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Lodovico Lolli, quel giorno, buttò per aria i
tiretti del suo cassettone facendo un arruffio di cravatte e pezzuole e
biancheria e fascicoli e gingilli, per prepararsi una toilette che
potesse riuscire inappuntabile. Oh gli stenti, le impazienze, purtroppo spesso
anche le imprecazioni, per trovare una camicia veramente ammodo!... Le tolse
tutte, ad una ad una; le spiegò, le analizzò dinanzi alla finestra aperta; una
non aveva il petto lucido, un'altra aveva il colletto floscio; sopra una terza
il turchinetto s'era sparso a chiazze; la quarta sputava sfilacci dall'orlatura
dei polsini; alla quinta mancavano i bottoni. Finalmente gli parve di averne
trovata una; si fregò le mani per il contento e l'infilò; brrr!... era dura,
come il cartone!... Pazienza!... l'avrebbe impiccato meglio, come vuole
l'eleganza; sarebbe stata più chic!... Si mise dinanzi allo specchiò e
cominciò l'affare difficile dell'abbottonatura; auff!... fu un affare difficile
davvero; un faticoso lavorar di dita e di unghie, un battere di piedi furioso,
un avvampare da congestionato per riuscire a strozzarsi in un serratoio che
l'obbligava a tenere il testone stupidamente ritto, come quello d'una giraffa
impagliata. Il più era fatto!... in un batter d'occhio completò la toilette;
si calcò in testa un cappello duro invece del solito mencio e un po'
sbertucciato, e dopo un'occhiata di compiacenza alla sua figura, che la
specchiera gli rimandava, uscì e scese a precipizio le scale.
Per via s'imbattè in una brigatella di studenti,
che subito gli fecero ala con burlesco rispetto, toccandosi il cappello, con un
inchino.
– Largo a Sua Eccellenza! disse uno.
Lolli, bonaccione, ridanciano sempre, si tirò su
impettito, tossicchiando in aria d'importanza e dicendo: – Che?... che non sono
chic?...
– Sembri un necroforo! – osservò uno spilungone,
vestito di chiaro con la cravatta rossa.
– Vai a un funerale? – chiese un altro.
– Già! – sentenziò un barbuto dalla voce
chioccia – va al funerale del suo primo cliente!
E qui tutti a ridere, Lolli compreso.
Si avviarono insieme. Ora si voleva sapere dove
andasse l'amico così tutto in nero e agghindato. A far visita al Rettore
dell'Università?... A spaurire i malati dell'Ospedale?... A far da perito
medico alla Corte d'Assise?... A chiedere la mano della fidanzata?... A nozze
forse?
– Non a nozze, ma quasi! – borbottò Lolli in
aria misteriosa.
Non ci voleva di meglio per stuzzicare la
curiosità chiassona di quei giovinotti. E tante ne fecero e dissero, che Lolli
dovette parlare.
Era invitato al villino di Carla a desinare.
Sicuro! a desinare!... O che pareva strano ad essi?... O piuttosto...
piuttosto, si sentivano rodere dall'invidia?... Ebbè!... si lasciassero
rodere!... e se ne stessero con la smania dentro. Fra tutti, l'onore di
quell'invito l'aveva ricevuto lui solo; lui e Giorgio Balbo, questo s'intendeva;
ma Giorgio Balbo era un uomo serio, non certo da confondersi con essi. Perchè
l'avevano invitato?... questo si struggevano di sapere?... Oh bella!... perchè
lui era un giovinotto ammodo, che si era meritato l'amicizia di Carla e la
simpatia del babbo di Carlo.
Come? come?... Non sapevano che il babbo di
Carlo era tornato?... Che venivano dal mondo della luna?... Sicuro!... era
tornato improvvisamente lo stesso giorno della laurea del figliuolo. Egli e
Giorgio erano i soli a sapere. Quel giorno, appena Carlo ebbe finito l'esame di
laurea, egli era volato in bicicletta a recare la notizia del trionfo alla
villetta; e là aveva trovato il babbo, che si aspettava appena la sera. Quella
sua premura di recare la notizia aveva commosso il brav'uomo, che da allora gli
regalò una franca e pronta simpatia; all'americana.
Qui Lodovico fu tempestato di domande. Il babbo
di Carlo aveva rifatto la sua fortuna in America?... Tornava ricco come prima
del rovescio?... Forse più ricco ancora?... Ricomperava il palazzo venduto?...
Riprendeva l'andamento di casa d'una volta?... Carrozza, cavalli palco in
teatro?... Ah, Carlo fortunato!... Ah, briccone di professore milionario!... A
lui non sarebbe toccata la sorte di mangiarsi il fegato insegnando nei
Ginnasi!... Sarebbe sfuggito alla condanna di essere sbalzato da Trapani a
Belluno, dalla Sardegna alle Puglie!...
