bisogna me ne abbiate obligo alcuno, ché ho piú a caro servirlo che voi, o esser servito; del venir a veder recitar la comedia non posso prometterlo, ché tra noi donne vogliam far maschere questa sera. Erasto. (Ha detto: che «questa sera» verrá per servirlo, né di ciò bisogna che ce ne abbi «obligo alcuno», e che ha «piú a caro servirlo che d'esser servito». All'ultimo non so che ha detto. O felice mia ventura!). Cintia. Ma quando io vi reservirò tanta grazia? Amasio. Farei altra cosa per amor vostro. Cintia. Vorrei un'altra grazia da Vostra Signoria:... Amasio. Comandate liberamente. Erasto. (Le chiede «un'altra grazia»: certo sará da farsi veder liberamente in fenestra). Cintia.... che quando mi mandate le vesti, me le porgeste per quel vicolo con una pertica e che non le faceste veder per la fenestra sopra la porta senza gelosia;... Erasto. (Giá l'ha pregata che compara «su la fenestra senza gelosia sopra la porta»). Cintia.... accioché le genti vedendole non pensino alcun male.... Amasio. Farò quanto da voi mi vien comandato. Erasto. (O vita mia, quanto ce l'ha concesso liberamente! Ma non so che altra cosa ha detto piú bassamente. O Cintio mio caro, e con quanto bel modo ne la priega! Dove sei, o Dulone, ché l'ascoltassi, ché conosceresti Cintio quanto fusse lealissimo amico?). Cintia.... E questo per un effetto importantissimo:... Amasio. Io non vi ho inteso. Accostatevi un altro poco: dove sète? Cintia. Dove era sto. - ... dico, per un effetto importantissimo. Erasto. (Ha nominato «Erasto», e dice: «per un effetto importantissimo»). Amasio. (Giá Lidia compar su la fenestra - oh, mia ventura! - e la balia le sta a lato: certo ne aiuterá al bisogno). - Signor Cintio, una vostra umilissima serva ancora vi supplica d'un favore. Lidia. (Certo adesso le deve ragionar de' fatti miei). Cintia. Chi è «questa umilissima mia serva»? quella corteggiana dell'altro giorno di cui mi ragionaste? Amasio. Il malanno che Dio li dia! è la vostra umilissima serva Amasia. Cintia. Costei è degnissima mia padrona. Balia. (Ascolta, figlia, che ha detto che «Lidia è vostra umilissima serva», ed egli ha risposto che sète la sua «dignissima padrona»). Lidia. (O Amasia mia cara, in quanto obligo tu mi poni! ben conosco che m'ami!). Cintia. Che dunque mi comanda ella? Amasio. Che questa notte alle due ore vengate a casa a portarmi le vostre vesti; ed io le manderò a tôrre, acciò li dia ad una sua amica, ché vogliam far maschere tra noi. Balia. (Li ha detto che venghi «alle due ore di notte a casa di Lidia»). Lidia. (Giá l'ho inteso benissimo). Cintia. Farò quanto dalla mia padrona mi sará imposto. Lidia. (O felicissima Lidia, ecco quello che non ha potuto il padre, la balia e tutto il mondo, Amasia mia dolce l'ha conseguito in un subito: aver accettato che vuol venire insino a casa!). Cintia. Se volete questa che ho adosso, questa será certissimo. Lidia. (Ha replicato: «questa sera certissimo»). Amasio. Quelle istesse che altre volte m'avete prestato, ché siam simili di persone. Lidia. (Non ho potuto intendere quel che ha detto ora: ha parlato pian piano). Balia. (Dice che in ogni modo verrá in persona). Amasio. Non mi mancate, di grazia, se m'amate. Cintia. Mancherei piú tosto a me stesso. Amasio. Io adesso vo a spogliarmi per mandarvele; adio. Lidia. (O felice e contenta Lidia, ché alle due ore di notte vedrò qui Cintio, sfogherò seco i miei ardori raccontandogli le mie pene! Balia, vattene a casa sua e fatti raccontare appuntino ogni cosa che han detto, ché non ho potuto intendere ben il tutto).
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