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Giambattista Della Porta
La sorella

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  • ATTO II.
    • SCENA V.   Balia sola.
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SCENA V.

 

Balia sola.

 

Balia. O mondo immondo, o mondo tutto pieno di fallacie e d'inganni, or chi può vivere in te, che sia sicuro dalle tue insidie? O etá maladetta, o crudeltá, o barbarie, che a pena può adeguarsi col pensiero! O Erotico infidele e disleale! O Sulpizia troppo sincera e amorevole, per non dir troppo semplice e troppo sciocca! Dove è la fede che con tanti giuramenti fu data, e che tu osservata l'hai con tanta costanza dell'amor tuo? Taccino, come indegni di conversar fra gli uomini, coloro che incolpano le donne di volubilitá e d'inconstanza. Ite voi, donne, fidatevi de' giovani del tempo d'oggi, e massime di costoro di prima barba, larghi di promesse e ricchi di giuramenti, che in un punto amano e disamano, come li va il cervello: sono come i sparvieri, avidi sempre di nuove prede, che, se bene han un uccello preso nell'unghie, se ne veggono un altro, lasciano quello che hanno, per acquistar quello che va volando. Ecco perché Erotico mi scacciava da sé: e che trattava cosa buona per lei, e che molto l'importava. Misera Sulpizia! come restarai, poveretta, rinchiusa in una camera, mentre durerá la tua vita, a pianger la colpa della tua sciocchezza, d'aver creduto ad un uomo, con freggio d'infamia da non risanarsi piú mai. E come duo occhi suoi soli potranno piangere tanta sciagura? Ma ella volgerá la colpa sovra di me, come che del tutto sia stata cagione: si dolerá di me, mi biestemmará, come consigliera e adiutrice. Ma chi non arebbono ingannata tante lacrime, tanti suspiri e tanta ostinazione di star i mesi e gli anni intieri, di giorno al sol dell'estate, e le notti intiere al freddo, alle pioggie e a' tuoni dell'inverno? Non ho cuore di darle tal nuova: so che gridará, tramortirá, spiritará, diverrá forsennata. O Iddio, aiutaci tu, che puoi.

 

 

 




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