Finito
di desinare, il signor Pippo Ferretti, il ricco industriale, come di
solito, fece la sua toeletta della sera, e prima di uscire salutò
la sorella e baciò in fronte la figliuola, che lo accompagnò
fino all'ingresso della portineria; un amore di casetta svizzera.
«Non
ti annoi troppo a restar qui con la zia? - le chiese il babbo.
Era
la domanda che egli le faceva ogni sera, quasi a sgravio della
propria coscienza, certo di sentirsi rispondere di no, certissimo
della bugia generosa che era in quel no. Ma tranquillava la propria
coscienza e scusava sè stesso, dicendosi, che dopo una
giornata di lavoro, un uomo ha pur diritto a qualche ora di svago, a
un po' di libertà, al soddisfacimento di qualche desiderio; e
poi riposava nella convinzione, che sua figlia sarebbe stata incapace
di imporre a lui un sacrificio; che anzi un sacrificio suo non
l'avrebbe voluto a nessun costo, che le avrebbe guastato ogni piacere
solo il supporto. Del resto, qualche volta, egli la conduceva a
teatro insieme con la zia, la sua figliuola; in casa si ricevevano
spesso gli amici la sera, e non di rado si davano serate e
trattenimenti.
«Non
ti annoi troppo a restar sola con la zia? - ripetè ancora
quella sera il signor Pippo.
Lucia
gli rispose come di solito, sorridendo e aggiustandogli
nell'occhiello del soprabito chiaro, la cardenia profumata.
«Sei
un papà ancora giovine e bello!.. bada! - gli disse
minacciandolo con la manina.
Egli
rise ringalluzzito, e arrossendo lievemente; baciò un'altra
volta la figliuola e uscì.
Il
signor Pippo Ferretti era davvero un bell'uomo; di media statura, ben
piantato, con i baffi tutt'ora biondi e i capelli appena brizzolati
su le tempia, portava su 'l volto dai lineamenti regolari,
l'espressione dell'uomo soddisfatto di sè.
Lucia
amava e stimava il suo papà; l'uomo che aveva voluto ed era
riuscito; il povero figliuolo d'un barcaiuolo del lago di Como, che,
a forza di stenti, era riuscito a studiare, a metter su fabbrica, a
farsi brillante strada nella vita!... Una cosa però la urtava
in lui; ed era la smania dello sfoggio, della pompa, che la povera
mamma, figlia d'un avvocato con pochi mezzi, gli aveva parecchie
volte rimproverato; lei, che amava la vita semplice, intima; che
riponeva ogni felicità nell'affetto, nella famiglia. Oh come
Lucia la ricordava la sua povera mamma, che le era morta quando ella
non era ancora entrata ne' dieci anni... Una signora piuttosto
piccola, bruna, dal soave sorriso; Adele, diceva di lei che era una
santa; e Bortolo il vecchio servitore, che l'aveva vista nascere e
l'aveva seguita sposa nella nuova casa, non ne poteva parlare senza
che le lagrime gli inumidissero gli occhi.
La
sua povera mamma era contraria a l'idea di quel villino civettuolo e
costoso; ella abborriva da tutto ciò che potesse attirare
l'attenzione; era una aristocratica del sentimento.
E
in quel villino ove era venuta a malincuore, era poi morta dopo soli
due anni, povera cara!.. E ora giaceva seppellita nel cimitero del
villaggio ove era nata e cresciuta, lungo la spiaggia Ligure. Era
morta in piena coscienza di sè, rassegnata, tranquilla, dopo
che Lena, la figliuola d'una sua amica d'infanzia, era accorsa al suo
appello promettendole che avrebbe fatto da madre a la sua piccola
Lucia.
«Ah
Lena!... hai mancato a la tua promessa, per orgoglio! - mormorò
a l'aria fosca della sera la fanciulla, che dopo la partenza del
padre, si era fermata in giardino, ritta contro il muriciuolo, le
dita intrecciate nell'inferriata del cancello, lo sguardo vagante.
Poteva
star lì finchè voleva. La zia, dopo pranzo, appisolava
per un'ora e più; e non c'era sugo stare a vederla ciondolare
il capo e lasciarlo piombare su 'l petto con un russare faticoso di
persona ben rimpinza di cibi succolenti. No; non c'era sugo.
