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L'immobilismo di Murialto aveva avuto fin dai primi tempi i suoi rappresentanti nei Molinis: chi personifica il genio di una gente ne diventa il condottiero, una famiglia di condottieri forma una dinastia.
Così era sorta, la potenza dei Molinis, così era cresciuta nelle vicende del paese, tenace e malleabile, costante e versatile, — energia nella lotta, inerzia nella resistenza, — poderosa nelle circostanze gravi, destra nelle difficili.
Poco a poco, mutando i tempi, alla forza era sottentrata la scaltrezza.
Ma quando tornò il bisogno della forza quando si dovette combattere contro i colpi di mano dei giacobini e l'autoritarismo militare dei francesi, allora il genio di Murialto suscitò un'altra razza più nuova e diede i Bellono per contrafforte ai Molinis. Allora Carlotto Bellono era diventato il braccio destro del sindaco Giacomo Molinis: accusato questi di fellonia e condannato da un giudizio marziale, Carlotto l'aveva strappato a' suoi carnefici mentre stavano per fucilarlo sulla piazza, poi entrambi s'erano buttati alla macchia ricattando le autorità repubblicane o imperiali e loro aderenti. Carlotto aveva ammazzato nel caffè un commissario, ed entrato una domenica in casa dell'esattore l'aveva costretto a dargli raddoppiata una forte somma sequestrata in casa sua.
Di quando in quando il messo del tribunale d'Asti con banditore, un tamburino e un picchetto di gendarmi, capitava in paese appiccava alle porte dei due banditi un decreto che metteva a prezzo la loro testa. Però essi non lasciarono il territorio, rimasero celati, soccorsi, obbediti, come prima, da tutto il paese — i contadini non rispettano che la forza immediata — docili e timidi verso loro, sfidavano per loro tutte le minaccie di tutte le autorità costituite ma non stabili. Certe volte quando venivano le perquisizioni essi erano seduti tranquillamente al proprio desco — correvano ad avvertirli, fuori trattenevano gli agenti con qualche artefizio — essi uscivano dalla parte dell'orto, senza pur curarsi di togliere il piatto e dopo rientravano subito a finire la minestra appena intiepidita.
Tornato colla restaurazione il buon tempo antico tornarono anche i due banditi.
La generazione che seguì ebbe poco da fare. I Molinis erano decisamente in decadenza: il figlio di Giacomo fu un uomo da nulla; ma invece il figlio di Carlotto Bellono che cominciò a chiamarsi Sor Tommaso, tempra d'acciaio, salvò gl'interessi dell'alleanza; impugnò saldamente il paese; mutò l'influenza in padronanza vera. La potenza comincia da rappresentanza, diventa direzione, finisce arbitrio. Dal dì che nei «particolari» si riconobbe che qualcuno valeva più di tutti, Murialto ebbe un padrone.
Egli trasmise a suo figlio un dominio tanto più assoluto quanto più spontaneo ed indeterminato.
Finch'egli visse, serbò fede ai Molinis di cui era doppiamente congiunto, avendo sposata una figlia di Giacomo e data in moglie la propria sorella al costui figlio, il medico Vincenzo. Colla lealtà degli uomini forti, si compiacque di lasciargli le apparenze di una autorità che era ormai opera sua.
Il medico Vincenzo era un brav'uomo, buon cuore ma cervello bacato da una vanità puerile, barbogio senza fibra, cicalone rimbambito di vecchie usanze, apologista instancabile della propria casa — per cui l'universo finiva tra la valle di Versa e quella di San Martino, e lo riempiva del suo nome. Raccontava continuamente che quando suo nonno si recava dai vassalli, i Pelletta di Cortazzone, i marchesi di Cortanze, i Balbo di Camerano, gli davano a tavola il posto d'onore e che un altro vassallo, il conte d'Albereto, in giorno di festa, aveva levato la sua moglie, un'orgogliosa savoiarda, dal fianco del principe della Cisterna dicendole: — balla col nobile di Murialto, nostro feudatario. Egli passava tutto il giorno con Stroppiana a rovistar carte e pergamene inutili.
Ma sor Tommaso mostrò sempre di farne gran conto e parlava con riguardo profondo delle sue capacità e della sua dottrina.
Il mirabil nodo dei Molinis e dei Bellono era dunque stretto più che mai, e a rinforzarlo si preparava un nuovo vincolo; la Cristina Molinis e Guglielmo Bellono erano fidanzati fin dalla culla.
Ma in questo mezzo si era scatenata una gragnuola di casi l'uno più strano e imprevisto dell'altro.