Emilio Raga
I drammi de' campi

LA VENDETTA

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LA VENDETTA

 

I.

 

Di Peppe Sala ad Altavilla alcuni se ne ricordano ancora. Era un giovine bruno, pulito sempre come una mosca, con un par d'occhi neri, veramente siciliani, in un viso piuttosto femminile.

Era figlio del curatolo Francesco e d'Anna Ciro.

- Non ho rubato mai, non ho fatto lo sbirro mai; soleva dire il curatolo: e stendendo la sua larga manaccia aperta, soggiungeva, con un certo suo ghigno particolare: ma sangue della.... qua sotto non c'è mai piovuto! E ammazzava un uomo proprio come se ammazzasse una quaglia.

E questa razza di principii s'eran radicati talmente nell'animo suo, da non ritener degno della sua affezione e della sua stima Masi, il figlio primogenito, condannato alla galera per una grassazione; Vito, il secondo, che s'era impinguato bene nella rivoluzione del sessanta, se n'era andato a Ficarazzi, nel cui contado aveva preso moglie e se ne stava a far fruttare il maltolto. Erano invece i suoi cucchi, Menico, campiere all'Uliveto, il quale una volta, con una schioppettata, s'era levato un certo bruscolo dagli occhi; Peppe, il più piccolo, a cui dava certi ammonimenti per l'avvenire da far accapponare la pelle addirittura, e prometteva molto. Tanto che, nei suoi momenti di espansione, il curatolo gli posava la manaccia sul capo, e lo mostrava agli amici dell'istesso pelo, esclamando:

- Questo qui sarà il malandrino vero, che farà onore al nome dei Sala!

La moglie, una buona pasta di donna, legata a quel birbone per una delle tante strane vicende della vita, non aveva avuto mai voce in capitolo. Se essa s'azzardava di fare la minima osservazione, il curatolo la interrompeva bruscamente:

- Andate a filare voi, che non siete nata per altro! E abbassava que' suoi occhiacci di traverso, e con una espressione che levava le repliche.

La poveretta taceva, consolandosi con offrir le sue pene a Dio, con pregarlo che illuminasse il marito che facesse chiudere per sempre gli occhi a lei, prima di vedere anche l'ultimo dei figliuoli nella via della forca.

Gli occhi però li chiuse il marito, e come si meritava. Crivellò di coltellate un povero diavolo padre di famiglia, perchè gli aveva fatto una testimonianza contraria in una per un limite divisorio, e fu giustiziato.

La carcere e gli avvocati si mangiarono l'unico fondo che possedevano33: Masi era in galera: Vito a' Ficarazzi; Menico aveva messo su casa da ; la povera vedova e Peppe restarono soli tra gli stenti. Belli effetti davvero aveva prodotto la morale del curatolo Francesco!

Ma in quella donna, così debole davanti al marito, forza ed energia ce n'era chi sa quanta, sicchè non si perdette di coraggio: mise su telaio, e lavorando il giorno e parte della notte, riuscì ad accozzare il desinare con la cena. Intanto, stando sempre all'orecchio del figliuolo, cercava di distruggere, con buone massime, il male che avevano già fatto nell'animo di lui i feroci ammonimenti del padre.

E i suoi sforzi, in certo modo, furono coronati da un buon risultato.

Peppe, a vent'anni, non si vedeva alla taverna, non bazzicava fannulloni; il sindaco tanto per fare un poco di bene alla povera donna, lo aveva fatto nominare guardia campestre, e lui faceva il suo dovere, e, non c'era caso, portava alla mamma tutti i denari che, col suo mandato in mano, andava a riscuotere dal signor Peretti, il cassiere comunale. Ora soleva dire, che d'ammazzare un uomo se ne può fare a meno, e di rubare, quando s'han buone braccia, l'istesso: specialmente poi se ci sono novantanove probabilità su cento di finire accorciati o in gattabuia: grazie tante! Aveva i suoi difettucci, è vero: andava pazzo per gli abiti nuovi, per le donne, per le tarantelle, e in ispecie per la sciolissa, il suo caval di battaglia: ma era giovane, e i giovani il loro sfogo lo devono fare. Del resto se aveva la morosa non si rovinava per questo; era molto accorto il giovinetto: lo solevano chiamare Bellomo, e un bell'uomo c'era davvero, sì che le ragazze se lo mangiavano con gli occhi quando passava per le strade, dondolandosi come deve fare uno che appartenga a una famiglia di malandrini veri; e la domenica, in chiesa, quando vestito tutto di velluto si faceva vanto col fazzoletto di seta rossa, celiando con gli amici: e le maritate gli davano certe occhiate assassine, che volevano dir chiaro e tondo: sei un bell'uomo, prendici: talchè non aveva che a gettare il suo fazzoletto come un sultano; e lo gettava in modo che scambio di dare era lui che riceveva.... non senza farsi pregare un pochino, bisogna dirlo.

E la mamma vedendolo così buono e senza vizi, non si stancava dal ripetergli: O Peppe perchè non ti mariti? E gli proponeva la tale e la tal altra, e in ispecie faceva elogi sperticati di Serena, una brunetta un po' bruttina ma capricciosa, figlia del curatolo Nino Macca: era vispa e allegra come un'allodola, buona massaia sempre attorno come una trottola, tanto che non c'era casa pulita come quella dei Macca ad Altavilla; i suoi erano stati curatoli di padre in figlio, e ne avevano della roba sotto il sole. Ora che tante disgrazie li avevano ridotti a vivere nello stento, a rinsanguarsi un pochino bisognava pensarci.

Però lui non voleva saperne.

- A Pasqua, rispondeva scherzando; benchè sapesse che sua madre aveva una voglia pazza di sballottare un nipotino prima di morire.

Ma dàgli oggi dàgli domani, si guastò il capo, anche lui, e cominciò a passare e ripassare di sotto alle finestre della figlia del curatolo Nino. La ragazza andò in visibilio; non le pareva vero che Bellomo avesse messi gli occhi sopra di lei: e resasi certa che egli faceva sul serio, si scaldò in tal modo da giurare in cor suo che sarebbe stata di Peppe, o della morte. D'allora in poi si vide dalla mattina alla sera alla finestra, dietro le graste di garofani e di basilico. E Peppe, da uomo pratico in simil genere di cose, azzardò degli «emh.... emh....» da accatarrato, cavò e ricavò il fazzoletto di tasca, e se lo passò sotto il naso, con una certa grazia da innamorato; e quando vide che la ragazza non che si movesse dalla finestra, ma gli faceva anche il bocchino, guardandolo teneramente, le fece la serenata.

Ma mancò poco che quella sera non succedesse un guaio. Un altro, che pretendeva la figlia del curatolo, aveva avuto l'istessa intenzione. Epperò Peppe, ai primi accordi, s'avanzò, dondolandosi della più terribile maniera, e stendendo il braccio, fece cessar la musica: poi chiamò in disparte l'amico che se ne stava appoggiato alla cantonata, chiuso nel suo cappotto, e in quattro parole gli disse il fatto suo. Insomma quella ragazza la voleva lui, e avrebbe fatto e avrebbe detto sangue.... se a qualcuno fosse passata qualche idea stramba per la testa.

Quel tale, un giovinetto stento, diventò verde come l'aglio: avrebbe voluto fare un sproposito.... ma i Sala erano conosciuti in paese, e comprese che la sarebbe andata a finir male. Non se la sentì di rispondere per le rime, e messa la mano aperta sul petto, disse che, sulla legge d'onore, non ne sapeva niente che compare Peppe volesse quella ragazza.... perchè lui aveva rispettato sempre gli amici, santo diavolo!.... Basta, se compare Peppe d'ora in poi lo vedeva da quelle parti, gli sputasse pure in faccia.

- Scusate, concluse in fine, stendendogli la mano.

- Non c'è di che, rispose Peppe sempre in tono mafiosesco.

