Il
sole, al tramonto, si perdeva su la marina, in lontananza, in una
nebbia di fuoco e l'aria spirava fresca e profumata dalle gaggie in
fiore.
Lucia,
ritta dinanzi al parapetto del terrazzo, rileggeva la lettera
ricevuta poco prima da zia Marta. Era una lettera impressionante.
Diceva del gran lusso introdotto nella villetta; diceva dello spreco
pazzo di denari che gli sposi facevano nel loro viaggio.
«Il
tuo povero papà ha perduto la testa - si sfogava la zia -
spende e spande che neanche un Nabab. Il ragioniere capo della casa è
impensierito; venne a confidarmi le sue ansie come a la persona più
intima del padrone. A la fabbrica non so come procedano le cose. Ma
mi hanno detto che furono licenziati parecchi operai, e limitati i
lavori. L'ingegnere Del Pozzo sorveglia, lavora, non lascia la
fabbrica che a notte fatta per rientrare il mattino prestissimo. Ma
anche lui mi pare preoccupato; ed è un continuo spedire e
ricevere telegrammi fra la casa e il tuo papà. Vorrei
sbagliarmi, ma fiuto nell'aria qualche tempesta. Sono venuta a sapere
che la signora Rabbi era ingolfata nei debiti, e che lui, lo sposo,
li dovette pagare prima di sposarla. È una sposa, è un
amore che costano cari al povero uomo. Ma egli scrive biglietti
smaglianti di felicità. La passione lo ricinge intorno d'una
fascia di luce vivissima che lo abbaglia ed accieca.
Ma
io mi chiedo: «Come andrà a finire tutto ciò?...
Adesso sono a Parigi, e fanno vita larga; poi andranno a Londra,
quindi a Berlino e in fine a Pietroburgo; dovunque, dove la bellezza
della sposa possa essere ammirata, e invidiata la fortuna del marito.
Ma per tirar via a menare una vita compagna, non bastano certo le
rendite d'un industriale a pena due volte milionario. Io comincio a
preoccuparmi della cosa, te lo confesso. E tu non ci pensi?... Tu,
parte interessata, lascierai correre l'acqua senza frapporre un
ritegno?...»
A
questo punto della lettera, Lucia alzò le spalle. Che ritegno
poteva mai frapporre lei?... Aveva ella diritto di fare osservazioni
a suo padre?... Poteva forse intromettersi in cose tanto delicate,
senza parere presuntuosa, ardita, magari spinta da sordide intenzioni
d'interesse?... Si sentì scottare la faccia a questa idea, che
la offendeva nella sua delicatezza. No, non poteva; no, non voleva;
sopra tutto, non voleva. E poi sua zia per certo esagerava. Possibile
che suo padre fosse acciecato a quel punto?... Lui che aveva fatto la
sua fortuna a forza di onesta accortezza, di economia, di ordine?...
Possibile che la passione, per quanta forte, gli facesse dimenticare
i suoi doveri verso di lei, l'unica figliola, e verso la società
della quale s'era meritato la stima?... che gli offuscasse nell'anima
il sentimento della dignità, lo isolasse per così dire,
da tutto e tutti assorbendolo completamente?... No; ciò non
poteva essere; per quanto bella, per quanto affascinante, una donna
non può staccare un gentiluomo da suoi più legittimi,
più santi doveri!... La zia doveva per certo esagerare, povera
donna!
Chiuse
il foglio, poggiò i gomiti su lo sporto della terrazza, riposò
sentimento e pensiero nella maestosa solennità dello
spettacolo che le si stendeva dinanzi; il mare, giù giù
baciato dal cielo, in un caldo, rosso fremito d'esultanza; nulla di
terreno fra lei e la grandiosità; nessun ostacolo fra la sua
anima e l'idea di Dio. Godette un momento di felice astrazione; visse
alcuni minuti della sublime vita dello spirito.
Ma
fu un attimo; fu la rapida gioia concessa di rado alle creature
davvero buone e nobili.
