Il
mare era sconvolto dalla tempesta. Non si facevano bagni quel
pomeriggio; impossibile. Manco i più arrischiati avrebbero
osato affrontare l'ira dei cavalloni, minacciosi sotto il cielo
corrucciato e le ventate rabbiose.
I
bagnanti, seccati, inuggiti, si erano raccolti nel salotto dello
stabilimento, portati là dall'abitudine, dall'ozio, forse
anche dalla smania delle emozioni.
Nel
salotto erano crocchi, erano tavolini da giuoco, era musica.
Il
pianoforte gemeva sotto le dita d'una signorina che strimpellava
musica classica.
Degli
uomini, chi fumava, chi sfogliava giornali, chi faceva dello spirito.
Varie signore, con il ricamo in mano, facevano mostra di lavorare per
il gusto di spettegolare parendo occupate; alcune leggevano; altre
ancora passeggiavano.
Entrò
ad un tratto, come un razzo, un giovanotto. Veniva da Genova ove si
era recato il mattino. Aveva fatto il viaggio con una suora; una
monachella giovanissima e bella, che aveva sempre snocciolato il
rosario, senza mai badare a gli altri viaggiatori, rispondendo a
monasillabi alle loro domande.
Era
scesa lì, con lui. Egli aveva voluto vedere dove andasse e
l'aveva seguita. Era andata nella casetta della signorina Ferretti.
«Oh!
«Ah!
«Che
stia male davvero?
«Che
si tratti proprio di cosa seria?
«Povera
signorina!... così giovine e bella!
«Povera
Lucia!
«E
suo padre che non si lascia vedere?
«E
sua zia?
«Conviene
dire che l'abbiano abbandonata tutti se hanno avuto bisogno d'una
suora che l'assista!
«L'ha
abbandonata per fino lo Svarzi che pareva innamorato morto!
«Oh!
in quanto a quello, era lei che lo teneva a la larga!
«Una
signorina strana quella!
«Un
po' troppo altiera per la sua condizione presente!
«Quante
non avrebbero accolti gli omaggi dello Svarzi! - osservò con
un sorrisetto malizioso una signora attempata.
«Sfido
io!... un giovine come lui, ricco e sciocco per di più!...
figlio unico e un banchiere per padre. Una fortuna a questi lumi di
luna, che pochi sono i giovani che si ammogliano! - disse un signore
parlando con lo sigaro in bocca, fra una boccata e l'altra.
La
signora Marri e le figliuole si mostrarono afflitte, lagnandosi però
del medico e specialmente di Bortolo, che davano risposte evasive e
non lasciavano passare nessuno, nemmeno esse, che erano intime di
casa Ferretti e amiche della malata.
La
signora che sedeva al piano, cessò di strimpellare e cedette
il posto a un giovinotto che prese a suonare un walzer.
Fu
come un invito al ballo. Si tirò in disparte la tavola di
mezzo e le coppie cominciarono a danzare scacciando l'uggia del
cattivo tempo, dimenticando la malata, che languiva lì, a
pochi passi.
Languiva
davvero poveretta! abbandonata su 'l lettuccio bianco, i capelli
sparsi su 'l guanciale, il volto, dagli occhi chiusi, vampante di
febbre. Era in quello stato pietoso da parecchi giorni, e già
il medico, il vecchio medico di casa, che aveva conosciuti e visti
morire i nonni materni della malata, cominciava a impensierirsi, a
scuotere il capo.
Adele,
che non sapeva più a qual santo votarsi, aveva scritto, di suo
impulso, a la sorella del povero Cecchino, a la suora novizia, che
già era pratica della cura dagli infermi, e che era subito
accorsa.
Non
a pena entrata, a la vista della Signorina così ridotta, che
non pareva più lei e ansimava tanto penosamente che il petto
le si sollevava di sotto le lenzuola, Teresa s'era buttata
ginocchioni presso il letto, piangendo tacitamente. Abituata a la
vista degli infermi, aveva subito capito che si trattava di male
grave, gravissimo, e non era stata capace di vincere la commozione.
Ma
si era subito fatta forza. Non era certo venuta lì per
piangere, ben sì per prestare le sue cure a la buona, a la
generosa fanciulla che aveva a lei facilitata la via della salvezza,
che l'aveva compatita e confortata con le cortesi parole, con le
prove di interessamento; che l'aveva intenerita baciandola, lei, la
povera creatura che era stata spinta al male dall'abbandono e dal
bisogno!..
Alzatasi,
si diede subito in torno a provvedere, a ordinare, con quella tacita
e tranquilla attività previdente, propria delle suore.
Quel
giorno la malata stava peggio del solito; forse in causa della
tempesta che infieriva. Certe ondate grosse, immense, che si
rinfrangevano contro i muri della casa in uno scroscio pauroso; certe
ventate rabbiose, che fischiavano minacce su tutti i toni e pareva
volessero portar via la villetta!
