SCENA
VII.
Pardo,
Gulone.
Pardo.
(E pur mi capita innanzi
questo ghiottonaccio).
Gulone.
(Ecco questo vecchio di
Caronte, spavento di cimiteri: non posso fuggirlo). Signor Pardo,
Idio vi dia il buon giorno.
Pardo.
E a te dia Dio il malanno e
la mala pasqua.
Gulone.
Par che siate adirato meco.
Pardo.
Toglimiti dinanzi, che mi
vien voglia farti cader da bocca cotesti tuoi denti.
Gulone.
Poca offesa t'han fatto
sempre i denti miei.
Pardo.
Me l'ha fatta la tua
lingua.
Gulone.
La mia lingua v'ha sempre
lodato.
Pardo.
Le lodi ch'escono dalla
lingua di un par tuo, son vergogne degli uomini da bene.
Gulone.
La mia lingua mai offese
alcuno.
Pardo.
Hai la lingua doppia come
quella delle serpi, che punge e avvelena; però sparisci via,
assassin, furfante.
Gulone.
Avete potestá dirmi
quel che volete, perché vi son schiavo. Morrei piú
tosto che restar di non mangiar teco, e ci mangiarò oggi a
vostro dispetto.
Pardo.
T'ho detto che sei un
furfante.
Gulone.
Ed io vi dico che sète
uomo da bene. Avemo detto una bugia per uno.
Pardo.
Fa' che tu non accosti piú
alla tavola mia.
Gulone.
Che diavolo stimi, che se
non ho la tavola con mesal bianco, ornato di frondi e di fiori, e di
salvietti fatti a torrioni, che non sappia mangiare? buon vino e
buona carne fa l'effetto.
Pardo.
Non te n'è mancato
in casa mia.
Gulone.
Sí, carne di asino,
di quelli che portano le pietre per le fabriche, tutti pieni di
cancheri e di guidaleschi: e se pur qualche pollo, senza testa, senza
piedi e senza ali, e senza fegadelli e ventricelli, che te ne servivi
per l'insalate, ti veniva tronco a tavola, che parea che fosse stato
alla rotta di Ravenna. Bisognan pollastroni e galli d'India intieri
intieri, ogni cosa a tavola alla tedesca, i catini pieni, e ogni un
piglia quel che vuole.
Pardo.
Creanza de pari tuoi! dopo
aver diluviato e tracannato a tuo modo, vai dicendo il contrario.
Gulone.
Minestre fredde e vin
caldo, che bisognava tormi da tavola piú morto di fame, che
quando ci venni.
Pardo.
Mi dispiace l'onor che ti
ho fatto; ma tu non pratticherai piú meco.
Gulone.
Ed a che mi può
servir la tua vecchiezza? a darmi consiglio? Io non ho bisogno di
consiglio, né fo mai cosa con consiglio.
Pardo.
Se non vai via, chiamerò
alcun di casa, che ti spezzi l'ossa.
Gulone.
Chiama Mazzafrusto o
Sgraffagnino che mi prendano.
Pardo.
Vo' entrarmene in casa, per
tormi questa bestia dinanzi.
Gulone.
A tuo dispetto, or vo ad un
banchetto in casa d'un amico.
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