E l'altro se n'andò con le pive nel sacco, mordendosi le dita, seguito dagli orbi con violini e chitarre, i quali, protestando che non volevano sentire tante storie, vollero esser pagati: per loro eran pronti a andare a sonare anche davanti a un reggimento di soldati, se lui gliel'ordinasse!

Peppe tornò l'indomani sera, e le sere dopo: e si sgolava ch'era un piacere, mentre Serena, a letto, ascoltando la voce giovanile e appassionata di lui, si sdilinquiva di tenerezza.

Ma le cose non potevano durare a quel modo. Il giovine non aveva agio di poter parlare alla ragazza, chè in casa del curatolo le donne non eran punto usciaiuole: e pensa e ripensa, non trovò altro che aprirsi con comare Santa, una vicina, intima della famiglia. Questa promise d'incaricarsi della faccenda. E difatti, alcuni giorni dopo, profittando d'un momento che restò sola con Serena, le disse che Peppe la voleva.

- Matrimoni e vescovati dal cielo son destinati, rispose lei tutta scarlatta.

E questo la vicina riferì a Peppe.

Peppe comprese, e la sera stessa confidò tutto alla mamma che accolse quella notizia gongolante. Allora, senza metter tempo in mezzo, concertarono il da fare. Bisognava far tastar la famiglia, e in ispecie comare Betta; il curatolo faceva sempre il volere della moglie in tutto e per tutto: comare Santa ch'era stata tanto buona d'incaricarsi della prima commissione, si sarebbe potuta incaricare anche della seconda.

Comare Santa, dopo tre giorni d'astute evoluzioni in casa del curatolo, potè dare una risposta al giovine che l'aspettava con una viva impazienza. Aveva una faccia da mortorio: infarcì il discorso di lunghe esitazioni, la pigliò larga, per render meno amara la pillola, e finalmente fece comprendere all'innamorato che in casa della picciotta, nessuno voleva saperne di lui. E di discorso in discorso, da vera chiaccherona che era, si lasciò scappare che il fratello, interrogato sulle faccende che già si buccinava in paese, da un tale che lei non poteva nominare, aveva risposto:

- Il garzone di stalla l'abbiamo accaparrato sino da maggio scorso.

Peppe mutò colore, ma non disse verbo; si contentò solo di morsicchiarsi i peli de' baffi, come deve far uno che appartenga a una famiglia di malandrini veri,

Epperò una sera che incontrò ne' campi Pietro, il fratello di Serena, l'abbordò: e sangue.... di qua, e sangue.... di gli domandò che cosa significavano tutte quelle storie! i Sala n'avevano avuto dei garzoni, e i servi non l'avevano fatto mai a certuni!

Pietro ebbe paura, e si mosse a balbettare: e Peppe, per sfregio, gli dette delle due dita aperte sul naso, gli sputò in faccia, e lo chiamò «rognoso» minacciando d'appioppargliela di quelle che levano il pelo, se non pensasse a metter giudizio. Tanto lui lo sapeva chi erano i Sala!

Otto giorni dopo si concluse il parentado. Fu la maraviglia di tutta la strada, e se ne chiacchierò per un buon mese: nessuno poteva capacitarsi come mai il curatolo Nino avesse chinata la testa! Peppe era un bel giovine, ma non aveva camicia addosso. Oh, l'invidia se le rodeva tutte quelle mamme che avevano figliuoli scapoli! e scagliavano ingiurie contro i Macca, proprio come se quella buona gente le avesse derubate.

 

 

II.

 

Per un paio d'anni le cose andarono proprio bene: Serena cantava sempre come un'allodola, ed ora era la casa di Peppe ch'era pulita come un soldo, e quella del curatolo che non si sarebbe riconosciuta più: sì che il babbo e la mamma, quando andava da loro la domenica, se la mangiavan dalle carezze la figliuola, e piagnucolavano, dicendo che avevano perduto il loro braccio destro.

Peppe faceva la sua giratina in campagna, tornava la sera, e portava alla moglie quando delle quaglie, quando una lepre, o una pernice, o delle erbe per la minestra, pur di non presentarsi a mani vuote. Essa gli porgeva il bimbo, egli lo prendeva in braccio, lo sballottava, lo baciucchiava, faceva un po' il chiasso con lui, poi lo ninnava e andava a metterlo a letto. Allora la mamma cominciava il rosario. In quel mentre Serena, rispondendo con la sua voce argentina ai pater, ave e gloria che la vecchia biascicava con gravità, ammaniva il desco, trovava il tempo di dare una occhiata al bimbo che dormiva nella stanza vicina. Si faceva un po' di cena, chiacchierando con quella schietta allegria di chi ha l'animo tranquillo e la coscienza netta, e si andava a letto.

Ma a un tratto, senza alcuna causa apparente, entrò il diavolo in casa. Non più lepri, pernici, erbe per la minestra. Peppe arrivava tardi, tutto accigliato, andava ad appoggiar lo schioppo al solito angolo nella sua camera, sedeva al desco senza nemmen levarsi il cappello, e durante la cena, a fare assai, poteva dire una diecina di parole, egli tanto ciarliero! Poi diventò bisbetico, si stizzì a ogni nonnulla, e quel malumore inesplicabile crescendo sempre, cominciò col dare un calcio al cane, senza un perchè, e finì con battere la moglie. La mamma in prima l'ammonì, poi lo sgridò fortemente, perchè quelle porcherie a lei non le andavano. Ma fu fiato buttato.

Serena piangeva e taceva. Le sapeva male alla poveretta che il vicinato venisse a trapelar qualche cosa: aveva detto le tante volte e con tanto piacere che il marito le voleva un bene dell'anima!

Tuttavia di quel mutamento non se ne poteva dar pace. Che aveva Peppe per non volerle più bene, per arrivare al punto di batterla? essa non gli aveva fatto nulla. Punto linguacciuta; sommessa sempre; affezionata, chè non vedeva lume che per gli occhi di quell'ingrato; non se ne stava con le mani in mano come fan tante, anzi era accurata e attiva in casa.... Perchè dunque?... Perchè?... E in quell'almanaccare, e in quel supporre, un pensiero venne come un baleno, a far sussultare tutto l'essere della poveretta: «egli l'ingannava!» Il mutamento repentino.... il dare in escandescenze senza un perchè.... il suo malumore, lo starsene taciturno, egli, per solito così ciarliero e allegro.... tutto.... tutto lo provava luminosamente!

Doveva finir così: il lupo perde il pelo ma non il vizio! Ah, lo scellerato! aveva cambiato la faccia di sua moglie per quella d'una femminaccia.... E non eran due anni che s'erano sposati! Gliel'avevano predicato i suoi: bada, Serena, è uno scapestrato che suol fare d'ogni erba un fascio; non ha camicia addosso; ti prende per la dote; un giorno o l'altro ti disprezzerà, vedrai. Essa aveva fatto la sorda, e quel giorno era venuto. Ora non avrebbe più pace.

E stimolata dalla gelosia, si dette in gran moto per cercar d'appurare. Tastò le vicine; adoperò tutti i sotterfugi, per non destar sospetto, e metterle in guardia, e finalmente riseppe qualche cosa, immaginò il resto, esagerandolo.

Già a scoprir gli altarini fu una sua amica che ce l'aveva col marito, perchè da ragazza l'avrebbe voluto lei. Essa non si fece pregare, tanta era la voglia che n'aveva; l'avrebbe fatto l'istesso un giorno, anche se la giovane non avesse dato quel passo. Compare Liberto Campagna il carbonaio, una sera, aveva visto, quel che si dice visto co' propri occhi, Peppe dietro una macchia, con Rosa, la figlia del su Cicco Ricovási, e si baciavano. Che voleva di più!

Serena tornò a casa, che pareva, una morta. La vecchia era in cucina a risciacquar le stoviglie. E il bimbo che si trastullava col gatto, conosciuta la madre al passo, le venne incontro con le braccina in aria, ciampicando.

- Mamma.... mamma.... mammuccia.

Essa lo prese in braccio, lo coprì di baci, poi se lo strinse al petto, e scoppiò in pianto. E il piccino, che non sapeva cosa avesse la mamma, fece il greppo e si messe a piangere anche lui.

