Zia
Marta, nelle sue lettere piagnucolava. Aveva dovuto abbandonare il
villino; s'era ridotta a vivere in tre stanzucce fuori porta; la
pensione le bastava a pena per non morire di fame; era una vita
misera.
Invidiava
la nipote. Ella poteva vivere tranquilla o in qualche agiatezza.
Peccato che la sua casa fosse perduta in quel villaggio ove durante
l'inverno non si vedeva anima viva; se fosse stata in città
l'avrebbe pregata di ospitarla; avrebbero fatto vita insieme. Di
lasciare Milano, le sue abitudini cittadine, le sue amiche, ella non
si sentiva il coraggio. E stava lì sola soletta, stancando il
cervello per studiare il modo di fare economia, imponendosi
privazioni, sacrifici d'ogni maniera.
Erano
lettere gemebonde che infastidivano perchè inspirate
dall'egoismo.
Lucia
si proponeva di soccorrere la zia; si sarebbe ristretta. Per lei e
Bortolo ci voleva così poco!
Pippo
Ferretti, impiegato in una casa commerciale di Londra, scrisse una
sola lettera a la figliuola, dopo il fallimento. Poche parole senza
un'allusione a la disgrazia; si felicitava con la figlia, che, se non
altro, non aveva bisogno di nessuno. La felicitazione mal celava una
punta d'invidia, quasi un rimprovero.
«Se
io morissi - pensava qualche volta la fanciulla - il poco che
possiedo passerebbe a papà, e verrebbe, forse a stabilirsi qui
con la moglie.
Si
figurò la signora Rabbi nella modesta casetta e un senso amaro
le sconvolse il cuore,
«Sarebbe
spostata come una regina in un capanno! - disse: - Lo spirito della
povera mamma, ne soffrirebbe. Se quella donna entrasse qui, i ricordi
ne sarebbero offesi e si involerebbero. Ma... papà non avrebbe
forse bisogno di lavorare a la dipendenza degli altri!
Poco
a poco, il pensiero della sua agiatezza, per quanto modestissima, la
turbò come una colpa, le riuscì incresciosa come un
rimorso.
Si
esagerò la condizione del padre, il suo avvilimento da persona
usa a comandare, ora dipendente; misurò con il proprio
sentimento il suo dolore d'uomo ruinato; ne rimase accasciata. «Se
morissi - si trovò ancora a pensare - quel poco che possiedo
passerebbe a lui e potrebbe vivere, se non altro, indipendente!
«Si
duole di morire chi è circondato da affezioni! - continuò
fra di sè. - Quando si è soli e non si è amati,
a che cosa serve vivere?.. A che cosa serve?
La
giornata ora smagliante di sereno; non una nuvola in cielo; il mare a
pena increspato, l'aria biancastra, troppo piena di luce.
Nel
suo costume di bagno, Lucia, seduta fra gli scogli, in una
insenatura, a l'ombra, con i piedi nell'acqua, pensava.
«Papà
non mi vuol più bene!.. Se, morissi non gli importerebbe
nulla!
Le
si gonfiò il cuore ricordando il tempo in cui suo padre
l'adorava, non aveva occhi e cure che per lei, la sua unica
figliuola; il tempo in cui la gente diceva che egli la viziava!
Come
era felice allora!.... per certo avrebbe riso su la faccia a chi le
avesse predetto che quella tenerezza esclusiva dovesse un giorno
mutarsi in indifferenza.
«Quella
donna gli ha cambiato il cuore! - mormorò - lo ha affascinato!
C'era
dunque il fascino?... una potenza individuale, che attrae e incatena
spogliando d'ogni volontà!... C'era dunque davvero il fascino?
Rivide
con la fantasia, gli occhi chiari dell'ingegnere Del Pozzo; occhi che
frugavano nell'anima commuovendo, destando sensazioni non mai
provate.
Come
erano dolci, affettuosi quegli occhi, là, a Milano, la sera
prima della sua partenza per la spiaggia!
Come
erano torbidi e severi il dì ch'egli era venuto a darle la
notizia del fallimento!
