Il vento aveva spazzato le nuvole, e la luna
batteva la sua luce smorta su le vie della città. Era una serata freddissima e
splendida.
– Si va a prendere il punch? – propose
Rodolfo Broni.
Con quei strizzoni di gelo, tutti sentivano il
bisogno di mettersi nello stomaco qualche cosa di caldo e assentirono.
All'infuori di Lodovico Lolli, che si scusò;
egli doveva recarsi subito a visitare un malato, un poveretto che abitava in
soffitta, nella casa ove egli ci aveva la camera. Oh, un caso pietoso!... Un
povero uomo, solo soletto, che viveva facendo lo strillone di giornali per le
strade, e che ora giaceva a letto da una settimana in causa di una caduta sul
ghiaccio. E non ci aveva il becco d'un quattrino, povero disgraziato!... E guai
a lui se non l'avesse aiutato una povera vecchia vicina di stanza e... se...
e... se...
Restò imbarazzato non sapendo come riempire quei
se, che gli erano sfuggiti senza che se ne avvedesse.
– Ecco spiegato! – fece Broni con la voce un po'
commossa.
– Burlone, burlonaccio! – disse un altro
giovinotto afferrando Lolli per un braccio. – È per questo che da una settimana
ti ha preso la smania di rimpinzarti di maccheroni mal conditi e di annaffiarli
d'acqua pura?
– Sei matto! – lo rimbeccò Lolli, mortificato.
– Lodovico!... io vengo con te a visitare lo
strillone malato! – disse un altro studente di medicina.
– Fra due medici in erba si capirà meglio! –
soggiunse.
– Verrei volentieri anch'io! – uscì a dire Carlo
– Non ho mai visto le soffitte.
– Beato te! – esclamò Lolli – Ci sono certe
miserie che noi altri non si suppongono neppure!
– Io propongo una cosa! – saltò su Broni – Si
rinunci al punch e si raccolgano i quattrini per il malato di Lolli; che possa,
povero Lolli, rinunciare dimani alla gioia dei maccheroni annaffiati con acqua
pura!
– Accettato! – risposero tutti ad una voce.
I quattrini furono raccolti e consegnati a
Lodovico, che li incartocciò nel giornale che aveva in mano, e disse: – Bravi
ragazzi!... questo fa meglio del punch!
I bravi ragazzi si sbandarono chi qua, chi là,
ciascuno alla volta della propria abitazione, e Lodovico con l'altro studente
di medicina e Carlo Morini andarono dal povero strillone infermo.
No: Carlo non si sarebbe figurato mai, come al
di sopra d'un quinto piano, per una scaletta ripida e buia, si arrivasse in un
angusto corridoio dagli usci che davano in povere, chiatte stanzucce di sotto
il tetto!... E quando entrò nella cameruccia ove giaceva il malato, ebbe una
violenta stretta al cuore. Come mai si poteva vivere in una stanza simile, che
in certi punti bisognava chinare la persona per non cozzare il capo contro il
soffitto?... E con la finestruccia che dava aria e luce, su in alto, che si
doveva montare su una sedia per aprire e chiudere i vetri?
Il malato giaceva nel suo lettuccio, povero ma
pulito, dalla coperta di cotone a scacchi bianchi e turchini.
La vecchia vicina, di cui aveva parlato Lolli,
un po' sorpresa da quell'invasione, si affannava per avvicinare le sedie e si
scusava mormorando: – Siamo povera gente noi! e non c'è troppa roba in casa!
Intanto Lolli e l'altro studente in medicina,
visitavano il malato, che non aveva nulla di grave, ma che era obbligato al
letto.
Quando Lolli sciolse il cartoccio e consegnò il
poco danaro al malato che non finiva di ringraziare, Carlo si sentì arrossire.
Gli faceva pena di sentirsi dir grazie per pochi quattrini; quasi ne era
mortificato. Oh se avesse potuto disporre come prima d'una grossa mesata!... E
dire che allora, quando era ricco, non ci pensava che vi potessero essere dei
poverelli, dei malati bisognosi di soccorso!...
Con la mano in tasca, toccava e ritoccava il
portafogli nel quale era giusto appena appena il necessario per finire il mese.
– Ha bisogno di nutrimento! – sentì che diceva
Lolli al compagno – ha bisogno di carne e di un po' di vino!...
– Senza carne e senza vino egli è pur stato una
settimana quell'ottimo Lolli! pensò Carlo. – E – soggiunse sempre fra sé – si
può vivere a maccheroni e ad acqua fresca per alcuni giorni senza cadere in
languore.
Trasse bravamente il portafogli, ne levò dieci
lire e porgendole alla vecchia: – Comperate carne e vino per il malato! – disse
sottovoce.
Ma fu udito. E il malato tiratosi a sedere sul
letto: – Che Iddio lo benedica, signorino! – mormorò – e soddisfi al suo
desiderio più grande.
Uscendo da quella camera, i tre giovani
cercarono invano di scherzare e dire barzellette. Erano commossi dalla miseria
veduta e anche dalla dolce e sempre un po' melanconica soddisfazione di aver
recato conforto a un proprio simile!
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