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Giambattista Della Porta
La sorella

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  • ATTO III.
    • SCENA III.   Cleria, Pardo, Pedolitro.
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SCENA III.

 

Cleria, Pardo, Pedolitro.

 

Cleria. Padre, che comandate?

Pardo. Costui è venuto da Turchia...

Cleria. (Infelice me! costui sará venuto a far riscontro s'è vero che sia Cleria, e quanto falsamente l'abbiamo dato ad intendere).

Pardo. ... e dice che Costanza sia viva.

Cleria. (Che affermarò? che negherò? io non so che debba affermar, né negare, né che mi fare. Oh, fosse qui Trinca!).

Pardo. Dimandatela voi.

Cleria. (Bisogna star in cervello). Volesse Dio che Costanza mia madre fusse viva! Ma voi come lo sapete?

Pedolitro. L'ho vista con questi occhi in Constantinopoli; e si duol del suo marito che in tanto tempo non abbi mandato a riscuoterla, e che Cleria sua figlia non sa se sia morta o viva, ma stima che piú tosto sia morta.

Cleria. Voi dite cose impossibili, e sète cosí bugiardo nell'uno come nell'altro. Mia madre, che so che è morta, dici che sia viva; e io, che viva sono, dici che morta sia.

Pedolitro. Io non ci ho, in questo, interesse alcuno, né per conto d'interesse direi la bugia: e non essendo di natura bugiardo, godo nel dir la veritá.

Cleria. Dice che Cleria sia morta, e io viva sono: il testimonio t'è presente.

Pedolitro. Ed io ti dico che tu Cleria non sei. Ma tu conosci chi son io?

Cleria. Certo, no.

Pedolitro. Tu non sai chi sia io? riconoscimi bene.

Cleria. Quanto piú penso, men ti riconosco.

Pedolitro. Perché schivi che gli occhi tuoi s'incontrino con i miei? ti vergogni, ti arrossisci e impallidisci.

Cleria. Perché odo cose di meraviglia.

Pedolitro. Ed io ti conosco molto bene in casa di Pandolfo napolitano, che tiene alloggiamento in Veneggia, dove sogliono alloggiare tutti i peregrini napolitani.

Cleria. Che Pandolfo? che alloggiamenti? Quanto piú segni mi dái, men t'intendo.

Pedolitro. Che parlo arabico o tartaresco? Fai della stordita, per non accettar la veritá.

Cleria. Fai tu del cattivo, per farmi accettare il falso.

Pedolitro. Non m'hai servito duo mesi in casa di Pandolfo in Vineggia, quando cadei infermo duo anni sono?

Cleria. O Dio, che ascolto!

Pedolitro. Dico che tu sei Sofia, intendi? a chi dico io?

Cleria. Non dici a me, che Sofia non sono, però non rispondo.

Pedolitro. Mi piace piú tosto dispiacer a te e dir il vero, che piacer a molti e dir il falso: dico che tu sei Sofia sua serva.

Pardo. Non è meraviglia se t'inganni, ché nieghi il nome di Cleria e le dái quel di Sofia: nieghi quel che vedi, e non conosci quel che ti sta innanzi.

Pedolitro. Anzi, ella dice esser quella che non è, e niega quella che sia; e ancora persevera nella bugia.

Cleria. Anzi, tu pur ardisci d'infamarmi, che sia serva d'un alloggiatore.

Pedolitro. Non sei dunque Sofia? poveretta, perché inganni te stessa?

Cleria. Non piaccia a Dio che fussi Sofia, che tu dici, che sería serva d'altri e non figlia d'un gentil uomo.

Pedolitro. Ancor credete a costei?

Pardo. Le stracredo.

Pedolitro. Qual cagion vi muove, che crediate piú a costei che a me?

Pardo. Io credo al mio figlio e al mio servo.

Pedolitro. Fate male a credere a questi: guardatevi che non v'ingannino.

Pardo. Chi è dunque costei?

Pedolitro. Colei che vi dissi da principio.

Pardo. Costei non è Cleria?

Cleria. (Cosí ti avesse rotto il collo per la strada!).

Pedolitro. Non so perché mi cenni e mi fai cert'atti: che mi vuoi significare?

Cleria. Io cenni? io atti? veramente sei fuor di cervello.

Pardo. Orsú, non moltiplichiamo in parole: figlia, sali su. Tu, Pedolitro, poiché sei forastiero, vieni a desinar meco.

Pedolitro. Ho desinato. Andrò per saper alcuna novella de' miei.

Pardo. Potrete voi e vostro figlio fermarvi in casa mia e riposarvi, e poi a bell'aggio andar cercando de' vostri parenti.

Pedolitro. Non mi trattenete piú, di grazia.

Pardo. Almeno lasciate vostro figlio in casa mia, e voi andate cercando. Se li trovate vivi, verrete per vostro figlio; se non, restarete ad alloggiar meco.

Pedolitro. Questa cortesia accetto, che mio figlio resti con voi, mentre andrò cercando.

Pardo. Veramente, la venuta di costui m'ha posto in grandissima confusione; la mano di mia moglie è vera: perché costoro m'han detto, che sia morta? Dice che conosce costei in casa di un alloggiatore, e chiamata Sofia. A che proposito affermarlo cosí costantemente, se non fusse vero? E mi son ben accorto che arrossiva, impallediva, respondendo s'intricava, e non sapea quello che dicessi, e m'accorsi che l'accennava. Ma quello, che m'accresce il sospetto, è che in questo intrigo se ci trova intrigato il Trinca, che è il maggior trincato, furbo, allievo di forche, maestro di furberie. L'astuzia sua m'è di vergogna e di danno: e quando della vergogna poco conto ne facessi, ci è il danno di piú di cinquecento ducati. Ma ecco che vengono molto allegri. Vedrò come si risolveranno in questo fatto.

 

 

 




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