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Giambattista Della Porta
La Cintia

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  • ATTO IV.
    • SCENA X.   Erasto, Dulone.
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SCENA X.

 

Erasto, Dulone.

 

Erasto. Son desto o dormo, son vivo o morto? Che novitá son queste che veggio o che ingannano gli occhi miei? O caso non piú intervenuto! e se il racconto, che fia di Cintio?

Dulone. Voi l'avete fatta, padrone, assai onorata: provocate prima Cintio all'armi, ed egli facendovisi incontro animosamente con la spada poi, l'avete sfuggito.

Erasto. Volevi tu che avessi ammazzato una donna?

Dulone. Che donna?

Erasto. Quando si slacciò il giubbone, si ruppero i lacci della camicia e dimostrò una mammella nuda.

Dulone. Che mammella mammella? dove egli ha mammelle? quante volte l'ho io spogliato e vestito, quante volte avete dormito voi seco, quando siamo andati alla villa a caccia, dove si videro mai mammelle?

Erasto. Io ti dico che ho visto la piú leggiadra mammella che si vedesse giamai in donna.

Dulone. Stimo che il furore e l'ira, di che eravate acceso contro di lui, v'abbino mostrato una cosa per un'altra.

Erasto. A me parve cosí vedere.

Dulone. La rabbia e lo sdegno imbriaca come il vino.

Erasto. Potrebbe esser quel che tu dici. Andiamo a incontrarlo, ché vo' ucciderlo in ogni modo.

Dulone. Se non fate conto dell'onor di vostra sorella e d'un incontro come quel che v'ha fatto, di che voi vi risentirete?

Erasto. Andiamo andiamo.

 

 

 




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