Oh
quella signora Rabbi vestita di raso rosso a ricche guarnizioni di
pizzi antichi, scintillante di diamanti, che ne aveva nei capelli,
nelle dita, nei braccialetti, alle orecchie!... quella signora Rabbi
rigogliosa, che le si vedevano le forme ardite disotto le veste
troppa attillata!... quella signora Rabbi dal sorriso sfacciato, che
metteva in mostra due file di denti forti e bianchissimi, veduta da
vicino, sentita al tu per tu, che impressione volgare aveva fatto a
Lucia!
Impressione
volgare lei e volgarissima i suoi salotti, fino a l'ultimo, piccolo
gabinetto ove ella riceveva gli amici. Tre stanze di fila messe con
lusso sfoggiato; una mostra ricchissima e pesante di tende e tendoni,
di mobili costosi, di ninnoli costosissimi; un ammasso di roba di
valore, che pareva volesse dire ai visitatori: «Qui ogni
oggetto costa un occhio!.. guardatevi bene in torno; imitate se
potete; se no, invidiate!
Lucia
non avrebbe voluto per certo imitare e nè pure invidiò.
Si era più tosto sentita sconvolta e dal lusso sfacciato e
dalle arie della signora, che pareva una regina su 'l trono, e si
sarebbe detto, volesse onorare d'un sorriso, far andare in solluchero
con una parola.
Zia
Marta, del numero delle persone che sono facilmente afferrate nelle
spire della brillante superficialità altrui e più vi
sono strette serrate dentro e più sono liete, fu subito
acciecata e conquistata dal fare della signora Rabbi.
Ma
Lucia invece si sentì irrigidire in una diffidenza
inesplicabile, e, fu correttissima, ma fredda. Così che suo
padre ebbe più d'una volta a saettarla degli occhi per tenerla
su l'avviso e imporle la sua volontà.
Oh
non c'era bisogno che egli imponesse la propria volontà a la
povera fanciulla!.. Ella obbediva e avrebbe sempre ubbedito suo
padre. Ma se qualche volta la serrava a la gola un nodo amaro,
bisognava compatirla, bisognava!.. Se davanti a quella signora così
bella e in mezzo al fasto, ella pensava a la sua povera mamma,
modesta, semplice, dal sorriso soave e la parola mite e timida,
bisognava capirla e compatirla!... E leggerle in cuore con occhio
indulgente l'impressione dolorosa per il confronto ch'ella faceva
naturalmente, quasi involontariamente, fra la mamma morta e quella
rigogliosa e orgogliosa donna, che ne doveva prendere il posto!
Quando,
uscendo dal salotto, con il suo papà e la zia, la signora
Rabbi la baciò in fronte, la povera fanciulla si sentì
impallidire, e a pena fuori, si trovò a fregarsi la fronte al
posto del bacio, quasi a cancellarne la traccia.
Lucia
aveva sentito che la sua presenza sarebbe stata importuna in casa in
quel momento, che a provvedere, a bastare a tutto, meglio sarebbe
riuscita la zia. Là ove ella avrebbe incontrati continui urti
a la sua suscettività, a' suoi ricordi, la zia avrebbe trovato
distrazioni e piaceri. E propose di anticipare la sua solita andata
in Riviera, nel paesuccio ove era nata la sua mamma, nella modesta
casetta che era sua proprietà e ove ogni anno passava qualche
mese di vacanza.
«Verranno
con me Adele e Bortolo! pensò.
Nè
l'una nè l'altro si fecero pregare a dir di sì; tanto
più Adele, che doveva sposarsi in autunno ed era anche lei
della spiaggia, di un paesello vicino a quello della signorina; lì
sarebbe venuto il fidanzato dopo le nozze del padrone, perchè
aveva pensato di lasciare il servizio per rizzare una piccola
bottega.
Pippo
Ferretti trovò giusta e assennata l'idea della figliuola di
anticipare la partenza; e, in cuore, si compiacque di quella
decisione che lo liberava da mille preoccupazioni e lo lasciava
perfettamente libero di darsi, senza restrizioni, a la felicità.
