Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Anna Vertua Gentile
Il romanzo d'una signorina per bene

IntraText CT - Lettura del testo

  • 3
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Alcuni giorni dopo quella triste sera, il babbo tornando a casa per la colazione, consegnò a Lucia una lettera non suggellata.

«È dell'ingegnere del Pozzo - disse, - pregò me che te la consegnassi.

Un'ondata calda corse a la fronte della fanciulla. Prese la lettera, l'aperse, lesse ad alta vece:

«Gentile Signorina,

«Il povero fanciullo ch'Ella ha veduto morire, non aveva altri al mondo che una sorella, la quale gli faceva da madre. Essa ha vent'anni ed abita in un abbaino su 'l Corso di Porta Nuova N.... Lavora da sarta.

«Con rispetto. Le porgo i miei doveri.

«Anton Mario del Pozzo

«Va bene! - disse Lucia piegando la lettera, mentre uno strano senso di incresciosità le sconvolgeva il cuore. Trovava quelle righe troppo cerimoniose, troppo fredde, dopo che tutti due avevano passato un'ora al letto del morente, risentendo le medesime impressioni, soffrendo le medesime ansie. Le pareva ch'egli avrebbe potuto aggiungere almeno una, una sola parola un po' gentile nel darle l'informazione di cui ella lo aveva incaricato. Sentì eccessiva la delicatezza del giovine che aveva voluto consegnare la lettera, aperta al suo babbo.

«Va bene! - tornò a dire. - E se tu, papà, lo permetti, andrò con Adele a vedere la sorella del povero fanciullo e le porterò i miei risparmi.

Vide negli occhi della zia lampeggiare la disapprovazione per quel passo imprudente, quasi ardito. Una signorina che andava in un abbaino!.. che si metteva a contatto con una ragazza sconosciuta; una sartina; forse peggio; e vi andava con Adele, che ella, se avesse potuto, avrebbe licenziata volentieri.

Questo, Lucia lesse negli occhi della zia e fece una impercettibile spallucciata.

Il papà, lui, acconsentiva; altro!.. anzi toglieva dal portafoglio alcuni biglietti di Banca e li dava a la figliuola. Il povero ragazzo operaio era morto lavorando in fabbrica; era un dovere pensare, provvedere a chi lasciava.

Lucia rispose al suo papà buttandogli le braccia al collo. Come era contenta di quel tratto di generosità, lei che aveva tanto sofferto per la sua indifferenza il giorno della disgrazia del povero fanciullo!..

Dunque anche suo padre aveva cuore caritatevole e generoso, malgrado le apparenze, che lo facevano parere insensibile, freddo, amante delle abitudini, della quiete morale!... No; no; il suo papà non era, come la zia, incapace di vedere un palmo in del proprio orizzonte; lui non dimenticava, per quanto spesso sembrasse, d'essere stato povero; d'aver passato l'infanzia, l'adolescenza e parte della giovinezza nelle ristrettezze non di rado dolorose; insieme con la fortuna, egli non aveva accolto certi pregiudizi ridicoli e crudeli!...

In fatti, quando aveva saputo dell'amore di Adele, aveva interrogato il cocchiere per veder chiaro nella cosa e per interesse della giovine, che era in casa da parecchi anni. Il cocchiere, un onesto giovanotto, aveva subito confessato il suo affetto e dette le sue buone intenzioni; ed egli, il babbo, aveva stabilito il tempo delle nozze, aggiungendo che una volta marito e moglie, se volevano, avrebbero potuto continuare a servire in casa. Alle osservazioni della sorella, a' suoi atti scandolezzati, un po' ridendo, un po' su 'l serio, aveva bellamente fatto capire, che era sua intenzione fosse fatto così, e che così si sarebbe fatto.

Lucia ingollò in fretta la colazione, nella impazienza di uscire, di andare dalla povera fanciulla, che aveva così barbaramente perduto l'unico fratello.

Indossò un vestito scuro, modestissimo; in testa mise un cappello di paglia nera senza ornamenti; e così semplice e nella semplicità più che mai elegante e graziosa, si incamminò con Adele.

