Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Anna Vertua Gentile
Il romanzo d'una signorina per bene

IntraText CT - Lettura del testo

  • 9
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Il sole, al tramonto, si perdeva su la marina, in lontananza, in una nebbia di fuoco e l'aria spirava fresca e profumata dalle gaggie in fiore.

Lucia, ritta dinanzi al parapetto del terrazzo, rileggeva la lettera ricevuta poco prima da zia Marta. Era una lettera impressionante. Diceva del gran lusso introdotto nella villetta; diceva dello spreco pazzo di denari che gli sposi facevano nel loro viaggio.

«Il tuo povero papà ha perduto la testa - si sfogava la zia - spende e spande che neanche un Nabab. Il ragioniere capo della casa è impensierito; venne a confidarmi le sue ansie come a la persona più intima del padrone. A la fabbrica non so come procedano le cose. Ma mi hanno detto che furono licenziati parecchi operai, e limitati i lavori. L'ingegnere Del Pozzo sorveglia, lavora, non lascia la fabbrica che a notte fatta per rientrare il mattino prestissimo. Ma anche lui mi pare preoccupato; ed è un continuo spedire e ricevere telegrammi fra la casa e il tuo papà. Vorrei sbagliarmi, ma fiuto nell'aria qualche tempesta. Sono venuta a sapere che la signora Rabbi era ingolfata nei debiti, e che lui, lo sposo, li dovette pagare prima di sposarla. È una sposa, è un amore che costano cari al povero uomo. Ma egli scrive biglietti smaglianti di felicità. La passione lo ricinge intorno d'una fascia di luce vivissima che lo abbaglia ed accieca.

Ma io mi chiedo: «Come andrà a finire tutto ciò?... Adesso sono a Parigi, e fanno vita larga; poi andranno a Londra, quindi a Berlino e in fine a Pietroburgo; dovunque, dove la bellezza della sposa possa essere ammirata, e invidiata la fortuna del marito. Ma per tirar via a menare una vita compagna, non bastano certo le rendite d'un industriale a pena due volte milionario. Io comincio a preoccuparmi della cosa, te lo confesso. E tu non ci pensi?... Tu, parte interessata, lascierai correre l'acqua senza frapporre un ritegno?...»

A questo punto della lettera, Lucia alzò le spalle. Che ritegno poteva mai frapporre lei?... Aveva ella diritto di fare osservazioni a suo padre?... Poteva forse intromettersi in cose tanto delicate, senza parere presuntuosa, ardita, magari spinta da sordide intenzioni d'interesse?... Si sentì scottare la faccia a questa idea, che la offendeva nella sua delicatezza. No, non poteva; no, non voleva; sopra tutto, non voleva. E poi sua zia per certo esagerava. Possibile che suo padre fosse acciecato a quel punto?... Lui che aveva fatto la sua fortuna a forza di onesta accortezza, di economia, di ordine?... Possibile che la passione, per quanta forte, gli facesse dimenticare i suoi doveri verso di lei, l'unica figliola, e verso la società della quale s'era meritato la stima?... che gli offuscasse nell'anima il sentimento della dignità, lo isolasse per così dire, da tutto e tutti assorbendolo completamente?... No; ciò non poteva essere; per quanto bella, per quanto affascinante, una donna non può staccare un gentiluomo da suoi più legittimi, più santi doveri!... La zia doveva per certo esagerare, povera donna!

Chiuse il foglio, poggiò i gomiti su lo sporto della terrazza, riposò sentimento e pensiero nella maestosa solennità dello spettacolo che le si stendeva dinanzi; il mare, giù giù baciato dal cielo, in un caldo, rosso fremito d'esultanza; nulla di terreno fra lei e la grandiosità; nessun ostacolo fra la sua anima e l'idea di Dio. Godette un momento di felice astrazione; visse alcuni minuti della sublime vita dello spirito.

Ma fu un attimo; fu la rapida gioia concessa di rado alle creature davvero buone e nobili.

