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Giambattista Della Porta
La sorella

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  • ATTO II.
    • SCENA IV.   Balia, Erotico, Pardo.
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SCENA IV.

 

Balia, Erotico, Pardo.

 

Balia. Sulpizia smania e non trova luogo per la gelosia di Cleria; mi manda se può saper da Erotico alcuna cosa di nuovo.

Erotico. O balia, di' a Sulpizia mia, che trattiamo or cosa onde spero che sarem nostri.

Balia. Parlatemi, di grazia, piú particolarmente, e liberatela da tal passione.

Erotico. Basta, saprá ogni cosa, e verrò io a dirglielo. Ma parteti da me: presto, presto, scòstati.

Balia. Perché mi scacciate cosí da voi?

Erotico. Per cosa che importa, lo saprai poi: scòstati, allontánati da me.

Balia. Che fretta! orsú, mi parto.

Erotico. Vorrei l'avessi fatto prima che detto. (Veggio Pardo venir alla volta mia, e stimo che venghi a ragionarmi delle nozze: non vorrei che, veggendomi ragionar con una vecchia, entrasse in sospetto che stessi innamorato).

Balia. (Il cacciarmi che fa Erotico con tanta fretta da sé, mi fa sospettar qualche male. Veggio Pardo andar verso lui: qualche trama v'è).

Pardo. (Veggio Erotico; e mi par certo un gentil giovane: vien a me, vo' riceverlo come figlio). Ben venghi il mio caro Erotico, il mio carissimo figliuolo.

Erotico. Dio vi accresca salute e vita, mio carissimo padre e padrone: padre in amore, padrone in riverenza. Vo' baciarvi le mani.

Pardo. Non mi fate questo torto, ché non lo comporterò: volete vincerla pure?

Erotico. Perché è mio debito di farlo.

Pardo. Poiché dite che mi sète figlio, potrete trattarmi come vi pare.

Erotico. E voi usando questi termini di cerimonie con me, è un quasi non tenermi per quell'amorevol figlio, che dite che io vi sia.

Pardo. Copritivi.

Erotico. Desiderava in atto di riverenza star cosí; ma, poi che volete che mi cuopra, mi coprirò, essendo l'ubbidire un termine di creanza.

Pardo. Cosí merita un par vostro, nobile, ben creato e virtuosissimo.

Erotico. Troppo gran cose stringete in breve fascio. Ma io vi resto con tanto maggior obligo, quanto meno conosco di meritarlo.

Pardo. Giá stimo che Trinca mio servo e Attilio mio figliuolo v'abbino detto quanto desiderio io abbia di apparentar con voi...

Erotico. Ed il desiderio, che ho di servirvi, è cosí vivo e ardente, che non so che fare che da voi fossi creduto.

Balia. (Fanno fra lor molte belle parole: vediamo dove riusciranno).

Pardo. ... e però darvi Cleria, la mia figlia, per moglie....

Erotico. Conosco non meritarla per le sue rare qualitá; ma l'accetto per l'affezion che le porto, e per desiderio che ho di servirla.

Balia. (Ohimè, parlano di dargli Cleria per moglie!).

Pardo. ... E stimo ancor che v'abbino riferito, che non son per darle dote altrimente.

Erotico. Mi basta la dote delli suoi meriti, la qual è piú tosto soverchia che bastevole; e io mi terrò ricchissimo, se mi vedrò possessore di infinito tesoro di grazie: onde mi parrebbe farle gran torto se non la rifiutasse.

Pardo. Io parlo chiaramente; ma contrastiamo dopo fatto il matrimonio.

Erotico. Io non posso trovar modo in ricompensar tanto beneficio, che mi si fa, in darmisi Cleria; e per mostrar quanto mi sia grata la parentela, io rifiuto ogni dote.

Balia. (Ragionano delle nozze di Cleria; e dice non voler dote. Giá si confrontano i contrasegni).