La giornata, era smagliante di sereno; l'aria calda e piena di effluvi odorosi.

Presero per un viale del parco, che avrebbero attraversato per sboccare su 'l corso Garibaldi, e di , infilare i bastioni fino a Porta Nuova.

Il babbo aveva proposto di ordinare la carrozza. Ma Lucia non aveva voluto; la delicatezza che le aveva suggerito di vestire modestamente, la faceva rifuggire da ogni apparenza di lusso. Recare soccorso e conforto al povero, in toeletta sfoggiata e in carrozza, le sarebbe sembrato brutto, meschino, quasi vile.

Il sole abbagliante indorava il parco dalle piante tutt'ora in arbusto; senz'ombra.

Su l'erba de' prati, le prime farfalle volavano in avida ricerca dei fiori.

I passeri, gli usignuoli, qualche cincia, volavano da una pianta a l'altra, in gran faccende per la costruzione del nido; da un boschetto veniva il gorgheggio della capinera; ogni tanto un volo di rondini segnava una mobile striscia nera nell'aria d'oro e un garrito prolungato diceva la gioia del ritorno.

Lucia e Adele, con l'ombrellino aperto, trotterellavano via svelte e leggiere chiacchierando con la confidenza benevola e rispettosamente affettuosa, che sempre è fra una padroncina buona e giusta, e una domestica riconoscente e affezionata.

Adele diceva della sospettosa sorveglianza, dei rimproveri, dalle continue stoccate della signora Marta, che pareva si imbattesse nel diavolo ogni volta che vedeva lei o il cocchiere, e che mandava saette dagli occhi quando li sorprendeva insieme a scambiarsi due parole, da gente che si vuol bene.

«È pure stata maritata anche lei! - soggiungeva. - E se fu maritata è segno che ha voluto bene a suo marito, anche prima che fosse suo marito. O in certi casi, essere poveri o ricchi non è lo stesso?...

Lucia dava ragione a Adele senza però dare apertamente torto a la zia. Oh tutt'altro!... La povera donna bisognava compatirla; era in con gli anni; aveva sofferto per la lunga malattia del marito.

«Ed ha un cervellino da coniglio, poveretta! - finiva fra sé.

Al vecchio Tivoli, si imbatterono nell'ingegnere del Pozzo, che vedendo Lucia, fece un leggero atto di sorpresa e salutò cerimoniosamente facendo di cappello.

Quell'improvviso, inaspettato incontro, fece dare un tuffo nel sangue della fanciulla. Emozione della quale rise tosto in cuor suo. Che sciocca era a commuoversi d'una cosa così naturale!... Proprio una sciocca che ella stessa non riusciva a capire.

Arrivarono lungo i bastioni di Porta Garibaldi. Gli ippocastani erano già coperti di foglie d'un color verde tenero; foglie di poco sbocciate dalle gemme. Di sotto il viale, dal suolo ricamato di ombre fantastiche e mobili, la gente camminava frettolosa e allietata dall'aria primaverile.

Giunsero presto su 'l corso di Porta Nuova, a la casa additata.

La giovine sarta a la quale era morto il fratello nella fabbrica ove lavorava, era in casa.

«Scala a destra, seconda corte, abbaino numero otto! - informò il portinaio, dal deschetto, non smettendo di battere il cuoio d'una suola di scarpa.

Attraversarono la prima corte; entrarono nella seconda. Lucia si mise per la prima nella scaletta ripida e scura; e su, su, su, seguita da Adele che cominciava a ansimare. A l'ultimo pianerottolo, infilò un'altra scaletta serrata fra i muri, finchè giunse nello stretto corridoio dove mettevano gli usci numerizzati degli abbaini.

In uno di questi, aperto, una vecchia si cullava su le ginocchia un bimbo in fasce, cantandogli il ninna nanna con voce roca.

Da un altro, insieme con un piagnucolare di fanciullo, veniva un odore tignoso di merluzzo fritto.