Oh il povero signor Pippo sentiva di essere spadroneggiato da una
passione violenta; sentiva, che pur troppo, a quella passione sarebbe
stato capace di sacrificare ogni cosa, anche i riguardi dovuti a
l'unica figliuola!.. E quella decisione lo sgravava d'un peso,
destandogli in petto un sentimento di riconoscenza verso Lucia, che
capiva e si ritirava per non essergli d'inciampo, a lui, suo padre!
La
sera prima del giorno della partenza, Lucia faceva il baule con
l'aiuto di Adele.
Adele
pensava a la biancheria, ai vestiti; lei, sceglieva i libri e la
musica che avrebbe suonato su 'l vecchio piano della povera mamma.
In
quei preparativi, Lucia non poteva difendersi da un senso di
tristezza. A la spiaggia, nella casetta piena per lei di ricordi,
dove aveva passate tante belle stagioni con la mamma, nella
semplicità così cara a la poveretta, ella vi andava
volentieri. Lo lasciava volentieri il villino, nel quale erano già
cominciati i cambiamenti, i miglioramenti; che già aveva
aperta le porte a sfoggio nuovo, come se il vecchio non fosse
bastato. Si sentiva quasi obbligata a togliersi di lì; sentiva
l'impazienza di suo padre, che con bei ragionamenti persuasivi, era
riuscito a farle anticipare la partenza di qualche giorno. Le pareva
quasi di essere scacciata!
Giù
nel salotto erano visite. Le sorelle Zolli, il signor Svarzi e altri.
Lucia
stava per scrivere un biglietto di saluto a la sorella del povero
Cecchino, già in convento, quando venne Bortolo a pregarla in
nome della zia, che scendesse. Gli amici desideravano salutarla.
Ubbidì
a malincuore. Sarebbe stata più volentieri lì a
scrivere il suo biglietto.
Entrò
in salotto con aria abbattuta, il volto pallido. Ma ebbe tosto ad
arrossire incontrando gli occhi dell'ingegnere del Pozzo, che pareva
spiassero la sua entrata. Senza darsi una ragione di quello che
faceva, dimenticando ogni regola di saper vivere, che impone di
salutare le signore prima degli uomini, ella si trovò a
stendere la mano a l'ingegnere, che gliela serrò in una
stretta quasi affettuosa, lui che di solito, non le sfiorava che la
punta delle dita.
Quella
insolita stretta, commosse così fortemente la fanciulla, che
si smarrì e sentì corrersi le lagrime agli occhi.
«La
signorina parte domani? - chiese l'ingegnere, con voce un po'
rauca, osando una domanda, strana in lui, sempre così
freddamente riguardoso.
Lucia
capì ch'egli voleva impedire agli altri di notare il suo
turbamento e lo ringraziò dello sguardo.
Aldo
Svarzi e gli altri che erano raccolti in salotto, furono tosto in
torno a la signorina, con parole di rammarico e di rimprovero. Aveva
cuore di scappare prima del tempo!.. di lasciare Milano e gli amici
in quella stagione!.. Quella era una cattiveria bella e buona, ecco.
Lucia
si sforzava di rispondere a tono; di scherzare. Ma vi riusciva male!
Si
sentiva seguita dallo sguardo del signor Del Pozzo e non voleva
assolutamente parere tale da piacersi delle insulsaggini e da gradire
gli omaggi; non voleva ch'egli si facesse di lei un concetto
meschino.
«Ha
capito lo stato del mio animo e ne ha pietà! - pensava. -
Vorrei che questa pietà gli restasse in cuore non offuscata
dall'idea che io mi possa consolare con i vagheggini insulsi e
confortarmi delle loro menzognere espressioni!
Ultimo
a partire quella sera fu l'ingegnere Del Pozzo, che salutando Lucia,
trovò modo di susurrarle: «In qualunque circostanza, si
ricordi ch'io sono a' suoi ordini!
E
la lasciò con un ultimo sguardo de' suoi occhi chiari e
parlanti.
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