SCENA
VIII.
Altilia,
Lima, Pedante, Limoforo,
Antifilo.
Altilia.
O caro mio padre, come
m'avete abbandonata cosí sola e con tanto mio poco onore? ché,
se non avesse avuta la mia balia meco, m'avreste trovata morta di
dispiacere.
Pedante.
Ecco che non m'ave
abbandonata l'opifera speme, che giá era per essalar l'anima!
Tanto timor m'avea invaso d'averti smarrita che stimava mai piú
vederti; or possedo quanto l'animo mio ha concupito.
Lima.
Senza cena e senza sonno
non abbiam mai chiuso occhi per timore.
Pedante.
Limoforo, secondate a
favorirmi, ché «melius
est non incipere, quam ab incepto turpiter desistere».
Limoforo.
Voi entrate in casa mia con
le donne e riposatevi, mentre noi andremo attorno col capitano a
prender Giacomino che, secondo m'ha referito Lardone, egli è
stato l'autore dello strattagemma.
Antifilo.
Ed io restarò in
casa a far compagnia alle donne.
Limoforo.
Tu vieni meco, ché
il maestro ará cura di loro: che come aremo Giacomino in
Vicaria, cercheremo come passò il fatto e, trovatolo
colpevole, cercheremo il modo come le sia restituito l'onor suo.
Antifilo.
Ma bisogna si facci il
tutto con prestezza, ché Cappio con un'altra nuova invenzione
non ce la ritoglia dalle mani.
Limoforo.
Andiamo.
Antifilo.
Io in tanto aggiaccio e
ardo: aggiaccio per la tema e ardo per la speranza.
Pedante.
Ite bonis avibus. Figlia,
entriamo in casa.
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