Lorenzo Viani
Ceccardo

L’“Apua”

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L’“Apua

 

 

L’«Apua» è stata una «Compagnia» uccisa dalla guerra.

Anche se il poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, che ne fu il Generale, non avesse trovato nella morte la quiete ai lunghi travagli della sua tragica vita, l’«Apua», manipoletto di gente eroica, sarebbe finita ugualmente.

Perchè oggi, al gelo di questo realismo, non poteva più vivere un pugno di uomini di matura età che di continuo corresse dietro a fantasie di eroismo, di poesia e di gloria!

Negli ultimi giorni della sua vita il poeta, benchè avesse l’anima bruciata, non illuminata da una fiamma d’amore scriveva: «La nostra è stata una grande illusione eroica. Io, quietato il mio spirito, salirò sul cavalbianco, il fatale e me ne trapasserò di nel paese degli immortali

Il poeta, sul declinar della vita, non dell’età (egli aveva soli quarantasette anni, troppi quando non si è collocati sopra un piedistallo!) si trovò solo per il mondo: il turbine aveva disperso tutti, ovunque e comunque, i suoi fidi apuani; solo con il figlioletto Tristano, chè il 25 Gennaio 1919 anche la sua compagna, devota e amorosa, dopo lungo strazio quietava per sempre la sua sofferenza mortale in Lavagna.

Noi, che fummo di lui «devoti senza mutamento», fermiamo su queste carte le sue avventure eroiche. Nessuno può arrestarci sull’uscio della sua stanza taciturna: solo per noi egli spezzò il capace involucro dei suoi sdegni e della sua ira per donarci tutto lo splendore della sua anima materiata di sogni immortali.

Le «apuanate» a cui sarà legato il nome di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi passavano come le antiche favole o le vecchie leggende, di bocca in bocca; taluno dimenticava un particolare, tal’altro ne aggiungeva un altro, e le apuanate perdevano così il loro carattere tragico o grottesco, nobile ed alto sempre, perchè nobile ed alto era l’uomo che le creava o le ispirava.

In questo libro sono le più caratteristiche, precisate su documenti, completate dalla memoria, inquadrate dall’affetto. Alcune sono deliberatamente tralasciate; quelle che qui per pietà di alcuni si omettono continueranno a correre sulla discreta bocca dei consapevoli. Così non diremo il nome di alcune ricche canaglie di mendicanti statali (lettere in archivio) i quali si scandalizzarono, chiudendo prestamente le loro gonfie come il sacco della loro bile e della loro avarizia, allorchè alcuni amici dettero il viatico del loro amore al poeta ammalato. Se queste anime basse e vili che noi non additiamo ma che vigiliamo, trovassero in queste pagine di tragedia argomento di facile riso, noi giuriamo che strapperemmo loro i denti falsi rilegati con l’oro che negarono al poeta, sicuri di trovarvi alle radici il succo delle vipere.

 

 

Nel libro ricorrono spesso i titoli dei personaggi della repubblica dell’Apua. È necessario, pertanto che si riporti qui le «Dignità del libro d’oro di Apua».

Ordine equestre: — Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, GeneraleLorenzo Viani, Grande AiutanteLuigi Salvatori, Grande CancelliereItalo Sottini, Sergente dei fucilieriUbaldo Formentini, AmmiraglioAlceste De Ambris, Condottiero Manfredo Giuliani, Generale dei frombolieri della morteTorquato Pocai, Cavaliere della gloriaPeppino Chimico, Aereo TitanoVico Fiaschi, Investito dei pieni poteri per tutto il CarrareseLuigi Campolonghi, Grande Console di FranciaGiuseppe Ungaretti, Console d’EgittoGiorgio Brissimisakis, Console dell’Isola di CretaMoses Levy, Console di TunisiMario Bachini, Difensore delle colline CerbaieSpartaco Carlini, Duce del manipoletto pisanoEnrico Pea, Sacerdote degli scongiuri.


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