Fra lei e la solitudine sublime, si frappose, come freccia scagliata da dispettoso disturbatore, un'elegante leggiera imbarcazione; un cutter dalla bandiera bianca e turchina, i marinai in costume bianco con fusciacca turchina, il cutter del signor Aldo Svarzi.

Il rossore corse a la fronte di Lucia che si ritrasse bruscamente.

Quel signor Svarzi ormai si faceva ardito troppo. Non c'era giorno che non passasse nel suo cutter; e passava lambendo quasi la riva; e dinanzi a la casetta, spesso si fermava lasciando l'imbarcazione dondolarsi su l'onda.

Non mancava mai di comparire allo stabilimento nell'ora che ella vi andava strascinata dalle insistenze delle sorelle Marri; e mostrava pubblicamente, con affettazione quasi, di non occuparsi che di lei. Ed era un incrociarsi di occhiate bieche fra lui e l'ufficiale d'artiglieria, una scena muta che destava l'interesse degli oziosi, che dava luogo a supposizioni, a pettegolezzi d'ogni maniera.

Lucia ne era urtata, quasi offesa; sopra tutto inasprita. Le guastavano la solitudine, le rapivano la dolce quiete del suo angolo tranquillo. Perchè?... perchè?... non era dunque possibile vivere a proprio modo?... La libertà di passare i giorni nel soave silenzio seguendo abitudini care, non era dunque concessa a lei, figlia del facoltoso industriale, salutata e ammirata come ereditiera?...

«Che cosa conta essere ricchi, se con i denari non si può avere quanto si desidera? - sospirò, mettendosi a sedere nel salottino aperto su 'l terrazzo.

Le caddero gli occhi su la lettera della zia, posata sopra il tavolino.

«Sono io ancora ricca? - chiese a stessa, ricordando quanto la zia scriveva.

«Il signor Aldo Svarzi si arresterebbe a dondolarsi nel suo cutter davanti a la mia casuccia, se io più non fossi la ricchissima signorina Ferretti?...

Sorrise fra e guardando al di della finestra aperta, al punto dove il cutter galleggiava.

Entrò Adele a dirle che era ora di desinare; la minestra era già in tavola.

Dopo pranzo aveva fissato di andare a Pruneto, una fattoria a mezza costa della collina, che le apparteneva da parte della sua povera mamma. La famiglia degli affittaiuoli erano gente di casa; nati e cresciuti a la dipendenza degli stessi padroni. Volevano molto bene a la signorina, e quando li andava a visitare era una festa.

Sarebbe andata anche al Camposanto, a visitare la tomba della mamma, della mamma cara, della quale tutta l'anima sua sentiva in quel momento, un imperioso bisogno. Oh se ci fosse stata lei, quella gentile, quella santa creatura!...

Stavano per andarsene tutti tre, poichè Bortolo era della compagnia, quando suonò il campanello e Adele annunciò con qualche ansia e stupore il signor Aldo Svarzi.

Lucia si senti dare un tuffo nel sangue.

Egli osava venirle in casa mentre sapeva ch'ell'era sola con la cameriera e il servitore!... Quello era un passo ardito, anzi sfacciato. O con chi credeva d'aver a che fare?... Impazziva forse per dimenticare così le più elementari regole di convenienza?... O pure... o pure...

Ricordò quanto la zia diceva nella sua lettera. Una supposizione ingiuriosa le sferzò il sangue; diventò pallida fino alle labbra e disse forte a Adele: «Di' al signor Svarzi che sono sola e... e... non posso...

Il resto le fu strozzato in gola dalla improvvisa comparsa dei signor Svarzi su la soglia. Non era più il giovine che si piegava in due dinanzi a lei e le si mostrava rispettoso, quasi impacciato. Un sorriso fatuo dava al suo volto scialbo un'espressione nuova e strana; negli occhi gli guizzavano lampi da conquistatore fortunato.