Ma parve che al contatto di quel corpicino, alle lacrime di quell'innocente, Serena riacquistasse tutte le34 sue forze: e balbettando parole di tenerezza rotte da' singhiozzi, cercò d'acquietarlo, gli asciugò gli occhi febbrilmente, asciugò pure i suoi, sorrise anche per mostrare che non aveva più nulla. Ma un pensiero le era sorto nella mente: lascerebbe il marito.... Non sul momento però.... voleva rinfacciargli prima il suo tradimento, godere della sua confusione.... E in cor suo sperava ch'egli s'avesse a discolpare.

Aspettò rodendo l'aglio tutto quel dopo desinare, e parte della sera; e quando vide arrivare allegramente Uncecchinamici35, il can bracco, segno certo che il marito era nella strada, corse nella sua camera. Guardò dolorosamente il bimbo che dormiva, con una manina sotto la guancia, e con le labbruzza appena socchiuse, poi si mise ad aprir casse e far fagotti.

Peppe entrò senza guardar la moglie, senza badare al trasmestio che faceva.

E aveva posato il fucile, e stava per levarsi la giberna che portava ad armacollo, a uso siciliano, quando Serena, che si sentiva proprio scoppiare, venne a piantarglisi davanti come una furia, con le mani arrovesciate su' fianchi.

- Scellerato!... malacondotta!... esclamò soffocata dall'ira e dal dolore.

Egli si voltò bruscamente.

- Che cosa c'è! disse poi, aggrottando le sopracciglia.

Serena, tutto in un fiato, gli buttò in faccia quel che sapeva.

Peppe trasalì, sentì stringersi il cuore: era palese dunque quel segreto che lui e l'amante avevano cercato di custodir tanto!

Però non era uomo da perdersi d'animo anche se colto alla sprovvista, e in un momento ponderò le conseguenze, stabilì una certa maniera di condursi.

Chi aveva parlato? questo bisognava appurare; e per allora scaltrezza e sangue freddo, e specialmente spargere ceneri sul fuoco.... al resto si penserebbe dopo. Cercò di padroneggiare stesso, mise un freno alla voglia pazza che aveva di menar le mani, e scoppiò in una risata che scosse l'animo di Serena, e vi ravvisò la speranza non ancora morta del tutto. Via questa volta gliel'avevano data a bere troppo grossa: che burloni! lo sapevano con chi avevano da fare! E questo avviene quando s'è credenzoni di soverchio. O s'eran voluti divertire alle sue spalle, o li aveva spinti l'invidia.... non se ne usciva. Il loro accordo, l'affezione che si avevano, faceva rabbia a tutti. Ah! ah! ah! ma quelle eran cose che non potevano stare in cielo, in terra: la figlia del su Cicco era una ragazza onesta, e il meno che pensava era di farsi all'amore con lui, padre di famiglia....

Ma essa proruppe in lacrime:

- Vuoi ingannarmi, è chiaro.... ho saputo la cosa da una persona sicura, che non aveva proprio motivo di farsi beffa di me, d'invidiarmi.... Tu mi ammaliasti con quella tua aria di buon giovine, mi togliesti quasi per forza dalla casa paterna, per farmi poi questo tradimento, cambiar la mia faccia per quella d'una sgualdrina! Mi sta bene!... me l'avevano predicato i miei: Serena, un giorno te ne pentirai!... Ma io me ne vado sai, ti lascio in libertà con la tua bella; puoi anche menartela in casa, se ti fa piacere: io non son donna da sopportare in santa pace un oltraggio simile, anzi sono stata troppo buona ad aspettarti.

E si asciugava gli occhi col grembiale.

Allora il furbo le fu attorno con mille moine: era diventato un agnellino: benchè lei si schermisse, cercava d'abbracciarla, ripetendole sempre che non ce n'era vero niente di quel che le avevano impastocchiato, egli non voleva bene che a lei, a lei sola... era pazza che pensava d'andarsene? come farebbe lui senza di lei: e poi, voleva far gongolare gl'invidiosi?... Non lo amava più se non gli credeva.... tornava a giurarglielo, era innocente come Gesù Bambino....

Mentiva, è vero; ma nella sua voce c'era tanta tenerezza, nelle sue proteste tanta insinuazione, che la moglie cominciò a esserne commossa. Era che gli pareva attraente quella piccina con le lacrime non bene rasciutte ancora sugli orli delle palpebre, gli occhi sfavillanti, le guance accese, per gelosia. Un po' d'amor proprio soddisfatto lo solleticava dolcemente, si sentiva crescer nel petto delle voglie brutali.

Si fece più insistente. E Serena si calmò: ora non ci credeva più che il marito l'avesse tradita; la sua amica aveva mentito, per invidia, era chiaro. Resisteva ancora, tanto per non darsi vinta subito, ma debolmente: mentre lui parlava, seguitava ad asciugarsi gli occhi col grembiale, tutta imbroncita, con il petto ancora gonfio di sospiri interrotti.

- Levati.... levati, ripeteva a ogni carezza del marito, alzando una spalla, e voltandosi a mezzo per svincolarsi.

Egli riuscì a prenderla tra le braccia, e le appiccò un lungo bacio sulle labbra ancora umide dalle lacrime.

 

 

III.

 

Come quella diavoleria fosse successa, Peppe stesso non lo sapeva!

Era una mattina di maggio fresca e odorosa, che il sole, attraverso un velo uguale di nebbia d'un colore bianco perlato, appariva pallido e senza raggi. Egli, dopo d'aver fatta la sua giratina, s'era seduto vicino la fontana tra le alte quercie, sopra un sasso nascosto quasi da una ginestra in fiore: e con le gambe penzoloni, e con il fucile sulle ginocchia, almanaccava, cullato dal mormorio dell'acqua cadente. Almanaccava intorno a quel che gli avrebbe potuto dare un campicello a grano, che aveva preso a mezzeria quell'anno, tanto per cercare d'industriarsi ora che aveva un bimbo: e aveva sentito una voce fresca e argentina, e s'era voltato. Aveva riconosciuto Rosa, la figliola del su Cicco Ricovási. La ragazza, con la brocca ritta sulla spalla, tenendola per l'anza, con il braccio piegato ad arco, veniva per la viottola sotto alla volta verde che formavano i rami intrecciati delle quercie, e cantava una canzone contadinesca d'amore, d'un ritmo largo e malinconico. Era vestita di nero: un fazzoletto nero, picchiolato di bianco, attorno alla fronte, legato con civetteria dietro la nuca, dava una grazia particolare al suo viso abbronzato leggermente, e con grandi occhi castagni, lasciava veder parte delle grosse trecce castagne sulle spalle. La sua andatura svelta e d'un'eleganza naturale, faceva tremolare il suo petto di vergine, non stretto da fascetta, faceva risaltare tutti i rilievi della sua persona grande e ben fatta.

Egli, appoggiato la mano destra sul sasso, e facendosi puntello del braccio, aveva ficcato gli occhi tra le foglie, e divorava quella bellezza rigogliosa, con un rimescolio nel sangue che non aveva provato mai.

La fanciulla venne alla fontana, mise la brocca sotto la foglia di castagno, che, tenuta ferma da un sassolino, faceva le veci del cannello, e seguitando a cantare, appoggiò un piede su una pietra, si curvò, e alzata la sottana più sopra al ginocchio, e rimboccata la calza, prese una pulce sulla gamba bianca come la neve. La stropicciò tra l'indice e il pollice, poi la schiacciò tra l'unghie. E stava per prenderne un'altra, quando a un leggiero scricchiolìo come di ramo che cominci a spezzarsi, si tacque, lasciò cadere la sottana vivamente, e vivamente alzò la faccia fatta di bragia. Fra' i fiori gialli della ginestra intravvide due occhi ardenti fissi su lei, un volto che parvegli quella di Bellomo senz'altro. Prese la brocca, la rimise sulla spalla, e s'allontanò in fretta, tutta vergognosa.

