| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Giambattista Della Porta La Cintia IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
SCENA VII.
Lidia. (Misera me, che non trovo riposo, né per molte volte che mi sia fatta su la fenestra posso veder Cintio aver altri da parte sua che venghi a trattar con mio padre su le mie nozze; e pur si mostrava meco tutto di fuoco in desiarle! Ma eccolo. Mi par assai d'animo travagliato. Dio m'aiti! forse non ará potuto accapar con mio padre le nozze). Cintia. (Ogni rumor che sento, ogni persona che veggio mi par Erasto che mi chiami e mi sfidi ad uccidermi con lui). Cintia. Eccomi, eccomi pronto, che volete da me? Lidia. (Giesú, questi pon mano alla spada!). Signor Cintio, volgetevi qua a me. Cintia. Deh, voi sète! (Questa sovraggionta mancava al mio affanno!). Lidia. Cuor mio, come state cosí travagliato? Cintia. Che avete voi ad impacciarvi de' fatti miei, o sia travagliato o felice? Lidia. Non sapete voi che i vostri travagli son miei? come sia possibile che voi passando un minimo travaglio, a me non sieno vive punture nell'alma? Cintia. Di grazia, badate a' casi vostri. Lidia. Dunque, cosí tosto vi son uscita dal core? Cintia. Dal cor voi non ne sète uscita, perché non ci entraste giamai. Lidia. Oimè, che subiti mutamenti son questi? questo è dunque l'amor che cosí caldamente dimostravate portarmi? Cintia. Che mutamenti? che amor? io non so che vi dite. Lidia. Non merita tali risposte quello che ho fatto per voi. Cintia. Che cosa faceste voi per me mai? Lidia. Eh, Cintio, non mi straziate piú di quello che sin qui fatto m'avete! Non so che volete da me: m'avete tolto la vita, l'onore e l'anima. Cintia. Veramente che voi dovete sognarvi, dovete dormir ancora. Lidia. Piacesse a Dio che dormisse, piacesse a Dio che mai mi svegliasse o fusse morta mille anni sono per non udir quel che sento! E giá parevami che il cor mio presagesse questa disgrazia, ch'impossibil mi pareva che essendo cosí subito rivoltato ad amarmi, che s'avesse a scemar in me un punto. Il vostro è stato odio e non amore; ché avendo perduto con voi l'anima e il core, ben poco mi parea se non mi aveste fatto perder l'onore ancora. Cintia. Io non so quello che vi diciate, e io ho altri garbugli per la testa che badar alle vostre ciancie. Lidia. O dolor che avanzi tutti gli altri, o anima, o spirito mio, perché non fuggi da questo corpo tribulato? Non vi muove dunque la data fede? Cintia. Che fede, che fede vi diedi io mai? Lidia. Mi desti quella fede solo per ingannarmi sotto quella fede! Or che piú tradimento può ascoltarsi che tradir una povera feminella sotto la fede, o che piú agevol cosa d'usar fraude ad una donna, ad una che potevi sempre ingannar che volevi? che sapevi ben quanto t'amava e che voleva tutto quello che tu volevi, e che Amor m'avea bendati gli occhi che non sapea quel che facesse? Ah quanto rara si trova la fede negli uomini! Cintia. So che se non mi parto di qua, che non saresti per finir tutto oggi. Lidia. Un traditor perfido e disleale non potea rispondermi altro che questo: ora m'accorgo chi tu sei! Tu gentiluomo? tu perfido, barbaro e inumano! Ma o che io morrò o farò che ti sia tratta quella lingua di bocca, accioché non inganni alcun'altra povera donnicciuola: ti farò cavar quel cuore malvaggio e traditore! Cintia. Giá s'è partita. Non mancava altro agli affanni miei! La fortuna non comincia per una sola: a tempo che non so se debba viver un'ora, arò pensiero dell'altrui vita. Misera, che farò, qual sará il pensier mio? Non credo che viva anima cosí tribulata nell'inferno come la mia: resto al mondo per un infelice essempio d'ogni miseria. Oh quanto felici coloro che morti sono! che sará della mia vita?
|
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |