SCENA
IX.
Balia,
Erotico.
Balia.
Io non vo' dirti il mal
trovato. Ma mi meraviglio come non ti vergogni di comparirmi dinanzi.
Erotico.
A me questo?
Balia.
A te questo.
Erotico.
E dici da vero?
Balia.
E ti par che in un tale
accidente non si parli da vero?
Erotico.
Tutte due se sono accordate
contro me. Ed è possibile che non possa conoscere donde
proceda questo sdegno? che non apro la bocca per dimandare, che mi
saltano adosso infuriate, che non mi lasciano dir le mie ragioni?
Balia.
Pensava che i piaceri, che
ti fussero stati fatti, ti avessero posto in obligo da non sciortene
giamai; ma tutto è stato fatto al vento, malvaggio,
ingrataccio, che tu sei.
Erotico.
È possibile che le
donne abbino a pigliar tutte le cose per la punta, né vogliono
ascoltar cosa, se non quelle che si confanno alla natura loro?
Balia.
Cosa da gentiluomo! dopo
cavate le voglie, van le povere donne per le lingue del volgo e per
le bocche degli uominacci, e raccontate per essempio d'infelici.
Erotico.
Ascoltami due parole, per
amor de Dio.
Balia.
Non bisognan piú
belle parole né lacrime, instrumenti da ingannar le povere
donnecciuole. L'amore è converso in odio, e il piangere
accresce lo sdegno.
Erotico.
Ed è possibile che
non vogli lasciar l'ira per un poco e ascoltar le mie ragioni?
Balia.
M'incolerisco di sorte, che
se mai mi dispiacque d'esser donna, mi dispiace ora; ché si
fussi uomo come te, ti caverei quelle intestine dal corpo. Ma. se non
me ti togli dinanzi, cosí donna come sono, ti caverò
cotesti occhi con i diti, e ti strapparò il naso dalla faccia
con i denti; e me ne insanguinarei insino all'unghie, cane ingrato e
disconoscente.
Erotico.
O che tu sei fuora di te o
che ti sogni? che diavol t'ho fatto io, che non puoi temprar la
lingua dall'ingiurie e narrarmi il fatto come passi?
Balia.
Non posso piú patire
l'importunitá e la mala creanza di costui.
Erotico.
Meglio sará
entrarmene ad Attilio e tormi dinanzi l'occasione di qualche nuovo
errore.
Balia.
Veggio Orgio, e m'ha vista
ragionar con Erotico, disgraziata me!
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