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| Giambattista Della Porta La Cintia IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA VIII.
Amasio. Sento nominar Cintio. Ancor sta qui questa bestia che non lascia far i miei fatti? eccomi qui per sbestiarti, bestiaccia! Capitano. Qui ci manca un schiaffo e una mentita: sta da lungi e non posso dargli lo schiaffo, pazienza! della mentita non posso farne di meno. - Menti d'una mentitissima, arcimentita, arcimentitissima, mentitissimissima, missimissima mentita! Tu sei un di quei che vogliono essere uccisi per forza; ed io ti sodisfarò, ché ti darò il castigo con questa spada temprata nel sangue de' rodomonti. Capitano. (Oh, figlio di puttana, un altro poco piú alto mi dava in testa; ma è gita di piatto, se no stava fresco!). Tu chi sei? Amasio. Son io. Capitano. (Certo sará Marte: non potrá esser altro). Amasio. Son Cintio al tuo comando. Capitano. (Diavolo, toglitel su calzato e vestito, ché non posso tôrmelo d'intorno tutta la notte; e gli deve venir l'odor al naso del mio valore: Ma non importa: ché se la natura mi ha fatto d'animo debole, mi ha fatto gagliardo di scrima). Amasio. Chi è questo altro tuo amico? Dulone. (Bisogna levarmi di qua ché non mi veggia; ché ben s'è accorto che dico mal di lui ad Erasto, e forse fra queste tenebre si volesse sfogar la rabbia c'ha contro di me). Amasio. Ancor tu sei qui? Capitano. (Qui ci va la schena a pericolo). Olá olá, o dalla piazza, candele candele, ladri ladri in piazza! Amasio. Giá s'è fuggito. - Io non so se debba felice o infelice chiamarmi: ché avendo quel conseguito di che non desiava maggior cosa in vita mia, posso felicissimo chiamarmi; ma ben all'incontro misero e infelice, avendolo conseguito contro la sua volontá e col suo dispiacere. Ella certissimo si crede che sia Cintio: io ho fatto il male, altri ne ará la penitenza. Io non trovo altro rimedio al mio male che andarmene a mio padre e narrargli il successo - chi mi desia vivo mi faccia aver Lidia per isposa, ché è impossibile che viver possa senza lei; - so che m'ama e cercherá darmi sodisfazione. Dulone. (E tu, savio capitano, che veggendoti poco lontano il bastone chiami i vicini e le candele in aiuto: la paura è buon maestro da trovar invenzioni). Capitano. (Ad una repentina furia de nemici è forza cedere. Un buon consiglio dato a tempo fa un essercito vittorioso, e un error apporta gran ruina: quel subito consiglio fu la salvezza della mia vita). Dulone. (Ma pur n'hai avuta una dozzina a buon conto). Capitano. (In questi pericoli, «della necessitá bisogna far virtude»).
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