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Lorenzo Viani Il figlio del pastore Concordanze (Hapax - parole che occorrono una sola volta) |
grassetto = Testo principale Cap.grigio = Testo di commento
2505 20| sopra un carretto di un libraio del pontremolese che era 2506 4| non approdò a Genova. Fu lieta soltanto quando nella Reggia 2507 15| fratello sceglievano i libri lieti ed onesti.~Le figlie di 2508 19| il quale, figura di alto lignaggio in quel consesso, parlava 2509 20| scalpellato dai venti di tutta la Liguria faceva palpitare il mio 2510 6| lo dominava. A levante lo limitava un canneto che lineava il 2511 6| sacco e li accompagnava ai limiti estremi del "luogo" dolendosi: – 2512 10| un uccello.~Mia madre si limitò a dire: – Signor maestro, 2513 1| con l'acqua che pollava limpida dai canali. Il sorriso del 2514 17| giorno alla notte e al cielo limpido di settembre si sovrappone 2515 9| macubino e benchè fosse linda profumava di pizzichino; 2516 7| ritorno dalla via lunga, tutta lineata di alti cipressi.~Per tutto 2517 6| limitava un canneto che lineava il corso di un canale, a 2518 20| lingua un po' ingrossata; le linee imperiali della fronte aperta 2519 20| di quelli di latta con la linguetta piatta e la coda arroncigliata, 2520 13| paura, piangeva e il viso si liquefaceva come un acquerello. Ogni 2521 20| acquerello di Turner messo a liquefarsi alla brina mattutina.~Le 2522 20| stelle. Molte stelle vagavano liquefatte sotto le gondole. Il profilo 2523 19| nero di pelo, con gli occhi liquefatti sotto gli occhiali, il quale 2524 20| finocchio dolce. Un baratro liquido inghiottiva i palazzi, le 2525 14| ebbi un sussidio di ottanta lire annue.~Fu la prima volta 2526 19| Livorno" perchè parlava con la lisca in bocca. "Livorno" geloso 2527 14| che faceva il paino, si lisciava, s'intorchiava i baffi e 2528 2| anche se si sgrumano colla lisciva, e le cui mani sono quasi 2529 16| il mio corpo si coprì di lividi. Mi riebbi quando fui messo 2530 17| il padule pareva un cielo livido.~Nel tedio di quella specie 2531 2| quando era bardato della livrea celestona, coi bottoni d' 2532 14| vetrina di un pannarolo e fu lodato dal popolo e dal Comune 2533 11| corpo sfrutta dal mal del logro; c'era Pinanni, divorato 2534 13| con i pugni affondati nei lombi, disse al marito: – Passa 2535 16| amicizia: conducetelo a Porto Longone tra i suoi pari.~A questo 2536 5| imbelle del mascherotto, lordarsi con gli abiti a strisce, 2537 9| me parve che mi avessero lordato il viso con della pasta 2538 19| Bastardo", allora il più losco della città. La casa, la 2539 2| lo voleva imbrattare di loto per la mia salvazione ed 2540 2| che era diventò sboccato e lubrico; poi, accattone ramingo 2541 17| passerotto, parevano stecchiti, i lucci saltavano fuori dell'acqua 2542 6| proverbiare. Nei mattini lucenti di sole, quando le erbe 2543 3| cui si rampicavano delle lucertole e dei ramarri; ricordo che 2544 3| colmate d'oro di zecchino, lucevano come illuminati dall'inferno 2545 3| La barba aveva nerissima, lucida come l'ebano, ravviata ma 2546 13| con certe camice bianche e lucide come il marmo. – Domani 2547 1| perchè il suo cranio era lucido e mondo come una palla d' 2548 19| mangiava la candela, e il lucignolo sgrassato le pendeva dalla 2549 3| una selva millenaria, la lucus Feroniae dei romani; dirimpetto 2550 18| cui si erge il paesetto di Lugliano tra la Lima risonante e 2551 5| V.~ ~Quando il 16 Luglio del 1879 si spense santamente 2552 4| civette facevano udire il loro lugubre canto. I verni grigi e piovorni, 2553 10| classe colla lentezza di una lumaca colossale; a ogni fittone 2554 20| raddoppia lo strepito, poi tanti lumi febbricitanti e un lago 2555 8| accestite, spinose, accese di lumicini gialli e perenni, mettevano 2556 8| appena appena stenebrato dal lumicino ad olio acceso sull'impiantito, 2557 13| di quella linea infinita, luminosa, profondissima, travagliavano 2558 21| dei morti. Qua e là toni lunari di crisantemi, sangue rappreso 2559 13| potenti, e mi pareva che tante lune fiorissero l'impietrato 2560 3| celesti e rosa, con una lunetta a mosaico sotto l'architrave; 2561 15| redigeva dei verbali fiscali lunghissimi che poi spediva alla Pretura. 2562 19| mandibole di legno, alla lupa dantesca.