| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Anna Vertua Gentile Il romanzo d'una signorina per bene IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
Il signor Pippo Ferretti non tardò molto ad annunciare in famiglia il suo matrimonio con la signora Rabbi; la bellissima e gentile signora, che si era degnata di concedergli la sua mano. Il buon uomo era così felice, che non dubitava punto di rendere anche gli altri felicissimi con la fausta notizia. Tanto è vero, che disse la cosa senza titubanze, anzi con certi guizzi di gioia negli occhi e certi sorrisi beati, che dicevano chiaro e tondo come egli non avesse sentimento che per accogliere la sua contentezza. Finì con raccomandare a la sorella e a la figliuola, che si trovassero pronte il domani per la tal'ora, ch'egli aveva promesso a la signora Rabbi di condurgliele per la prima visita doverosa. Lucia, alla comunicazione fatta con tanta leggerezza, anzi con un piacere esclusivo che non ammetteva manco l'ombra d'un riguardo, manco un piccolo slancio di tenerezza per lei, si sentì a tutta prima, serrare il cuore come in una morsa. Ma fece violenza a sè stessa per nascondere la mortificazione e il dolore, ed ebbe la forza di sorridere dicendo quasi scherzosamente che quella non era per lei una novità. Cosa questa che aumentò il buon umore del babbo, il quale la chiamò birichina, furbetta, che capiva le cose a volo. E si fregava le mani rivolgendosi a la sorella, la quale, egli scommetteva, con i suoi anni e la sua esperienza, non doveva essersi accorta di nulla. Per questo la notizia l'aveva sbalordita che se ne stava lì come una statua senza trovare una parola da dirgli. Infatti, la signora Marta, che non si aspettava così presto lo scoppio della bomba, come diceva lei, era davvero restata lì come intontita, e con gli occhi e l'atteggiamento della bocca, mostrava tutt'altro che esultanza. Ma il signor Pippo Ferretti non era certo in condizione d'animo da avvertire i sentimenti altrui. E quel giorno, durante tutto il tempo del pranzo, parlò continuamente lui, in una smania di dire e dire della bellezza a specialmente delle virtù della sposa. Uscendo subito dopo la solita toeletta, tornò a ripetere la raccomandazione, che per il domani a la tal'ora, si trovassero tutte due pronte per la visita. Come le altre sere, Lucia accompagnò il babbo fino su la soglia della portineria e stette a vederlo allontanarsi svelto e ringiovanito dalla felicità. Un senso di profonda, invincibile melanconia, turbò per un momento l'animo della fanciulla. «Nel suo cuore - pensò - adesso il sentimento più forte non è certo il paterno!... Oh mamma! - sospirò alzando gli occhi al cielo stellato. E riparò nell'affetto della morta. In quel momento lo squillo del campanello annunciò visite. «Le sorelle Zolli, per certo! - disse fra sè Lucia, con un senso di noia. Ma dietro le due ombre, quella sera ce n'era un'altra; ed era quella d'un uomo. Un guizzo di speranza attraversò il cuore della fanciulla; ma fu un rapido guizzo. La lampada pendente dal tettuccio della scala, illuminò, subito dopo le figure allampanate delle sorelle Zolli, la persona di Aldo Svarzi. «Cosa viene a far qui così spesso da un poco in qua, quel biondone scipito? - si trovò a chiedersi Lucia, con un aggrottamento delle ciglia che traduceva l'apparire d'un dubbio fastidioso, in sè stessa. Ma al senso fastidioso, rispose con indifferenza. Venisse! che cosa importava a lei? Dal salotto, aperto a l'aria tepida di primavera, venivano le voci sommesse della zia, delle signore Zolli e del signor Svarzi; voci monotone, senza intonazione, senza varietà d'accento, da gente che parla per dire; che non dice per esprimere sentimenti e pensieri. Entrò anche lei, chiamata dalla convenienza. Come di solito, fu accolta dal signor Aldo con atto e sorriso di piacere. Ella stese