Lolli scuoteva il capo sotto la rumorosa
disfogata. E come ci fu un momento di tregua, disse, stillando le parole: – Voi
non siete altro che un branco di sognatori; anzi di matti!
E raccontò che il babbo di Carlo era tornato
tranquillo per aver regolato gli affari suoi, ma tutt'altro che ricco. Niente
palazzo, niente carrozze, cavalli, palco in teatro. Aveva raggranellato appena
appena quel tanto che occorre per vivere modestamente. Si sarebbe ritirato in
campagna a badare lui stesso alla tenuta che gli era rimasta. E Carlo?...
avrebbe accettato con piacere il posto che gli sarebbe stato offerto!...
– Magari in Sicilia? – fece uno.
– Magari in Sicilia! – rispose Lolli.
– Magari in Sardegna?
– Magari in Sardegna!... Che lo credete un
grullo, un pusillo come voialtri, che vi viene la tremarella al solo pensiero
di essere destinati a Gorgonzola?... Egli è pronto anche a partire per Foggia,
a farsi seccare le carni intorno dal vento africano!... E Carla lo seguirà in
capo al mondo, se sarà necessario!...
– Si sposano? – chiese un compagno di scuola
della fanciulla.
– Sicuro! e presto!... o non ve l'ho detto che
andavo quasi a nozze?
Giunsero alla porta della città fuori della
quale si apriva lo stradone che guidava alla villetta. Qui, Lolli, si rimboccò
i calzoni, si calcò bene in testa il cappello e atteggiandosi alla corsa,
salutò i compagni congedandoli così:
– Ed ora! front indietro!... marsch!...
Voi in città ed io all'invito!... Uno! due! tre!
E coi pugni serrati ai fianchi, si allontanò a
corsa sfrenata, piantando tutti con un palmo di naso. Come fu sicuro d'essersi
lasciati indietro i compagni, si fermò; si asciugò il sudore, si aggiustò
intorno i vestiti, e fece il suo ingresso nella villetta, sorridente,
agghindato, a grande sorpresa di Carlo e Carla, che salutarono l'elegante
damerino con una risata di buon umore.
– Diamine! – fece il gioviale giovinotto. – Una
volta tanto posso anch'io sfogarmi il gusto dello chic!...
Ma i suoi giovani amici sapevano che non era per la smania dell'eleganza
ch'egli si era presentato così inappuntabile, ma piuttosto per uno squisito
senso di rispetto, quasi una fine dimostrazione di riconoscenza per
quell'invito, che gli apriva la casa come ad un intimo. E tutti due gli
strinsero la mano guardandolo con affetto, e mettendolo subito a parte, come
vero amico intimo, de’ loro disegni.
Carla aveva abbandonato l'idea di continuare gli
studi e di laurearsi. Diamine!... vivendo con un professore, avrebbe, sempre
avuto tempo di studiare poi... Si sarebbero sposati verso la fine delle
vacanze, dopo che Carlo avrebbe saputo la sua destinazione. E il babbo?...
Il babbo entrava appunto in quel momento e disse
lui di sè stesso. Egli si ritirava nelle terre che gli erano rimaste. Dopo i
rovesci sofferti, dopo il lavorìo serrato di quei due anni d'America, egli
aveva bisogno di quiete!... Gli sorrideva la vita della campagna, ove i suoi
figliuoli sarebbero pure andati a passare le vacanze.
E durante l'assenza dei figliuoli, il suo amico
giovine, come egli soleva chiamare Lolli, si sarebbe bene ricordato di lui; oh
non c'era dubbio!... Una sfuggita dalla città alla sua campagna era subito
fatta!... E poi... e poi... quella campagna era a breve distanza dal borgo; un
borgo grosso, importante, con ospedale e molte famiglie ricche!... Un medico
avrebbe facilmente potuto farsi una nicchia in quel borgo!... chissà!... egli,
il brav'uomo, sperava d'aversi un giorno vicino quel simpaticone di dottorino,
tutto risate, burle, squisitezza di cuore!...
Carlo e Carla erano guizzati fuori dal salottino
lasciando soli il babbo e Lodovico. Avevano visto dalla finestra Giorgio Balbo
che trinciava l'aria e la polvere con la sua bicicletta e gli andavano
incontro.
La tavola era già imbandita sotto il pergolato
folto di arrampicanti e gelsomini in fiore. La governante era in faccende a
disporre sulla mensa frutta e fiori, a badare in cucina, alla servente, a dare
una mano dove occorreva.
Il cane, seduto sulle zampe di dietro, guaiva
d'impazienza presso la tavola, e la capinera gorgheggiava la sua armoniosa
canzone tra le fronde rigogliose.
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