Peppe restò a seguirla con gli occhi accesi di desiderio.

- Gliele cercherei io le pulci, gliele cercherei! aveva pensato tutto quel giorno, con una brutale insistenza, e quella notte e la notte appresso, aveva sognato di quella gamba bianca come la neve, e d'altre cose ancora.

Si conoscevano. Anzi Peppe aveva fatto il chiasso con lei durante l'ultima raccolta dell'olive. La fanciulla non aveva più madre, non sorelle, non altre parenti prossime: una sua zia, con la quale stava ad Altavilla, era morta nell'anno; per necessità dunque se ne era dovuta andare a stare col padre e col fratello, il su Carluccio, campieri nella Riserba del marchese di C. Costoro dovevano pur badare alla roba del padrone, e per lo più, durante il giorno la lasciavano sola. Chi si sarebbe azzardato di fare uno sfregio ai Ricovàsi! Peppe cominciò a gironzare nei dintorni. Sulle prime il giovane veramente non aveva delle brutte idee: ammogliato, essa era zitella.... e poi i Ricovàsi non eran gente da lasciarsi posar mosche sul naso, e le cose potevano volgere al brutto.... benchè lui, in fin de' conti se ne infinchiasse della loro mafia, non si chiamava Sala per nulla.... gli piaceva di scherzare, ecco, come si suole nel loro ceto, e per questo e non per altro i piedi lo portavano sempre da quelle parti, appena metteva il naso fuori del paese, con lo schioppo a spalla, e un cecchinamici, il can bracco, dietro.

Ma la ragazza lo sfuggiva.

- Comare Rosa, ehi.... comare Rosa! lui le gridava dietro. Però inutilmente, poichè lei abbassava il capo, e faceva finta di non sentire.

Ma un giorno s'incontrarono repentinamente allo svolto d'una viottola, e non ci fu verso di svignarsela.

- Si può sapere perchè scappate quando mi vedete, comare Rosa?

La ragazza abbassò gli occhi tutta vergognosa, e per darsi un'aria seria aggrottò le sopracciglia.

- Chi è che scappa, rispose secco secco.

- Voi, per la madonna!

- È pazzo sto cristiano!

- No, che non son pazzo.

- Proprio?

- Quant'è vero Dio!

- Via, lasciatemi andare per i fatti miei....

- V'aiuto io a portarla quella brocca.

- Io non ho bisogno di nessuno, chè so portarla da me.

Un sorriso fine sfiorò le labbra di Bellomo; e dondolava il capo con un suo affare assai burlesco.

- Siete in collera con me.... si vede.... ma che colpa ci ho io se v'ho veduta la gamba, comare Rosa, fuori di casa dovevate cercarvele le pulci!

Alla ragazza vennero le fiamme al viso; s'era adirata; ma nell'alzar gli occhi vide quel sorriso nel muso giovanile di lui, perdè il contegno affatto, gli assestò un pugno, e s'allontanò in fretta, mentre il giovane le gridava dietro ridendo.

- Eh, che non c'è stato niente di male; le cose belle son fatte per vedersi, comare Rosa.

Da quel giorno gli scherzi in proposito fioccarono: egli l'era sempre tra' i piedi, vicino la fontana, nel gran viale del bosco, nella casa dov'essa abitava, quando ci poteva andare ora con una scusa ora con un'altra. E quella benedetta gamba faceva sempre le spese della conversazione. Ora, scaldato a quel giuoco, Bellomo la covava con certi occhi che cominciavano a mostrar chiaro quel che voleva da lei: e lei che s'era mostrata rigida sin allora, cominciava ad ammollirsi sotto il suo sguardo dolce, e che non mancava d'una certa potenza; più d'ogni altra cosa, era quel suo viso quasi femminile che le faceva battere il cuore d'una maniera strana, e la disarmava man mano. Sorrise a fior di labbra, ascoltò con un leggiero incarnato sulle guance, rispose allo scherzo, rise.... E Peppe sapeva che una donna assediata che ride, è come una fortezza che capitola.

Una sera nell'ora del crepuscolo, erano soli sotto agli alti alberi, vicino la fontana. La luna, sorpassando una sottile striscia di nuvole, si levava come una palla rosea nel cielo azzurrino. La fanciulla, seduta sull'erba, con gli occhi bassi, con le guance tinte d'un leggiero rossore, fingeva d'esser tutta intenta a giocare con dei sassolini, mentre ascoltava Peppe, che, appoggiato al tronco d'una querce, con un braccio sulla bocca del fucile, parlava con una voce dolce dolce. Via, perchè metter su muso quando glielo diceva?... egli le voleva un gran bene, il cuore non mentisce. Che c'era poi di male? il Signore aveva fatto l'uomo e la donna perchè s'amassero liberamente, senza pastoie, secondo il loro piacere.... Se lo ricordava quel giorno?... gliel'aveva detto sempre: l'aveva veduta vicino la fontana.... e non aveva avuto più pace. Che ci poteva fare se si era innamorato di lei? che ci poteva fare se non poteva stare senza vederla? Oh, quella gamba!... soggiunse ridendo, l'aveva fatto quella gamba gigli e rose il male! Doveva per questo ricompensarlo con quella freddezza, con quel rigore, fingendo di non capire.... quel che voleva da lei? E si messe a cantar sottovoce:

 

Nice racchiudimi

Nel tuo giardino,

Al fin di cogliere

Quel fior carino.

 

Prendi quel fiore,

Donalo a me

Questo favore

Voglio da te.

 

Tu ti fai stupida,

Per non capire,

Il fior che chieggoti,

Sai che vuol dire:

 

Nice quel fiore

Donalo a me,

Questo favore

Voglio da te...

 

Poi si fece serio a un tratto. Egli non poteva più vivere a quel modo.... non l'avrebbe durata a lungo: lo sapeva quel che gli restava a fare.... il mare c'era perchè un cristiano, stanco di soffrire, ci s'andasse a buttare.... Oh, glielo diceva davvero! l'avrebbe veduto poi, quando non ci sarebbe stato più rimedio. Via... l'ascoltasse una volta.... non chiedeva poi un gran che: che anche lei gli volesse un po' di bene.... tanto così, e glielo dicesse.

Rosa lo guardò, ma non aprì bocca: riabbassò la testa, e si rimesse a giocare co' sassolini.

- Una sola parola.... gna' Rosa.... ditemi almeno di sì col capo....

Lei seguitava a tacere. Allora Peppe fece un passo, e stese la mano, per prenderle il mento, e farle alzare la testa: ma la fanciulla non gliene dette il tempo; balzò in piedi, svelta come una gatta, e via di corsa per la viottola della casa.

Il giovine restò in asso. Di primo lancio fu per inseguirla, ma si rattenne: temeva di guastar tutto nel meglio; quella era l'ora che solevano tornare il padre e il fratello, l'avrebbero potuto vedere.

- Scappa pure, disse tra' denti, guardando verso dove era scomparsa36 la fanciulla, ma dacchè tu stai a sentirmi, ci cadrai, o non son più Peppe Sala!

Gli bruciava il sangue, aveva sete. Andò alla fontana, e appoggiato il fucile a un cespuglio, s'inginocchiò vicino alla sponda, si curvò, e si mise a bere avidamente.

Un'ombra nera baluginò fra' grossi tronchi, e un sasso cadde nel bel mezzo della fontana: l'acqua, rotta, schizzò nel viso e nel petto di Bellomo. Nell'istesso tempo scoppiava una risata argentina, e la testa di Rosa, illuminata dalla luna, sporse di dietro a un tronco vicino.

Peppe restò come un allocco, ma passata la prima impressione, s'alzò di scatto, e balzò verso di lei.

- Ah, mariola!... ah, mariola!...

Egli ansante, essa ridendo sempre, cominciarono a inseguirsi attorno al tronco. La ragazza, attenta a ogni suo movimento, gli sfuggiva, arrestandosi in tempo, girando pel verso opposto: pareva che facessero a rincorrersi come i bambini attorno a qualche mobile. Ma si stancò, e a lui venne fatto d'afferrarla per il lembo della veste: la strinse tra le braccia, mentr'essa ansante, arrovesciava la testa, e rideva sempre.

- Ah, mariola!... ah, mariola!... ripeteva lui stupidamente.

- No.... via.... lasciatemi....

Ma il giovine tacque a un tratto; gli dette una stretta brutale, e caddero di stramazzo.

- No.... no.... Maria.... santissima....

 

 

IV.

 

Fu scherzando, e senza fargliene accorgere, che Peppe levò di bocca alla moglie il nome della persona che l'aveva incitato contro di lui: tanto più che la poveretta non capiva nella pelle per il rinsavire del marito. Bellomo andò in casa di quella persona, e le disse due paroline all'orecchio: poi procedette con più precauzioni.

La tresca durò ancora per altri sei mesi.

- Peppe, sono gravida! gli disse una sera Rosa bruscamente, mentre attingeva l'acqua alla fontana.

Egli la guardò impallidendo.

- Santo diavolo! esclamò poi, e abbassò il capo, senz'aggiungere altro.

Anche lei stava zitta: erano accasciati sotto a quel colpo al quale non avevano pensato che di volo, come cosa troppo molesta, atta a metter freddo nel bollore delle loro ebbrezze!

- Bisogna nasconderlo quanto più si può a tuo padre e a tuo fratello Rosa.... riprese lui: in questo mentre penseremo.... provvederemo....

- Farò di tutto, balbettò la fanciulla, e scoppiò in lacrime.

Peppe la lasciò piangere: non si mosse: con gli occhi bassi, e le sopracciglia aggrottate, non ebbe una parola di conforto per l'infelice che aveva perduta.

Penseremo.... provvederemo!

Ora invece pensava che non era stata onesta la sua condotta: il padre.... via, bisogna confessarlo, era nel pieno diritto di far salsiccia di lui. Che farebbe egli nei suoi piedi? E aveva figli, e non era giusta che avesse a cimentar la vita a quel modo. Come fare dunque?... Come fare?... La cosa la sapevano loro due solamente.... se lei si potesse maritare!... Ma il marito s'accorgerebbe certo.... bene, ce n'eran tanti dei mariti che avevano fatto la faccia brutta la prima notte, e il marito di Rosa con gli altri: non stava la difficoltà. Piuttosto come fare a trovarlo subito questo marito? se avesse una sommetta nelle mani, non diceva.... Oh, un terribile nodo era venuto al pettine, e la cosa non poteva andar così liscia.... Maledetta quella sera!... si era cacciato in un bell'imbroglio. E più cercava il modo d'uscirne, e meno lo trovava. Lo divorava una rabbia sorda, l'aveva quasi con la poveretta perchè era gravida!

Essa seguitava a piangere zitta zitta. Avrebbe commosso anche i sassi.

- Addio, Peppe, disse infine, vedendolo star , con gli occhiacci bassi, e la cera brutta.

- Addio.

La fanciulla prese la brocca già piena da un pezzo, e tutta bagnata dall'acqua che s'era venuta riversando per la bocca, se la mise sulla spalla, e s'allontanò asciugandosi gli occhi col grembiule.

 

 

V.

 

Quant'astuzia per nascondere il suo stato al padre, e al fratello! Quante cure, quanti palpiti, quanti dolori, quante angoscie! povera fanciulla, pagava ben caro il suo fallo!

Intanto Peppe cominciava ad allontanarsi: oramai essa non lo vedeva che rare volte, e alla sfuggita: un'altra spina, e la più pungente, nel cuore di Rosa che l'amava sempre. Non pensava più a lei dunque quell'ingrato, a darle aiuto, come aveva promesso; l'abbandonava dopo averla ridotta in quello stato! E a lungo andare, per quanto cercasse di padroneggiarsi, non riuscì più a nascondere l'agitazione crescente; le lacrime che, suo malgrado, a volte le sgorgavano dagli occhi; l'abbattimento che la coglieva all'improvviso, e come un colpo di mazza. Fu a questi sintomi che il su Cicco s'insospettì. Cominciò ad osservarla da capo a' piedi, e darle certe occhiattacce che la facevano rimescolar tutta: era più spesso in casa, la coglieva alla sprovvista.

- Ma che ha costei? domandava a stesso tenacemente, stillandosi il cervello, che ha costei?...

E una sera intravvide la verità come in un lampo. Fu una scena terribile. Erano soli nella vasta stanza terrena, e la scarsa luce d'un lume a olio gettava un debole chiarore sulle pareti nere come filiggine. Fuori il vento gemeva lugubremente tra l'alte quercie, l'acqua batteva su' vetri. Essa, avvolta in un vecchio scialle, accoccolata vicino al focolare quasi spento, recitava il rosario tra di : moveva le labbra con fervore, e chiudendo spesso gli occhi, faceva scorrer tra le dita le pallottole della corona. L'infelice abbandonata dagli uomini, si rivolgeva a Dio. Il su Cicco la guardava fisso, e con uno strano sguardo.

- Alzati! le ordinò a un tratto, cambiato nel volto, e con una leggiera rancedine.

Rosa s'alzò. Egli la squadrò dal capo a' piedi, come soleva da qualche tempo, poi le disse bruscamente:

- Tu sei gravida!

L'infelice diventò bianca come una morta, e si mise a tremare.

- Io.... balbettò, io.... non è vero.

- Tu sei gravida! ruggì il su Cicco. Non mentire.... è meglio per te. E balzò in piedi. Rosa ricadde accoccolata, nascose la faccia nelle mani, e scoppiò in lacrime.

Seguì un silenzio.

- Dunque è vero! riprese il padre con una calma sinistra. Poi proruppe a un tratto. S'avvicinò alla figliola, e stringendo indietro le pugna, e curvandosi a bruciarla col soffio ardente che gli usciva dalla bocca, gridò terribile in volto:

- Chi fu....

- Mamma mia!

- Zitta, non nominare tua madre; tu non ne sei più degna.... Il nome di quell'assassino....

- Mamma mia!

- Ah, vuoi morire dunque!

E balzato all'angolo della stanza, afferrò il fucile, l'armò e lo spianò contro la figlia. Questa cacciò uno strido, si curvò tutta da un lato, e si fece riparo con le mani, barbugliando suoni inarticolati.

Ma il su Cicco non voleva che spaventarla. Più che all'onore, pensava allo sfregio fatto alla sua riputazione di malandrino, e bramava sapere il nome di colui che gliel'aveva fatto, per lavarlo col sangue. Posò dunque il fucile, e ritornò vicino alla figlia.

- Il nome di quell'uomo....

Lei si rizzò sulla vita, restò genuflessa, col corpo abbandonato sulle ginocchia, storcendo le mani per l'angoscia.

- Dimmelo.... seguitò lui co' denti stretti, dimmelo, che è meglio per te.

La povera fanciulla si riscosse, ma non rispose nemmeno questa volta. Allora lui, cieco d'ira, l'afferrò per i capelli, la buttò in terra, e mostrandole il pugno, quasi volesse fracassarle il cranio, con gli occhi fuori della testa, e con le vene del collo rigonfie, urlò schiumante:

- Lo dirai, baldracca, lo dirai chi è stato, se non vuoi ch'io ti schiacci come una vipera....

- Non posso dirvelo.... balbettò lei in un rantolo.

- Lo dirai....

- Per la Vergine Santa.... non posso.... ammazzatemi, oh! ammazzatemi che è meglio!

- Parla, se no, quanto è vero Dio, davvero t'ammazzo.

Lei rispose con un gemito.

- Senti.... bisogna che me lo dica.... quell'uomo deve sposarti.

- Non posso.... non ve l'ho detto che non posso? Oh, mamma mia!

Il su Cicco trasalì: restò immobile, curvo sulla figlia: era stato come fulminato da un pensiero orribile.

- Ah!... tu non puoi dirlo! articolò infine, fattosi più livido ancora. E lasciò i capelli della figliuola, lentamente, senza cessar dal guardarla, come se volesse leggerle nell'anima. Rosa s'alzò tutta pesta e impolverata, e si trascinò nella sua camera, singhiozzando, con la faccia nascosta tra le mani.

