La
giornata era bigia, oppressa da nuvoloni spessi e pieni. Il vento di
mare soffiava forte. Sopra i monti cominciò presto a tuonare e
balenare; caddero i primi goccioloni a strappare al suolo il caldo
odore di terra bagnata; seguì uno scroscio; quindi una
pioggerella insistente che scendeva a righe sottili fra la funebre
tenda di nuvoloni che copriva i colli e la spiaggia.
Lucia,
ritta contro lo stipite dell'uscio a vetri che dava su 'l terrazzo,
vagava con gli occhi nell'aria annebbiata dalla piova, mentre in
cuore le scendeva un senso di abbattimento. L'abbattimento pieno di
tristezza che viene dal pensiero.
Pensava
a suo padre, che da che la aveva lasciata, solo una volta le si era
fatto vivo con un breve telegramma; a suo padre che l'aveva
abbandonata, che la dimenticava, la sacrificava a la passione
sfrenata per quella signora... sua moglie... la donna che aveva preso
il posto dell'altra, la buona, la santa!.. Tutto sacrificava a quella
creatura; le memorie, gli affetti, la sostanza raggranellata a forza
di economia e di attività, perfino l'avvenire dell'unica
figliuola! Il suo avvenire!... Certo non sarebbe stato ora quello
dell'ereditiera!... Di questo era sicura. Glielo aveva detto la
ritirata prudente dell'ufficiale di artiglieria; glielo aveva
mostrato la condotta dello Svarzi, lo sfacciato che la perseguitava
apertamente della sua volgare passione, adesso che la sapeva povera e
senza difesa.
Il
vento soffiava l'acqua a sbuffi verso la casa; la pioggia spruzzava
in volto a la fanciulla, che non si muoveva, perduta in un obblio di
pensieri.
Quel
giorno aveva ricevuto due lettere; una della sorella del povero
Cecchino, che le annunciava la sua vestizione con parole di
commovente riconoscenza; l'altra di Lena, la quale le rispondeva
piangendo con lei e confortandola nello stesso tempo a sopportare con
dignitosa forza la sventura, a nobilmente rassegnarsi al volere di
Dio. Certo la ruina del padre le doveva recare preoccupazione e
schianti d'ogni maniera, poi che ella era una ottima figliuola che
amava il suo papà e non poteva a meno di soffrire delle sue
sofferenze. Oh le sofferenze dovevano, pur troppo, seguire presto la
vita di continuo delirio che ora lo traeva a sicuro precipizio, il
povero uomo!.. Ma lei, Lucia, era al sicuro della povertà;
ella sapeva e voleva assicurarla. Quella casetta lì della
spiaggia, la fattoria di Pruneto e un'altra più lontana, erano
roba sua, che le veniva di sua madre e che nessuno avrebbe potuto
toccare.
Certo
non era la ricchezza; ma era la vita sicura; era un'agiatezza
modesta.
«Se
al papà mancherà il pane, io lo potrò
soccorrere! - pensò ricordando le parole della lettera. -
Starà qui con me; finirà nella quiete!
La
dolce prospettiva le fu offuscata dinanzi dalla bellissima, altera
figura della signora Rabbi, che le si rizzò nel pensiero. «E
lei?... e sua moglie?.. la matrigna?...
Sorrise
figurandosi quella signora, usa a la ricchezza, a lo sfarzo, lì
nella casetta modesta, darsi attorno per le faccenduole domestiche.
Fissò gli occhi verso l'orizzonte, dove ormai le nuvole
diafane e a strappi scoprivano qualche lembo di azzurro, e disse
scuotendo il capo: «La signora Rabbi qui a far vita ritirata, a
far vita da borghesuccia economa!...
Era
cessata la piova. Le nuvole, battute dal vento, si staccavano,
assumevano forme svariatamente capricciose, correvano innalzandosi di
sopra l'acqua, si impicciolivano nella corsa, sfumavano a distanza.
Il sole tornò a sfolgorare su la spiaggia deserta, su 'l mare
che veniva a la riva con l'onda grossa e sbuffante e si scioglieva su
la ghiaia fremendo in un lieto scrosciare di spuma.
Lucia
uscì su 'l terrazzo; si dimenticò un istante nella
contemplazione delle cose; le cose belle e sublimi, che staccano
l'anima dalle miserie della terra per innalzarla su su al grandioso,
a la potenza sovrana.