Era
meglio star lì a respirare una boccata d'aria, a veder passare
ogni tanto qualche persona, a conversare con Wise.
«Non
è vero Wise? che è meglio star qui con te, che mi
capisci e mi vuoi bene?... Buon Wise!...
Bravo
Wise!
«Bub!
bub!
Il
cane rispondeva abbaiando, scodinzolando, lambendo la mano della
padroncina, dell'amica. Le si strofinava intorno quasi a farle
intendere che le voleva bene davvero; oh quanto!
«Wise!
buon Wise!... tu mi vuoi bene, lo so! e te ne voglio anch'io, sai,
molto!... È così difficile essere voluti bene
davvero!... così difficile!... così difficile!
«Bub!
bub!
L'abbaiare
finiva in un guaito, quasi in un gemito. Si sarebbe detto che la
bestia fedele e intelligente leggesse nel cuore della fanciulla.
L'aria
si andava raffittendo. I fiori della robinia mandavano effluvi
dolcissimi; si sentiva, a distanza, il brusio della città;
ogni tanto il tram elettrico, correndo veloce su le rotaie, passava
rapido dinanzi a la cancellata del giardino.
Lucia
s'era messa a sedere su lo sporto del muricciuolo e pensava a testa
china. Che cosa importava a lei d'essere ricca, figlia unica, quasi
un'ereditiera?.. Suo padre le era tolto, dagli affari lungo la
giornata, la sera, dagli svaghi; in casa non ci aveva che la zia, una
buona donna irta di pregiudizi, che non destava in lei nè
poteva sentire nessuna simpatia per lei. Lena l'aveva lasciata. Chi
le voleva bene davvero, erano, Bortolo, Adele e Wise. Del resto
nessuno le era affezionato.
Ella
non credeva per certo alle dichiarazioni dei vagheggini!... Era
troppo ricca per lasciarsi andare
a prestar fede a dei giovinotti che le volevano far intendere di
amarla, lei, proprio, lei!
«Wise!
povero Wise! - esclamò, in uno slancio di riconoscenza per la
buona bestia che l'amava per sé stessa.
Ma
Wise rispose, dal lato opposto del giardino, con un guaito, senza
accorrere.
Lucia,
insospettita, aguzzò gli occhi, si alzò e vide, fermo
davanti al cane, al di là del cancello, l'alta figura
dell'ingegnere Del Pozzo.
«Wise!
- chiamò ancora la fanciulla.
L'ingegnere
si mosse; una voce suonò nell'aria sommessamente:
«Buona
sera, signorina!
«Buona
sera! - rispose Lucia, quasi suo malgrado. E stette in ascolto finchè
i passi dell'ingegnere si perdettero in distanza, dalla parte della
fabbrica.
«Come
mai il signor Conte Anton Mario Del Pozzo passeggia a quest'ora da
queste parti e perchè è andato verso la fabbrica, che
deve essere chiusa?
Entrò
nel salotto, che la zia, finito di appisolare, già conversava
con le sorelle Zolli, venute da un poco.
Salutò;
passò subito nel salottino attiguo, si mise al piano
sfogliando un album di musica classica.
Suonava
sotto voce, interpretando la musica secondo la disposizione d'animo
del momento, cercando e trovando una muta simpatia fra sè
stessa e il suono.
Finì
per dare un'espressione melanconica, a un pensiero brioso; e
l'originalità della cosa, le diede impressioni strane; come
d'un fiore divelto prima della fioritura; come d'un insetto alato
morente nell'acqua in piena gioia di sole; come di gorgheggio
d'uccello violentemente troncato da sparo crudele.
«Lucia!..
ci appresti il thè? - chiese la zia ad un tratto.
Lucia
lasciò il piano, chiuse l'album, ritornò in salotto.
Apprestò
il thè al piccolo tavolo; offerse chicche, biscotti, liquori,
crema, vini; recò le tazze fumanti e profumate alle tre
signore; stette a vederle sorbire la delicata bevanda, gustare le
leccornie; e invidiò loro il volgare piacere.
