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Giambattista Della Porta
La tabernaria

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  • ATTO IV.
    • SCENA IX.   Giacomino, Pseudonimo, Pedante.
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SCENA IX.

 

Giacomino, Pseudonimo, Pedante.

 

Giacomino. Una bugia ben detta è madre dell'inganno...

Pseudonimo. ... ed è sorella carnale del verisimile.

Giacomino. All'amante è lecito usar ogni inganno e astuzia per conseguir la sua amata.

Pseudonimo. L'inganno è tanto verisimile che non mi dispero della riuscita.

Giacomino. Veramente le donne sono mirabili nelle invenzioni cattive, come nelle buone non vagliono nulla; e meglio quelle che sovvengono all'improvviso che le studiate.

Pseudonimo. «D'inganno e di bugie si vive tutto il die, di bugie e d'inganno si vive tutto l'anno».

Giacomino. Di grazia, stiate in cervello che non andiamo per ingannar altri e noi restiamo gl'ingannati; ché l'inganno molto mi preme.

Pseudonimo. A me non sol preme ma m'opprime.

Giacomino. Pseudonimo, vedete quel vecchio vicino alla porta? quello è desso; accostatevi.

Pseudonimo. M'accostarò pian piano. Questa è la casa che m'è stata insegnata? Dimanderò costui; forse me ne dará contezza. O padrone!

Pedante. Hem, quid est? domine, quid quaeris? perché infixis oculis e con petulante obtúto mi guardate?

Pseudonimo. Se mi sapeste dar nuova d'un Tito Melio Strozza gimnasiarca.

Pedante. (Costui non potrá esser se non un gran letterato e mio devoto, sapendo il mio prenome, nome, cognome e officio). Quem quaeritis, adsum.

Pseudonimo. Voi dunque sète quel ch'io dimando?

Pedante. Quellissimo - un superlativo volgarizato.

Pseudonimo. O mia ventura che l'abbi trovato al primo.

Pedante. Che prestolate da me?

Pseudonimo. Cose d'importanza; né posso dirlevi se non ho prima piú certa informazione della sua grandezza e mirabil sua sapienza.

Pedante. (Costui è un gran rettorico, perché al principio capta la benevolenza con le lodi). Non vedete la digna imperio facies? la mia maestosa presenza? e che tutti cominus et eminus mi riveriscono?

Pseudonimo. O amatissimo e venerabil Tito Melio Strozza gimnasiarca! In quanto obligo mi trovo: mi trovo in un obligo obligatissimo, obligato in modo senza potermene sciorre.

Pedante. Dic, quaeso, di che cosa?

Pseudonimo. Che senza altra richiesta m'avete raccolta e allevata una mia figliola, e con tanta diligenza e dottrina che non averei potuto allevarla io che le son padre.

Pedante. Chi sète voi?

Pseudonimo. Per non tenervi a bada, io son Limoforo, padre di Aurelia che voi m'avete nodrita.

Pedante. Voi, voi Limoforo?

Pseudonimo. Io, io Limoforo al vostro servigio.

Pedante. Di che cognome?

Pseudonimo. De' Pignattelli.

Pedante. Quanto tempo è che la perdeste?

Pseudonimo. D'intorno a dicisette anni.

Pedante. Di che etá era la figliuola?

Pseudonimo. Di tre anni incirca.

Pedante. Avea alcun'altra donna al suo famulizio?

Pseudonimo. Una sua balia chiamata Lima.

Pedante. Voi come la perdeste?

Pseudonimo. Nel tempo della peste di Napoli, io appestato con la mia moglie e figli fummo portati al lazaretto a San Gennaro, dove morí mia moglie e il figlio, e restò la casa sola; e la balia, per timore che non sortisse la medesima sciagura, se ne venne a Salerno.

Pedante. Come sète stato tanto tempo a non cercarla?

Pseudonimo. Come fui guarito, tornai a casa e la trovai tutta svaliggiata. E perché non era ancor la peste estinta, andai a Surrento mia patria, ove son dimorato molti anni; ritornato, feci ogni diligenza per aver novella di lei o della sua balia. Or avutane novella, son stato a Salerno per ritrovarvi; e m'han riferito che eravate in Napoli nell'osteria del Cerriglio, per passare in Roma; e ora ho inteso ch'eravate a questa casa.

Pedante. Sapete alcuni stimmati ch'aveva ella nella persona?

Pseudonimo. Nella mano sinistra una ferita che le fe' la balia, cadendole dalle braccia; e un nevo rosso nella destra del collo, che fu gola di sua madre d'una cirieggia.

Pedante. Rivolgendomi per le cellule della memoria le cose prima recensitemi da Lima, si conformano con tutte queste: estimo absque dubio che costui sia il suo vero padre.

Pseudonimo. Se la balia fosse viva, sarei certissimo che mi conoscerebbe e sarebbe buon testimone della mia veritá.

Pedante. La balia è viva; e curriculo l'andrò a chiamare.

Pseudonimo. Ma ditemi, di grazia, come Aurelia mia venne in poter vostro?

Pedante. La balia, fuggendo da Napoli, venne a Salerno ad alloggiar vicino alla mia casa. Io veggendo quella puellula di precellente figura, con una cesarie aurea, con cincinni capreolati e vertigini errabondi, d'una preclara indole che mi presaggiva la nobiltá del suo sangue, mi rapí ad amarla e nodrirla come propria mia figlia.

Pseudonimo. Io mi sforzarò pagarvi le spese fatte in quanto posso; ché son certissimo che, per pagarvi l'amor con che l'avete allevata, non sarei bastante pagarlo mai, se non con obligo di avervi a servir mentre son vivo.

Pedante. Io non vo' altri riscontri che sia vostra figlia; e ve la ritorno volentieri, per essere io di genio molto alieno dalla natura muliebre; e avendo a conferirmi in Roma, mi sarebbe molto incomodo condurvi donne; né essendo cumulato de' beni della fortuna, come potrei dotarla?

Pseudonimo. Io non so se sogno o se son desto, poiché conseguisco cosa, in un punto, che ho desiderato dicisette anni. Di grazia, chiamatela ché la veggia, ché ogni momento mi par mill'anni.

Pedante. Lima, Lima, vien qui con Altilia.

 

 

 




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