Il su Cicco restò in mezzo alla stanza. Egli si passò la mano sulla fronte, come se facesse tutti i suoi sforzi per cacciar quel pensiero che gli bruciava il cervello, gli faceva scorrere per il corpo brividi di ribrezzo.

Un soffio di vento fece oscillare la fiammella della lucerna.

- Che tempaccio da lupi, disse una voce.

Il su Cicco trasilì, e si voltò vivamente. Era il figliolo ch'egli non aveva sentito entrare. Il giovine era imbacuccato nel suo ampio cappotto di bordiglione; richiuse l'uscio, battè i piedi per fare sgocciolar l'acqua degli stivaloni, appoggiò lo schioppo a un angolo della stanza, si levò il cappotto d'addosso, e l'appese a un chiodo.

- Ho parlato con mastr'Antonio....

Ma allora s'accorse del turbamento del padre, ed esclamò:

- Che cos'avete!... Che è stato...

- Niente, rispose lui secco secco. Poi dopo un momento di silenzio soggiunse avviandosi: - Sali devo parlarti.

- Ma che diamine è stato insomma!

- Sali: te lo dirò sopra.

E l'uno avanti, l'altro dietro con il lume in mano, vennero nella camera dove dormivano. il padre si messe davante al figlio, gli piantò gli occhi in faccia, e gli disse bruscamente:

- Carluccio, tua sorella è gravida!

- Che cosa dite!... gridò il giovine fattosi pallido come un morto.

- Or ora me l'ha confessato lei stessa.

Nelle pupille del su Carluccio avvampò una fiamma giallognola.

- .... E non l'avete scannata?

- No.... prima bisognava sapere il nome dell'uomo che mi fece questo sfregio.

- E.... ve lo disse? domandò il giovane afferrando il braccio del padre.

- No. E fissando il figliolo con più intensità, soggiunse: - Chi la disonorò, non può sposarla....

- .... Dov'è colei?

- Nella sua camera.

- Venite.... lo dirà a suo fratello.

L'infelice era seduta sulla sponda del suo lettuccio. Aveva le mani abbandonate in grembo, nel volto marmoreo i suoi occhi fissi, orribilmente sbarrati, ardevano d'un fuoco sinistro. L'aveva presa uno strano intorpidimento che ammortiva le sue sensazioni; aveva nel cervello annebbiato un formicolio. Vedeva la faccia del padre, con quell'espressione terribile, e a un tempo Peppe, pallido, insanguinato, con i capelli irti, stender le braccia verso di lei. Stentava a mettere insieme le idee.

- Bisogna avvertirlo... bisogna avvertirlo.... Queste sole parole galleggiavano nel quasi annegamento della sua intelligenza; e le ripeteva e le ripeteva tra di , pronunziandole senza voce, con le sole labbra.

Non sentì il rumor dei passi de' due uomini che venivano: si riscosse solo quando si spalancò l'uscio, ed entrarono. Balzò in piedi, e corse a rannicchiarsi contro il muro, come un bambino il quale abbia paura. Mugolava.

Il su Carluccio digrignava i denti come una bestia feroce; aveva gli occhi iniettati: fissò un momento la sorella, poi le saltò alla gola.

- Baldracca, urlò, baldracca, se mio padre non ha avuto il coraggio d'ammazzarti, io t'ammazzo sangue della.... Il nome del tuo ganzo.... parla.... dici il nome di colui!...

E stringeva. La povera fanciulla era diventata pavonazza; aveva gli occhi fuor della testa, la lingua penzoloni, e gorgogliava. Vedeva il fratello terribile nel volto, risoluto; sentiva d'impazzire.... Ebbe paura. Accennò con gli occhi che voleva parlare, e quando il fratello allentò la stretta, Peppe Sala, disse come in un rantolo, e s'abbandonò contro la parete.

 

 

VI.

 

Carluccio quella notte non dormì; stette supino nel letto, a occhi aperti, meditando. Egli non sentiva nemmeno un lamento che di tratto in tratto veniva dalla carboniera, dove avevano chiuso la povera Rosa. Uscì che non era ancora aggiornato: si tirava dietro, per la cavezza, la cavalla nuda.

Non pioveva più; grossi nuvoloni neri vagavano per il cielo, oscurando di tratto in tratto la luna vicina al tramonto: il vento era caduto; si sentiva il fremito lontano del mare che si rompeva sulla spiaggia.

Saltò a cavallo, e, di buon passo, venne al limite del bosco, nelle vicinanze del Mandorlo. smontò; attaccò una pastoia alle gambe della bestia, gli levò la cavezza, e con quattro palmate sulla groppa la cacciò dentro a un seminato che verdeggiava a poca distanza da quel luogo.

Il cielo ad oriente, si tingeva d'una sfumatura di roseo. Egli dette delle lunghe occhiate in giro, poi ritornò lentamente verso la casa.

Nello sboccare dalla viottola della valle, non s'accorse d'una testa livida, che s'affacciò appena di sopra a un muro d'un casolare diroccato, poco discosto. Il su Cicco, armato sino a' denti, aspettava Bellomo alla posta.

Carluccio entrò nella stalla, appese la cavezza a un cavicchio, poi s'avviò su per la montagna.

Tutto quel giorno si sentì a urlare, con quanto ne aveva in canna, ingiurie e minacce, infarcite di bestemmie, ora a un pecoraio che faceva l'addormentato, mentre le sue bestie passavano il limite dell'aggina, ora a un carbonaio che si chinava a raccoglier legna secche nel bosco, ora a un mezzaiuolo che aveva legato il mulo vicino a un prato di fieno, ora a un passante il quale faceva le viste di sbagliar la via per cacciarsi sotto agli ulivi. Intanto s'ostinava a restare in cima al ciglio d'un ripido pendio erboso, che andava a finire all'orlo d'una rupe.

- Su Carluccio, ve ne prego, impastoiatela nella montagna quella benedetta cavalla.... anco or ora ho dovuto cacciarla dal seminato.

- Sulla legge d'onore, compare Peppe, stamattina mio padre l'ha impastoiata nella valle del Lupo!

Erano ritti sul ciglio del pendio, dove Peppe, che aveva sentito la voce del giovine, era arrivato allora allora. Cadeva il crepuscolo tra gli ultimi rumori della campagna che pareva s'intorpidisse sotto alla fredda serenità di quella sera di gennaio. Una fascia rosea, nell'orizzonte davanti a loro, si confondeva con la linea lucente del mare color di lavagna.

- Non voglio contradirvi.... ma come mai, impastoiata, poteva scendere dalla valle del Lupo sino al Mandorlo!

- Se non l'avessi veduto io, con questi miei occhi, mio padre a impastoiarla nella valle, non ci crederei nemmeno. Ah! è una bestia indiavolata quella !

Si voltò, e diede un rapido sguardo in qua e in : un leggiero pallore cominciava ad apparirgli nel viso.

- Vedete, mi farete perdere il pane, su Carluccio....

- Dio non voglia, compare Peppe, piuttosto la sera la metteremo dentro....

- Grazie....

- Non c'è di che.

- Ma non pretendo tanto, basta che la teniate un po' d'occhio.... Non è per altro, ma quella carogna di don Valentino m'ha minacciato d'andare a ricorrere al sindaco, se la cosa avesse a seguitare; e lo sapete che io ho moglie, figliuoli, e una madre da mantenere.

Carluccio faceva tutti i suoi sforzi per non lasciare trapelar nulla dell'agitazione che in lui si veniva facendo sempre più viva.

- Ma era proprio dentro al seminato quella rozza rognosa? domandò nel tono più naturale che potè.

- Certo. Laggiù, guardate, poco più sotto dalla no....

Ma la parola morì in urlo disperato. Carluccio, profittando del momento ch'egli si voltava accennando con il dito, gli aveva dato una fortissima spinta. Peppe sbalzò nel pendio battendo l'aria con le braccia, cadde, rotolò come un sasso, poi disparve nel vuoto.

