SCENA
VI.
Erotico,
Attilio, Trinca.
Erotico.
Attilio mio, che rammarichi
son i tuoi? Qual sí grave accidente ti tien l'animo cosí
occupato, che t'ha trafigurato il sembiante? Voi tacete? forse non è
cosí grave il dolor vostro?
Attilio.
Tal, che men grave non può
trovarsi. La fortuna opra cose impossibili, ma possibili per farmi
misero.
Erotico.
Deh, narratemi la cagione.
Attilio.
Deh, lasciami accompagnato
dalla mia miseria, che viva in quella, poiché cosí
comanda la mia disgrazia; e non vogliate saperla.
Erotico.
Ditela, ché non è
mal senza rimedio.
Attilio.
Solo al mio male non può
trovarsi rimedio. O voi, che con medicine cercate fuggir la morte,
venete a scambiarla con la mia vita; ché, quanto piú
chiamo la morte per rimedio de' miei mali, ella da me piú
s'allontana. Che sia maladetta l'ora che nacqui, maladetto chi mi
pose nella cuna, e maladetto chi mi diede il latte che bevei!
Erotico.
Siate, o amico, conforme a
voi stesso nella passata vita: che animo debole è il vostro?
ingannato piú tosto dal dolore che dalla ragione? Che? s'è
scoverto forse, che avete ingannato vostro padre e l'avete tolto i
danari?
Attilio.
Anzi s'è confirmato
che non è stato ingannato, e son stati spesi i danari in
quello che proprio desiderava.
Erotico.
Forse la vostra Cleria v'è
stata tolta da casa, e avete carestia della sua vista?
Attilio.
Sta in casa, né se
ne partirá piú mai, e morrò per la troppa copia.
Erotico.
V'è stato forse
interdetto il poter trattare e il ragionar con lei?
Attilio.
Anzi, piú trattar e
conversar con lei senza sospetto; e sarò un nuovo Tantalo,
star affamato in mezo i frutti che li pendono intorno, e assetato in
mezo l'acqua.
Erotico.
S'è forse scoverto
che non sia vostra sorella?
Attilio.
Anzi, perché s'è
scoverta mia sorella.
Erotico.
Di che dunque vi dolete,
s'è creduto quello che con tanta diligenza avete finto?
Attilio.
L'esser scoverta mia
sorella ha rotto tutti i miei e vostri disegni.
Erotico.
Parlate troppo confuso,
distinguete, troppo gran cose dite in brevi parole.
Attilio.
Il mio male è di sí
perversa sorte, che l'animo s'inorridisce di spavento e la lingua non
basta manifestarlo.
Erotico.
Dillomi tu, Trinca.
Trinca.
È gionta Costanza
sua madre poco fa da Turchia, e ha detto che Cleria è sua vera
sorella carnale.
Erotico.
Cleria sua sorella? o
mostruoso accidente, o caso inaudito!
Attilio.
O amor iniquo, e qual
peccato commisi io mai, che avessi ad innamorarmi di mia sorella? O
Cleria, che mai t'avessi vista, o avendoti vista non mi fossi
piaciuta tanto, né ti avessi amata con sí fervido
amore! Oimè, che son fuor di cervello: non so chi sia stato,
chi sia, né chi debba essere. Son dispettoso, colerico e
disperato: dubito che non s'apra la terra e m'inghiottisca, né
so come mi sostegna. Son odioso agli uomini e a Dio, né so se
viva al mondo uomo di me piú disgraziato.
Erotico.
Il vostro miserabilissimo
caso è degno di compassione e mi ha commosso l'animo; e il
buon amico deve esser officioso in dar consiglio e aiuto al suo amico
nella cattiva fortuna, e nol facendo ne ha da render conti alle leggi
dell'amicizia. Ma io confesso che non so né che aiuto né
che consiglio possa darvi. Ma che pensate di fare?
Attilio.
Morire per far meco morire
la morte mia: ogni cosa mi dispiace, eccetto la morte: però
piangerò tanto, sospirerò tanto, finché essalerò
lo spirito per la bocca e stillerò per gli occhi l'avanzo
della mia vita.
Erotico.
Deprimete tanto caldo e
tanta furia di amore.
