SCENA
II.
Cappio,
Giacomino.
Cappio.
Mira avarizia di uomo,
piatisce con i cimiteri e con i vermi e risparmia come non avesse a
morir mai.
Giacomino.
Quanto piú invecchia
l'uomo, tanto l'avarizia piú ringiovenisce: egli è cosí
avaro come misero e cosí misero come avaro.
Cappio.
O che mai ne paressero
vecchi! tutti avari, fastidiosi, ritrosi, pazzi, rimbambiti; sempre
minacciano, bestemiano, gridano, si lamentano, né si
contentano mai.
Giacomino.
Veramente quando l'uomo
passa i quarant'anni doverebbe morire e smorbare il mondo. Tutti
perdono la memoria per non ricordarsi di quando son stati giovani.
Cappio.
Anzi morire alli quaranta e
lassar godere a' giovani com'han essi goduto. Dice che vuol tornar
presto: oh che quella parola fosse tornata tossico che subito
l'avesse ucciso!
Giacomino.
Certo, che quel tornar
presto ci turba ogni disegno.
Cappio.
Intanto attendiamo a dar la
battaglia al granaio, alla caneva e a' formaggi.
Giacomino.
Bisogna attendere alla
battaglia che amor mi dá nel cuore con assalti piú
atroci che ritrovar si possino. Non posso piú resistere, mi
rendo vinto, sono abbattuto e morto.
Cappio.
Se sète morto,
requiescat in pace, provedasi di sepoltura.
Giacomino.
Cappio, ti burli di me?
Cappio.
Giá cominciate a
freneticar senza febre.
Giacomino.
La febre amorosa mia è
stata sempre continua e cosí ardente nel cuore che non mi
lascia mai per un sol momento.
Cappio.
Forse son resuscitati gli
amori di Salerno?
Giacomino.
Non son resuscitati, perché
non moriro mai. Sappia il mio caro Cappio che dal dí che mi
partii dalla mia Altilia l'anno passato da Salerno, restai il piú
misero ed infelice uomo che viva; ma ben aventurato e felice che, in
questa mia miseria ed infelicitade, la memoria de' ricevuti favori e
la speranza di avere a tornar presto a rivederla son stati
saporitissimo cibo alla fame e al digiuno de' miei pensieri, che
agl'incendi miei desideravano rinfrescamento; ché s'io avessi
voluto con importuna temeritá violar la modestia, la
generositá dell'animo suo e il merito del suo amore, arei
conseguito da lei quanto desideravo.
Cappio.
Per quanto accorger mi
potei, ella altro non bersagliava che avervi per isposo.
Giacomino.
Ella ha compito il
bersaglio, ch'io altro non desidero che averla per moglie.
Cappio.
Non so se l'avarizia di
vostro padre contenterassi che voi toglieste per moglie una figlia
d'un maestro di scola e senza dote.
Giacomino.
I suoi costumi e la
bellezza son tali che la rendono degna di maggior uomo ch'io non
sono, e senza dote. Queste doti apportano piú danno al
restituirle che ricchezza quando si prendono. E che maggior tesoro
della sua bellezza? Ella ave oro nei capelli, zafiri negli occhi,
rubini nelle labra e perle ne' denti. Qual miniera produsse mai cosí
fin oro o sí ricche gioie? O me sopra tutti gli uomini
felicissimo, s'io possedessi un tal tesoro!
Cappio.
Che ordinate che si facci?
Giacomino.
Or che l'assenza di mio
padre ci porge la commoditá, vuo' che subito vadi a Salerno.
Tratta con Lima, la sua balia, archivio de' nostri secreti amorosi, e
con Lardone parasito, che oprino appo lei in che luogo ed ora
possiamo ritrovarci insieme, acciò possa satollar questi occhi
famelici della sua vista. E se pur questo mi negasse, che miri almeno
nel mio volto l'opera del suo valore. Del che se tu mi compiaci, ti
compiacerai poi d'avermi compiaciuto.
Cappio.
Oprar con Lima e con
Lardone voi ben sapete che vi bisogna.
Giacomino.
Che cosa?
Cappio.
Un poco di musica.
Giacomino.
Come musica?
Cappio.
Porre in un fazzoletto
alcuni scudi e poi dargli due squassatine che rendano suono, perché
il suono de' scudi si fa sentir da lungi e fa piú dolce
armonia di qualsivoglia istrumento, e massime se son traboccanti.
Giacomino.
Pur bisogna disporgli.
Cappio.
Essi risponderanno e
disporranno meglio di voi.
Giacomino.
Baciagli le mani da mia
parte.
Cappio.
I scudi gli faranno i
baciamani meglio che voi.
Giacomino.
Dove son questi scudi?
Cappio.
Pigliate i capelli
d'Altilia che son di miniera, coceteli al foco del vostro core,
batteteli col martello, col quale amor vi picchia, in verghe e fatene
scudi; o vendete quei rubini, zafiri e perle del suo volto, e
cominciate a smaltir cosí gran tesoro.
Giacomino.
Quei capei tutti son lacci
per incatenarmi ed appiccarmi. Ma eccoti diece scudi che gli ho
accoppiati col risparmio di quest'anno a tal effetto.
Cappio.
Or sí, che il focile
arde ed il martello lavora.
Giacomino.
Rinnova l'amor con Lima,
ché ci porghi il suo aiuto; ché questa mona Onesta
sarebbe per corromper l'onestade.
Cappio.
Questi danari e il
desiderio che ho di servirvi mi giongeranno l'ali a' piedi e mi faran
correr velocissimo.
Giacomino.
Pártiti or ora con
quella prestezza che si richiede al mio desiderio, ché la
prestezza e diligenza è madre del buon esito delle cose.
Cappio.
Entrate, ch'io provedendomi
d'alcune cose per il viaggio, mi porrò in camino.
|