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| Giambattista Della Porta La Cintia IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA II.
Balia di Lidia, Cintia.
Balia. Ove fuggi, petto senza core, core senza alma, alma senza fede? Cintia. Che petto? che alma? che fede? Balia. Ti chiamo cosí, Cintio, angeluzzo mio polito, ché se non fussi di cosí barbara e discortese natura, i tanti chiari e vivi segni, che hai conosciuti dell'affezion di Lidia, arebbono fatto teco alcun frutto. Cintia. Deh! che la cagion d'ogni mia doglia è che fui di natura troppo piacevole e cortese che subito apprese e fece frutto. Balia. Lidia sta aspettando se pur si raddolcisse e rammorbidisse tanta discortesia; o se vuoi perseverare nella medesima ostinazione, che una morte la togliesse da mille morti. Cintia. Dille da mia parte che lasci d'amar me, ché tanto è amar me quanto una femina. Balia. Ella lasciará piú tosto la vita che di amarti; e ancorché l'uccidessi, pur dopo morta lo spirito e l'ombra sua seguiteranno te, quando neanco dopo morte può star l'uno spirito dall'altro diviso. Cintia. Balia, non è tutt'oro quello che luce: s'ella sapesse chi sono e ..., basta. Balia. E che non pensi spaventarla con tanta rigidezza: ché quanto piú l'affliggi piú gli porgi occasione di mostrarti il suo amore e la sua fede verso di te; anzi quanto piú sente mancarsi nelle pene, con tanta piú ostinata costanza si fortifica contro quelle. Cintia. Redille che il suo male è senza rimedio, perché trovandomi innanzi a lei mi perderei affatto; e che veramente non posso. Balia. Voi giovani non potete quando non volete, ché se voleste potreste ben sí. Cintia. Ti dico che non voglio né posso; e ancorché intrinsecamente ci fusse il buon volere, ci mancherebbe il potere. Balia. Dice che ha fatto chiederti per isposo a tuo padre, e l'ha risposto che ciò dipende dal voler tuo e ch'egli n'è contentissimo; ma tu l'hai recusata sempre, né può imaginarsi ond'ella meriti questo. E se non ti piace che lo sappia tuo padre, se ne fuggirá di casa e verrá teco dovunque vòi; e se ti sdegni averla per moglie, che non la schivi per una minima schiava. Cintia. A me poco importa che lo sappia o nol sappia mio padre, ché ci sarebbe il medesmo impedimento e ché essendo mia moglie non le potrei dar quella sodisfazione che sarebbe bisogno. Balia. M'ha raccontato che questa notte s'è sognata con voi e che è stata abbracciatissima con voi, e che nel suo bel mezo de' suoi piaceri si risvegliò e si trovò ingannata e con le man vuote. Cintia. Quello istesso l'interverrebbe nella vegghia. Balia. Che non le dia tanto martello. Cintia. Io son piú atto a riceverlo che a darlo. Balia. Al fin che in te solo è riposta la somma d'ogni suo bene, perché i cieli han riposto in te la bellezza, la grazia, la cortesia, il sapere e il tesoro di tutte le grazie, e dotatovi de' loro favori di soverchio. Cintia. Anzi mi manca il meglio e quello che piú l'importa. Balia. O Dio, e che ti manca? Cintia. Quello che manca a te e a lei. Balia. Per dirtela, mostacion mio di zucchero, tu sei in ogni gesto grazioso, in ogni modo suave e in ogni cosa garbato e gentile, e hai un certo grazioso modo di procedere, che me ne sono innamorata anch'io: e se ben son vecchia, pur tutta mi risento e ti vorrei aver sempre innanzi, e per trastularmi un'ora teco pagherei la vita, non che la robba. Cintia. Balia mia, se ti trovassi meco ti troveresti ingannata com'ella, ché non son buono né per te né per lei: che vuoi che ti dica piú? Balia. O nemico delle cose belle, com'è possibile che non conoschi tanta bellezza: sei cieco, sei morto o non sei uomo? Cintia. Proprio come hai detto. Balia. Ché non drizzi ogni tuo pensiero verso lei? Cintia. Io non ho pensiero da poterle drizzare. Balia. Deh! non invidiar al mondo cosí bei figli che nascerebbon da te e da lei, ch'essendo tu cosí bello ed ella non men graziosa che tu sia, da una coppia di giovani cosí fioriti nascerebbono figli da farne piú bello il mondo. Cintia. Se il mondo non aspettasse altri figli che da noi, tosto verrebbe meno. Balia. Parli da femina. Cintia. Cosí non fusse, ché non sarei in tanti guai! Balia. Tu non sai che cosa è mondo né hai provato la dolcezza di amore, ché se l'assaggiassi una volta ti verrebbe ben voglia di tornarvi dell'altre. Cintia. L'ho gustata tante volte che ne son stucco e pregno. Balia. Hai fatta la faccia rossa e vergognosa come fusse una vergine. Cintia. Potrebbe essere che la vergine l'avessi in corpo. Balia. Lascia tanta vergogna, togli a un tratto la maschera. Cintia. Se lasciassi la maschera, ella subito lasciarebbe di amarmi, perché mi riconoscerebbe per quel ch'io sono. Balia. Ti priega d'un favore: di poterti narrare a bocca, da solo a solo, gli affanni suoi, perché arebbe speranza che ti moveresti a pietá di lei; e per non comportar ciò lo stato d'una donzella, vorrebbe sicurtá da te di non far alcun oltraggio all'onor suo. Cintia. D'ogni cosa potrebbe di me temere fuorché d'esserle fatto oltraggio all'onore; e assicurala che starebbe con me come se stesse con una sua sorella. Orsú, mi parto, adio. Balia. E io vo' andar a chiesa a far compagnia a Lidia fin a casa. Ma veggio Amasia sua amica dalla fenestra che mi fa segno.
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