la mano che fu tosto serrata con effusione e s'inchinò davanti alle sorelle Zolli. Prima che avesse il tempo di mettersi a sedere, la zia la pregò che facesse un po' di musica. Lucia si arrese tosto all'invito. La musica l'avrebbe dispensata dalla noia di quella conversazione sbiadita. Passò nel salottino attiguo a quello e il signor Svarzi la seguì. Zia Marta voleva sentire il suono del piano a qualche distanza. «È un suono smorzato che riesce più soave! - diceva. Fatt'è che Lucia si trovò nel salottino sola con Aldo Svarzi; cosa che la seccò, ma a la quale non avrebbe potuto mettere rimedio senza usare uno sgarbo. Aperse su 'l leggio la prima musica che le capitò sotto mano; un pezzo brillante, che ella suonò con foga un po' stizzosa, sentendosi addosso lo sguardo del giovine. Perchè egli la guardava così intensamente?... Che cosa voleva da lei quel signore?... Gli ultimi accordi del pezzo staccarono suoni aspri, stizziti. «Brava! - disse dal salotto zia Marta, che non capiva che la musica fragorosa. «Benissimo! - fecero in coro le sorelle Zolli. «Perfettamente eseguito! - esclamò Svarzi, aprendo su 'l leggio un altra musica tolta a caso; e la musica era una suonata di Beethowen. «Questa non piacerà che a me! - pensò Lucia con un senso di piacere per la certezza di non essere capita dagli altri, che la seccavano. «Questa musica - disse poi a Svarzi - è come un pallido chiarore di luna su una landa deserta; cosa che non commuove tutti! E attaccò la musica sublime con raro sentimento di interpretazione, dilettando l'animo suo, dimenticando, dimenticandosi. Il signor Svarzi stava attento a voltare le pagine e, ogni tanto si lasciava sfuggire un'esclamazione di lode. Ma Lucia non gli badava e tirava via a suonare per sé stessa. Ad un tratto la colpì una voce di là nel salotto. Smorzò il suono e tese l'orecchio. Quella voce ella la conosceva. Arrossì di dispetto. Doveva star lì a strimpellare con quello spilungone dietro, che aveva l'aria d'essere autorizzato a farle la corte!.. Ebbe voglia di chiudere il piano, di lanciare un'insolenza allo Svarzi, di scappare da tutto e da tutti, di correre a chiudersi in camera! Troncò il pezzo a mezzo, si alzò è passò di là seguita dal signor Aldo. L'ingegnere Del Pozzo, già ritto, stava per congedarsi. Lucia vide i suoi occhi chiari fissarsi su lei con muta sorpresa, quasi con interrogazione; le parve di indovinare un rimprovero in quello sguardo; si sentì offesa, si irrigidì, rispose freddamente, quasi altezzosamente all'ingegnere, e appena lui partito, salutò la compagnia dicendosi stanca e si ritirò. La perseguitava quello sguardo di sorpresa e di muta interrogazione. Che diritto aveva lui, il conte Anton Mario Del Pozzo, di meravigliarsi? di chiedere?.. Non era forse padrona lei di fare quanto meglio le piaceva?.. Gli doveva aver fatto senso quello scoprire ch'ella era stata di là a fare della musica, tutta sola con il signor Svarzi: questo gli doveva aver fatto senso; si capiva. Ma perché?.. Che cosa mai si poteva egli figurare?.. Che male c'era, in fin de' conti, a stare per una mezz'ora a suonare il piano in un salottino attiguo a quello ove era sua zia, in compagnia d'un giovinotto?... «Perchè è addetto alla fabbrica e papà lo chiama il suo braccio destro, si crede forse autorizzato a fare a me da angelo custode? «Io voglio e posso fare quello che meglio mi piace; e se quello che piace a me non va a genio a vossignoria, à chacun son goût, signor conte Anton Mario del Pozzo! - pensò sdegnosamente. In fin de' conti se ella era andata di là a suonare con il signor Svarzi, era stato tutto per la politica della zia; che lei s'era subito seccata vedendosi seguita dal giovine; aveva sentita l'irregolarità della cosa. E quella irregolarità era saltata subito agli occhi dell'ingegnere. «Avrà pensato che mi lascio corteggiare