Fra
lei e la solitudine sublime, si frappose, come freccia scagliata da
dispettoso disturbatore, un'elegante leggiera imbarcazione; un cutter
dalla bandiera bianca e turchina, i marinai in costume bianco con
fusciacca turchina, il cutter del signor Aldo Svarzi.
Il
rossore corse a la fronte di Lucia che si ritrasse bruscamente.
Quel
signor Svarzi ormai si faceva ardito troppo. Non c'era giorno che non
passasse nel suo cutter; e passava lambendo quasi la riva; e
dinanzi a la casetta, spesso si fermava lasciando l'imbarcazione
dondolarsi su l'onda.
Non
mancava mai di comparire allo stabilimento nell'ora che ella vi
andava strascinata dalle insistenze delle sorelle Marri; e lì
mostrava pubblicamente, con affettazione quasi, di non occuparsi che
di lei. Ed era un incrociarsi di occhiate bieche fra lui e
l'ufficiale d'artiglieria, una scena muta che destava l'interesse
degli oziosi, che dava luogo a supposizioni, a pettegolezzi d'ogni
maniera.
Lucia
ne era urtata, quasi offesa; sopra tutto inasprita. Le guastavano la
solitudine, le rapivano la dolce quiete del suo angolo tranquillo.
Perchè?... perchè?... non era dunque possibile vivere a
proprio modo?... La libertà di passare i giorni nel soave
silenzio seguendo abitudini care, non era dunque concessa a lei,
figlia del facoltoso industriale, salutata e ammirata come
ereditiera?...
«Che
cosa conta essere ricchi, se con i denari non si può avere
quanto si desidera? - sospirò, mettendosi a sedere nel
salottino aperto su 'l terrazzo.
Le
caddero gli occhi su la lettera della zia, posata sopra il tavolino.
«Sono
io ancora ricca? - chiese a sè stessa, ricordando quanto la
zia scriveva.
«Il
signor Aldo Svarzi si arresterebbe a dondolarsi nel suo cutter
davanti a la mia casuccia, se io più non fossi la ricchissima
signorina Ferretti?...
Sorrise
fra sè e sè guardando al di là della finestra
aperta, al punto dove il cutter galleggiava.
Entrò
Adele a dirle che era ora di desinare; la minestra era già in
tavola.
Dopo
pranzo aveva fissato di andare a Pruneto, una fattoria a mezza costa
della collina, che le apparteneva da parte della sua povera mamma. La
famiglia degli affittaiuoli erano gente di casa; nati e cresciuti lì
a la dipendenza degli stessi padroni. Volevano molto bene a la
signorina, e quando li andava a visitare era una festa.
Sarebbe
andata anche al Camposanto, a visitare la tomba della mamma, della
mamma cara, della quale tutta l'anima sua sentiva in quel momento, un
imperioso bisogno. Oh se ci fosse stata lei, quella gentile, quella
santa creatura!...
Stavano
per andarsene tutti tre, poichè Bortolo era della compagnia,
quando suonò il campanello e Adele annunciò con qualche
ansia e stupore il signor Aldo Svarzi.
Lucia
si senti dare un tuffo nel sangue.
Egli
osava venirle in casa mentre sapeva ch'ell'era sola con la cameriera
e il servitore!... Quello era un passo ardito, anzi sfacciato. O con
chi credeva d'aver a che fare?... Impazziva forse per dimenticare
così le più elementari regole di convenienza?... O
pure... o pure...
Ricordò
quanto la zia diceva nella sua lettera. Una supposizione ingiuriosa
le sferzò il sangue; diventò pallida fino alle labbra e
disse forte a Adele: «Di' al signor Svarzi che sono sola e...
e... non posso...
Il
resto le fu strozzato in gola dalla improvvisa comparsa dei signor
Svarzi su la soglia. Non era più il giovine che si piegava in
due dinanzi a lei e le si mostrava rispettoso, quasi impacciato. Un
sorriso fatuo dava al suo volto scialbo un'espressione nuova e
strana; negli occhi gli guizzavano lampi da conquistatore fortunato.