Un capraio che cercava una capra smarrita tra i grossi macigni della vetta, s'era accorto d'ogni cosa, e aveva conosciuto il su Carluccio: s'acquattò, tutto tremante, dietro un cespuglio. Il poveretto lo sapeva che s'egli l'avesse visto, l'avrebbe ammazzato di certo.

 

 

VII.

 

Avevano cenato sole, in silenzio, alla scarsa luce della lucernetta, inghiottendo i bocconi lentamente, poi la vecchia aveva alzato la testa, aveva fissato la nuora con tenerezza pietosa, e le aveva detto:

- Non farne delle solite, Serena, vai a letto, egli non verrà manco stasera.

- Sì, mamma, aveva risposto la poveretta con un groppo alla gola, e s'era alzata, e s'era messa a sparecchiare. La vecchia seguitava a guardarla con la sua aria intenerita. Finalmente s'appoggiò al desco con tutt'e due le mani, s'alzò, le si avvicinò, e:

- Sarà appostato per sorprender qualche bestia ne' seminati, le disse a mo' di consolazione. L'attirò a , la baciò in fronte, come soleva tutte le sere, prese un lumino, l'accostò alla lucerna, con mano tremante, l'accese, e gettato un altro sguardo alla nuora s'allontanò strascicando le ciabatte.

Serena finì di sparecchiare, s'aggirò ancora un pezzo per la camera, mettendo in assetto le sedie, tirando fuori il lucignolo della lucerna, fermandosi ad ascoltare ogni piccolo rumore che venisse dalla strada: poi prese i piatti accastellati, e andò in cucina a risciacquarli.

Tornò con la granata, spazzò la camera, e aperto uno sportellino della finestra senza cristalli, guardò fuori. Il paese dormiva nell'oscurità, sotto al cielo scintillante di stelle; di tempo in tempo risonava sul selciato, allontanandosi, un passo affrettato, si sentiva il grugnito d'un maiale che grufolava nelle immondizie, il chicchiriare dei galli che si rispondevano di porta in porta.

Era mezzanotte.

Serena stette così lungamente, bevendo l'aria fredda della notte, col cuore stretto da un'angoscia indefinita.

Un soffio gelato la tolse da quel torpore: il vento s'era messo a spirare da tramontana. Chiuse lo sportellino, spense il lume, il cui lucignolo faceva il fungo tristamente, ed entrò nella sua camera. S'udiva il russare sonoro della vecchia.

Era stanca, rifinita, e tremava dal freddo: s'avvolse in un vecchio scialle, sedè al capezzale del letto, dove con le manine in croce, con le guancette accese, con il respiro dolce tra le labbruzza semiaperte, dormiva il suo figlioletto, e si mise a piangere in silenzio.

L'indomani tutte le autorità del paese erano in moto: un contadino era venuto a dire che sotto alla Rupe Rossa c'era il cadavere d'un uomo. In piazza si formavano37 de' capannelli: tra un bisbigliare confuso, tra un sospettoso luccicar d'occhi dentro al cappuccio degli scappolari, si parlava dell'accaduto.

Era corsa voce che si trattasse d'una disgrazia, ma non ci credeva nessuno: conoscevano il luogo, ed era assai difficile che uno vi potesse precipitare a caso; compare Peppe non era uomo da buttarvisi apposta: non c'è alcun perchè del resto. Dunque l'avevano ammazzato, e poi l'avevano buttato di sotto: doveva essere un furbo matricolato quello che aveva fatto il colpo! Forse era stato un carbonaio a cui aveva dato delle nerbate; o Vito, a cui aveva fatto pagar le spese del danno fatto dal mulo nel campo di don Ciccio; o Brasi col quale s'eran barattate quattro parole un po' vive la domenica avanti. Insomma conchiudevan tutti che qualche cosa sotto ci doveva essere: non s'ammazza un uomo per niente. Lasciava in mezzo d'una strada un figlio, la moglie, la madre vecchia; quello era il vero guaio! in quanto a lui, se l'avevano ammazzato gli stava bene.... doveva avere qualche peso sulla coscienza.... vanno a finir sempre così gl'infami!

Nel Casino, i galantuomini parlavano pure della cosa, con certi visi contenti, come se avessero preso un terno.

Un malfattore di meno, susurravano sommessamente, per paura che non li avessero a sentire gli scappolari che passeggiavano in piazza, tutti birboni que' Sala!... Il padre era morto sul patibolo, e il fratello maggiore era in galera; gli altri due li aspettava la forca.

E facevano voti che si scoprisse il38 reo, e lo si mandasse in gattabuia, a vedere il sole a scacchi per sempre. Uno al giorno ne doveva succedere di quei casi! i lupi così si sarebbero divorati presto tra di loro, e il paese sarebbe finalmente purgato dalle cattive erbacce.

Intanto, con gran rumore di daghe e di giberne ballonzolanti, venivano al passo di corsa quattro carabinieri e il brigadiere, un omaccione baffuto, che pareva si volesse mangiare i cristiani, con gli occhi. Cessò il brusìo, i capannelli si sciolsero; quella gente si voltava a guardarli di traverso, sputando loro dietro, a voce sommessa, ogni sorta di parolaccie.

Anche nel Casino dei galantuomini si dicevano corna di que' poveri diavoli, sempre in moto, in fin de' conti, per tutelare le vite e gli averi dei cittadini, a rischio di prendersi una schioppettata! Guarda gli sbirri! correvano ora che c'era il morto: dovevano trovarsi a impedire il fatto piuttosto! ma amavano starsene colle mani sulla pancia, tutto il santo giorno, aspettando la sera, per andare a dormire in casa delle baldracche. Così si mangiavano a ufo il denaro del governo, il quale, poi, era il sangue che cavavano a tutti. Era per mantenere que' fannulloni che quei del parlamento ammontavano dazi sopra dazi, sicchè a' contribuenti non restava altro da fare che dar la loro roba al governo, riserbandosi un tanto al giorno per vivere. Ci voleva una rivoluzione, ci voleva, per fare una bella ripulita!

In quel mentre il brigadiere era andato a prendere il delegato, e il pretore, e s'erano avviati alla montagna, sotto alla Rupe Rossa. Trovarono Peppe giacente sconciamente tra sassi, tutto rotto ed insanguinato. Il povero Bellomo aveva la bocca storta, gli occhi appannati; pareva che guardasse di sottecchi con un sogghigno sinistro.

Oh! se l'avessero visto quelle ragazze che se lo mangiavano con gli occhi la domenica in chiesa, quando, sotto all'organo, si faceva vento col fazzoletto di seta rossa!

L'adagiarono sur una scala a pioli, che avevano portato apposta, e il triste gruppo si mise in cammino lentamente.

Fuori del paese aspettavano molti curiosi, imbaccucati ne' loro scappolari di bordiglione, che parevano tanti fantasmi neri. Anche era un brusìo, un ondulare di cappucci, un domandare, un rispondere, un allargare i commenti della mattina, un ricambiarsi l'istesse notizie, con un po' di frangia però, per il tempo che c'era passato sopra; mentre alcuni monelli si cacciavano tra' diversi gruppi, chiamandosi per nome, vociando e ridendo, come se si trattasse d'assistere a qualche spettacolo di fiera.

Un po' in disparte dagli altri, c'era un gruppo di facce patibolari: gran barba, coloriti smorti, o abbronzati, occhi irrequieti, che non si fermavano più d'un secondo in un viso, come se temessero che per quella via si leggesse loro nell'anima. Erano i pezzi grossi della mafia. Susurravano tra di loro, a frasi smozzicate, con certe mosse di bestie male addomesticate, con certi sorrisi, pallidi, guardando i curiosi che gli si avvicinavano troppo, di sbieco in modo da far paura. Tenevano il manico del mestolo della pentolaccia dei delitti del paese, e la sapevano lunga, benchè non ne facessero le viste.

