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Anna Vertua Gentile
Il romanzo d'una signorina per bene

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La giornata era bigia, oppressa da nuvoloni spessi e pieni. Il vento di mare soffiava forte. Sopra i monti cominciò presto a tuonare e balenare; caddero i primi goccioloni a strappare al suolo il caldo odore di terra bagnata; seguì uno scroscio; quindi una pioggerella insistente che scendeva a righe sottili fra la funebre tenda di nuvoloni che copriva i colli e la spiaggia.

Lucia, ritta contro lo stipite dell'uscio a vetri che dava su 'l terrazzo, vagava con gli occhi nell'aria annebbiata dalla piova, mentre in cuore le scendeva un senso di abbattimento. L'abbattimento pieno di tristezza che viene dal pensiero.

Pensava a suo padre, che da che la aveva lasciata, solo una volta le si era fatto vivo con un breve telegramma; a suo padre che l'aveva abbandonata, che la dimenticava, la sacrificava a la passione sfrenata per quella signora... sua moglie... la donna che aveva preso il posto dell'altra, la buona, la santa!.. Tutto sacrificava a quella creatura; le memorie, gli affetti, la sostanza raggranellata a forza di economia e di attività, perfino l'avvenire dell'unica figliuola! Il suo avvenire!... Certo non sarebbe stato ora quello dell'ereditiera!... Di questo era sicura. Glielo aveva detto la ritirata prudente dell'ufficiale di artiglieria; glielo aveva mostrato la condotta dello Svarzi, lo sfacciato che la perseguitava apertamente della sua volgare passione, adesso che la sapeva povera e senza difesa.

Il vento soffiava l'acqua a sbuffi verso la casa; la pioggia spruzzava in volto a la fanciulla, che non si muoveva, perduta in un obblio di pensieri.

Quel giorno aveva ricevuto due lettere; una della sorella del povero Cecchino, che le annunciava la sua vestizione con parole di commovente riconoscenza; l'altra di Lena, la quale le rispondeva piangendo con lei e confortandola nello stesso tempo a sopportare con dignitosa forza la sventura, a nobilmente rassegnarsi al volere di Dio. Certo la ruina del padre le doveva recare preoccupazione e schianti d'ogni maniera, poi che ella era una ottima figliuola che amava il suo papà e non poteva a meno di soffrire delle sue sofferenze. Oh le sofferenze dovevano, pur troppo, seguire presto la vita di continuo delirio che ora lo traeva a sicuro precipizio, il povero uomo!.. Ma lei, Lucia, era al sicuro della povertà; ella sapeva e voleva assicurarla. Quella casetta della spiaggia, la fattoria di Pruneto e un'altra più lontana, erano roba sua, che le veniva di sua madre e che nessuno avrebbe potuto toccare.

Certo non era la ricchezza; ma era la vita sicura; era un'agiatezza modesta.

«Se al papà mancherà il pane, io lo potrò soccorrere! - pensò ricordando le parole della lettera. - Starà qui con me; finirà nella quiete!

La dolce prospettiva le fu offuscata dinanzi dalla bellissima, altera figura della signora Rabbi, che le si rizzò nel pensiero. «E lei?... e sua moglie?.. la matrigna?...

Sorrise figurandosi quella signora, usa a la ricchezza, a lo sfarzo, nella casetta modesta, darsi attorno per le faccenduole domestiche. Fissò gli occhi verso l'orizzonte, dove ormai le nuvole diafane e a strappi scoprivano qualche lembo di azzurro, e disse scuotendo il capo: «La signora Rabbi qui a far vita ritirata, a far vita da borghesuccia economa!...

Era cessata la piova. Le nuvole, battute dal vento, si staccavano, assumevano forme svariatamente capricciose, correvano innalzandosi di sopra l'acqua, si impicciolivano nella corsa, sfumavano a distanza. Il sole tornò a sfolgorare su la spiaggia deserta, su 'l mare che veniva a la riva con l'onda grossa e sbuffante e si scioglieva su la ghiaia fremendo in un lieto scrosciare di spuma.

Lucia uscì su 'l terrazzo; si dimenticò un istante nella contemplazione delle cose; le cose belle e sublimi, che staccano l'anima dalle miserie della terra per innalzarla su su al grandioso, a la potenza sovrana.