«La
signorina non vorrà proibire a un vecchio amico di venirle a
porgere in casa i proprï omaggi! - disse fissandola arditamente
e sorridendo sempre del suo sorriso brutto.
Lucia
se ne stava muta di sorpresa e di collera guardando il giovine con
occhi aperti, sbarrati, torbidi. Aveva posato una mano su la tavola
quasi per sostenersi; il tremito le agitava le labbra impedendole di
parlare. Oh la sua supposizione!... adesso le si andava mutando in
certezza e l'anima sua ne restava sconvolta e sgomenta.
«Sua
zia mi aveva autorizzato di venire a porgerle i miei omaggi! - disse
Svarzi, un po' scosso da quel contegno.
«Grazie!
- rispose Lucia in un susurro.
E
chiedendo scusa al signore, non trovò altro da dire se non che
ella stava per uscire con Adele e Bortolo e non poteva fermarsi.
Il
giovine Svarzi si fece contro lo stipite per lasciarla passare e la
seguì senza nulla dire.
Fuori,
Lucia, dopo alcuni passi si arrestò di stianto. Il signor
Svarzi le si era messo di fianco e camminava di pari passo con lei.
La voleva accompagnare; a lasciarlo fare, l'avrebbe seguila.
«Sfacciato...
antipatico! - mormorò in petto la fanciulla, guardandolo negli
occhi con muta interrogazione, atteggiando la bocca a disprezzo e
disdegno.
«Perchè
mi segue?... con qual diritto? - chiedeva l'espressione tutta del suo
volto. Ma le labbra non emettevano suono, serrate dalla collera.
Stava
per tornare indietro piantando lì su i due piedi il giovine
signore, quando un improvviso chiacchericcio e un fruscio di passi,
le fece volgere il capo a l'imboccatura d'un viottolo lì
presso.
«Le
signorine Marri! - disse Adele, che camminava avanti con Bortolo.
In
fatti, le tre sorelle accompagnate dalla madre, apparvero tosto,
ridenti e leggiadre nella loro fresca toeletta della sera.
Una
vampa scottante salì al cervello di Lucia, mentre il signor
Svarzi scambiava i saluti. Che cosa avrebbero pensato quelle
signorine, che cosa avrebbe creduto la signora Marri, sorprendendola
lì con il signore, ritti l'uno di fronte a l'altra come se li
avesse chiamati un comune desiderio, forse la simpatia?...
Continuarono
insieme il cammino. Ormai Lucia non avrebbe potuto tornare indietro
senza parere scortese, peggio senza forse avvalorare il sospetto.
Ah!
l'odioso sospetto ella lo indovinava negli occhi delle amiche, nella
mal celata disapprovazione della loro mamma!... E non aveva torto la
signora Marri di trovare inconveniente quell'apparente ritrovo fra
lei e il giovine Svarzi. Da quando in qua, in fatti, una signorina
per bene, che vive a la spiaggia sola con le persone di servizio,
consente che un giovanotto l'accompagni nelle passeggiate e peggio
nelle passeggiate serali?...
Turbata
e eccitata da questi pensieri, Lucia prese a braccetto Olga, l'ultima
delle sorelle Marri e s'incamminò con essa.
Il
signor Svarzi si pose fra la signora Marri e le altre due signorine e
prese a chiacchierare del più e del meno, scioccamente,
secondo l'abitudine sua, da persona che non dice il proprio
sentimento nè il proprio pensiero, ma ripete ciò che
gli altri sentirono e pensarono, o meglio, blatera di superficialità
e di insulsaggini, da molti battezzate con il pomposo nome di
spirito.
Presero
per il viottolo del poggio fra due filari di piante. Nell'afa calda e
rosata del giorno agli ultimi bagliori, stagnavano i profumi troppo
dolci e acuti dei mille fiori de' giardini. I contadini rincasavano
con gli attrezzi in ispalla; una donna scalza, dalle gonnelle
succinte, al di là delle piante, si spingeva innanzi due
vaccherelle che si arrestavano ogni poco a pascere l'erba, a guardare
con gli occhioni innocenti, a muggire ogni tanto.