«La signorina non vorrà proibire a un vecchio amico di venirle a porgere in casa i proprï omaggi! - disse fissandola arditamente e sorridendo sempre del suo sorriso brutto.

Lucia se ne stava muta di sorpresa e di collera guardando il giovine con occhi aperti, sbarrati, torbidi. Aveva posato una mano su la tavola quasi per sostenersi; il tremito le agitava le labbra impedendole di parlare. Oh la sua supposizione!... adesso le si andava mutando in certezza e l'anima sua ne restava sconvolta e sgomenta.

«Sua zia mi aveva autorizzato di venire a porgerle i miei omaggi! - disse Svarzi, un po' scosso da quel contegno.

«Grazie! - rispose Lucia in un susurro.

E chiedendo scusa al signore, non trovò altro da dire se non che ella stava per uscire con Adele e Bortolo e non poteva fermarsi.

Il giovine Svarzi si fece contro lo stipite per lasciarla passare e la seguì senza nulla dire.

Fuori, Lucia, dopo alcuni passi si arrestò di stianto. Il signor Svarzi le si era messo di fianco e camminava di pari passo con lei. La voleva accompagnare; a lasciarlo fare, l'avrebbe seguila.

«Sfacciato... antipatico! - mormorò in petto la fanciulla, guardandolo negli occhi con muta interrogazione, atteggiando la bocca a disprezzo e disdegno.

«Perchè mi segue?... con qual diritto? - chiedeva l'espressione tutta del suo volto. Ma le labbra non emettevano suono, serrate dalla collera.

Stava per tornare indietro piantando su i due piedi il giovine signore, quando un improvviso chiacchericcio e un fruscio di passi, le fece volgere il capo a l'imboccatura d'un viottolo presso.

«Le signorine Marri! - disse Adele, che camminava avanti con Bortolo.

In fatti, le tre sorelle accompagnate dalla madre, apparvero tosto, ridenti e leggiadre nella loro fresca toeletta della sera.

Una vampa scottante salì al cervello di Lucia, mentre il signor Svarzi scambiava i saluti. Che cosa avrebbero pensato quelle signorine, che cosa avrebbe creduto la signora Marri, sorprendendola con il signore, ritti l'uno di fronte a l'altra come se li avesse chiamati un comune desiderio, forse la simpatia?...

Continuarono insieme il cammino. Ormai Lucia non avrebbe potuto tornare indietro senza parere scortese, peggio senza forse avvalorare il sospetto.

Ah! l'odioso sospetto ella lo indovinava negli occhi delle amiche, nella mal celata disapprovazione della loro mamma!... E non aveva torto la signora Marri di trovare inconveniente quell'apparente ritrovo fra lei e il giovine Svarzi. Da quando in qua, in fatti, una signorina per bene, che vive a la spiaggia sola con le persone di servizio, consente che un giovanotto l'accompagni nelle passeggiate e peggio nelle passeggiate serali?...

Turbata e eccitata da questi pensieri, Lucia prese a braccetto Olga, l'ultima delle sorelle Marri e s'incamminò con essa.

Il signor Svarzi si pose fra la signora Marri e le altre due signorine e prese a chiacchierare del più e del meno, scioccamente, secondo l'abitudine sua, da persona che non dice il proprio sentimento il proprio pensiero, ma ripete ciò che gli altri sentirono e pensarono, o meglio, blatera di superficialità e di insulsaggini, da molti battezzate con il pomposo nome di spirito.

Presero per il viottolo del poggio fra due filari di piante. Nell'afa calda e rosata del giorno agli ultimi bagliori, stagnavano i profumi troppo dolci e acuti dei mille fiori de' giardini. I contadini rincasavano con gli attrezzi in ispalla; una donna scalza, dalle gonnelle succinte, al di delle piante, si spingeva innanzi due vaccherelle che si arrestavano ogni poco a pascere l'erba, a guardare con gli occhioni innocenti, a muggire ogni tanto.

