SCENA
IV.
Cappio,
Lardone,
Antifilo.
Cappio.
(Questi mi par Lardone).
Lardone.
(Questi mi par Cappio). O
buono incontro!
Cappio.
O che miglior riscontro,
perché sei venuto a tempo!
Lardone.
Sarei venuto a tempo, se
fossi ricevuto da te a pranso questa mattina.
Cappio.
Che faccende ti conducono a
Napoli? che porti di nuovo?
Lardone.
Nulla di nuovo né
fuori né dentro. Fuori ogni cosa è vecchia: il mantello
tanto logro e spelato che se due pedocchi facessero questione
insieme, non sarebbe fra loro un pelo che li partisse; il giuppone e
le calze paion reti di pescatori, tanto sono aperte, e temo che un
giorno il corpo se ne scappi fuori. Dentro ci è quella fame
antica che nacque nascendo meco, né morirá finché
non muoia io. Di te non dimando, perché sei vestito di nuovo e
la faccia è piú tonda che la luna in quintadecima.
Cappio.
Tu stai cosí magro
ch'appena hai l'osso e la pelle.
Lardone.
Sto in casa dove si mangia
poco e si travaglia molto; sto con quel pedante che è avaro e
spilorcio quanto ce ne cape. In casa sua mai mi veddi satollo di
cucumeri; sempre il ventre entrato dentro, e la bocca tanto asciutta
che non posso aprirla per parlare.
Cappio.
Che sei venuto a far qui,
in Napoli?
Antifilo.
(Mira questi forfanti come
si sono accoppiati insieme! Vuo' ascoltar che dicono).
Lardone.
Al pedante l'è stato
tolto il salario della lettura in Salerno, ed egli vuole andarsene in
Roma: e questa sera con la figlia e la balia se ne vengono in Napoli;
ed io vado innanzi, al Cerriglio, col tedesco ad apparecchiar la
cena.
Cappio.
Lardone, se cosí è,
or è venuto il tempo che daremo un poco di legno santo e di
salsa alle tue veste e le guariremo della peluia che l'ha fatto
cadere il pelo; ed alla fame del tuo corpo gli daremo una medicina di
zuppe lombarde, di pignatte maritate, di capretti allattati da due
madri, di maccheroni fatti di molliche di pane e di pelle di capponi
bogliti nel brodo grasso di galli d'India. Per vini, liquori di vini
grechi, lacrime, moscatelli di amarene. Queste vivande nuove ti
scacciaranno dal corpo quella fame invecchiata che tu dici.
Lardone.
O che prurito alla gola!
Eccomi per servirti a piedi ed a cavallo; ma intendiamo, che servigio
volete da me?
Cappio.
Ben sai quanto Giacomino
mio padrone muore per Altilia e quanto è riamato da lei. Ben
sai quante volte t'ha pieno il corpo e fattoti mutar vesti come il
serpe la primavera.
Lardone.
Che vuoi dir per questo?
Cappio.
Giacoco, il vecchio, è
gito a Posilipo alla vendemia, e noi siamo rimasti soli in casa. Il
padron giovane or m'inviava a Salerno per avvisarvi che voleva venir
colá; ma poiché si viene questa sera in Napoli per
alloggiare col tedesco nel Cerriglio, noi accomodaremo la nostra casa
in foggia di taberna, ed io sarò il tedesco - ché per
esser io stato per molti paesi, so alquanto di quei paesi. - Il
pedante non mi conosce né mai fu in Napoli: stimará la
nostra casa il Cerriglio; e venendo Altilia in casa nostra, puoi
imaginarti se sará ben pasciuta di saporitissimi cibi.
Lardone.
Dubito che questi cibi non
mi strangolino.
Antifilo.
(Mira che diabolica
invenzione per condurre Altilia in casa di Giacomino!).
Cappio.
Tu non ti morrai piú
di fame.
Lardone.
Ma di capestro.
Cappio.
Eh, tu vuoi la baia!
Lardone.
Eh, tu mi drizzi al boia!