Fra
lei e il grandioso e la potenza sovrana, non erano ostacoli di
incresciosità, poichè la coscienza non le susurrava
rimproveri, poichè nel suo passato non giacevano rammarichi. I
disgusti, i dolori venivano dal di fuori; scrosci che
acciaccano3, non distruggono; o se abbattono e svellono, è
per volere superiore; non è la morte prodotta da vile tarlo
interno.
Apparve
su 'l mare, a poca distanza dalla riva, un burchiello da pescatore.
«È
il vecchio Baciccia! - osservò Lucia.
Con
voce fessa, il pescatore prese a cantarellare una nenia mentre vogava
a fatica.
«Ha
perduto il figlio, ha la moglie inferma, stenta la vita e canta! -
pensò. - La sventura non gli ha offuscato in cuore la serenità
dell'uomo onesto e pio.
Essere
disgraziati è da tutti; non abbiosciarsi, saper sopportare con
rassegnazione, pentirsi e riparare, è da pochi; è da
buoni e forti! - susurrò.
Il
pensiero le corse a Teresa, la sorella del povero Cecchino. La vide
in convento, sorridente sotto la cuffia nera che le nascondeva i
capelli d'oro, pietosa con gli infermi che avevano bisogno delle sue
cure, lieta nell'idea di Dio.
C'era
un gran silenzio intorno. L'aria calda e chiara pesava su 'l terrazzo
e su le piante sgocciolanti del giardinetto. Il mare non mandava
alito. Dopo la breve collera, quasi lotta momentanea fra esso e il
cielo, ora tremolava nella sua vampa azzurra.
Suonavano
le ore al campanile della parrocchia. Quello squillo argentino
riportò ad un tratto la fanciulla al tempo della sua infanzia,
quando c'era la mamma, ancora non erano fabbricati il villino in
città e la villa su 'l lago, e lì si passava l'estate,
nella intimità soave, nella onesta, cara semplicità di
borghesi appena agiati.
La
campana ripetè i due tocchi argentini. Era quella l'ora in
cui, bambina, ella andava a la chiesa con la mamma per la perdonanza,
come diceva lei. Le venne il desiderio di ritornare a la dolce
abitudine; volle andare in chiesa. Entrò in salottino, mise il
cappello e uscì.
La
chiesa era vicina; a un cento di passi; vi si andava per una viuzza
chiusa ai lati da due siepi di caprifoglio.
Gli
scriccioli saltellavano tra le fronde, si cacciavano nel folto,
sbucavano fuori pigolando.
Nel
giardino del parroco, al di là della siepe, un usignuolo
gorgheggiava. Alcune galline prataiuole, beccuzzavano starnazzando
lungo la viuzza; una chioccia, accucciata a l'ombra della siepe,
chioccolava ai pulcini raccolti sotto le ale, le sue prime lezioni di
prudenza. Il verde, lavato dalla piova, spiccava fresco e luccicante.
L'abbaiare di qualche cane, il muggire, in lontananza, di qualche
vacca, qualche grido di fanciullo e lo scrosciare stanco dell'onda
morta su la ghiaia, erano i soli suoni che rompessero il silenzio di
quell'ora, in quel luogo.
I
bagnanti quel giorno, come succedeva sempre nei dì di cattivo
tempo che l'acqua era fredda e non si potevano far bagni, dovevano
essere raccolti nei salotti dello stabilimento, a leggere,
conversare, flirteggiare, far musica e magari quattro salti. A
passeggiare non c'era pericolo che uscissero in quell'ora calda, con
il suolo bagnato che i piedi si infangavano e bisognava camminare
sollevando le sottane da terra.
Nella
sicurezza di non incontrare nessuno, Lucia tirava via spigliata,
lieta di trovarsi sola, di non essere seccata nella solitudine cara,
necessaria al suo stato d'animo.
Davanti
a la chiesa, il viottolo si apriva in una piazzetta folta di piante
da cui pioveva la luce d'oro riempiendo il suolo ombreggiato, di
allegre macchie tremolanti.
Presso
il tronco d'una pianta, un fanciullo sgambucciato, vestito solo d'un
paio di calzoncini e d'una camicia greggia, dormiva boccone, con la
testa poggiata su le braccia incrociate.
Alcuni
piccioni scesero frullando attraverso il fogliame e presero a
beccuzzare. Un bel maschio dalle ali e il collo di un cupo azzurro
metallico cangiante a la luce, con vezzosi movimenti girava intorno a
una femmina bianca, tubando le sue lusinghe amorosa
Un
gattone soriano accovacciato, con il muso fra le zampe anteriori,
l'atteggiamento felino da predatore, spiava inutilmente il saltellare
di alcuni passeri arditi e pronti al volo.
