SCENA
VII.
Tedesco,
Pedante, Limoforo,
Antifilo.
Tedesco.
Got morgon.
Pedante.
Chiama il dio Demogorgone,
bono augurio. Bona dies et annus!
Tedesco.
Che volere, care padrune,
de cheste ostellerie?
Pedante.
Duo verbiculi.
Tedesco.
Non avere vermicoli cca.
Pedante.
Siam qui venuti con passo
celere et pernice.
Tedesco.
Non stare cca pernice né
fasane; ire a cheste altre ostellerie.
Pedante.
Voi conoscete me?
Tedesco.
Si certe: voi stare quel
Tutto Merde Stronze de patriarche.
Pedante.
Io mi chiamo Tito Melio
Strozzi gimnasiarca. Non venni iersera ad ospitare in questo vostro
ospizio?
Tedesco.
Dico ca mie ostellerie non
stare ospitale; e veneste con uno imbriago che se bevé tutte
le vine de mie ostellerie.
Pedante.
Aedepol, maxime verum!
Tedesco.
Bevé vine
fauzamiche, scippacapil, moscatelle, trebiane e vine falanghine de
Pezzulle; e dicere vui che tutti li vini che finivano in «ano»,
tutti stare vini eccellenti.
Pedante.
Sí bene.
Tedesco.
Poi dicere ca volive ire a
portare li sopraletti.
Pedante.
Le suppellettili, dissi.
Tedesco.
E intanto apparecchiasse
una cena da fregare.
Pedante.
Dissi: - Una cena frugale.
- Non ti ho lasciato qui due donne?
Tedesco.
Sí bene; e avere
aspettate vui tutte le notte senza cena e senza dormire.
Pedante.
Non fui io qui a prestolar
questa mia figlia?
Tedesco.
Voi non avete prestato
figlie a me, ma sobole e bálice.
Pedante.
La mia sobole e balia.
Tedesco.
E tornaste a portar mule e
giumente.
Pedante.
Dissi: - Et alia muliebria
indumenta.
Tedesco.
Vui parlare con me d'une
linguaggie turchesche, biscaino; e me nit intender.
Pedante.
Mi dicesti che non v'erano
donne, e mi serrasti le ianue nel volto.
Tedesco.
E mi stare ancora mezze
imbriaghe, facere brindese con mie compánie, e tutta la notte
stare a scazzare.
Antifilo.
Queste son cose da far
diventar pazzo altro cervello che non è il mio! Voi parlate
con tutti come se parlaste con i vostri scolari: questo è che
vi fa cadere in molti errori; che nuovo genere di pazzia è
questo?
Pedante.
Io non vuo' contaminare e
imbastardire il mio mero ciceroniano eloquio, con il vostro
vernaculo, della piú eccellente frase che si trova e ornato
tutto delle figure di Ermogene.
Limoforo.
Fate venir le donne.
Tedesco.
Le donne mò venire.
Bisogna pagar le ostellerie del vine che si ha bevute quell'imbriago
e dell'alloggiamento delle donne.
Limoforo.
Quanto debbiamo per questo?
Tedesco.
Duie ducate per le vine
bevute, mez ducate per la stanza delle donne e mez altre per il buon
pro vi fazze.
Limoforo.
Eccoli.
Antifilo.
Maestro, come dite che vi
sieno state trabalzate le donne, se le trovate nel luogo dove le
lasciaste?
Limoforo.
Non ci ha detto Lardone che
Giacomino l'avea ricevute in casa sua, mettendo la sua casa in
taberna?
Pedante.
Io resto absorto e
trasecolato: cose da insanire! Ma avendo la mia figlia, son compote
d'ogni mio desiderio.
Antifilo.
Certo, che saranno
invenzioni di Cappio; ma pur che abbiamo le donne, non si parli piú
del passato.
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