Cappio, non vorrei ch'un altro cappio mi strangolasse.
Cappio.
Staremo sempre in festa e
gioia.
Lardone.
Ed io balzato in una galea.
Cappio.
Qui non ci è
pericolo manco d'un filo.
Lardone.
Ma d'una corda. E giá
mi sento prurire il collo: come la calamita tira il ferro, cosí
par che la forca mi tiri il collo molte miglia. Cappio, tu cerchi la
mia rovina.
Cappio.
Anzi tu stesso cerchi la
tua rovina: hai la ventura innanzi e non la conosci.
Lardone.
Nol farò mai.
Cappio.
Per che ragione?
Lardone.
Perché scoprendosi
sarò appiccato.
Cappio.
Questa tua ragione è
senza ragione, perché non basta a scoprirsi mai. L'inganno è
tanto riuscibile che se pur si scoprisse, avemo molti modi di
scolparti. Lardone, tu sai ch'io e tu ci conosciamo insieme, e tu non
ti puoi nascondere dietro questo dito. Sai bene quante volte avemo
mangiato e bevuto insieme a spese de' perdenti; tu sei un forfante, e
le forfantarie l'ho imparate da te; se faremo questione, scoprirò
bene che sei un forfante de ventiquattro carati. Tu sai i patti
nostri: aiutarci l'un l'altro, ché cosí aremo i corpi
pieni di buoni bocconi e le borse di contanti. Queste occasioni non
accadono sempre: passano, e ci pentiremo. Quello è proprio
sciagurato che si fa scappar di mano queste straordinarie venture:
non mancare a te stesso. Di' sí e poi lascia fare a me, ché
ne restarai ben contento e pagato.
Lardone.
S'io dico sí, non
farai tu, ma il boia, e tu vedrai.
Cappio.
Finiamola! In Surrento una
vitella ha partorito una vitelluccia, e son due madri a lattarla.
Lardone.
A queste figlianze diverrei
compare io volentieri. Ma mentre ho denti da rodere piccioni e polli,
e gola da tracannar vini brillanti, e stomaco da riempir di pastoni,
io mi vuo' porre ad ogni periglio: meglio è che il boia mi
stringa una volta la gola che la fame mi strangoli mille volte il
giorno, e di gir nudo e crudo. Vuo' far quanto vuoi.
Cappio.
Ritorna in Salerno, fa'
consapevole Altilia e Lima del conserto, e dirai al pedante ch'hai
avisato il tedesco del Cerriglio, il quale ha detto alloggiarlo
benissimo. Come sará qui, fingeremo che Altilia non si senta
bene, e ci tratterremo qualche giorno in casa nostra; e tu e Lima
sarete sodisfatti d'ogni vostra opera. E per voi solo si prepara un
forno sempre pieno di pasticci in caldo.
Lardone.
Ma la bocca del forno
d'Altilia andrá in rovina. Con questo mi sconterò il
mal pagato salario, i digiuni, le vigilie e le quarantine che mi fa
far tutto l'anno in casa sua.
Cappio.
Sappi usar bene la tua
forfantaria.
Lardone.
Non bisogna avisarmelo, che
questa fu arte di mia madre, ava e bisavola e di tutto il mio
legnaggio. Va' presto e compra robba a bastanza, ch'io torno a dietro
e condurrò la vacca in stalla; farò restare alcune
robbe a dietro, acciò, mentre il maestro torna, il toro abbia
agio di godersela.
Cappio.
Via presto, ch'io avvisarò
il padrone, e apparecchiaremo la taberna.
Lardone.
Avèrti che se non mi
si attende quanto mi si promette, scoprirò ogni cosa e porrò
sottosopra il mondo.
Antifilo.
(Tutto questo si tratta
contro me. Andrò a Posilipo; farò gridar: «turchi!
turchi!», di modo che Giacoco torni a casa e disturbi la
macchina di Cappio; e non lasciarò modo di affligere Altilia e
Giacomino, come eglino hanno me afflitto e sconsolato).
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