~Un giorno con 2563 19| hai mai visto strozzare i lupi? "Spara orsi" in una sera 2564 13| nemmeno il capo dalle carte luridissime. Le ultime ore della notte 2565 19| sedeva "Spara orsi", un lustra scarpe, vecchio scarnito 2566 20| conturbavano il mio cuore. Lustrai della mobilia in una villa 2567 6| riboccante ai capelli che lustravano come verniciati; era lei 2568 7| era trascorso appena un lustro da quando egli, alla testa 2569 10| E poi s'udiva quello di Lutero, Gerinto, Simon Mago. Tra 2570 15| triste.~Finito il duolo e il lutto, mio zio sposò in seconde 2571 10| avete ridotto. Assassini di macchia.~La prima mattina il maestro 2572 8| conteste di puniglioli, macchiavano di nero il verde cupo della 2573 8| mia infanzia! Tutto quel macello di pargoletti mi faceva 2574 6| in Corsena, Virginia in Macendora, Luisa in Vignola, Emilia – 2575 20| cominciò a sorgere sulle macerie del mio animo distrutto 2576 5| mani erano pesanti come il macigno, ammaccate e callose; il 2577 1| cero, barba sagginata, viso maculato come da una raffica di cruschello, 2578 12| ch'un lo trovo.~Ni rispose Madalena:~– Ave Maria gratia piena!~ ~ 2579 20| quelli specchi di acqua madreperlati dalla lordura unta dove 2580 3| scolpiti sulle tombe: Cannes, Madrid, Bolzano, Warteggel, Biarritz, 2581 1| Goja sul bianco della via maestra; nella cassa di castagno, 2582 1| screziato dai capricci del maestrale, principesse borboniche 2583 6| carra rotolanti sulle vie maestre e il mormorio del fiume, 2584 1| punta di forbice, con molta maestrìa e li arricciolava in punta 2585 14| liberarle dalle tignole.~Le magagne delle lor teste erano allo 2586 15| conformità dell'articolo 17 al magazziniere e guardarobiere e saranno 2587 11| orbite, condotto costì dalla "Maggina" sua moglie, vecchia dilupata 2588 11| fatta con un bastone, e Maggino, un cieco vecchio con la 2589 19| pietrato si rappresentasse il "maggio" della "Bastarda ritrovata", 2590 7| caldaione bollente.~Con sua maggior vergogna dovette rovesciarsi 2591 3| fogliame; ciuffaie d'oleandri, magnolie e fiori di profumo snervante 2592 10| di Lutero, Gerinto, Simon Mago. Tra loro due si accapigliavano 2593 3| profondi, con fossatelli magri d'acqua nocente, desolava 2594 1| una raffica di cruschello, magro, rigido, inflessibile, assorto. 2595 5| saporivano i rocchi di ciccia del maiale, dava il condimento per 2596 11| rimanente del corpo sfrutta dal mal del logro; c'era Pinanni, 2597 16| soltanto il pomo del bastone di malacca, i polsini, la camicia e 2598 20| compagnia di altra gente malandata, sotto un soffitto putente 2599 13| richiamava tutti i cani e i gatti malati che durante il giorno stavano 2600 19| latrato della figlia, e una maledizione di "Macella". Molte mattine 2601 13| chiuso, nel parco crebbero le malerbe, coprirono gli stemmi gigliati 2602 11| loro sguardo cupo, sordo, malfidato, mi metteva addosso la temenza 2603 7| portava a maturazione i tumori maligni, estirpava le ragadi; una 2604 10| a ogni fittone del male maligno ci guardava furente. I ragazzi 2605 17| quello che vi racconto.~La malinconia mi spingeva verso le lame 2606 7| del generale Isidoro e, maliziosamente, lo pizzicava. Io lo guardavo 2607 13| al lezzo della sua carne malnata – e il gigante acciecato 2608 18| alle costure, di colori malva e tabacco, con baveri di 2609 9| sergozzoni, spintoni, schiaffi, manate, labbrate, manrovesci.~Di 2610 20| venire di folla a dritta e a manca congestionava l'arteria 2611 13| vicinato era di casupole a cui mancavano e porte e finestre; ad una 2612 6| dalla mano dritta a quella mancina sulle onde tenui dei fili. 2613 8| Viva Erode". – I ragazzi mancò poco non gli facessero far 2614 14| supplichevoli: – Non lo potevamo mandare davanti al tribunal di Dio 2615 13| di nero. I ragazzi furono mandati sul mare.~Subito dopo la 2616 10| Signor maestro, me lo mandi a case con le costole troncate.~– 2617 13| ascoltavo il campano della mandra e quella squilla pareva 2618 18| sempre circondata da una mandria di cani, i più piccoli come 2619 11| madre, più risolutiva e manesca, mi dava dei subbissi di 2620 5| dentro le quali, per il manfano largo come una finestra, 2621 11| chiusi a chiave in camera e mangiai tutto il giornale.~Anche 2622 2| come lepisto le corte, di mangiare l'aglio. Nel tinaio, a sciaguattare 2623 7| intento a sbarbificarsi, mangiata la foglia, tolto su un nerbo 2624 6| giovenchi rifrangevano alla mangiatoia, la vacca riempiva di latte 2625 2| d'argento, coltelli col manico d'avorio, come alla pesca 2626 20| uliveti che incoronano il manicomio di Quarto. I terribili urli 2627 21| vita mia. E mi staccò dalla manifattura un vestito nero a palline 2628 12| Signore per mia madre si manifestava in istravaganti gesti di 2629 12| mani, trafitti i piedi, i manigoldi alzarono il legno conficcandolo 2630 9| schiaffi, manate, labbrate, manrovesci.~Di poi, mia madre pentita 2631 9| poveri di spirito.~Beati i mansueti.~Beati quelli che si umiliano.~ 2632 14| fatte di calze vecchie, mantelline tirate su con l'aghetto, 2633 13| ravvolto il bel corpo in un mantello nero, traversò l'immenso 2634 7| essendosi Fortunato Primo mantenuto sulla negativa, gli fu data 2635 19| mazzo d'uccelli spolpati. Un mantice – enorme ventre di bue morto 2636 12| rosso lui versava~Il suo manto l'asciugava.~ ~– I padroni 2637 14| Toccare quei visi setolosi, mantrugiare le guance impolpe di saponata, – 2638 5| colletto sopra il "posto" e le manze si cibavano sulle redole 2639 8| nettavano delle festuche e dei marami.~Gli alberi esili, ondeggianti, 2640 13| ricoglieva più; sui cordonati dei marciapiedi crebbero i muschi, e sul 2641 15| non visto, sul fogliame marcito.~Un giorno l'adolescente 2642 8| fogliame degli ontani che marciva era spesso il mio giaciglio. 2643 10| diagonale da un risegolo acuto marcò parecchie zucche; il supplizio 2644 3| di brace. Una desolazione maremmana con acque morte in stagni 2645 16| piano in un orecchio il maresciallo dei carabinieri dandomi 2646 15| vestita di nero con delle margheritine ricamate sul petto.~Io studiavo 2647 7| De Iparraguirre che, ai margini estremi della follìa, barcollava 2648 3| acqua nocente, desolava la marina. Quando le gru a stuoli 2649 13| e là abitavano vedove di marinai annegati. Le notti che il 2650 13| L'ucciso era figlio di un marinaro a cui dicevano "il Terracinese", 2651 13| trina intignata. Le gambette marine, impigrite da quell'autunno 2652 6| altri "luoghi", alle figlie maritate: Faustina coi sette figli 2653 1| della camicia e della carne marmata incatenato al braccio esile 2654 13| fu trovato l'assassinato marmato sulle pietre, cani e gatti 2655 11| diffondeva nella mia anima e la marmava.~Il "Palazzo" mi uggiva. 2656 7| e spalmati di deliziose marmellate erano sopra un vassoio cesellato 2657 11| freddo della sera che dà ai marmi la freddezza della tomba, 2658 6| ebbe bionda, occhi verdi, marmorizzati di celeste, alto e membruto 2659 5| sanguina dove la intacca il marrello, che sotto i geli del verno 2660 17| fissavano stupiti; un viso martellato, spolpato s'intravedeva 2661 11| dell'attentato al Generale Martinez Campos, il repressore dell' 2662 19| di Nietzsche. Il calcolo marxista lo esasperava. Un giorno 2663 19| paura. Il domino s'alzò la maschera: era l'Ercoli di cera.~ ~ 2664 18| faceva l'effetto di un uomo mascherato a donna.~Sull'imbrunire 2665 19| chiamavano.~Era carnevale, le maschere strepitavano per le vie, 2666 5| bocca il sorriso imbelle del mascherotto, lordarsi con gli abiti 2667 1| I servi, tra femmine e maschi, erano trentasei: Italiani, 2668 3| mio padrone. Don Carlos, maschia figura di gentiluomo, di 2669 14| patibolari, perniate su di un maschio d'acciaio giravano come 2670 6| noce, un tamburo di sorbo massiccio tralicciato di sottilissimi 2671 20| del vitello marino quando mastica. Rialto. Alzai il capo e 2672 19| gli occhi incamiciati di materia, diceva sempre – Ohi me. – 2673 14| essendo amalgamato d'olio e di materie grasse, se il cliente è 2674 10| attanagliato dalle mani materne per la collottola s'ebbe 2675 8| affiancata al suo letto matrimoniale e si assopiva stanca dell' 2676 1| ferro caldo.~Mi colpì il matrimonio di questo signore, celebrato 2677 14| sa, i pittori son tutti matti.~Un altro matto stava a 2678 6| ricogliere e proverbiare. Nei mattini lucenti di sole, quando 2679 14| son tutti matti.~Un altro matto stava a dipingere dentro 2680 20| a liquefarsi alla brina mattutina.~Le sirene muggivano come 2681 10| fuffigni delle sassate; i matuffi dei tuffi fatti sopra le 2682 10| settembrine quando l'uva è matura e i fichi hanno la goccia 2683 5| verno diventa d'acciaio maturando la sementa nel suo seno 2684 7| cicatrizzava i vespai, portava a maturazione i tumori maligni, estirpava 2685 21| adolescente diventata un frutto maturo. Feci sosta alla sua casa 2686 3| La chiesa era anche il Mausoleo dei Borboni e dei Duchi 2687 20| avorio sopra il pomo della mazza. I suoi occhi pensosi eran 2688 20| Duca De Ferrari, Byron, Mazzini, Nietzsche. Un giorno, sprofondati 2689 | meco 2690 15| come un casco e sotto un medaglione greco con due occhi vellutati 2691 | medesimi 2692 1| a fumare delle sigarette medicate sotto un grande viale di 2693 20| quali aspettava la morte: medicina d'ogni pena.