Attilio.
Amor quanto piú si
cerca deprimere, piú si rinforza.
Erotico.
Il tempo alleggiará
il dolore.
Attilio.
Ahi, che il tempo non
scancellará dal cor mio sí bella imagine, che con tanta
fermezza ci fu impressa, né scancellará la memoria
delle gioie passate. E che son altro quei ricordi che seminari
inesausti di dolori?
Erotico.
Mirando altre bellezze di
donne, ti smenticherai delle sue.
Attilio.
Ed in qual troverò
io quell'aria celeste che si vede in quel suo volto divino? in qual
quelle suavi parole che parean uscire da la bocca de gli oracoli?
dove quelli atti pieni di maestá? dove i tesori della sua
bellezza?
Erotico.
La pacienza fa il tutto.
Attilio.
O che debol rimedio è
la pacienza!
Erotico.
Fate della necessitá
volontá, e passarete bene. Ma a voi, che vi detta il pensiero?
Attilio.
Molte cose mi vanno per la
fantasia, ma una sola riuscibile: partirmi e andar disperso per il
mondo.
Erotico.
Dove anderete?
Attilio.
Dove non è via, dove
non sono genti, al sole, alla neve, alle tempeste.
Erotico.
Chi vi fará
compagnia?
Attilio.
Sdegni, confusioni,
spaventi, dolori, gemiti, suspiri e disperati pensieri.
Erotico.
Che commoditá
portarete per i disaggi de' camini?
Attilio.
Angoscie, amaritudini, la
morte istessa.
Erotico.
Di che viverete?
Attilio.
Della propria morte.
Erotico.
Deh, caro amico, non
lasciarti cosí trasportar dal dolore! E quel legame
d'amicizia, che insieme ne stringe, mi astringe che non ti lasci
partire.
Attilio.
A dio, caro amico. Quando
ti ricorderai del mio pietoso caso, vengati pietá di me; non
ho mancato dalla mia parte a far che Sulpizia fusse la tua. Trinca,
resta felice, e Dio ti facci servir piú fortunato padrone di
me: mi dispiace non poterti dar condegno premio de' tuoi fideli
serviggi, ché mai nacque piú degno servo di te sotto le
stelle: abbi compassion di me, che non posso sodisfarti, che, se gli
oblighi restassero nell'anima dopo la morte, ti resterei obligato in
eterno.
Erotico.
Dimmi, caro fratello, come
Cleria saprá il principio della tua partita, non sará
il fin della sua vita? che sai che deliberazione ará ella
fatta, e desia fartene consapevole? Onde, se non bastano i miei
prieghi, per quel nome di Cleria, che ti fu sí caro un tempo,
che vi fermiate per questa notte sola in casa mia. Consigliamoci fra
noi, che dobbiam fare. Non è gran tempo questo che vi domando.
Inviamo Trinca, intanto, in casa vostra, e sappiamo che dica o faccia
Cleria, perché io ti vo' far compagnia.
Attilio.
Quel nome di Cleria, che fu
prima lo spirito della mia vita, or è morte della mia vita;
però, se m'amate, non me la nominate piú. Amor prima ci
giunse, or crudel fortuna ci disgiunge; né ho altra speranza,
che sol morte ne congionga. Io vo' andarmene solo; ché come il
mio dolore è solo e senza pari, cosí solo e senza
compagno vo' andar tapinando; e non m'uccidete piú con l'aver
pietá di me. Ahi, che mi voglio partire, e non posso, ché
tutti i spiriti miei son occupati da un mortale dolore! Trinca, or
che vai in sua casa, dille che il suo fratello va a morire, che
pianga la mia morte, che non mi potrá avvenir cosa piú
cara, che veder le mie essequie onorate dalle sue lacrime.
Trinca.
(Erotico caro, or che sta
cosí addolorato, forsennato e inesorabile, tiriamolo in casa
vostra, ché gli innamorati si assordano a' consigli che li son
dati; ch'io andrò in casa fra tanto).
Erotico.
Attilio fratello,
perdonami, si t'uso violenza in strascinarti in casa mia.
Attilio.
Oimè, chi mi tira?
dove sono? deh, perché, amico, non m'aiuti?
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