Non si poteva arrivare fino a Pruneto; era troppo tardi. Ci sarebbero andati Adele e Bortolo. La signora Marri si sentiva un po' stanca; propose di riposare mettendosi a sedere sopra un tronco d'albero disteso per stagionare.

Olga e Lucia sedettero nel prato, al di del filare, su un mucchio di terra vestito d'erba. Olga ciangottava a l'amica le sue confidenze, le sue speranze di fanciulla smaniosa di accasarsi, di avere un nido proprio, un nido morbidamente imbottito dove crogiolarsi riscaldata da un affetto immaginoso, dove sbizzarrirsi a suo piacere, a sua volontà. Oh non dovere più assoggettare la propria volontà, anzi dominare su l'altrui!... era questo il sogno più ridente, più vagheggiato di Olga.

Le altre due sorelle Marri, Corinna e Irma, a braccetto, presero per un senteruolo che guidava a un punto ove si poteva godere la vista del mare.

Il signor Svarzi rimase con la signora Marri.

Dal suo posto Lucia li sentiva discorrere con qualche vivacità. Certe parole che l'aria le portò nette e precise, la colpirono, svegliarono la sua curiosità, acuirono la sua attenzione.

Mentre Olga diceva con accento non interrotto, ella non pensava ad altro che ad afferrare qualche frase della conversazione fra la signora Marri e lo Svarzi.

E colse al volo una parte del dialogo.

«Quel povero Ferretti! - compiangeva la signora.

«Pazzo! pazzo da legare! - rispondeva il signore.

«La sua disgrazia è quella donna!... lui è da compiangere!

«Ma se lo sapeva che ella aveva già ruinato il primo marito, che era piena di debiti, che era una creatura pericolosa! Lo sapeva e l'ha sposata!... non è una pazzia questa?

«La ruina è proprio completa?

«Completa!

«O e la fabbrica?

«Si sta costituendo una società d'azionisti.

«E quella povera signora Marta?

«Mah!... vivrà della sua pensione di vedova!

«E Lucia!

l'uno l'altra si erano accorti, che Lucia la quale si era alzata alle prime parole del dialogo, stava loro dietro le spalle. Si rivolsero sorpresi a sentirla dire con voce un po' rauca e tremante:

«Io dubitavo. - Il signore - e additava con una piega sprezzante intorno a la bocca, lo Svarzi - mi ha dato la certezza della disgrazia. Si è tolto la maschera fino adesso usata davanti a l'ereditiera; si è mostrato qual'è!.. Anch'io mi mostro qual sono, signore, senza il ritegno della convenienza. Ricca o povera, i miei sentimenti furono e sono i medesimi a suo riguardo. La prego di non inuggirmi, di non offendermi con il suo ardire tutt'altro che da gentiluomo!

S'inchinò dinanzi a la signora Marri, salutò Olga e sali con passo svelto per a la volta di Pruneto.

Aveva le mani fredde, le correvano dei brividi lungo il dorso, il cuore le batteva fino a la fontanella della gola; un fremito acre le serpeggiava nel sangue.

«Stupido... vigliacco! - badava a mormorare fra e . - Mi ha creduta così volgare di accettare i suoi omaggi ora che sono povera!... ha approfittato di questo momento doloroso per perseguitarmi con la sua insistenza, forse per compromettermi!.. Antipatico! - disse forte a gli ultimi bagliori del giorno, che andava morendo in un languore di luce, fra il zizzìo degli insetti, l'ultimo pigolare degli uccelli appollaiati, il lontano scroscio dell'onda, i mille profumi!

Arrivò a la fattoria ansimante e stravolta.

A l'accoglienza festosa degli affittaiuoli, a le premurose sollecitudini di Adele e Bortolo, rispose dando nel pianto; un pianto convulso, tutto singhiozzi e lagrimoni abbondanti; da bambina.

 

*

* *

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License