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Anna Vertua Gentile
Il romanzo d'una signorina per bene

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Finito di desinare, il signor Pippo Ferretti, il ricco industriale, come di solito, fece la sua toeletta della sera, e prima di uscire salutò la sorella e baciò in fronte la figliuola, che lo accompagnò fino all'ingresso della portineria; un amore di casetta svizzera.

«Non ti annoi troppo a restar qui con la zia? - le chiese il babbo.

Era la domanda che egli le faceva ogni sera, quasi a sgravio della propria coscienza, certo di sentirsi rispondere di no, certissimo della bugia generosa che era in quel no. Ma tranquillava la propria coscienza e scusava stesso, dicendosi, che dopo una giornata di lavoro, un uomo ha pur diritto a qualche ora di svago, a un po' di libertà, al soddisfacimento di qualche desiderio; e poi riposava nella convinzione, che sua figlia sarebbe stata incapace di imporre a lui un sacrificio; che anzi un sacrificio suo non l'avrebbe voluto a nessun costo, che le avrebbe guastato ogni piacere solo il supporto. Del resto, qualche volta, egli la conduceva a teatro insieme con la zia, la sua figliuola; in casa si ricevevano spesso gli amici la sera, e non di rado si davano serate e trattenimenti.

«Non ti annoi troppo a restar sola con la zia? - ripetè ancora quella sera il signor Pippo.

Lucia gli rispose come di solito, sorridendo e aggiustandogli nell'occhiello del soprabito chiaro, la cardenia profumata.

«Sei un papà ancora giovine e bello!.. bada! - gli disse minacciandolo con la manina.

Egli rise ringalluzzito, e arrossendo lievemente; baciò un'altra volta la figliuola e uscì.

Il signor Pippo Ferretti era davvero un bell'uomo; di media statura, ben piantato, con i baffi tutt'ora biondi e i capelli appena brizzolati su le tempia, portava su 'l volto dai lineamenti regolari, l'espressione dell'uomo soddisfatto di .

Lucia amava e stimava il suo papà; l'uomo che aveva voluto ed era riuscito; il povero figliuolo d'un barcaiuolo del lago di Como, che, a forza di stenti, era riuscito a studiare, a metter su fabbrica, a farsi brillante strada nella vita!... Una cosa però la urtava in lui; ed era la smania dello sfoggio, della pompa, che la povera mamma, figlia d'un avvocato con pochi mezzi, gli aveva parecchie volte rimproverato; lei, che amava la vita semplice, intima; che riponeva ogni felicità nell'affetto, nella famiglia. Oh come Lucia la ricordava la sua povera mamma, che le era morta quando ella non era ancora entrata ne' dieci anni... Una signora piuttosto piccola, bruna, dal soave sorriso; Adele, diceva di lei che era una santa; e Bortolo il vecchio servitore, che l'aveva vista nascere e l'aveva seguita sposa nella nuova casa, non ne poteva parlare senza che le lagrime gli inumidissero gli occhi.

La sua povera mamma era contraria a l'idea di quel villino civettuolo e costoso; ella abborriva da tutto ciò che potesse attirare l'attenzione; era una aristocratica del sentimento.

E in quel villino ove era venuta a malincuore, era poi morta dopo soli due anni, povera cara!.. E ora giaceva seppellita nel cimitero del villaggio ove era nata e cresciuta, lungo la spiaggia Ligure. Era morta in piena coscienza di , rassegnata, tranquilla, dopo che Lena, la figliuola d'una sua amica d'infanzia, era accorsa al suo appello promettendole che avrebbe fatto da madre a la sua piccola Lucia.

«Ah Lena!... hai mancato a la tua promessa, per orgoglio! - mormorò a l'aria fosca della sera la fanciulla, che dopo la partenza del padre, si era fermata in giardino, ritta contro il muriciuolo, le dita intrecciate nell'inferriata del cancello, lo sguardo vagante.

Poteva star finchè voleva. La zia, dopo pranzo, appisolava per un'ora e più; e non c'era sugo stare a vederla ciondolare il capo e lasciarlo piombare su 'l petto con un russare faticoso di persona ben rimpinza di cibi succolenti. No; non c'era sugo.

