SCENA
IX.
Giacomino,
Pseudonimo,
Pedante.
Giacomino.
Una bugia ben detta è
madre dell'inganno...
Pseudonimo.
... ed è sorella
carnale del verisimile.
Giacomino.
All'amante è lecito
usar ogni inganno e astuzia per conseguir la sua amata.
Pseudonimo.
L'inganno è tanto
verisimile che non mi dispero della riuscita.
Giacomino.
Veramente le donne sono
mirabili nelle invenzioni cattive, come nelle buone non vagliono
nulla; e meglio quelle che sovvengono all'improvviso che le studiate.
Pseudonimo.
«D'inganno e di bugie
si vive tutto il die, di bugie e d'inganno si vive tutto l'anno».
Giacomino.
Di grazia, stiate in
cervello che non andiamo per ingannar altri e noi restiamo
gl'ingannati; ché l'inganno molto mi preme.
Pseudonimo.
A me non sol preme ma
m'opprime.
Giacomino.
Pseudonimo, vedete quel
vecchio vicino alla porta? quello è desso; accostatevi.
Pseudonimo.
M'accostarò pian
piano. Questa è la casa che m'è stata insegnata?
Dimanderò costui; forse me ne dará contezza. O padrone!
Pedante.
Hem, quid est? domine, quid
quaeris? perché infixis oculis e con petulante obtúto
mi guardate?
Pseudonimo.
Se mi sapeste dar nuova
d'un Tito Melio Strozza gimnasiarca.
Pedante.
(Costui non potrá
esser se non un gran letterato e mio devoto, sapendo il mio prenome,
nome, cognome e officio). Quem quaeritis, adsum.
Pseudonimo.
Voi dunque sète quel
ch'io dimando?
Pedante.
Quellissimo - un
superlativo volgarizato.
Pseudonimo.
O mia ventura che l'abbi
trovato al primo.
Pedante.
Che prestolate da me?
Pseudonimo.
Cose d'importanza; né
posso dirlevi se non ho prima piú certa informazione della sua
grandezza e mirabil sua sapienza.
Pedante.
(Costui è un gran
rettorico, perché al principio capta la benevolenza con le
lodi). Non vedete la digna imperio facies? la mia maestosa presenza?
e che tutti cominus et eminus mi riveriscono?
Pseudonimo.
O amatissimo e venerabil
Tito Melio Strozza gimnasiarca! In quanto obligo mi trovo: mi trovo
in un obligo obligatissimo, obligato in modo senza potermene sciorre.
Pedante.
Dic, quaeso, di che cosa?
Pseudonimo.
Che senza altra richiesta
m'avete raccolta e allevata una mia figliola, e con tanta diligenza e
dottrina che non averei potuto allevarla io che le son padre.
Pedante.
Chi sète voi?
Pseudonimo.
Per non tenervi a bada, io
son Limoforo, padre di Aurelia che voi m'avete nodrita.
Pedante.
Voi, voi Limoforo?
Pseudonimo.
Io, io Limoforo al vostro
servigio.
Pedante.
Di che cognome?
Pseudonimo.
De' Pignattelli.
Pedante.
Quanto tempo è che
la perdeste?
Pseudonimo.
D'intorno a dicisette anni.
Pedante.
Di che etá era la
figliuola?
Pseudonimo.
Di tre anni incirca.
Pedante.
Avea alcun'altra donna al
suo famulizio?
Pseudonimo.
Una sua balia chiamata
Lima.
Pedante.
Voi come la perdeste?
Pseudonimo.
Nel tempo della peste di
Napoli, io appestato con la mia moglie e figli fummo portati al
lazaretto a San Gennaro, dove morí mia moglie e il figlio, e
restò la casa sola; e la balia, per timore che non sortisse la
medesima sciagura, se ne venne a Salerno.
Pedante.
Come sète stato
tanto tempo a non cercarla?
Pseudonimo.
Come fui guarito, tornai a
casa e la trovai tutta svaliggiata. E perché non era ancor la
peste estinta, andai a Surrento mia patria, ove son dimorato molti
anni; ritornato, feci ogni diligenza per aver novella di lei o della
sua balia. Or avutane novella, son stato a Salerno per ritrovarvi; e
m'han riferito che eravate in Napoli nell'osteria del Cerriglio, per
passare in Roma; e ora ho inteso ch'eravate a questa casa.
Pedante.
Sapete alcuni stimmati
ch'aveva ella nella persona?
Pseudonimo.
Nella mano sinistra una
ferita che le fe' la balia, cadendole dalle braccia; e un nevo rosso
nella destra del collo, che fu gola di sua madre d'una cirieggia.
Pedante.
Rivolgendomi per le cellule
della memoria le cose prima recensitemi da Lima, si conformano con
tutte queste: estimo absque dubio che costui sia il suo vero padre.
Pseudonimo.
Se la balia fosse viva,
sarei certissimo che mi conoscerebbe e sarebbe buon testimone della
mia veritá.
Pedante.
La balia è viva; e
curriculo l'andrò a chiamare.
Pseudonimo.
Ma ditemi, di grazia, come
Aurelia mia venne in poter vostro?
Pedante.
La balia, fuggendo da
Napoli, venne a Salerno ad alloggiar vicino alla mia casa. Io
veggendo quella puellula di precellente figura, con una cesarie
aurea, con cincinni capreolati e vertigini errabondi, d'una preclara
indole che mi presaggiva la nobiltá del suo sangue, mi rapí
ad amarla e nodrirla come propria mia figlia.
Pseudonimo.
Io mi sforzarò
pagarvi le spese fatte in quanto posso; ché son certissimo
che, per pagarvi l'amor con che l'avete allevata, non sarei bastante
pagarlo mai, se non con obligo di avervi a servir mentre son vivo.
Pedante.
Io non vo' altri riscontri
che sia vostra figlia; e ve la ritorno volentieri, per essere io di
genio molto alieno dalla natura muliebre; e avendo a conferirmi in
Roma, mi sarebbe molto incomodo condurvi donne; né essendo
cumulato de' beni della fortuna, come potrei dotarla?
Pseudonimo.
Io non so se sogno o se son
desto, poiché conseguisco cosa, in un punto, che ho desiderato
dicisette anni. Di grazia, chiamatela ché la veggia, ché
ogni momento mi par mill'anni.
Pedante.
Lima, Lima, vien qui con
Altilia.
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