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Giambattista Della Porta
La Cintia

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  • ATTO II.
    • SCENA VIII.   Dulone, Erasto.
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SCENA VIII.

 

Dulone, Erasto.

 

Dulone. Padrone, se foste stato meco, avreste goduto la vista della vostra Amasia quanto avreste desiderato.

Erasto. Teh, e come?

Dulone. È stata ragionando col suo padre una gran pezza.

Erasto. Mira traditora bugia che ardisce dirmi! Come ora stava ragionando col padre, se ora stava ragionando meco?

Dulone. Alcun di noi sta fuor di sé. Dove voi avete ragionato con Amasia?

Erasto. In casa di Cintio, in quella finestra sovra la porta; nel por che tu facesti il piè nella strada, ella fu chiamata e partissi.

Dulone. Ed io nel por del piè in questa strada, l'ho lasciata che stava ragionando col padre su la fenestra in quel vicolo, e l'ho vista come veggio voi. Se Amasia non gioca di bagattelle o non è qualche fantasima, non so come possa star in duo luoghi in uno istesso tempo.

Erasto. Chi era seco nella strada?

Dulone. Ben dimandate quella venerabil bestia del capitano, che stava passeggiando dinanzi a lei e suo padre, e con tanta sproporzionata bravura che ha mosso a rider l'uno e l'altra piú di tre volte.

Erasto. E il capitano stava mirando?

Dulone. Sí che il suo suspirare s'udiva un miglio. - Ma eccolo che viene; non potea venir a tempo piú opportuno.

 

 

 




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