da quel gommeux! - disse arrossendo. - Mi avrà trovata leggera e vana come molte altre; e questa forse non era l'opinione che aveva prima di me. A questo pensiero le scese in cuore un'angoscia amara; e insieme con l'angoscia, un sentimento di dispetto verso lo Svarzi e verso la zia, che se egli frequentava ormai la casa con troppa assiduità, la colpa era tutta sua, che lo riceveva sempre con festa e lo invitava a tornare presto, a venire di sovente, come un amico intimo. Ed egli non se lo lasciava dire due volte. Ormai veniva quasi tutti i giorni e faceva delle visitone. La gente non poteva certo pensare ch'egli venisse per la zia; avrebbe pensato quello che era passato nella mente dell'ingegnere del Pozzo. «Se ci fosse stata Lena, ciò non sarebbe avvenuto! - mormorò. «Se ci fosse stata la mamma, le cose sarebbero andate diversamente! - disse in un sospiro. Si era spogliata; e avvolta nella vestaglia leggera, respirava l'aria fresca della notte a la finestra aperta. Con gli occhi fissi ai mille lumi lontani che lucevano fantasticamente attraverso le fronde del platano, ricordò che il domani avrebbe dovuto andare a far visita a la signora Rabbi. «Papà è certo da lei, adesso! - pensò. - È là che deve passare le lunghe serate; e quando egli è là, non ricorda certo nè me, nè la povera mamma! La signora Rabbi sarebbe venuta in casa presto, per certo; e con lei sarebbero entrati nel villino un lusso maggiore, il movimento, le feste, bisognava rinunciare alle abitudini semplici e tranquille; a la quiete. La casa sarebbe stata messa sossopra; tutto avrebbe dovuto ubbidire ai gusti, forse ai capricci della nuova padrona. E lei? che sarebbe stato di lei?.. Già si sentiva un inciampo fra suo padre e la sposa: lei, una ragazzona di diciott'anni, che più non si poteva trattare da bimba, davanti a la quale si avrebbero dovuto usare dei riguardi!.. Sarebbe stata ottima cosa per suo padre e la sposa ch'ella lasciasse libero il posto andando a marito. Sicuro! un bel matrimonio avrebbe accomodato tutto. Pur certo suo padre vi doveva pensare; e forse anche la sposa. Forse tutti due sapevano dell'assiduità dello Svarzi; forse questi già conosceva le loro intenzioni; erano tutti d'accordo contro di lei. «Scommetto che quanto prima il signor Aldo mi fa la sua brava dichiarazione!... Dirà che mi ama, che mi adora; che gli è bastato di vedermi la prima volta perchè, pim pum!... il suo cuore fosse colpito, ferito per sempre!... Dirà, che ha bisogno di me più dell'aria che respira, più del pane che lo nutre!... che se io non rispondessi al suo amore, guai! guai! guai! «Stupido! - mormorò a l'aria scura che la glicine in fiore profumava. Le parve davvero di vederselo dinnanzi in atteggiamento buffo da innamorato, di sentire le sue esagerate espressioni; e ripetè: Stupido! Oh! suo padre e la signora Rabbi potevano bene desiderarlo un matrimonio che li liberasse di lei; potevano bene vagheggiare per genero il ricco figlio del banchiere Svarzi!.. Ella non si sentiva di sacrificare il proprio sentimento; questo no. Se non la volevano in casa, sarebbe andata via; ma maritarsi per non esser loro d'imbarazzo, questo no e poi no!.. Già, avrebbero dovuto rassegnarsi; ella non aveva nessuna intenzione di prendere marito; nessuna. Tant'è vero che i giovinotti che l'avevano fino allora corteggiata, non le avevano inspirato manco il più tenue sentimento. «La via del matrimonio dev'esser quella dell'amore! - bisbigliò. - Due che uniscono le loro esistenze spinti dall'amore, sono nobili; due che si sposano aspettando l'amore dal matrimonio sono calcolatori volgari e tristi. «E se io non potrò unire la mia esistenza con quella d'una persona che mi amasse ed io amassi, resterò zitella! - concluse ritirandosi dalla finestra e chiudendo i vetri.
* * *
|
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |