Roberto Sacchetti
Entusiasmi

AVVERTENZA

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

AVVERTENZA

 

Non è senza commozione che lanciamo in mezzo al pubblico queste ultime pagine d'un giovane romanziere, che era già chiamato maestro, e che dava le più belle speranze.

Tutti ricordano il compianto destato dalla morte immatura di questo egregio e simpatico scrittore che fu Roberto Sacchetti. Egli moriva a Roma di soli 34 anni, lasciando privi d'ogni mezzo di fortuna la vedova e quattro bambini in tenerissima età. La commozione fra i colleghi non solo, ma in generale fra tutte le persone colte e gentili, fu grandissima. Si vide un ammirabile slancio di carità pubblica e di fratellanza letteraria. Le sottoscrizioni aperte a Roma, a Torino, a Milano produssero un discreto fondo per gli orfanelli; tre illustri scrittori, De Amicis, Giacosa, Lessona, tennero delle letture pubbliche a beneficio della derelitta famiglia; dei bambini diedero delle recite; sei gentili scrittrici pubblicarono un volume di racconti.

All'ora della sua morte noi avevamo nelle mani il manoscritto di un suo nuovo romanzo, l'ultimo, ahimè!, intitolato Entusiasmi. Egli aveva riveduto diligentemente il manoscritto; non poté correggerne le bozze.

Roberto Sacchetti era nato a Torino il 9 giugno 1847.

Nel 1866, a soli diciannove anni, corse tra le file di Garibaldi sul Tirolo.

Era della tempra di que' giovani entusiasti, che oggi, davanti alle sollecitudini materiali dell'esistenza, vanno scomparendo. Aveva studiato leggi, per desiderio del padre, un restauratore di quadri, che avrebbe amato vederlo avvocato; esercitò anzi l'avvocatura per qualche tempo; ma, attratto prima dalla vita letteraria di Torino, poi da quella più romorosa di Milano, buttò un giorno in un canto i codici per tuffarsi tutto beato nelle lettere per le quali si sentiva nato.

Il suo primo romanzo in tre volumi, Cesare Mariani, ch'è uno dei suoi più belli, piacque molto agl'intelligenti; vi è dipinta dal vero la vita non sempre allegra del bohemien, e vi sono caratteri delineati con vigore. Scrisse poi, fra un articolo e l'altro del Pungolo del quale era il redattore capo, altri racconti e romanzi come Riccardo il Tiranno, Castello e Cascina, Tenda e Castello, Candaule; in quest'ultimo volume, che comprende parecchie novelle, ve n'ha una, Vigilia di nozze, che è un vero capolavoro.

Da Milano passò poi a Torino, direttore del Risorgimento; e al fine dell'anno scorso si stabiliva a Roma come corrispondente della Gazzetta Piemontese, nella speranza che questo posto non gravoso gli lascerebbe largo campo per occuparsi dell'arte.

Tutte le speranze furono recise in un giorno. Pochi giovani avevano destato come lui amicizie così calorose in tutti i partiti, simpatie così larghe nel gran pubblico.

Quest'ultimo lavoro mostrerà una volta di più come tante simpatie erano meritate, e qual perdita ha fatto la letteratura. Non ispetta a noi anticipare i giudizii della critica; ma in queste pagine drammatiche, che ci fanno rivivere nell'epoca eroica del 1848, tutti rimpiangeranno un nobile ingegno, un'anima artistica, un cuore affettuoso, che troppo presto ha cessato di battere.

 

Milano, luglio 1881.

Gli Editori

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License