~Quando il sole 2694 20| su verso Apparizione a un medico, il quale aveva una casa 2695 20| ripieno di contrabbando. Lo meditai tra una folla esagitata 2696 13| ore nel canto del fuoco a meditare sulla morte. Quel pensiero 2697 7| mortificato.~Quando il re meditava sotto le grandi quercie, 2698 18| verso il paese assorta in meditazione, i cani, come soglion fare 2699 15| un libro di preghiere: "Meditazioni, preparativo alla festa 2700 15| bianco.~– Forse è stato meglio così. – Sono le uniche parole 2701 2| bianco e rosso come una mela. I padroni l'avevano raccolto 2702 2| belle, si scaricavano i meli e i fichi e si passeggiava 2703 5| servitorame; digrumarsi della melma impastata di lordura feconda 2704 13| isole tutte celesti, la Meloria e la Gorgona, la Capraia, 2705 13| dicevano "il Terracinese", di membratura colossale e di cuore ferrato.~ 2706 6| marmorizzati di celeste, alto e membruto colle mani scabre e insidrite 2707 7| Il suo candore, in quel memorabile mattino, era acceso d'aurora. 2708 20| mio paese, le cabarre, le menaite, le golette, sulle quali 2709 12| Isacar, Giuda, Simeone, Menasse....~Tutti questi nomi cascavano 2710 13| donne del vicinato nè andò mendica di uscio in uscio. Si mise 2711 7| coristi. Essendo pedicure mendicava le lancette in disuso, i 2712 | meno 2713 18| violette secche e foglie di menta.~– Leggete qui se vi riesce!~ 2714 14| ingollava il collo fine al mento. Le barbe, cresciute nell' 2715 13| Il padrone della tettoia mercanteggiava anche la moglie. Una sera 2716 8| faccio io, povera scenta e meschina, con due démoni alle mani?~– 2717 2| si chiamava Sisto ed era meschinissimo di statura, con due baffoni 2718 8| fantasmi per me, misero e meschino. Pensieri più pesanti della 2719 17| fu cotta, la raccattò col mescolino, le fece spiccare un'altro 2720 15| verrà mutata una volta il mese.~Vitto: zuppa economica, 2721 1| del "Generale".~Tredici mesi dopo la sua morte, sulla 2722 18| stole che ricordavano i messali, nelle cui pagine erano 2723 17| felice e contento, li aveva messi sotto al ripostiglio del 2724 7| sottostanti campi, rigogliosi di mèssi, gli fecero da cuscinetto 2725 17| mani scarne e ricominciò a mestare. Curva in quel modo puntava 2726 6| intrideva polenta. Nell'arcile mestava il pane, al forno lo vigilava 2727 17| dove c'era il paiolo col mestone infilato dentro; l'afferrò 2728 20| palpitava come il mio cuore. Mestre. Poi il ponte su cui il 2729 19| fiocco volante. Ragionatore e metafisico, determinato e freddissimo.~ 2730 14| che non è pietra e non è metallo; seguiva il filo delle sue 2731 7| attenti.~Fortunato diventava meticoloso quando sbarbava il conte 2732 13| lungo la bàttima come anime metitabonde. Le piccole vele dei "gozzi" 2733 10| muro.~– Ella si alzi e si metta al muro!~La punizione fu 2734 21| gialle come i limoni, e gli mettemmo quello.~La chiesa vecchia 2735 5| largo come una finestra, mettendovi il capo quando son vuote, 2736 12| Elvira, Alice.~Prima di metter cibo alla bocca, fra i tronchi 2737 1| Santi perchè mia madre volle mettermi anche questo nome augurale.~ 2738 13| conditi di parole amare: – Mi metterò uno scialle sulla testa 2739 19| che guadagnava invece di metterselo addosso se lo metteva in 2740 8| darsene, una ventata che la mettesse sotto una pioggia di aguglioli 2741 20| legno che il Giovedì Santo mettono sotto al sepolcro di Gesù 2742 15| ossequiente e contrito.~Dopo una mezz'ora, lui e l'adolescente 2743 13| coi capelli pepe e sale, mezza cieca, la padrona della 2744 6| alienarsi.~Mio nonno lo teneva a mezzadria. Fanciullo, sotto la sapiente 2745 19| capo aveva una pezzuola di mezzalana nera a fiori gialli.~Dopo 2746 13| il Terracinese" e tutti mézzi andavano a imprecare davanti 2747 17| Arrivammo di là dal lago dopo mezzogiorno. Il mi' omo varò il barchetto 2748 8| sera la cappa del camino miagolava per il vento, i tizzi sfavillavano. 