Un
guaito pietoso, una carezza umida e calda su la mano sinistra,
svegliarono Lucia dal lungo sonno tranquillo.
Si
tirò a sedere su 'l letto a fatica.
Un
altro guaito, un'altra carezza, attrassero la sua attenzione.
«Wise!
- esclamò in un sussulto - Wise!
Il
cane, con le zampone poggiate su lo scrimolo del letto, guaiva
dimenando la coda.
Lucia
gli pose la mano sopra il collo. La povera bestia non potè
frenare la gioia; abbaiò in segno di festa; un abbaiare che
fini in un gemito, quasi espressione di piacere e dolore insieme.
«Wise!
mio povero Wise!
Nella
debolezza, sopra fatta dalla emozione, la fanciulla pianse
tacitamente.
Il
medico, dai piedi del letto le sorrideva; suor Teresa l'obbligò
a prendere alcune cucchiaiate di cordiale. Poi con Adele, che era
entrata in punta di piedi, le pose un altro guanciale di sotto il
capo, le acconciò i capelli copiosi, sfuggenti in ciocche e
riccioli, intorno al volto smagrito e pallido; e uscirono quindi
tutte due in silenzio, lasciandola sola con il medico.
Meno
una grande stanchezza, un affievolimento dei sensi, Lucia non sentiva
alcun male. Le era entrata nell'animo una calma dolcissima; il suo
sguardo si posava con compiacenza e tenerezza, su gli oggetti
famigliari raccolti nella camera; accarezzava il cane con atto
monotono e lento, risentiva inconsciamente il piacere di tornare a la
vita, a la giovinezza.
Non
pensava che aveva desiderato di morire. L'avvilimento e le pene
sofferte le giacevano in petto illanguiditi; come se sopra vi fossero
passati parecchi anni.
Un
raggio di sole sfuggente da una stecca della gelosia, che segnò
un striscia d'oro scintillante di polviscolo nel mezzo della camera,
la fece sussultare ricordandole la bella luce aperta su la campagna
verdeggiante, su 'l mare immenso.
Il
medico si era messo a sedere nella poltrona e la guardava con
compiacenza, senza parlare.
Come
era buono il vecchio medico!... Come erano buone suor Teresa e
Adele!... E Bortolo?.. E Wise, il fedele Wise che era venuto a
trovarla?
«C'è
della gente buona! - pensava - Ce n'è molta di gente buona!
La
fiducia serena le scendeva in cuore, riscaldandolo con la simpatia
per le persone.
Ricordò
il suo papà, zia Marta, i molti amici del tempo felice.
Nessuno
era venuto; forse non avevano saputo della sua malattia; forse anche,
sapendolo, non se ne erano interessati.
L'amarezza
non la turbò a questo pensiero.
Suo
padre ormai non aveva cuore e mente che per sua moglie; la signora
Rabbi.
Manco
un fremito di gelosia la fece sussultare a questa sicurezza.
«Quando
sarò guarita mi farò suora come Teresa e papà
avrà il poco che possiedo! - concluse.
Avrebbe
compiuto quello che credeva suo dovere e la sua coscienza riposava in
pace.
La
fantasia le fece vedere a sè dinanzi la figura alta e bruna
d'un giovine signore, che la guardava severamente, con muto
rimprovero.
Il
povero cuore prese a batterle in petto con violenza e le venne voglia
di piangere, come un bambino, che si sente vittima dell'ingiustizia.
Nello
stesso tempo il cane abbaiò staccandosi dal letto e balzando
verso l'uscio
Che
cosa aveva Wise?... Ella lo seguì dello sguardo, e stette
sorpresa, quasi spaurita, con gli occhi grandi aperti.
Un
giovine signore alto, bruno, pallido, era apparso su l'uscio, si
avanzava, le veniva vicino, di fianco al suo letto; con voce tremante
la chiamava a nome, come nel sogno, il suo ridente sogno.
«Lucia!
Le
si chinò sopra; e sotto voce, avvolgendola del suo sguardo
dolce e potente, le susurrò alcune parole, la baciò in
fronte con rispetto.
Un
grido fioco di gioia uscì dal petto della fanciulla che si
abbandonò svenuta su i guanciali.
«Non
è nulla! - disse il medico accorrendo. - È la felicità
che deve guarirla del tutto.
*
* *
Nel
salottino che dava su 'l terrazzo inondato di sole, profumato dalle
gaggie in fiore, Lucia ancora un po' pallida, ancora molto debole, ma
raggiante di gioia, scriveva a l'amica lontana.
«Lena
mia!
«Ho
veduto la morte da vicino. Ora sono guarita.
Quando
caddi ammalata era tanto infelice da desiderare la fine. Adesso non
ho parole per ringraziare Iddio della gioia che mi concede.
L'ingegnere Del Pozzo mi amava quando lo credeva indifferente e
disdegnoso. Mi ama e sarò sua moglie.
Moriva
volentieri per lasciare a mio padre il poco che possiedo; volevo
farmi monaca per cedergli tutto, quando sentii di guarire.
Mario
Del Pozzo esige che sia soddisfatto il mio desiderio. Mio padre avrà
quello che è mio di diritto.
Egli
ama me. Ricca non mi avrebbe sposata per orgoglio; povera mi sposa
per amore.
Oh
Lena! come sono felice e come Dio fu buono con me!
«Tua
Lucia.»
FINE
Nell'originale "inespicabile". [Nota per l'edizione
elettronica Manuzio]
Nell'originale "facevono". [Nota per l'edizione elettronica
Manuzio]
Nell'originale "acciaccono". [Nota per l'edizione
elettronica Manuzio]
Nell'originale "e erbe". [Nota per l'edizione elettronica
Manuzio]
Nell'originale "Cpogli". [Nota per l'edizione elettronica
Manuzio]
Nell'originale "sgembo". [Nota per l'edizione elettronica
Manuzio]
Nell'originale "soggio". [Nota per l'edizione elettronica
Manuzio]
Nell'originale "rivegliavano". [Nota per l'edizione
elettronica Manuzio]
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