- Oh, oh!... guarda compare Carluccio, esclamò un di loro, e gli altri si voltarono lentamente. Quello ne ha del fegato!

E si ricambiarono uno sguardo d'intelligenza.

Carluccio, chiuso nel suo scappolaro che non lasciava veder altro che gli stivaloni di vacchetta, la punta del naso, e il lampo de' suoi occhi grigi, s'avanzava mogio mogio, come se non fosse fatto suo.

- Salutiamo il su Carluccio, dissero a coro quei mafiosi.

- Salutiamo.

- Povero compare Peppe, eh!

Ma lui non ne voleva sentire a parlare, santo diavolo! non poteva ancora darsene pace; non comprendeva come mai potessero succedere certe cose! l'aveva visto nel bosco sull'imbrunire, sano e pieno di vita.... - Dove si va, compare Peppe? - Alla montagna, su Carluccio.

- C'è cosa? - Niente. Devo andare a parlare a un carbonaio.... Non ci voleva credere la mattina, quando gli avevano detto la cosa.

Intanto i carabinieri e i soldati, seguiti dal delegato e dal pretore, venivan su per l'erta: fra le divise si vedeva la scala con sopra la massa inerte del morto. S'affollarono tutti, rizzandosi sulla punta dei piedi, per veder meglio.

In quel mentre s'udirono delle strida che fecero voltare i curiosi, e poco dopo, da una via, sboccarono la moglie e la vecchia madre di Peppe, e parenti e vicini, i quali cercavano di calmarle.

Serena, senza scialle, con i capelli stracciati, con il volto chiazzato di lividure, per i pugni che vi si era dato, e vi si dava di continuo, con la disperazione negli occhi impietrati, veniva avanti, esclamando a scatti, con voce che non aveva più nulla dell'umano:

- Figlio!... figlio!... - Poi urlava come una fiera. - Dov'èee!... Dov'èee!... lasciatemi passare!

- Figlio mio Peppe.... figlio mio Peppe.... veniva piangendo dietro la povera vecchia, con una nenia straziante. Era anch'essa in capelli, pallida, e di tratto in tratto batteva le mani aggrinzate palma a palma.

E quella gente, che aspettava il morto, con una curiosità priva di commozione affatto, a quella vista non resse. Furono attorno alle due donne, cercarono di calmarle, di farle tornare indietro: qualcuno piangeva.

- Lasciatemi andare!... urlava la povera Serena, lasciatemi andare!...

E aveva un piglio terribile.

Risonò uno strido straziante, uno di quegli stridi che sogliono cacciare le anime veramente disperate. Allo svolto della via, l'infelice aveva visto in confuso tra le divise, la scala con sopra la massa inerte del cadavere del marito.

- Peppe!... oh, Peppe!... urlò strappandosi i capelli: e con quella forza sovrumana che da il dolore, rovesciando quelli che cercavano di tenerla, corse a buttarsi sul morto.

La povera vecchia, sostenuta da due donne, guardava quello spettacolo, tremante, con gli occhi invetrati, mettendo di tratto in tratto dei rantoli che stringevano il cuore.

 

 

VIII.

 

Dalla sezione cadaverica, che si fece l'istesso giorno nella sagrestia di S. Giuseppe, risultò che Peppe non aveva ferite d'armi bianche, da fuoco, il suo fucile s'era trovato carico, proprio all'orlo del precipizio, trattenuto da un cespuglio. Nessun indizio che mettesse la giustizia nella buona via; tutto faceva credere ch'egli fosse precipitato per un fatale accidente. Le autorità ne fecero rapporto ai superiori.

Trascorse un mese: all'accaduto non ci pensava più nessuno.

- To', carogna rognosa.... to'.... Santissimo diavolo, t'ammazzo se ti vedo un'altra volta con le capre nella Riserba!

Così il su Carluccio, con un nerbo in mano, tempestava di colpi un povero capraio giacente in terra.

- Ahi!... c'erano entrate appena, su Carluccio.... Ahi! m'ammazzate! urlava il poveretto, mettendo avanti un braccio per difendersi la faccia, e chiudendo gli occhi a ogni nerbata.

- To'.... to', assassino! seguitava il su Carluccio, con gli occhi iniettati di sangue, e con la schiuma alla bocca.

- Ahi!... Ahi!... mamma mia!...

- To'.... to'.... E zombava, e zombava, senza stancarsi.

- Sono morto.... balbettò il capraio, e restò inerte.

Egli s'allontanò bestemmiando, e voltandosi spesso a urlar minacce ed ingiurie al giacente.

Ma l'istessa sera il capraio, con la testa fasciata, tutto livido e pesto, si portò all'Uliveto come meglio potè, e domandò del su Menico, il fratello campiere di Peppe.

- M'hanno detto che tu cerchi di me.

- Gnor sì, su Menico.

- Che vuoi?

- Devo parlarvi.

- Sbrigati.

- .... Qui no.

- Oh! oh!.... è importante quello che devi dirmi?

- Importantissimo.

- Ma tu che hai che sei tutto fasciato?

- Son caduto, mentre inseguivo una capra nelle balze del Pero.

- Vieni dunque.

E lo condusse poco lontano dalla casa, sotto un ulivo saracinesco.

- Ora puoi parlare.

- Giurate, prima di tutto, che non mi nominerete mai.... qualunque cosa succeda.

Quello lo guardò fisso e a lungo.

- Da picciotto d'onore, disse poi portando la mano al petto.

- .... V'hanno detto.... che vostro fratello Peppe è caduto per caso dalla Rupe Rossa....

- Sì, rispose il su Menico, aggrottando le sopracciglia.

- Ebbene.... non è andata così liscia la cosa.

- Che dici!

- La verità.

- L'ammazzarono dunque! esclamò, fattosi verde come l'aglio.

- Gnor sì.

- .... E.... chi fu?...

- Il su Carluccio.

E gli raccontò quel che aveva veduto.

Il su Menico portò la mano destra alla bocca, e si attaccò un morso in un dito.

 

 

IX.

 

Uno splendido sole di marzo illuminava la campagna: tirava una brezzolina pungente. Il su Cicco, dondolandosi sulla sua robusta cavalla baia, faceva la solita girata per il bosco.

Si sentì un colpo.

- M'ammazzaru!... gridò il campiere, e cadde da cavallo.

Ma col pallore della morte nel viso, si sollevò sopra un braccio, e arrivò anche a cavar fuori la pistola dalla tasca del giubbone: ma in quella si sentì un secondo colpo, e una palla venne a bucargli l'osso frontale.

La domenica dopo, verso ventitrè ore, il su Menico passeggiava, con un suo cognato, nella piazza d'Altavilla, tra un mondo di gente.

Un uomo armato s'affacciò alla cantonata d'un vicolo, spianò lo schioppo, e fece fuoco due volte: il su Menico e il cognato stramazzarono senza manco poter dire, Gesù aiutatemi!

Nessuno si mosse ad arrestare il feroce omicida, che, di buon passo, senza punto affrettarsi, imboccò un vicoletto vicino, e scomparve.

Era il su Carluccio. A pochi passi dal paese l'aspettava un contadino con la cavalla, vi saltò sopra, e via di galoppo.

In quel tempo Valvo e Cicero, o che avessero dato fondo alle venticinque mila lire pagate loro prima di imbarcarsi, e si vedessero alle strette; o che rimpiangessero la vita d'ozio e di violenze, che avevano menato per tanti anni e con tanta fortuna; o che la mafia, per mezzo d'amici di , avesse fatto pratiche insistenti per aver di nuovo nelle campagne ausiliari così potenti; o per tutte queste cose insieme; erano ritornati dall'America, e battevano nei contorni di Termini. Il su Carluccio andò a trovarli, e fu accolto proprio a braccia aperte.

 

 

 





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33 Nell'originale "possedevono". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



34 Nell'originale "le le". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



35 Non c'è più amici: nome che i mafiosi soglion dare al loro cane, e il perchè è chiaro.



36 Nell'originale "scomparso". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



37 Nell'originale "forvavano". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



38 Nell'originale "li". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



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