2749 17| tendone si sentiva come il miagolio di un gatto intignato, lo 2750 16| Bologna aveva dato la caccia a Michele Bakunine. Egli dette l'ordine 2751 | mille 2752 3| era in mezzo a una selva millenaria, la lucus Feroniae dei romani; 2753 20| Segantini, di Corot e di Millet.~Il giovanotto veniva dalla 2754 16| tempo a bruciapelo, in tono minatorio:~– Giovanotto, le carte! – 2755 12| Canaglia" gli andava dietro in minore, le voci delle donne, argentate 2756 7| dall'altare. Le sorelle minori pareva l'adorassero. Il 2757 7| per settimana – faceva una minuziosa toletta e si profumava tutto 2758 7| consigli circostanziati e minuziosi. I pazienti allontanavano 2759 15| agevolmente essendo egli miope all'eccesso.~Egli tirava 2760 19| spiaccicate delle studentesse miopi, la tomba in gesso di Ilaria, 2761 14| rimbarbogito ? – mi risposero – mira sù!~Un uomo, come un mostruoso 2762 7| si accalcavano nelle sue mirabolanti narrazioni: Leopoldo, Stefano, 2763 6| concime senza essere santo fa miracoli". "Chi raddoppia il concime 2764 7| egli attribuiva tante virtù miracolose. Sulla toletta c'era anche 2765 12| abbeverato con vino commisto a mirra e fiele; la bevanda che 2766 1| di pelo, congestionato, misantropo, il quale grugolava sempre 2767 6| del "luogo" dolendosi: – Miserere di noi che si dà la grazia 2768 14| zaino, affardellato dalla miseria, pendeva una cassetta da 2769 8| Nerone".~Quando seppi i misfatti di lui e che aveva squartato 2770 13| erano le parole che diceva misteriosamente mia madre quando affacciandosi 2771 11| Ricordo certi consulti misteriosi che mia madre faceva con 2772 8| foro che voi risolviate il mistero della Santissima Trinità.~ 2773 12| zitti e in ascolto:~– L'olio misto col balsamo ci confermò 2774 10| castighi inflitti senza misura e senza misericordia, delle 2775 5| con la lingua bollente e misurandolo coi palmi, quanti panciotti 2776 4| contrasto stridente con la mite tranquilla bontà di Maria. 2777 14| sgranava una raffica di mitragliatrice: quando i clienti v'erano 2778 21| Una raffica di ghiaiottole mitragliò i campi. Il treno lampo 2779 3| vescovo col pastorale e la mitria m'incuteva paura. Le scolature 2780 20| mio cuore. Lustrai della mobilia in una villa padronale situata 2781 4| morbosamente invasato di mobilità e, per temperamento, in 2782 2| sborniato e digrumava cicche e moccoli. Era l'unico che poteva 2783 8| nato.~La voce di mia madre modulata sul vento, mi ridestava 2784 7| maggiore altare. L'organo modulava una canzone lene.~ ~Levate 2785 20| urli che venivano di giù molinati dal vento parevan quelli 2786 13| impetuoso sbatacchiava le vele e molinava il fogliame, il mio fratello 2787 19| ruote, a guisa di quelle dei molini, ingollavano con le votazzole 2788 16| mani dei carabinieri. Fu un molla e tira, tra agenti e folla, 2789 14| nasi cicciosi e la bocca molle come quei pesci che sguisciano 2790 17| il viso, avevo i capelli molli. Lui a poppa remava, ma 2791 | molta 2792 17| vertigine mi sembrò che si moltiplicasse: parecchie teste di allucinati 2793 | Moltissime 2794 19| ebbi terrore come di un monatto, l'impressione crebbe quando 2795 14| poggia in terra, fronti mondate come uova e qua e là ciuffetti 2796 6| alle spesse aste di pino mondato, gli narrava storie arcane 2797 10| classe tutti con le zucche monde. Su quelle teste bernoccolute 2798 19| del pensiero. Quando col monocolo scrutava la gente o con 2799 15| leggere: letture lunghissime, monotone, attedianti. Lui ascoltava 2800 14| dissolventi la schiuma non monta.~Poi c'è il fil del rosoio. 2801 6| spettacoloso, teneva nel grembo una montagna di mele e le faceva in quattro 2802 7| conte non sembrava di panna montata. Io officiavo pieno di peritanza 2803 3| sterminato, palpitante. Il monte Corvo, con tutta l'insenatura 2804 7| udivo i nomi del Duca di Montpensier, dei Braganza, del generale 2805 15| luoghi dove si coltivano la morale religiosa, il sentimento 2806 4| Carlo Lodovico, volubile, morbosamente invasato di mobilità e, 2807 7| gli astanti: – Atavismo morboso d'una stirpe regia! – Questa 2808 20| accucciato vicino sonnolento; un moretto sudanese col tarbusce rosso 2809 11| brontolando e imprecando e mormorando, un tozzo di pane.~La mia 2810 14| padrone. – Tanto lo sa cosa mormorano nel paese?