Fra lei e il grandioso e la potenza sovrana, non erano ostacoli di incresciosità, poichè la coscienza non le susurrava rimproveri, poichè nel suo passato non giacevano rammarichi. I disgusti, i dolori venivano dal di fuori; scrosci che acciaccano3, non distruggono; o se abbattono e svellono, è per volere superiore; non è la morte prodotta da vile tarlo interno.

Apparve su 'l mare, a poca distanza dalla riva, un burchiello da pescatore.

«È il vecchio Baciccia! - osservò Lucia.

Con voce fessa, il pescatore prese a cantarellare una nenia mentre vogava a fatica.

«Ha perduto il figlio, ha la moglie inferma, stenta la vita e canta! - pensò. - La sventura non gli ha offuscato in cuore la serenità dell'uomo onesto e pio.

Essere disgraziati è da tutti; non abbiosciarsi, saper sopportare con rassegnazione, pentirsi e riparare, è da pochi; è da buoni e forti! - susurrò.

Il pensiero le corse a Teresa, la sorella del povero Cecchino. La vide in convento, sorridente sotto la cuffia nera che le nascondeva i capelli d'oro, pietosa con gli infermi che avevano bisogno delle sue cure, lieta nell'idea di Dio.

C'era un gran silenzio intorno. L'aria calda e chiara pesava su 'l terrazzo e su le piante sgocciolanti del giardinetto. Il mare non mandava alito. Dopo la breve collera, quasi lotta momentanea fra esso e il cielo, ora tremolava nella sua vampa azzurra.

Suonavano le ore al campanile della parrocchia. Quello squillo argentino riportò ad un tratto la fanciulla al tempo della sua infanzia, quando c'era la mamma, ancora non erano fabbricati il villino in città e la villa su 'l lago, e si passava l'estate, nella intimità soave, nella onesta, cara semplicità di borghesi appena agiati.

La campana ripetè i due tocchi argentini. Era quella l'ora in cui, bambina, ella andava a la chiesa con la mamma per la perdonanza, come diceva lei. Le venne il desiderio di ritornare a la dolce abitudine; volle andare in chiesa. Entrò in salottino, mise il cappello e uscì.

La chiesa era vicina; a un cento di passi; vi si andava per una viuzza chiusa ai lati da due siepi di caprifoglio.

Gli scriccioli saltellavano tra le fronde, si cacciavano nel folto, sbucavano fuori pigolando.

Nel giardino del parroco, al di della siepe, un usignuolo gorgheggiava. Alcune galline prataiuole, beccuzzavano starnazzando lungo la viuzza; una chioccia, accucciata a l'ombra della siepe, chioccolava ai pulcini raccolti sotto le ale, le sue prime lezioni di prudenza. Il verde, lavato dalla piova, spiccava fresco e luccicante. L'abbaiare di qualche cane, il muggire, in lontananza, di qualche vacca, qualche grido di fanciullo e lo scrosciare stanco dell'onda morta su la ghiaia, erano i soli suoni che rompessero il silenzio di quell'ora, in quel luogo.

I bagnanti quel giorno, come succedeva sempre nei di cattivo tempo che l'acqua era fredda e non si potevano far bagni, dovevano essere raccolti nei salotti dello stabilimento, a leggere, conversare, flirteggiare, far musica e magari quattro salti. A passeggiare non c'era pericolo che uscissero in quell'ora calda, con il suolo bagnato che i piedi si infangavano e bisognava camminare sollevando le sottane da terra.

Nella sicurezza di non incontrare nessuno, Lucia tirava via spigliata, lieta di trovarsi sola, di non essere seccata nella solitudine cara, necessaria al suo stato d'animo.

Davanti a la chiesa, il viottolo si apriva in una piazzetta folta di piante da cui pioveva la luce d'oro riempiendo il suolo ombreggiato, di allegre macchie tremolanti.

Presso il tronco d'una pianta, un fanciullo sgambucciato, vestito solo d'un paio di calzoncini e d'una camicia greggia, dormiva boccone, con la testa poggiata su le braccia incrociate.

Alcuni piccioni scesero frullando attraverso il fogliame e presero a beccuzzare. Un bel maschio dalle ali e il collo di un cupo azzurro metallico cangiante a la luce, con vezzosi movimenti girava intorno a una femmina bianca, tubando le sue lusinghe amorosa

Un gattone soriano accovacciato, con il muso fra le zampe anteriori, l'atteggiamento felino da predatore, spiava inutilmente il saltellare di alcuni passeri arditi e pronti al volo.