Alcune
cicale stridevano al sole la loro canzone monotona; da oziose.
Lucia
entrò nella chiesuola deserta, illuminata da una semi-luce
rossastra. Si inginocchiò davanti a l'altare della Madonna, si
raccolse nella preghiera. Nella fede e nell'amore, o piuttosto
nell'amore credente, cercò conforto, cercò un sollievo
al peso delle cure.
Ci
sono momenti nella vita, in cui una provvidenziale chiaroveggenza
dello spirito, inspira, per così dire, una inconscia
diffidenza, quasi ripugnanza della gente e spinge verso la bontà,
la potenza suprema e fa che solo nell'idea grandiosa ci si affidi e
abbandoni.
Lucia,
che soffriva crudamente della ruina del padre, che misurava le
conseguenze di quei momenti di delirio, quasi pazzia, che presentiva
l'avvilimento e lo schianto che ne dovevano essere la conseguenza,
colpita nella tenerezza, nel rispetto figliale, si trovava in uno di
questi momenti; non sperava nulla dagli uomini; anzi ne temeva le
volgari, piccole passioni; diceva i suoi dolori a la Madonna; fidava
in Dio.
Sempre
inginocchiala, sempre fissa nella soave immagine che le sorrideva
quasi a incoraggiarla, non sentì lo scricchiolio d'un passo,
fuori, sulla ghiaia della piazzetta, non si accorse dello Svarzi. che
dalla soglia della chiesuola la stava guardando con occhi intensi.
Si
scosse e rivolse all'improvviso abbaiare d'un cane, e vide il
giovine.
La
dolcezza di quel momento di astrazione, le fuggì tosto
dall'anima per lasciar luogo a un subito sentimento di sdegno, di
mortificazione e ribellione insieme. Fino lì, fino in chiesa,
la veniva a tormentare ed offendere quell'antipatico, quel
vigliacco!... Si era davvero proposto di comprometterla, di farla
andare su le bocche di tutti, forse di meritarle la disapprovazione,
il disprezzo dei lontani!
Rivide
improvvisamente l'espressione di muto rimprovero che aveva sorpreso
su 'l volto dell'ingegnere Del Pozzo quel giorno, a Milano, quando
l'aveva veduta uscire dal salottino insieme con lo Svarzi. Un'onda,
gonfia d'amarezza e sconforto, le riempì il cuore. «Forse
- pensò - egli sa già; e crede che io accolga e
gradisca gli omaggi di questo sfacciato; forse crede che mi lasci
attirare dalle sue ricchezze, adesso che sono povera!
Una
vampa le scottò il cervello a questo pensiero.
Con
gli occhi accigliati e su la bocca una piega amara, si alzò ed
uscì, passando dinanzi alla Svarzi senza neppure guardarlo.
Ma
egli non si lasciò intimorire da quell'aria di sussiego e
repulsione. La passionaccia ignobile che gli serpeggiava nel sangue,
non soffriva certo delicature.
Le
si pose di fianco; volle accompagnarla ad ogni costo, qualunque
fossero la via, e gli scorciatoi che ella prendesse.
E
l'accompagnò in silenzio, mentre ella, senza mai rivolgergli
nè una parola, nè uno sguardo, camminava frettolosa
verso casa.
Vi
si trovò repentinamente di fronte dopo una brusca scantonata,
ed ebbe a trasalire vedendo ritto su la porta, insieme con Bortolo e
Adele, l'ingegnere Del Pozzo.
Un
violento sussulto le fece tremare il cuore in petto leggendo subito
negli occhi chiari dell'ingegnere una disgustosa sorpresa.
«Signorina!
- disse l'ingegnere con voce un po' velata, inchinandosele dinanzi
con il cappello in mano. - Sua zia mi manda qui per parlarle di
affari!... Se ha la cortesia di ricevermi, mi sbrigherò
presto. Devo tosto ripartire per Milano.
Disse
senza badare allo Svarzi, come non fosse stato lì. Lasciò
passare la fanciulla, che entrò in casa tutta pallida e
agitatissima, e la seguì.
Nel
salottino, aperto su 'l terrazzo al grandioso spettacolo del mare
immenso, a la luce splendida, a l'aria profumata, seduti l'uno di
fronte all'altra, Lucia con l'anima sconvolta da avvilimento e
dolore, ascoltò per un quarto d'ora e più il conte
Anton Mario Del Pozzo, che dignitosamente, freddamente, per incarico
della signora Marta, la metteva al corrente degli affari della casa.
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