Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Anna Vertua Gentile
Carlo e Carla

IntraText CT - Lettura del testo

  • 9
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

 

 

 

Lodovico Lolli, quel giorno, buttò per aria i tiretti del suo cassettone facendo un arruffio di cravatte e pezzuole e biancheria e fascicoli e gingilli, per prepararsi una toilette che potesse riuscire inappuntabile. Oh gli stenti, le impazienze, purtroppo spesso anche le imprecazioni, per trovare una camicia veramente ammodo!... Le tolse tutte, ad una ad una; le spiegò, le analizzò dinanzi alla finestra aperta; una non aveva il petto lucido, un'altra aveva il colletto floscio; sopra una terza il turchinetto s'era sparso a chiazze; la quarta sputava sfilacci dall'orlatura dei polsini; alla quinta mancavano i bottoni. Finalmente gli parve di averne trovata una; si fregò le mani per il contento e l'infilò; brrr!... era dura, come il cartone!... Pazienza!... l'avrebbe impiccato meglio, come vuole l'eleganza; sarebbe stata più chic!... Si mise dinanzi allo specchiò e cominciò l'affare difficile dell'abbottonatura; auff!... fu un affare difficile davvero; un faticoso lavorar di dita e di unghie, un battere di piedi furioso, un avvampare da congestionato per riuscire a strozzarsi in un serratoio che l'obbligava a tenere il testone stupidamente ritto, come quello d'una giraffa impagliata. Il più era fatto!... in un batter d'occhio completò la toilette; si calcò in testa un cappello duro invece del solito mencio e un po' sbertucciato, e dopo un'occhiata di compiacenza alla sua figura, che la specchiera gli rimandava, uscì e scese a precipizio le scale.

Per via s'imbattè in una brigatella di studenti, che subito gli fecero ala con burlesco rispetto, toccandosi il cappello, con un inchino.

Largo a Sua Eccellenza! disse uno.

Lolli, bonaccione, ridanciano sempre, si tirò su impettito, tossicchiando in aria d'importanza e dicendo: – Che?... che non sono chic?...

Sembri un necroforo! – osservò uno spilungone, vestito di chiaro con la cravatta rossa.

Vai a un funerale? – chiese un altro.

– Già! – sentenziò un barbuto dalla voce chiocciava al funerale del suo primo cliente!

E qui tutti a ridere, Lolli compreso.

Si avviarono insieme. Ora si voleva sapere dove andasse l'amico così tutto in nero e agghindato. A far visita al Rettore dell'Università?... A spaurire i malati dell'Ospedale?... A far da perito medico alla Corte d'Assise?... A chiedere la mano della fidanzata?... A nozze forse?

– Non a nozze, ma quasi! – borbottò Lolli in aria misteriosa.

Non ci voleva di meglio per stuzzicare la curiosità chiassona di quei giovinotti. E tante ne fecero e dissero, che Lolli dovette parlare.

Era invitato al villino di Carla a desinare. Sicuro! a desinare!... O che pareva strano ad essi?... O piuttosto... piuttosto, si sentivano rodere dall'invidia?... Ebbè!... si lasciassero rodere!... e se ne stessero con la smania dentro. Fra tutti, l'onore di quell'invito l'aveva ricevuto lui solo; lui e Giorgio Balbo, questo s'intendeva; ma Giorgio Balbo era un uomo serio, non certo da confondersi con essi. Perchè l'avevano invitato?... questo si struggevano di sapere?... Oh bella!... perchè lui era un giovinotto ammodo, che si era meritato l'amicizia di Carla e la simpatia del babbo di Carlo.

Come? come?... Non sapevano che il babbo di Carlo era tornato?... Che venivano dal mondo della luna?... Sicuro!... era tornato improvvisamente lo stesso giorno della laurea del figliuolo. Egli e Giorgio erano i soli a sapere. Quel giorno, appena Carlo ebbe finito l'esame di laurea, egli era volato in bicicletta a recare la notizia del trionfo alla villetta; e aveva trovato il babbo, che si aspettava appena la sera. Quella sua premura di recare la notizia aveva commosso il brav'uomo, che da allora gli regalò una franca e pronta simpatia; all'americana.

Qui Lodovico fu tempestato di domande. Il babbo di Carlo aveva rifatto la sua fortuna in America?... Tornava ricco come prima del rovescio?... Forse più ricco ancora?... Ricomperava il palazzo venduto?... Riprendeva l'andamento di casa d'una volta?... Carrozza, cavalli palco in teatro?... Ah, Carlo fortunato!... Ah, briccone di professore milionario!... A lui non sarebbe toccata la sorte di mangiarsi il fegato insegnando nei Ginnasi!... Sarebbe sfuggito alla condanna di essere sbalzato da Trapani a Belluno, dalla Sardegna alle Puglie!...