Calò
la sera prima del solito. Si dovette accendere la lucerna, che di
sotto al paralume d'un verde cupo, spandeva per la camera una luce
smorta.
Il
medico se ne andò promettendo che sarebbe tornato il mattino
dopo. Ora che c'era la suora poteva stare più tranquillo. Se
ci fosse stato peggioramento, lo chiamassero.
A
una cert'ora anche Adele, che moriva di stanchezza e di sonno, si
ritirò a riposare nella stanzetta attigua.
Il
vecchio Bortolo non volle a nessun costo lasciare la camera. Si
adagiò nella poltrona; e vinto anche lui dalla fatica e dalle
emozioni, in poco andare si addormentò.
Rimase
sola con la malata, suor Teresa.
Nel
silenzio della camera, giungeva il fragore della furia marina; certi
ululati, e gemiti e urli; voci sovrumane di minaccia, scoppi di
collera.
La
luce della lampada illividiva la malata, a farla sembrare morta.
Suor
Teresa tolse il rosario dalla cintola e prese a snocciolarlo, stando
seduta al capezzale dell'inferma.
Pregava
movendo a pena le labbra che mormoravano i Pater noster e le
Ave Marie; mentre il cuore in lagrime, invocava Dio, la
Madonna, i Santi tutti per il miglioramento, per la guarigione della
malata.
Era
la preghiera della riconoscenza schietta e affettuosa.
A
una terribile raffica che scosse i vetri delle finestre e fece
tremolare la fiammella della lucerna, Lucia si mosse e le uscì
un lieve gemito dalle labbra semiaperte.
La
suora si alzò, le fu subito vicina e le prese una mano, che,
bruciava; poi cercò di addattarle su 'l capo la vescica di
ghiaccio. Ma la malata la respinse; con atto repentino, si tirò
a sedere su 'l letto, e ad occhi sbarrati, stendendo le braccia quasi
a difesa, mormorò con voce alterata: «Via! via! via!...
Ah vigliacco!... ah come l'odio!
Bortolo,
svegliato di soprassalto, accorse al fianco, del letto; Adele fu lì
in un salto.
«Via!
via! via! - continuava l'inferma, agitandosi, con gli occhi smarriti
nel vuoto.
A
stento, la suora e Adele riuscirono a riadagiarla, a farle posare il
capo su i guanciali sovrapposti.
Si
calmò, rinchiuse gli occhi. Ma dopo un momento di silenzio,
tornò a parlare, a frasi tronche, con voce gemebonda, come un
lamento.
«Mi
disprezza!... mi crede volgare!...
Parve
esaurita; respirava con affanno; pareva assopita.
Una
nuova ventata impetuosa la scosse ancora.
«Come
sono severi quegli occhi chiari!... come sono pieni di rimprovero! -
susurrava in un soffio.
Si
portò lentamente la mano destra alle labbra.
«Gli
ho steso la mano e l'ha toccata a pena!... non l'ha stretta!.. povera
mano!
La
baciò e la lasciò andare inerte.
Passò
la notte nell'assopimento, rotto da delirio.
Una
volta invocò il suo papà; un'altra volta chiamò
Lena. Si agitò ancora cercando di tener lontano qualcuno e
ripetendo la parola «vigliacco!» Ma l'idea fissa era
quella degli occhi chiari, severi e pieni di rimprovero.
«Mi
disprezza! - sospirava ogni tanto.
«Mamma!...
tu sai che lo amo! - piagnuculò mentre suor Teresa le bagnava
la fronte.
Quando
il medico capitò, a l'alba, parve svegliarsi. Aperse gli
occhi, lo guardò; forse lo riconobbe e disse con un filo di
voce, che si sentiva a pena: «Se muoio, papà avrà
il poco che ho!...
Al
sorgere del sole, che mandava per le gelosie chiuse, la sua luce a
strisce su 'l pavimento, illuminando la camera mitamente, la povera
fanciulla girò in torno gli occhi con coscienza di sè.
Riconobbe Teresa e fece un atto di meraviglia. Si rivolse al medico,
e additandola bisbigliò: «Sto male assai?
Il
vecchio dottore le piegò sopra la testa canuta guardandola con
pietà senza rispondere.
«Male?...
proprio male? - ripetè la malata tentando di alzare il capo
che subito ricadde su i guanciali.
«Vuol
vedere sua zia? - le chiese il medico in risposta.
Lucia
accennò di no con la testa.
«Il
suo papà?
Una
contrazione delle labbra che voleva essere un sorriso amaro,
accompagnò il cenno negativo del capo.
«Non
desidera vedere nessuno? - insistette il medico.
Con
uno sforzo penoso la poveretta fissando intensamente il dottore, gli
chiese: «Sto proprio, proprio male?... devo morire?
Il
vecchio amico di casa chinò la testa senza rispondere.
«Se
devo morire... proprio.. vorrei.. vorrei vedere... il signor Del
Pozzo! - disse. E svenne.
*
* *
|