Era meglio star a respirare una boccata d'aria, a veder passare ogni tanto qualche persona, a conversare con Wise.

«Non è vero Wise? che è meglio star qui con te, che mi capisci e mi vuoi bene?... Buon Wise!...

Bravo Wise!

«Bub! bub!

Il cane rispondeva abbaiando, scodinzolando, lambendo la mano della padroncina, dell'amica. Le si strofinava intorno quasi a farle intendere che le voleva bene davvero; oh quanto!

«Wise! buon Wise!... tu mi vuoi bene, lo so! e te ne voglio anch'io, sai, molto!... È così difficile essere voluti bene davvero!... così difficile!... così difficile!

«Bub! bub!

L'abbaiare finiva in un guaito, quasi in un gemito. Si sarebbe detto che la bestia fedele e intelligente leggesse nel cuore della fanciulla.

L'aria si andava raffittendo. I fiori della robinia mandavano effluvi dolcissimi; si sentiva, a distanza, il brusio della città; ogni tanto il tram elettrico, correndo veloce su le rotaie, passava rapido dinanzi a la cancellata del giardino.

Lucia s'era messa a sedere su lo sporto del muricciuolo e pensava a testa china. Che cosa importava a lei d'essere ricca, figlia unica, quasi un'ereditiera?.. Suo padre le era tolto, dagli affari lungo la giornata, la sera, dagli svaghi; in casa non ci aveva che la zia, una buona donna irta di pregiudizi, che non destava in lei poteva sentire nessuna simpatia per lei. Lena l'aveva lasciata. Chi le voleva bene davvero, erano, Bortolo, Adele e Wise. Del resto nessuno le era affezionato.

Ella non credeva per certo alle dichiarazioni dei vagheggini!... Era troppo ricca per lasciarsi andare a prestar fede a dei giovinotti che le volevano far intendere di amarla, lei, proprio, lei!

«Wise! povero Wise! - esclamò, in uno slancio di riconoscenza per la buona bestia che l'amava per sé stessa.

Ma Wise rispose, dal lato opposto del giardino, con un guaito, senza accorrere.

Lucia, insospettita, aguzzò gli occhi, si alzò e vide, fermo davanti al cane, al di del cancello, l'alta figura dell'ingegnere Del Pozzo.

«Wise! - chiamò ancora la fanciulla.

L'ingegnere si mosse; una voce suonò nell'aria sommessamente:

«Buona sera, signorina!

«Buona sera! - rispose Lucia, quasi suo malgrado. E stette in ascolto finchè i passi dell'ingegnere si perdettero in distanza, dalla parte della fabbrica.

«Come mai il signor Conte Anton Mario Del Pozzo passeggia a quest'ora da queste parti e perchè è andato verso la fabbrica, che deve essere chiusa?

Entrò nel salotto, che la zia, finito di appisolare, già conversava con le sorelle Zolli, venute da un poco.

Salutò; passò subito nel salottino attiguo, si mise al piano sfogliando un album di musica classica.

Suonava sotto voce, interpretando la musica secondo la disposizione d'animo del momento, cercando e trovando una muta simpatia fra stessa e il suono.

Finì per dare un'espressione melanconica, a un pensiero brioso; e l'originalità della cosa, le diede impressioni strane; come d'un fiore divelto prima della fioritura; come d'un insetto alato morente nell'acqua in piena gioia di sole; come di gorgheggio d'uccello violentemente troncato da sparo crudele.

«Lucia!.. ci appresti il thè? - chiese la zia ad un tratto.

Lucia lasciò il piano, chiuse l'album, ritornò in salotto.

Apprestò il thè al piccolo tavolo; offerse chicche, biscotti, liquori, crema, vini; recò le tazze fumanti e profumate alle tre signore; stette a vederle sorbire la delicata bevanda, gustare le leccornie; e invidiò loro il volgare piacere.