Lolli scuoteva il capo sotto la rumorosa disfogata. E come ci fu un momento di tregua, disse, stillando le parole: – Voi non siete altro che un branco di sognatori; anzi di matti!

E raccontò che il babbo di Carlo era tornato tranquillo per aver regolato gli affari suoi, ma tutt'altro che ricco. Niente palazzo, niente carrozze, cavalli, palco in teatro. Aveva raggranellato appena appena quel tanto che occorre per vivere modestamente. Si sarebbe ritirato in campagna a badare lui stesso alla tenuta che gli era rimasta. E Carlo?... avrebbe accettato con piacere il posto che gli sarebbe stato offerto!...

Magari in Sicilia? – fece uno.

Magari in Sicilia! – rispose Lolli.

Magari in Sardegna?

Magari in Sardegna!... Che lo credete un grullo, un pusillo come voialtri, che vi viene la tremarella al solo pensiero di essere destinati a Gorgonzola?... Egli è pronto anche a partire per Foggia, a farsi seccare le carni intorno dal vento africano!... E Carla lo seguirà in capo al mondo, se sarà necessario!...

– Si sposano? – chiese un compagno di scuola della fanciulla.

Sicuro! e presto!... o non ve l'ho detto che andavo quasi a nozze?

Giunsero alla porta della città fuori della quale si apriva lo stradone che guidava alla villetta. Qui, Lolli, si rimboccò i calzoni, si calcò bene in testa il cappello e atteggiandosi alla corsa, salutò i compagni congedandoli così:

– Ed ora! front indietro!... marsch!... Voi in città ed io all'invito!... Uno! due! tre!

E coi pugni serrati ai fianchi, si allontanò a corsa sfrenata, piantando tutti con un palmo di naso. Come fu sicuro d'essersi lasciati indietro i compagni, si fermò; si asciugò il sudore, si aggiustò intorno i vestiti, e fece il suo ingresso nella villetta, sorridente, agghindato, a grande sorpresa di Carlo e Carla, che salutarono l'elegante damerino con una risata di buon umore.

Diamine! – fece il gioviale giovinotto. – Una volta tanto posso anch'io sfogarmi il gusto dello chic!...

Ma i suoi giovani amici sapevano che non era per la smania dell'eleganza ch'egli si era presentato così inappuntabile, ma piuttosto per uno squisito senso di rispetto, quasi una fine dimostrazione di riconoscenza per quell'invito, che gli apriva la casa come ad un intimo. E tutti due gli strinsero la mano guardandolo con affetto, e mettendolo subito a parte, come vero amico intimo, de’ loro disegni.

Carla aveva abbandonato l'idea di continuare gli studi e di laurearsi. Diamine!... vivendo con un professore, avrebbe, sempre avuto tempo di studiare poi... Si sarebbero sposati verso la fine delle vacanze, dopo che Carlo avrebbe saputo la sua destinazione. E il babbo?...

Il babbo entrava appunto in quel momento e disse lui di stesso. Egli si ritirava nelle terre che gli erano rimaste. Dopo i rovesci sofferti, dopo il lavorìo serrato di quei due anni d'America, egli aveva bisogno di quiete!... Gli sorrideva la vita della campagna, ove i suoi figliuoli sarebbero pure andati a passare le vacanze.

E durante l'assenza dei figliuoli, il suo amico giovine, come egli soleva chiamare Lolli, si sarebbe bene ricordato di lui; oh non c'era dubbio!... Una sfuggita dalla città alla sua campagna era subito fatta!... E poi... e poi... quella campagna era a breve distanza dal borgo; un borgo grosso, importante, con ospedale e molte famiglie ricche!... Un medico avrebbe facilmente potuto farsi una nicchia in quel borgo!... chissà!... egli, il brav'uomo, sperava d'aversi un giorno vicino quel simpaticone di dottorino, tutto risate, burle, squisitezza di cuore!...

Carlo e Carla erano guizzati fuori dal salottino lasciando soli il babbo e Lodovico. Avevano visto dalla finestra Giorgio Balbo che trinciava l'aria e la polvere con la sua bicicletta e gli andavano incontro.

La tavola era già imbandita sotto il pergolato folto di arrampicanti e gelsomini in fiore. La governante era in faccende a disporre sulla mensa frutta e fiori, a badare in cucina, alla servente, a dare una mano dove occorreva.

Il cane, seduto sulle zampe di dietro, guaiva d'impazienza presso la tavola, e la capinera gorgheggiava la sua armoniosa canzone tra le fronde rigogliose.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License