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Giambattista Della Porta
La sorella

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  • ATTO III.
    • SCENA V.   Pedolitro, Pardo, Turco.
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SCENA V.

 

Pedolitro, Pardo, Turco.

 

Pedolitro. Ho ritrovato vivo un mio fratello cugino; or vo' andar con mio figlio a casa sua. Della amorevole offerta, signor Pardo, ve ne resto obligatissimo.

Pardo. Pedolitro, la giusta cagion, che me ne dái, mi fa prorompere in tanta rusticitá. Ditemi si avete imparato in Turchia a beffeggiar gli amici.

Pedolitro. Né qui né in Turchia è convenevole.

Pardo. Perché darmi ad intendere che sète stato in Constantinopoli e visto mia moglie Costanza, e Cleria mia figlia chiamata Sofia e conosciutala serva d'un alloggiamento in Vineggia?

Pedolitro. Tal è, qual vi ho detto.

Pardo. Come l'avete vista in Vineggia, se voi non vi sète mai stato?

Pedolitro. Ci son stato a mio dispetto duo mesi infermo.

Pardo. Se sète stato in Negroponte e venuto in Napoli per mare, come sète stato in Vineggia?

Pedolitro. In Negroponte? e quando? chi v'ha detto queste bugie peggior delle prime?

Pardo. Tuo figlio.

Pedolitro. Come mio figlio ha potuto dirvele, se non sa parlar italiano?

Pardo. Trinca, il mio servo, l'ha parlato in turchesco, che l'ha imparato a parlar in Constantinopoli.

Pedolitro. Questo ha detto mio figlio?

Pardo. Anzi, di piú, che avete bevuto nell'osterie e state imbriaco, e non sapete dove abbiate il cervello.

Pedolitro. Mi fo la croce. Ierusalas adhuc moluc acoce ras marisco, viscelei havvi havute carbulah?

Turco. Ercercheter biradam suledi, ben belmen ne sulodii.

Pedolitro. Dice che è vero che un uomo l'ha parlato, ma che non intendeva che dicesse. Comis purce sulemes.

Pardo. Perché dunque li rispondeva?

Pedolitro. Accian sembilir belmes mie sulemes?

Turco. Accian ben cioch soler ben sen belmen sen cioch soler.

Pedolitro. Dice che, quantunque gli rispondesse e li dicesse che non intendeva quello che se li dicesse, pur gli parlava. Aman hierl cheret marfus soler, ben men comam me sulemes?

Turco. Aman hierl cheret marfus soler ben men comam me sulemes.

Pedolitro. Dice che sempre dicea marfus; ma non possea imaginarsi che cercava da lui. Io stimo che il vostro Trinca sia un gran trincato e buggiardo e volpe vecchia.

Pardo. Dite voi che sia bugiardo?

Pedolitro. Ho errato in dir bugiardo, ma bugiardone.

Pardo. Voi accrescete l'ingiuria.

Pedolitro. Anzi dico bugiardissimo; anzi tengo per certo che vi abbi beffato.

Pardo. Non so che mi fa ostinato in saper la veritá di questo fatto. Di grazia, se mi amate, ditemi chiaramente se mi avete detto la veritá.

Pedolitro. V'ho detto la veritá, e ne torrei ogni pena per confirmarla, se ne fusse bisogno. Restate sano, che vo' andar a quel mio cugino.

PARDO. E voi andate salvo, poiché sète fatto libero.

PEDOLITRO. Ghidelum auglancic.

TURCO. Ghidelum baba.

PARDO. Io credo che si se cercasse per tutto il mondo fra vecchi canuti il piú balordo, stordito, goffo e scimunito, che sarebbe da me di gran lunga avanzato di balordaggine e di sciocchezza, perché m'accorgo che sono stato beffato, aggirato da quel furfante di Trinca e da mio figlio. L'esser stato credulo n'è stato cagione; e con aver sempre creduto che le bugie accompagnano ordinariamente le sue parole, e che mi voleva ingannare, non m'ha giovato crederlo. Ma s'io non me vendico, creda egli certissimo che sia goffo da vero, come mi stima. M'ha fatto sborsar trecento scudi e fattomi re de danari; ma io lo farò diventar re di bastoni. Mi vergogno di me stesso, ardo d'ira e di sdegno, ma suspico che trama d'amore ne sia cagione. Ma ecco mi sovragionge quest'altra seccaggine del capitano. Non so che voglia questa bestia da me; fuggirò per quella strada.

 

 

 




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