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Giambattista Della Porta
La Cintia

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  • ATTO III.
    • SCENA VII.   Capitano, Dulone.
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SCENA VII.

 

Capitano, Dulone.

 

Capitano. Son gito cercando quel furfantello di Cintio, l'ho dato una buona stretta; ma le botte l'han gionte l'ali a' piedi: le buone gambe l'han salvato, ché con questa sola scrima si scampa dalle mie mani.

Dulone. Io ho inteso dar certe botte e gridar molto.

Capitano. Le botte le dava io, e colui che le riceveva era quel che gridava.

Dulone. T'hai pur fatto scampar Cintio di mano: oh gran vergogna!

Capitano. Giuro a di Marte e di Bellona, che ancor ch'ei s'incavernasse sotterra e si rinselvasse nella Transilvania, non sará per iscampar dalle mie mani e proverá che cosa sia far sdegno ad un par mio! Non sa egli ch'io son capitano dal cui ritratto si de' tôr il modello de tutti i capitani del mondo?

Dulone. Veggio venir fuori Cintio da Lidia, e viene a tempo.

 

 

 




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