~Le povere martiri 2811 14| talento per la pittura. Le mormorazioni giunsero anche agli orecchi 2812 6| rotolanti sulle vie maestre e il mormorio del fiume, il quale si vedeva 2813 10| cui un lupo avesse dato un morso in un nodello, avrebbe fatto 2814 2| occhi vivi come bacche di mortellino, erano un francesone grosso 2815 1| lunghi peli neri, le mani mortuarie, gialle, scheletrite, eran 2816 3| rosa, con una lunetta a mosaico sotto l'architrave; di fuori 2817 13| baffi e il pinzo fulvi e mossi, portava un berretto di 2818 8| denti per te – urlava ella mostrandomi quelli che le erano rimasti 2819 12| fu condotto al Pretorio e mostrato al popolo: Ecce Homo! –~ 2820 19| E vi fu chi paragonò il mostro, dal capo rotondo e dalle 2821 16| finestrino della cella mi mostrò il nastro rosso accalappiato 2822 11| pomiciata dal vento, scorsi una mostruosa carogna spurgata dal mare; 2823 4| del marito invasato dal moto perpetuo. Quando il 13 Marzo 2824 13| aveva posato i crisantemi motosi era quella della sua donna.~ 2825 12| cui s'incurvassero delle motte di delfini.~– Giunto al 2826 10| gracchie, dei bordelli, dei motteggi, delle insembolate, di tutti 2827 19| Il caligo del Tamigi gli mozzò il fiato e la vita. Andò 2828 20| Le sirene muggivano come mucche gigantesche.~Feci il ponte 2829 6| un noce, capovolgeva la mucchia del concio fumante e pareva 2830 16| tolsero da quella specie di muda e mi portarono nel parlatorio. 2831 1| ESPANA~EL 2 DE ENERO DE 1816~MUERTO IN VIAREGGIO~EL 26 DE FEBRERO 2832 5| del telare, spandeva la muffa del pane stantio. Il silenzio 2833 6| Lontana la stalla dove mugghiavano i giovenchi, lontano e ben 2834 13| tuffavano seppellendo nel mare i muggiti, i cadaveri erano coperti 2835 6| di un conquistatore. Il muggito dei bovi, l'urlo roco della 2836 20| brina mattutina.~Le sirene muggivano come mucche gigantesche.~ 2837 13| onde lontane e i delfini mugliando vi facevano arco all'intorno. 2838 13| bianchi il cielo nero e un muglio di tori viene dalla Capraia 2839 17| al largo, si sentivano i mulinelli del vento tirare a risucchio 2840 17| da una raffica, fece un mulinello. Io mi sentii come scivertare 2841 5| ricotta aveva dato il latte munto al tramonto.~La bigoncia 2842 19| contadino, e le spinge e le muove coi piedi; le ruote, a guisa 2843 8| sagoma di mia madre che, muovendosi, proiettava sulle altre 2844 17| ferma; i biodoli, che si muovono anche se vola un passerotto, 2845 20| anche la bolgia recintata di muraglie in cui i folli saltavano 2846 20| abitò in Genova verso il Muraglione di Villetta di Negro, dominato 2847 7| Augusto, Maria Antonietta, Murat, il re del Portogallo. E 2848 1| remota del Cimitero, fu murata una lapide su cui a bassorilievo, 2849 8| vento; il bosco aveva il murmure del mare insenato entro 2850 21| con l'ordito arido della muscolazione, trampolavano sui ceppi 2851 16| amico della legge e delle muse, il quale nel 1873 in Bologna 2852 8| fogliame bianco e smeraldo musicava di tacchettii sottili il 2853 15| aliti freddi della sera, musicavano il silenzio, l'adolescente 2854 19| Macella". Molte mattine la muta, che non aveva palato, seduta 2855 15| Quattro – echeggiava la zia.~– Mutande da estate quattro.~– Quattro~– 2856 13| Non avendo panni di che mutarsi, si nudava nel canto del 2857 15| carcerati la camicia verrà mutata una volta il mese.~Vitto: 2858 4| dagli uliveti cinerei di Mutigliano, e le selve rintronavano 2859 11| Palazzo" era palese da un mutismo che colpiva tutti; a noi 2860 17| allunga la lingua e, benchè muto, gorgoglia il mio nome!~ 2861 1| PORTILLO~CONDE DE IPARRAGUIRRE~NACIDO EN ESPANA~EL 2 DE ENERO 2862 15| accanto a lui sembrava una nana. La donnetta lasciò le cose 2863 18| da principini certi cani nanerottoli e scivertati. Però la Mamma 2864 12| davasi ai rei che col suo narcotico alleggeriva le pene del 2865 6| aste di pino mondato, gli narrava storie arcane e il suo cuore 2866 10| commentare l'accaduto.~– Narrerò l'accaduto e sarò breve 2867 17| fraternità e di ribellione.~Narro un episodio. Era un giorno 2868 12| nel battesimo... L'olio nasce dall'umor della terra e 2869 Ded| Raffaello, fratello mio, che nascesti quando la casa nostra ruinava, 2870 6| solare oltramontano, dalla nascita al tramontar del sole, segnava 2871 1| il dosso delle mani onde nascondere le sette finestrelle che 2872 8| risoffiasse dintorno per nascondersi in quel torbato come sogliono 2873 1| granito che, arrossendo, nascondeva dopo il dosso delle mani 2874 13| morte, il termine che Dio ha nascosto agli uomini e alla loro 2875 14| quasi tutte uguali, dai nasi cicciosi e la bocca molle 2876 4| Antonio Carrà. Maria Teresa, nata nella Reggia, non potè vivere 2877 15| dell'anno: Pasqua del santo Natale, di Resurrezione, e dell' 2878 16| degli agenti, giallo di naturale, a tal vista impallidì tanto 2879 17| in quattro – rispose con naturalezza la donna.