«Poter
godere delle piccole, sciocche cose! - andava pensando - piacersi
delle ghiottonerie! occuparsi e divertirsi di insulsaggini!... Beato
chi è fatto così, e non si affanna a correr dietro a un
ideale, che fugge e fugge lusingando e attraendo con una fiamma
bugiarda; fuoco fatuo.
A
un punto entrò Bortolo con il viso smorto. Pregava la
signorina che gli desse qualche cosa di spiritoso per un povero
fanciullo operaio che s'era fatto male a la fabbrica quel giorno
stesso e che, dopo la medicazione del chirurgo, peggiorava a vista.
«Papà
sapeva? - chiese con ansia Lucia togliendo dall'armadio una bottiglia
di cognac e consegnandola a Bortolo, che accennò di sì
con il capo.
«E
anche tu, zia? - chiese la fanciulla.
Dio
buono!... Certo che la zia sapeva. Ma non c'era ragione di affannarsi
a quel modo; disgrazie ne capitano ogni giorno; e, si sa... a chi la
tocca la tocca!
La
zia parlava non smettendo di mangiare e offrendo chicche alle amiche,
che si rimpinzavano.
Come
si poteva ingollar leccornie a quel modo, quando lì, a pochi
passi di distanza, un poverino, lavorando nella fabbrica che dava la
ricchezza a la casa, soffriva forse acerbamente, forse anche lottava
con la morte?
Come
mai aveva potuto, il suo papà, che sapeva che per certo aveva
veduto, fare come di solito la sua elegante toeletta, scherzare con
lei, uscire per lo svago d'ogni sera, forse dimenticare il triste
caso in un salotto allegro o fra amici gaudenti?
Un'ambascia,
fatta di pietà per il poverino malato e di disgusto per
l'indifferenza del padre, della zia, e di quelle insipide zitellone,
gonfiò il cuore della povera fanciulla.
«Vado
con Bortolo - finì per dire - voglio vedere anch'io!
E
si incamminò, non badando alle rimostranze della zia, che
trovava eccessivo quello zelo caritatevole, che temeva un'emozione
troppo violenta per la nipote, in quell'ora di dopo pranzo; che si
doleva di non poterla accompagnare, perchè troppo sensibile,
incapace di sostenere la vista d'un sofferente.
«Bene,
bene! fece Lucia - non darti pensiero per
me; vado con Bortolo.
E
uscì così com'era; a capo scoperto. Per andare a la
fabbrica non c'era che da attraversare il giardino, che dava, in un
cortiletto di comunicazione interna fra la casa e l'ufficina.
«S'è
fatto male assai? - chiese, camminando frettolosa, al servitore.
«Assai!
- rispose questi. - È difficile che se la cavi!... povero
fanciullo!
Al
buon uomo, tremava il pianto in gola, parlando.
Il
malato giaceva in una camera presso la portineria, nel letto sempre
pronto ad accogliere chi si fosse fatto male, che non era cosa
straordinaria, o chi fosse assalito da improvvisa sofferenza.
Giaceva
supino sui guanciali candidi, la testa bruna abbandonata, gli occhi
semichiusi, il respiro affannoso; su la rimboccatura, le povere mani
nere di polvere di carbone, stavano inerti. Insieme con il respiro
ansimante, dal petto del poverino usciva un lamento continuo che
straziava.
La
fiammella del gaz abbassata, spandeva una luce smorta, rischiarando
l'agonizzante con riflessi foschi, strani, paurosi.
Bortolo
porse la bottiglia a un vecchio signore ritto a fianco del letto. Un
altro signore si staccò dal fondo della camera e porse a
questi un cucchiaio. Bisognava sollevare un poco il capo al poverino
per fargli inghiottire qualche sorso.
Lucia
si fece innanzi, tutta pallida ma senza tremiti, passò un
braccio sotto al guanciale e lo alzò delicatamente; il povero
fanciullo gemette più forte. Il cognac fu inghiottito a
fatica. Lucia riabbassò il guanciale, su cui il malato girò
lentamente il capo posandolo su una guancia; cessò il gemito,
parve assopito. Parve morto a la fanciulla, che si rizzò presa
da subito, invincibile sgomento e levò lo sguardo spaurito in
cerca di conforto. Si incontrò in due occhi chiari, che la
fissavano con intensità melanconica.