Pardo. Stimo che abbiate visto Cleria, per saper se vi piace la sua bellezza.

Erotico. L'ho vista, e mi piace tanto, che non mi piacque altra giamai altro tanto. Cosí avesse auto ella maggior fortuna di aver conseguito sposo di maggior merito ch'io non sono, come ella è stata favoritissima dalla natura cosí delle bellezze del corpo come di quelle dell'animo.

Pardo. Ve l'ho dimandato, perché so che avete gran tempo seguita Sulpizia, la nostra vicina; e non vorrei, dopo aver sposata la mia figliuola, tornaste a lei, che mal agevolmente si scordano i primi amori.

Erotico. Se ben molte volte m'avete visto passar per costá, l'ho fatto piú per passatempo che per amor che portassi a Sulpizia; e vi giuro che mai mi piacque.

Balia. (O Dio, che parole son quelle che sento? or chi crederebbe che fussero uscite da quella bocca, dalla quale poco innanzi ne son uscite l'altre di contrario tenore?).

Pardo. Io non vorrei che la lingua fusse differente dal core.

Erotico. Cavata mi sia la lingua insieme col core, se non è vero quanto io vi dico.

Balia. (Aiútati, lingua, avviluppa bugie e giuramenti, per ingannar qualche altra poverella).

Pardo. Perdonatemi, se ne dimando con tanta instanza, perché dubito che, per qualche sdegno o martello passato tra voi, vogliate tor mia figlia. Io non ho altra che costei; e dandole un marito che sia stato innamorato di un'altra, non saria fra loro un contento giamai, però vi prego a dirmelo liberamente.

Erotico. Voi che mi sète padrone, potete comandarmi, non pregarmi.

Pardo. Li vostri pari si pregano, non si comandano.

Erotico. Piú grazia ne ricevo quando mi comandate, che non è il servigio che vi servo. Ma s'io amai giamai Sulpizia, faccia Idio che non conseguisca alcun desiderio; né son per amarla per l'avvenire, ché sempre piú tosto l'ho odiata che amata, e m'ho fatto beffe di lei. Ho ben amata la vostra Cleria dal primo giorno che la viddi; ma il rispetto dell'amicizia fra me e Attilio me ha vietato che non lo scoprisse, per non offenderlo con la mia indegnitá. Ma, poiché da voi mi vien offerta, apro il cuore e ve lo paleso.

Balia. (Ahi, lingua traditrice e bugiarda, che ti sia cavata insin dalle radici! non bastava affermarcelo cosí semplicemente, se non confirmarcelo con giuramento?).

Pardo. Talché posso assicurarmi che non amate Sulpizia?

Erotico. Di grazia, caro padre, non me la nominate piú, se non volete che la biestemme.

Balia. (O povera Sulpizia, disamata, beffata e bestemmiata).

Pardo. Veramente, io non vi facea altra difficultá in queste nozze: non l'ho voluta conchiuder con mio figlio, fin che da voi non me ne fussi certificato, ch'io temea sempre di Sulpizia.

Erotico. O maladetta sia Sulpizia!...

Balia. (Tu solo, e chi generotti!).

Erotico. ... che fosse morta...

Balia. (Tu ucciso, e morto!).

Erotico. ... e squartata!

Balia. (E tu fatto in mille pezzi!).

Pardo. Or che me ne sono assicurato, datemi la mano in segno del matrimonio.

Erotico. Ecco, volentieri ve la porgo.

Pardo. Ed io la stringo e bacio, in segno di parentela. Non manca altro che al tardo vengati col prete, e la sposiate. Mangiaremo cosí alla domestica, e non facciamo come certi ignoranti, che nel banchetto spendono la metá della dote.

Erotico. Maggior grazia riceverei, s'andassimo a sposarla ora.

Pardo. Andiamo fra tanto al sarto per le vesti.

Erotico. Andiamo dove comandate.

 

 

 




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