E
quella sera, al letto del povero Cecchino morente?
Nel
cuore le si agitò la smania di rivederli quegli occhi chiari e
luminosi; di sentirsene guardata,[**Nell'originale "guaridata"]
fosse anche torbidamente, severamente come l'ultima volta. Ed era una
smania che le faceva martellare il cuore in petto, premendole le
lagrime.
Su
'l mare in calma, nelle barchette, che si staccavano dalla riva dello
stabilimento, spiccavano nella luce dorata, signore e signorine nei
loro capricciosi costumi, con in testa gli ampi cappelloni bianchi, e
i giovinetti, che lo accompagnavano, quale a cavalcione della prua,
quale ritto in poppa, altri con il remo vogando.
Ed
era un vociare festoso, uno scoppiettio di risatine squillanti, ogni
tanto uno strillo di affettata paura.
Lucia
ritirò i piedi dall'acqua; si rizzò. L'aveva scossa il
timore di essere sorpresa dalle sorelle Marri e da esse obbligata a
passare la scogliera, a recarsi allo stabilimento.
Al
pensiero di ritrovarsi con la gente, specialmente con lo Svarzi, le
saliva la nausea a la gola. Voleva essere sola; perchè non la
lasciavano sola?....
Quel
giorno poi non si sentiva punto bene. Aveva la testa greve; le
correvano i gricciori per la vita, e nello stesso tempo, le
scottavano le mani, il capo, tutto il resto del corpo. Era da un
pezzo che provava un malessere strano; una debolezza a le gambe che
le si piegavano sotto, frequenti capogiri, ripugnanza al cibo e un
gran bisogno di starsene sdraiata o seduta senza far nulla.
Ora
sentiva il desiderio di tuffarsi in acqua; un bagno l'avrebbe
rinfrescata, le avrebbe ridata un po' d'energia.
Si
arrampicò su lo scoglio estremo, che sporgeva innanzi e dal
quale si poteva saltare con sicurezza come da un trampolino.
Con
i capelli raccolti in grosso nodo su la nuca, la testa scoperta,
bella nel costume che ne delineava la persona snella e elegante, le
braccia stese e le mani serrate palma a palma, stava per spiccare il
salto, quando si sentì afferrata a la vita e si trovò
fra le braccia dello Svarzi.
Un
urlo di terrore e di ribrezzo insieme le sfuggì dal petto. Si
divincolò con una stratta violenta e nel parossismo si lasciò
andare nel vuoto.
All'urlo
era accorso Bortolo; erano venuti nuotando vari bagnanti.
Dopo
un istante la fanciulla precipitata in mare, riapparve, agitò
una mano; sarebbe ripiombata a fondo se un nuotatore non l'avesse
prontamente sostenuta e tratta a riva.
Bortolo
e Adele se la presero fra le braccia, la portarono in casa di peso,
come morta.
Lo
Svarzi stesso recò la notizia allo stabilimento. Egli l'aveva
veduta precipitare; non era stato in tempo di impedire la caduta.
La
volgare menzogna lo salvava da rimproveri e disprezzo, lo rendeva
interessante con i particolari del fatto.
La
signora Marri e le figliuole corsero alla casetta; si informarono.
Bortolo era stato per il medico. Nella camera della malata non erano
che questi e Adele. Nessuno doveva entrare; era indispensabile la
quiete.
Quel
giorno a la spiaggia dello stabilimento, si fece un gran parlare di
Lucia, di suo padre, della signora Rabbi, della passione dello
industriale per lei, delle sue pazzie, della ruina.
L'invidia,
covata a lungo, si disfogava in esagerazioni, in maldicenze. Non si
risparmiava nè pure la fanciulla innocente, la vittima, che
adesso là nel suo lettuccio, giaceva nell'incoscienza della
febbre.
Lo
Svarzi era sparito subito dopo il racconto del fatto. Forse una punta
di rimorso l'aveva obbligato a fuggire quei luoghi, ad allontanarsi
dalla fanciulla che gli aveva inspirato una passione trista ma così
forte da resistere non solo a l'indifferenza, ma al disdegno.
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