«Morto?...
- chiesero le labbra della fanciulla, senza mettere suono.
No;
gli occhi chiari risposero negativamente. Ma in quel no erano il
dolore, quasi il rammarico. Così fosse!... dicevano quegli
occhi. La morte sola può togliere il disgraziato a lo spasimo.
Un
fremito corse nei sangue di Lucia. Si inginocchiò di fianco al
letto, chinò le labbra su la manica nera del morente. Quale
tenerezza di pianto, quale religioso rispetto le inspirava, quella
disgraziata vittima del lavoro!... Perchè succedono quei casi
dolorosi?... Perchè non si era ancora trovata la maniera di
farli evitare, di impedirli?... Perchè Iddio permetteva che
accadessero?...
Il
sentimento di superba investigazione fu tosto soffocato nella
preghiera.
«Signore!...
fate che cessi di soffrire! - sospirò in un singhiozzo
represso.
«Signore!
chiamatelo in Paradiso con voi!
Levò
il capo, colpita da un improvviso lamento, lungo, spasmodico; scattò
ritta.
Il
malato in un supremo sforzo, si era tirato su a sedere su 'l letto, e
guardava nel vuoto con gli occhi sbarrati, vitrei. Aperse le braccia
come se le stendesse a qualcuno e mormorò il nome di Teresa.
Poi si lasciò andare su 'l guanciale, supino, la bocca aperta,
inanimato.
Lucia
si sentì vacillare; le girava la testa; nel cervello sentiva
un ronzio doloroso; non scerneva più le persone; più
non si raccapezzava.
Qualcuno
le offerse il braccio, la strascinò via, le fece sorseggiare
del cognac.
Sentì
salire un groppo a la gola e scoppiò in pianto.
«Coraggio!
- le sussurrò presso una voce commossa e carezzevole. - Iddio
ha voluto così; non si può andar contro a' suoi voleri!
Chi
le parlava?... chi era con lei e la guidava a casa attraversando il
cortile?
Levò
gli occhi su 'l volto pallido del suo compagno; l'ingegnere Del
Pozzo.
Ah!
egli non l'aveva lasciato il povero fanciullo che s'era fatto male a
la fabbrica!... Non era fuggito dal povero moribondo!... Non era
andato a distrarsi dopo la giornata di lavoro!... Non aveva avuto
riguardi per la propria sensibilità!...
Avevano
attraversato il cortile; erano entrati in giardino. Ai piedi della
scalea, che dava su la porta d'entrata del villino, Lucia si arrestò;
porse tutte due le mani a l'ingegnere e gli disse in un soffio:
«Grazie!»
«Coraggio!
- le ripetè lui, stringendole le mani.
Che
espressione soave, che espressione pietosa avevano in quel momento,
quegli occhi chiari!.. Oh sì sì!.. essi dovevano
possedere un fascino; ma era un fascino buono, che comanda carità,
che chiede il bene!
«Grazie!
- tornò a dirgli Lucia mentre egli ritoccava il cappello in
segno di saluto. E soggiunse: «Si informi della famiglia di
quel poverino, e, me ne sappia dire qualche cosa!..
A
sommo della scala si rivolse: «Torna là? - chiese
subitamente.
«Sì!
- rispose l'ingegnere avviandosi.
In
salotto, la zia e le sorelle Zolli giuocavano a scopa.
«E
così? - chiesero in coro senza smettere il giuoco.
«È
morto! - rispose cupamente Lucia.
«Ha
finito di penare! - disse la zia buttando una carta.
«È
al riparo dai pericoli! - fece la signora Aurora.
«Dio
lo accolga! - esclamò la signora Rosetta.
«Scopa!
Zia
Marta, con moto rapido, raccolse le carte vincitrici con un sorriso
di soddisfazione e segnò il punto.
«Io
vado a letto! - disse Lucia uscendo - Felice notte!
«Felice
notte! - risposero tutte tre insieme le giuocatrici!
«Scopa!
La
signora Marta era fortunata quella sera.
Lucia
l'udì annunciare ancora due volte la vincita, mentre ella
saliva lo scalone per ritirarsi in camera con le sue emozioni, i suoi
sentimenti.
*
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