In un terzo, chiuso, si rideva vociando.

L'abbaino numero otto, era l'ultimo ed aveva l'uscio aperto sbarrato.

Lucia e Adele si arrestarono un momento su la soglia.

Seduta a un tavolino ingombro di matassine e rocchetti e cuscinetti per aghi e spilli e forbici e ritagli di stoffa, una giovine donna, baciata dal sole che pioveva un suo raggio dal finestrino, in alto, staccando una tinta d'oro dai suoi capelli biondi e copiosi, era intenta al lavoro.

Levò gli occhi cerchiati d'azzurro come Lucia chiese il permesso d'entrare; si alzò premurosamente, stette in attesa di sapere il perchè della visita.

Lucia si spiegò.

A le parole della signorina, il volto pallido e soave della giovine bionda, prese poco a poco un'espressione dura; la bocca le si atteggiò a disdegnosa amarezza; gli occhi turchini si fecero torbidi.

Con i pugni serrati su'l tavolino, il busto sporgente innanzi, aveva l'aria d'una creatura offesa, che si ribella a soprusi e prepotenze.

«L'hanno lasciato morire senza chiamarmi!... - sibilò con accento cupo.

E soggiunse tosto in un gemito: «Per i poveri non c'è pietà!.. Oh il mio Cecchino! il mio Cecchino!

Con rapidità dolorosa, mutò espressione; gli occhi le si empirono di lagrime; la bocca, quasi ancora infantile, tremò nel pianto, e i singhiozzi le uscirono dal petto ansante, che ella comprimeva con le mani incrociate.

Pallida di sorpresa e di dolore, Lucia si fece presso a la povera giovine, e l'accarezzò mormorandole parole di conforto.

Il suo povero fratellino ella l'aveva visto morire, gli erano mancate le cure più affettuose. Non si era potuto mandar a chiamare lei, per la ragione che, certo, non si sapeva quale e dove fosse la famiglia del poveretto; ed anche, forse, perchè la disgrazia era stata troppo repentina. E lei, poverina, certe brutte cose non le doveva pensare, non le doveva dire!

La giovine scrollava la testa non smettendo di piangere. Ah non doveva pensarle, non doveva dirle certe cose?... La signorina parlava a quel modo perchè ella non sapeva nulla della vita grama!...  Lei, a vent'anni, ne aveva già passate tante!... La ricca casa commerciale ove il suo povero padre aveva lavorato per tanti anni, onestamente, quando egli moriva, aveva pensato a' suoi figliuoli, orfani e poveri?...

Lei faceva l'ultimo anno a la Scuola Normale quando suo padre moriva; e suo fratello andava alle tecniche.

La miseria aveva obbligato l'una e l'altro a troncare gli studi per il pane. Ella si diede al mestiere della sarta per far presto a guadagnare e il fratellino entrò nella fabbrica maledetta dove doveva morire!...

Lavorando tutti due, non sempre riuscivano a sfamarsi, a pagare a tempo l'affitto dell'abbaino. E..... e.....

Parlando le si erano essiccate le lagrime; non le restava che un ansimare faticoso e un triste lampo negli occhi, che fisava in volto a Lucia.

«Quando si ha fame e non si vuol veder penare una persona cara - continuò stillando le parole - quando si ha fame e non si vuol morire rubare, sa lei su che via si mette una ragazza giovine e non brutta?.... Lo sa?... Lo sa?

Adele prese per una mano Lucia. La voleva condur via, adesso che capiva. Le scottava la terra di sotto i piedi; le pareva impossibile che la padroncina non prendesse l'uscio, non precipitasse in fuga giù dalle scale.

Ma Lucia non aveva nessuna intenzione di prendere l'uscio di precipitare giù dalle scale. Guardava in vece con profonda pietà la giovine che aveva finito per chinare il capo su'l petto, arrossendo fino al collo.

Poi fattosele presso, le stese la mano che la giovine non prese, accennando di no con la testa.