«Poter godere delle piccole, sciocche cose! - andava pensando - piacersi delle ghiottonerie! occuparsi e divertirsi di insulsaggini!... Beato chi è fatto così, e non si affanna a correr dietro a un ideale, che fugge e fugge lusingando e attraendo con una fiamma bugiarda; fuoco fatuo.

A un punto entrò Bortolo con il viso smorto. Pregava la signorina che gli desse qualche cosa di spiritoso per un povero fanciullo operaio che s'era fatto male a la fabbrica quel giorno stesso e che, dopo la medicazione del chirurgo, peggiorava a vista.

«Papà sapeva? - chiese con ansia Lucia togliendo dall'armadio una bottiglia di cognac e consegnandola a Bortolo, che accennò di sì con il capo.

«E anche tu, zia? - chiese la fanciulla.

Dio buono!... Certo che la zia sapeva. Ma non c'era ragione di affannarsi a quel modo; disgrazie ne capitano ogni giorno; e, si sa... a chi la tocca la tocca!

La zia parlava non smettendo di mangiare e offrendo chicche alle amiche, che si rimpinzavano.

Come si poteva ingollar leccornie a quel modo, quando , a pochi passi di distanza, un poverino, lavorando nella fabbrica che dava la ricchezza a la casa, soffriva forse acerbamente, forse anche lottava con la morte?

Come mai aveva potuto, il suo papà, che sapeva che per certo aveva veduto, fare come di solito la sua elegante toeletta, scherzare con lei, uscire per lo svago d'ogni sera, forse dimenticare il triste caso in un salotto allegro o fra amici gaudenti?

Un'ambascia, fatta di pietà per il poverino malato e di disgusto per l'indifferenza del padre, della zia, e di quelle insipide zitellone, gonfiò il cuore della povera fanciulla.

«Vado con Bortolo - finì per dire - voglio vedere anch'io!

E si incamminò, non badando alle rimostranze della zia, che trovava eccessivo quello zelo caritatevole, che temeva un'emozione troppo violenta per la nipote, in quell'ora di dopo pranzo; che si doleva di non poterla accompagnare, perchè troppo sensibile, incapace di sostenere la vista d'un sofferente.

«Bene, bene! fece Lucia - non darti pensiero per me; vado con Bortolo.

E uscì così com'era; a capo scoperto. Per andare a la fabbrica non c'era che da attraversare il giardino, che dava, in un cortiletto di comunicazione interna fra la casa e l'ufficina.

«S'è fatto male assai? - chiese, camminando frettolosa, al servitore.

«Assai! - rispose questi. - È difficile che se la cavi!... povero fanciullo!

Al buon uomo, tremava il pianto in gola, parlando.

Il malato giaceva in una camera presso la portineria, nel letto sempre pronto ad accogliere chi si fosse fatto male, che non era cosa straordinaria, o chi fosse assalito da improvvisa sofferenza.

Giaceva supino sui guanciali candidi, la testa bruna abbandonata, gli occhi semichiusi, il respiro affannoso; su la rimboccatura, le povere mani nere di polvere di carbone, stavano inerti. Insieme con il respiro ansimante, dal petto del poverino usciva un lamento continuo che straziava.

La fiammella del gaz abbassata, spandeva una luce smorta, rischiarando l'agonizzante con riflessi foschi, strani, paurosi.

Bortolo porse la bottiglia a un vecchio signore ritto a fianco del letto. Un altro signore si staccò dal fondo della camera e porse a questi un cucchiaio. Bisognava sollevare un poco il capo al poverino per fargli inghiottire qualche sorso.

Lucia si fece innanzi, tutta pallida ma senza tremiti, passò un braccio sotto al guanciale e lo alzò delicatamente; il povero fanciullo gemette più forte. Il cognac fu inghiottito a fatica. Lucia riabbassò il guanciale, su cui il malato girò lentamente il capo posandolo su una guancia; cessò il gemito, parve assopito. Parve morto a la fanciulla, che si rizzò presa da subito, invincibile sgomento e levò lo sguardo spaurito in cerca di conforto. Si incontrò in due occhi chiari, che la fissavano con intensità melanconica.

