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| Giambattista Della Porta La Cintia IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA VII.
Capitano. Son gito cercando quel furfantello di Cintio, l'ho dato una buona stretta; ma le botte l'han gionte l'ali a' piedi: le buone gambe l'han salvato, ché con questa sola scrima si scampa dalle mie mani. Dulone. Io ho inteso dar certe botte e gridar molto. Capitano. Le botte le dava io, e colui che le riceveva era quel che gridava. Dulone. T'hai pur fatto scampar Cintio di mano: oh gran vergogna! Capitano. Giuro a fé di Marte e di Bellona, che ancor ch'ei s'incavernasse sotterra e si rinselvasse nella Transilvania, non sará per iscampar dalle mie mani e proverá che cosa sia far sdegno ad un par mio! Non sa egli ch'io son capitano dal cui ritratto si de' tôr il modello de tutti i capitani del mondo? Dulone. Veggio venir fuori Cintio da Lidia, e viene a tempo.
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