Non
si poteva arrivare fino a Pruneto; era troppo tardi. Ci sarebbero
andati Adele e Bortolo. La signora Marri si sentiva un po' stanca;
propose di riposare lì mettendosi a sedere sopra un tronco
d'albero disteso per stagionare.
Olga
e Lucia sedettero nel prato, al di là del filare, su un
mucchio di terra vestito d'erba. Olga ciangottava a l'amica le sue
confidenze, le sue speranze di fanciulla smaniosa di accasarsi, di
avere un nido proprio, un nido morbidamente imbottito dove
crogiolarsi riscaldata da un affetto immaginoso, dove sbizzarrirsi a
suo piacere, a sua volontà. Oh non dovere più
assoggettare la propria volontà, anzi dominare su l'altrui!...
era questo il sogno più ridente, più vagheggiato di
Olga.
Le
altre due sorelle Marri, Corinna e Irma, a braccetto, presero per un
senteruolo che guidava a un punto ove si poteva godere la vista del
mare.
Il
signor Svarzi rimase con la signora Marri.
Dal
suo posto Lucia li sentiva discorrere con qualche vivacità.
Certe parole che l'aria le portò nette e precise, la
colpirono, svegliarono la sua curiosità, acuirono la sua
attenzione.
Mentre
Olga diceva con accento non interrotto, ella non pensava ad altro che
ad afferrare qualche frase della conversazione fra la signora Marri e
lo Svarzi.
E
colse al volo una parte del dialogo.
«Quel
povero Ferretti! - compiangeva la signora.
«Pazzo!
pazzo da legare! - rispondeva il signore.
«La
sua disgrazia è quella donna!... lui è da compiangere!
«Ma
se lo sapeva che ella aveva già ruinato il primo marito, che
era piena di debiti, che era una creatura pericolosa! Lo sapeva e
l'ha sposata!... non è una pazzia questa?
«La
ruina è proprio completa?
«Completa!
«O
e la fabbrica?
«Si
sta costituendo una società d'azionisti.
«E
quella povera signora Marta?
«Mah!...
vivrà della sua pensione di vedova!
«E
Lucia!
Nè
l'uno nè l'altra si erano accorti, che Lucia la quale si era
alzata alle prime parole del dialogo, stava loro dietro le spalle. Si
rivolsero sorpresi a sentirla dire con voce un po' rauca e tremante:
«Io
dubitavo. - Il signore - e additava con una piega sprezzante intorno
a la bocca, lo Svarzi - mi ha dato la certezza della disgrazia. Si è
tolto la maschera fino adesso usata davanti a l'ereditiera; si è
mostrato qual'è!.. Anch'io mi mostro qual sono, signore, senza
il ritegno della convenienza. Ricca o povera, i miei sentimenti
furono e sono i medesimi a suo riguardo. La prego di non inuggirmi,
di non offendermi con il suo ardire tutt'altro che da gentiluomo!
S'inchinò
dinanzi a la signora Marri, salutò Olga e sali con passo
svelto per a la volta di Pruneto.
Aveva
le mani fredde, le correvano dei brividi lungo il dorso, il cuore le
batteva fino a la fontanella della gola; un fremito acre le
serpeggiava nel sangue.
«Stupido...
vigliacco! - badava a mormorare fra sè e sè. - Mi ha
creduta così volgare di accettare i suoi omaggi ora che sono
povera!... ha approfittato di questo momento doloroso per
perseguitarmi con la sua insistenza, forse per compromettermi!..
Antipatico! - disse forte a gli ultimi bagliori del giorno, che
andava morendo in un languore di luce, fra il zizzìo degli
insetti, l'ultimo pigolare degli uccelli appollaiati, il lontano
scroscio dell'onda, i mille profumi!
Arrivò
a la fattoria ansimante e stravolta.
A
l'accoglienza festosa degli affittaiuoli, a le premurose
sollecitudini di Adele e Bortolo, rispose dando nel pianto; un pianto
convulso, tutto singhiozzi e lagrimoni abbondanti; da bambina.
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