«Morto?... - chiesero le labbra della fanciulla, senza mettere suono.

No; gli occhi chiari risposero negativamente. Ma in quel no erano il dolore, quasi il rammarico. Così fosse!... dicevano quegli occhi. La morte sola può togliere il disgraziato a lo spasimo.

Un fremito corse nei sangue di Lucia. Si inginocchiò di fianco al letto, chinò le labbra su la manica nera del morente. Quale tenerezza di pianto, quale religioso rispetto le inspirava, quella disgraziata vittima del lavoro!... Perchè succedono quei casi dolorosi?... Perchè non si era ancora trovata la maniera di farli evitare, di impedirli?... Perchè Iddio permetteva che accadessero?...

Il sentimento di superba investigazione fu tosto soffocato nella preghiera.

«Signore!... fate che cessi di soffrire! - sospirò in un singhiozzo represso.

«Signore! chiamatelo in Paradiso con voi!

Levò il capo, colpita da un improvviso lamento, lungo, spasmodico; scattò ritta.

Il malato in un supremo sforzo, si era tirato su a sedere su 'l letto, e guardava nel vuoto con gli occhi sbarrati, vitrei. Aperse le braccia come se le stendesse a qualcuno e mormorò il nome di Teresa. Poi si lasciò andare su 'l guanciale, supino, la bocca aperta, inanimato.

Lucia si sentì vacillare; le girava la testa; nel cervello sentiva un ronzio doloroso; non scerneva più le persone; più non si raccapezzava.

Qualcuno le offerse il braccio, la strascinò via, le fece sorseggiare del cognac.

Sentì salire un groppo a la gola e scoppiò in pianto.

«Coraggio! - le sussurrò presso una voce commossa e carezzevole. - Iddio ha voluto così; non si può andar contro a' suoi voleri!

Chi le parlava?... chi era con lei e la guidava a casa attraversando il cortile?

Levò gli occhi su 'l volto pallido del suo compagno; l'ingegnere Del Pozzo.

Ah! egli non l'aveva lasciato il povero fanciullo che s'era fatto male a la fabbrica!... Non era fuggito dal povero moribondo!... Non era andato a distrarsi dopo la giornata di lavoro!... Non aveva avuto riguardi per la propria sensibilità!...

Avevano attraversato il cortile; erano entrati in giardino. Ai piedi della scalea, che dava su la porta d'entrata del villino, Lucia si arrestò; porse tutte due le mani a l'ingegnere e gli disse in un soffio: «Grazie

«Coraggio! - le ripetè lui, stringendole le mani.

Che espressione soave, che espressione pietosa avevano in quel momento, quegli occhi chiari!.. Oh sì sì!.. essi dovevano possedere un fascino; ma era un fascino buono, che comanda carità, che chiede il bene!

«Grazie! - tornò a dirgli Lucia mentre egli ritoccava il cappello in segno di saluto. E soggiunse: «Si informi della famiglia di quel poverino, e, me ne sappia dire qualche cosa!..

A sommo della scala si rivolse: «Torna ? - chiese subitamente.

«Sì! - rispose l'ingegnere avviandosi.

In salotto, la zia e le sorelle Zolli giuocavano a scopa.

«E così? - chiesero in coro senza smettere il giuoco.

«È morto! - rispose cupamente Lucia.

«Ha finito di penare! - disse la zia buttando una carta.

«È al riparo dai pericoli! - fece la signora Aurora.

«Dio lo accolga! - esclamò la signora Rosetta.

«Scopa!

Zia Marta, con moto rapido, raccolse le carte vincitrici con un sorriso di soddisfazione e segnò il punto.

«Io vado a letto! - disse Lucia uscendo - Felice notte!

«Felice notte! - risposero tutte tre insieme le giuocatrici!

«Scopa!

La signora Marta era fortunata quella sera.

Lucia l'udì annunciare ancora due volte la vincita, mentre ella saliva lo scalone per ritirarsi in camera con le sue emozioni, i suoi sentimenti.

 

*

* *

 




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