«Perchè?... perchè? - disse Lucia con voce un po' tremante - siete in collera con me, che non vi ho fatto nulla di male, che anzi vorrei farvi del bene?

No; non era certo la collera che faceva agire così la povera fanciulla. Lucia lo capì dallo sguardo umido che ella le levò in volto. Era tutt'altro che collera; era un sentimento delicato, un senso di avvilimento morale, da anima punto volgare.

Lucia si fece coraggio. Levò l'involto dal portafoglio e lo pose timidamente su'l tavolino.

«Sono cinquecento lire! - balbettò, mentre il rossore le correva su'l volto bello e gentile. - Ve le manda il mio papà e vi prega di accettare in memoria di vostro fratello. E io.... vi prego di ricordarvi di me!... Vi lascio il mio biglietto di visita.

A le parole di Lucia, la giovine aveva sussultato. Afferrò l'involto; con mano tremante lo aperse; guardò i biglietti, li contò rapidamente; poi, in uno slancio subitaneo, si buttò ai piedi di Lucia esclamando nelle lagrime: «Grazie! grazie!... il povero Cecchino ha pregato per me!... mi ha mandato un angelo del Signore!.. Grazie! grazie!.. Adesso potrò essere accettata in convento!.. Ci volevano cinquecento lire; ci sono!

Le baciava le mani, le baciava il vestito in una foga di riconoscenza.

Ora anche Adele piangeva; più non si sentiva scottare il suolo di sotto i piedi; capiva che la signorina aveva fatto bene a non fuggire come un'appestata, quella povera creatura.

Lucia fece alzare la poverina, e baciandola, la pregò che la tenesse informata di quanto avrebbe fatto.

«Faccio subito le pratiche per entrare in convento! - mormorò  la giovine con il fiato mozzo dall'emozione.

E disse che quello era sempre stato il suo desiderio, dopo che le era morto il padre; e che dal giorno che anche il suo povero fratello era andato in Paradiso, essendo libera, s'era prefissa di lavorare giorno e notte a lo scopo di raggranellare i danari necessari per essere accettata come novizia.

«Adesso i denari ci sono!... Cecchino ha pregato per me!... Corro oggi stesso al convento!... Grazie! grazie! grazie!

Baciò ancora le mani di Lucia, accompagnandola fino in fondo al corridoio, a capo della scala.

«Tenetemi informata e ricorrete a me per qualunque cosa! - le ripetè Lucia, salutandola.

E scese le scale con una grande commozione in cuore e nell'anima un vivo senso di gratitudine verso Dio.

«Oh sì! sì!... a monaca! in un convento!... meglio, meglio, poverina! - andava dicendo fra sé. - A curare gli infermi, a servire il Signore nella pietà, dopo tante amarezze, tanto dolore, tanto avvilimento!

Passando dinanzi la chiesuola delle Fate-bene-sorelle, vi entrò.

Davanti a l'immagine della Madonna era acceso un cero; su'l gradino dell'altare maggiore, un vecchio pregava intensamente, con la testa canuta nelle mani.

Lucia si inginocchiò in un banco, e invocò il Signore per la sorella del povero Cecchino, per i disgraziati, tutti, spinti dalla povertà, dall'abbandono, a azioni indegne; per i molti fortunati in continua ribellione contro le leggi di natura e il volere di Dio, che impongono interessamento per gli infelici, pietà, generosità.

«Ah Signore! fate che la ricchezza non mi offuschi il sentimento, che non mi stacchi da voi e da chi soffre!

Si alzò e uscì preceduta da Adele, lasciando il vecchio immobile nella stessa posizione.

«Quel pover uomo deve avere qualche persona malata in questo ospedale! - osservò Adele. - Forse la vecchia moglie! forse una figliuola!... Quante miserie, Madonna!

Nel cuore della buona Adele era entrata la tristezza che accascia e fa pensare a disgrazie possibili per stessi.

La vista della sventura, staccava, per così dire, lo spirito di Lucia da medesima, per innalzarlo al di sopra delle cose terrene, nobilitato dal dolore!

 

*

* *

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License