~– Ne mangi una 2880 13| cielo; su quei due paretai naturali si posava l'uccellame che 2881 20| subito discorso e si parlò naturalmente di pittura, di Segantini, 2882 6| portavano nel salone buono. Nature morte e le quattro Stagioni 2883 14| fasciame di una barca che era naufragata.~Un altro spiritato, dimesso 2884 13| Scheletri di bastimenti naufragati altalenavano sull'onde lontane 2885 7| Carlisti.~Unica reliquia del naufragio di un regno, il suo grande 2886 1| generale, situata nella navata più remota del Cimitero, 2887 4| viaggio fatto su di una nave inglese, pianse ininterrottamente 2888 20| navigare... – e Boccioni navigava col cuore e con gli occhi.~ 2889 17| pareva volesse divorare la nebbia, ingollava saliva, ma teneva 2890 17| cominciò ad alzare dal lago una nebbietta fitta: la parte là verso 2891 5| cibavano a sudor di fronte. Il necessario non mancava loro; gli indumenti 2892 7| Principe Don Jaime di Borbone necessitava dei suoi servigi.~Fortunato 2893 13| Tutti ci cominciarono a negare. Il fornaio voleva vedere 2894 7| Fortunato Primo mantenuto sulla negativa, gli fu data una puntata 2895 12| della turba e ne riusciva negletto, sotto il gravame della 2896 20| Muraglione di Villetta di Negro, dominato da un convento 2897 | nello 2898 14| baffi e si arricciolava un neo al quale teneva più che 2899 7| mangiata la foglia, tolto su un nerbo di bue, corse in sala e 2900 3| fatalità. La barba aveva nerissima, lucida come l'ebano, ravviata 2901 1| del petto che quelli erano nerissimi e criniti. Anche dai polsini, 2902 1| occultavano del tutto i suoi occhi nero-minerale. Il colletto, alto, inamidato, 2903 16| cui buiore calmò i miei nervi eccitati. I vetri della 2904 | nessun 2905 | nessuna 2906 19| pagina di un libro vedeva nettamente.~Le sue idee erano corrosive. 2907 7| sbarbava il conte De Lessuenne; nettava il rasoio al barbino di 2908 8| vellutata dalle ventate che la nettavano delle festuche e dei marami.~ 2909 10| forte che gli staccò di netto un cilucco di capelli. Tutta 2910 8| ebbe intriso il levame, si nettò le mani stropicciandosele 2911 13| piccole vele dei "gozzi" da "nicchi" giallo sbiadite, sul turchino 2912 20| grande albero fiorito di nidi; pensavo all'adolescente, 2913 20| inesplicabile della filosofia nietzschiana, per noi, si schiariva al 2914 13| rospi stavano fermi; sulle ninfee le rane sembravano morte.~ 2915 8| musicata disperazione di Niobe.~Io, infoltato tra le prunaie, 2916 21| aia, pareva benedicesse i nipoti. Annodata nei pugni la lunga 2917 14| e ritinti, strinati dal nitrato d'argento.~Le vecchiette 2918 | Niuna 2919 10| capello, poi gli tirò un nocchino così forte che gli staccò 2920 13| allungarono le braccia nocchiute nel cielo; su quei due paretai 2921 19| Arti dove un custode alto e nocchiuto sbadigliava a giornate sane. 2922 1| cassa di castagno, come la nocciola entro la polpa vizzita di 2923 3| fossatelli magri d'acqua nocente, desolava la marina. Quando 2924 17| con dei salci ritorti ai nodelli e ai polsi; è una giornata 2925 18| vostri figlioli che non le noino i cani, oramai tiene più 2926 13| le peripezie della vita nomade ed oscura, e corse, e forse 2927 11| anima. Dio non vi si poteva nominare invano. Una volta, perchè 2928 16| rispetto ai tuoi antenati non nomino chè furon tutti di reputazione, 2929 6| corti chiamavano così la mia nonna – sfaccendava per la casa 2930 | nonnulla 2931 13| Donna Alice, un principe del nord, enorme, colossale, biondissimo 2932 21| molo incontrai un pittore norvegese il quale acquistò il disegno 2933 20| paese, il palpito delle vele nostrali scalpellato dai venti di 2934 15| adolescente. L'adolescente con una nota in mano leggeva~– Camicie 2935 20| difficile a pronunziarsi, noto alla mia giovinezza per 2936 13| colonna del letto sulla cui nottola nera c'era una fiamma bianca 2937 13| Il marito andò al caffè notturno, si ubriacò; poi tornò a 2938 | nove 2939 7| far della sera gli sposi novelli partirono dalla Pieve. Per 2940 21| rasente ai fieni disseccati. Novembre estate dei morti. Qua e 2941 3| lavorare, ascoltavano la novena inginocchiati sul pietrato 2942 1| passando sotto il dente della nuca, lo incoronava una chioma 2943 13| panni di che mutarsi, si nudava nel canto del fuoco e si 2944 13| fidanzato con una delle numerose figlie del duca Roberto.