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| Giambattista Della Porta La tabernaria IntraText CT - Lettura del testo |
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Giacomino. Chi batte, olá? è questa l'ora da interrompere i studi? Giacoco. O Iacoviello mio, ca singhi benedetto dallo Celo e da me, ca studi commo no cane! come mo me ne preo. Cappio. E se ci affatica con tanto gusto che non lo lascia mai, se non va tutto in sudore; e se voi non l'aveste interrotto, non avrebbe fatto altro tutta la notte. Cappio. Calate giú, che vostro padre è tornato da Posilipo. Giacomino. Ora chissi so figli che non vanno dereto alle femine guaguine, squaltrine, chiarchiolle, zandragliose; né de chissi nnamorati che fanno taverne, ma stanno ammolati a rasulo sopra libri fin che se ci arreieno. Cappio. Avertite che lo troppo studio non li disecchi il cervello. Cappio. Sento i pantofoii per li gradi, che vien giú. Giacomino. Ben trovato, mio padre! sète venuto molto desiderato. Cappio. (Anzi lo mal venuto, ché non ha potuto venire a peggior tempo). Giacoco. Te lo diraggio suso, ca mò sto allancato de fatica.
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