Alcune cicale stridevano al sole la loro canzone monotona; da oziose.

Lucia entrò nella chiesuola deserta, illuminata da una semi-luce rossastra. Si inginocchiò davanti a l'altare della Madonna, si raccolse nella preghiera. Nella fede e nell'amore, o piuttosto nell'amore credente, cercò conforto, cercò un sollievo al peso delle cure.

Ci sono momenti nella vita, in cui una provvidenziale chiaroveggenza dello spirito, inspira, per così dire, una inconscia diffidenza, quasi ripugnanza della gente e spinge verso la bontà, la potenza suprema e fa che solo nell'idea grandiosa ci si affidi e abbandoni.

Lucia, che soffriva crudamente della ruina del padre, che misurava le conseguenze di quei momenti di delirio, quasi pazzia, che presentiva l'avvilimento e lo schianto che ne dovevano essere la conseguenza, colpita nella tenerezza, nel rispetto figliale, si trovava in uno di questi momenti; non sperava nulla dagli uomini; anzi ne temeva le volgari, piccole passioni; diceva i suoi dolori a la Madonna; fidava in Dio.

Sempre inginocchiala, sempre fissa nella soave immagine che le sorrideva quasi a incoraggiarla, non sentì lo scricchiolio d'un passo, fuori, sulla ghiaia della piazzetta, non si accorse dello Svarzi. che dalla soglia della chiesuola la stava guardando con occhi intensi.

Si scosse e rivolse all'improvviso abbaiare d'un cane, e vide il giovine.

La dolcezza di quel momento di astrazione, le fuggì tosto dall'anima per lasciar luogo a un subito sentimento di sdegno, di mortificazione e ribellione insieme. Fino , fino in chiesa, la veniva a tormentare ed offendere quell'antipatico, quel vigliacco!... Si era davvero proposto di comprometterla, di farla andare su le bocche di tutti, forse di meritarle la disapprovazione, il disprezzo dei lontani!

Rivide improvvisamente l'espressione di muto rimprovero che aveva sorpreso su 'l volto dell'ingegnere Del Pozzo quel giorno, a Milano, quando l'aveva veduta uscire dal salottino insieme con lo Svarzi. Un'onda, gonfia d'amarezza e sconforto, le riempì il cuore. «Forse - pensò - egli sa già; e crede che io accolga e gradisca gli omaggi di questo sfacciato; forse crede che mi lasci attirare dalle sue ricchezze, adesso che sono povera!

Una vampa le scottò il cervello a questo pensiero.

Con gli occhi accigliati e su la bocca una piega amara, si alzò ed uscì, passando dinanzi alla Svarzi senza neppure guardarlo.

Ma egli non si lasciò intimorire da quell'aria di sussiego e repulsione. La passionaccia ignobile che gli serpeggiava nel sangue, non soffriva certo delicature.

Le si pose di fianco; volle accompagnarla ad ogni costo, qualunque fossero la via, e gli scorciatoi che ella prendesse.

E l'accompagnò in silenzio, mentre ella, senza mai rivolgergli una parola, uno sguardo, camminava frettolosa verso casa.

Vi si trovò repentinamente di fronte dopo una brusca scantonata, ed ebbe a trasalire vedendo ritto su la porta, insieme con Bortolo e Adele, l'ingegnere Del Pozzo.

Un violento sussulto le fece tremare il cuore in petto leggendo subito negli occhi chiari dell'ingegnere una disgustosa sorpresa.

«Signorina! - disse l'ingegnere con voce un po' velata, inchinandosele dinanzi con il cappello in mano. - Sua zia mi manda qui per parlarle di affari!... Se ha la cortesia di ricevermi, mi sbrigherò presto. Devo tosto ripartire per Milano.

Disse senza badare allo Svarzi, come non fosse stato . Lasciò passare la fanciulla, che entrò in casa tutta pallida e agitatissima, e la seguì.

Nel salottino, aperto su 'l terrazzo al grandioso spettacolo del mare immenso, a la luce splendida, a l'aria profumata, seduti l'uno di fronte all'altra, Lucia con l'anima sconvolta da avvilimento e dolore, ascoltò per un quarto d'ora e più il conte Anton Mario Del Pozzo, che dignitosamente, freddamente, per incarico della signora Marta, la metteva al corrente degli affari della casa.

 

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3 Nell'originale "acciaccono". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]





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