~ 2945 16| cartelle commemorative.~Tra il numeroso stuolo, mi colpì un signore 2946 16| stracciata come il baleno nunzio del sereno da una raffica 2947 19| nel fiume e guadagnare a nuoto l'opposta riva.~Quando il 2948 12| sullo sfondo del cielo, nuvolato di bianco, apparve come 2949 13| sui poggi parevano tante nuvolette scese dal cielo in terra.~ 2950 7| scalpellati nel pero.~Il corteggio nuziale s'avviò sul sentierolo che 2951 1| era il "signor Squarza", obeso, biondo-canario che vaniva 2952 14| avrei un bel lavoretto d'occasione – e il mio padrone traeva 2953 15| partisse per il mondo di là, e occultato nel bosco piansi lungamente.~ 2954 1| folte e spinose che gli occultavano del tutto i suoi occhi nero-minerale. 2955 8| fanciullo sulla spiaggia occupato a mettere il mare entro 2956 20| della chiesa della Salute occupò tutto il cielo e non vidi 2957 8| Mia madre, allora, era oceanica, esuberante, piena di vita. 2958 13| uccellame che aveva passato l'Oceano. L'arcano silenzio era rotto 2959 18| canto del mare in cui ognuno ode un suo canto. La vecchietta 2960 2| il fieno che disseccando odora. Una notte una di queste 2961 13| guardatelo, ma non gli fate male.~Odorava di latte ed era chiaro più 2962 7| mani aperte in un gesto offerente. Mia madre l'abbellivano 2963 11| spranghe per compassionare gli offerenti. Quelli che nel pigia pigia 2964 7| sembrava di panna montata. Io officiavo pieno di peritanza come 2965 | ognun 2966 | ognuno 2967 19| materia, diceva sempre – Ohi me. – Le rispondevano un 2968 6| morte e le quattro Stagioni oleografate decoravano le pareti spaziose. 2969 6| una statua ai fornelli, oliava la teglia, rosolava la carne 2970 7| chiesa passando di sotto un oliveto d'argento.~Il piazzale della 2971 6| staccava sul grigiore degli olivi e il ferrigno della selva, 2972 20| di grande talento: Frate Oliviero, Guglielmo Boccanegra, il 2973 7| generali Castell, Savalls, Ollo, Elio, Dorregaraj.~La sfociatura 2974 21| foglie avviticchiate agli olmi, rape verdi e rosa accestite 2975 6| spaziose. Un orologio solare oltramontano, dalla nascita al tramontar 2976 3| Carlo III, reclinata sull'omero, coperta dell'ermellino, 2977 15| un boccale di vino e otto once di carne.~Nei giorni festivi 2978 8| marami.~Gli alberi esili, ondeggianti, pareva tessessero tal fremito 2979 17| falasco. Anche i biodoli ondeggiavano sotto le raffiche, qualche 2980 15| sceglievano i libri lieti ed onesti.~Le figlie di mio zio, giovinette, 2981 15| appartenenti a famiglie onorate e civili, luoghi salubri 2982 14| Cittadini che si fanno onore".~– Ah peccato, ah peccato!...~– 2983 8| vivente. Il fogliame degli ontani che marciva era spesso il 2984 8| di sonno, con gli occhi opachi, i capelli sciolti, le mani 2985 6| la luce d'un tramonto d'opale, il chiarore del palazzo 2986 13| amici la vita è tedio, ogni operazione fatica, ogni vita tormento, 2987 19| fiume e guadagnare a nuoto l'opposta riva.~Quando il Cavaliere 2988 11| mia infanzia passò tra due opposte tempeste: nel "Palazzo" 2989 15| Educandato erano ai lati opposti della medesima città.~Quando 2990 7| col torso rassodato dall'oprare, chiuso in un corsetto aderente, 2991 6| sole, segnava l'ore all'opre che travagliavano nei campi; 2992 8| ci copriva con le membra opulente e ben conformate, e sul 2993 18| che non le noino i cani, oramai tiene più a quella sturma 2994 6| prima d'aver risposto alla orazione che guidava mio nonno. Lo 2995 12| soltanto le nefandezze dell'orbo, il cui occhio fu risanato 2996 19| cammina e sta fermo.~Questi ordigni riportavano il pensiero 2997 19| nel capo del popolo, era l'ordigno che prendeva dalle mani 2998 21| colossali dei miei zii, con l'ordito arido della muscolazione, 2999 15| L'adolescente era rimasta orfana da pochi giorni e, insieme 3000 4| marito: cacce, giuochi, orge e carnevalate e visite furono 3001 17| una fila di denti bianchi orlati di giallo, due occhi morelli 3002 12| foderato di verde setato, sugli orli era incendiato d'oro; sullo 3003 17| grondarmi giù per le spalle. Ero ormai a due passi dal lago che, 3004 19| ombre, la Prospettiva, l'Ornato, la Figura e il Calcolo.~