Cristina di Belgioioso
L'Italia e la rivoluzione italiana

PARTE PRIMA   La rivoluzione milanese. — Il governo provvisorio I corpi ausiliarii.

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PARTE PRIMA

 

La rivoluzione milanese. — Il governo provvisorio

I corpi ausiliarii.

 

Vidi condensarsi il nembo, che minacciava in sul principio i principi italiani, come oggi terribile sui popoli della Penisola s'addensa. Seguii d'ogni mia possa i nobili sforzi di qualche eletto, che aprir tentava le menti de' suoi fratelli d'ogni condizione, d'ogni provincia — nei loro interessi istruirliinspirar loro fiducia nelle proprie sue forze. Vidi infiammarsi il loro coraggioaddottrinarsi, e le genti sommuoversi. Divisi con loro la speranza, e seco mi trovai sull'orlo di quel precipizio, dal quale uno sforzo disperato soltanto può ritrarci.

I fatti, che condussero l'Italia di progresso in progresso — di vittoria in vittoria — di disfatta di disfatta — di umiliazione in umiliazione, sono in sì grande mistero travolti: ne sono sì male apprezzate le cause e gli effetti: si bizzarro ne è l'ordine: le circostanzestrane, che se oggigiorno difficile riesce il formarsene un'idea adeguata, è quasi impossibile il portarne giudizio. Gli è perciò, che io voglio semplicemente narrare i fatti dei quali io fui testimone, lasciandone ad altri il commento, e la cura d'interpretarli.

Havvi però una quistione, alla quale è di somma importanza avanti tutto rispondere. Come può essere la storia d'Italia un mistero al tempo in che viviamo, nella terra stessa da noi abitata? I fatti d'Europa non son dessi tutti in piena luce? V'hanno ancora delle cause segrete, e la molla delle umane azioni è forse mistero? La storia d'Italia manca d'unità; perchè l'Italia non fu mai una. La sua non è storia di una sola nazione, le di cui parti tendano ad un solo sviluppo. È la storia di più fatti distinti, ma fra loro pur tanto collegati di modo, che l'uno non possa senza dell'altro sussistere. La storia, è sempre più o meno soggetta alle regole dei poemi drammatici. Ora in qual modo puossi rendere chiaro ed unito un dramma, quando manchi di ciascuna delle tre unità? Pertanto non è questa la sola difficoltà, o per meglio dire da questa, altre ne sorgono. Furono nostri i più raffinati in politica, nostri gli uomini sommi di stato che vanti Europa. La lotta intestina delle città non fu lotta di forza e di potere soltanto; ma anco d'astuzia; qualche volta la fu pur di frode. A Machiavelli opponete un Borgia: ricordate un Galeazzo Visconti, o un Lodovico il Moro alle prese con i principi di Savoia, con Andrea Doria, con i grandi uomini della Repubblica di Veneziafiguratevi i Bentivoglio contro gli Ezzelini, i signori di Montefeltro, o della Rovere; studiate i fatti di questi uomini, fatti nei quali avendo essi avuta la parte maggiore, era di loro interesse presentarli ai posteri svisatisfalsati: che un uomo astuto conduca a termine un'impresa, ed uomo non vi sarà, che valga a formarsene una precisa idea. E che avverrà allorquando e il Pontefice, ed i principi della Cristianità, ed i più astati politici vi prendan parte, ciascuno per suo conto, ognuno in modo diverso? A provare la verità del mio assunto vorrei poter ad uno ad uno nominar tutti quei principi che ebbero a fare con Roma, e vedremo allora la storia crearli eroi, o giudicarli tiranni a seconda, che si mostran dessi ligi alla Santa Sede, o pronti e fermi resistere all'imperioso volere d'un Papa. In Italia, bisogna ripeterlo, quante città altrettanti differenti interessi: altrettanti uomini chiamati a rappresentarli: conseguenza di ciò, i così vari aspetti sotto i quali lo stesso fatto si presenta, a così diversi sistemi conformato.

Resi da un mezzo secolo di tanto più facili i modi di pubblicità in Europa, più misteriosa ed oscura divenne la storia della nostra penisola. Non e ancor un anno, ed i nostri governi soli godevano il privilegio d'appellarsi alla pubblica opinione per mezzo della stampa. Il patriota, il liberale, l'onesto cittadino, che osato avesse contraddire la falsità della polizia austriaca rischiava la prigione, e correa pericolo di cangiare il domestico focolare con la paglia ed il pan nero.

Le nazioni straniere, la Francia, l'Inghilterra, e l'Allemagna liberale ben lo sapevano in qual conto di verità tener si dovessero gli scritti di coloro, ai quali era permesso parlare di politica in Austria; ma se rifiutavano prestar credenza a quelle opere, non perciò potevano dessi formarsi una precisa idea di quanto nella penisola accadeva; i testimoni sinceri ne mancavano. Chi meglio conoscesse la condizione d'Italia era senza dubbio colui che se ne confessava all'oscuro; mentre chi se ne credeva informato dalla lettura di quei libri, tener dovea per veri fatti assolutamente falsi, e per equi i più iniqui giudizi.

Il mistero che ravvolgeva la quistione italiana divenne ancor maggiore all'apparir d'un'ombra di libertà per la stampa: quando i diversi interessi che di nascosto agitavano gli animi trovaronsi ad un tratto in aperta opposizione. Il partito liberale, il popolo coi suoi amici, arditi e franchi marciarono con coraggio a conquistare i loro diritti senza troppo curarsi del tradimento dei loro comuni nemici. Il partito retrogrado assolutista, seppe trarre profitto di questa fiducia, e con calunniosi rapporti cominciò a spargere la discordia fra il popolo e chi se ne era fatto suo difensore. Si snaturarono caratterepensieri e fatti dei nemici dell'austriaco: i liberali più non si riconobbero fra loro: lo straniero perdette ogni stima per noi, ogni simpatia.

Io assistetti al dramma, ed a quella catastrofe fui presente, le di cui conseguenzefatalmente risente l'infelice Italia. Nel percorrere d'uno all'altro capo l'Italia udii narrarmi in mille modi un fatto, del quale io stessa era stata testimonio. Al mio arrivo in Francia ebbi a sentire mille racconti, e tutti dal fatto così lontani, che assolutamente impossibile ne rendono la cognizione della verità. E come si potrà, scriverne la storia. Come tramandare ai posteri causa ed effetti di avvenimenti presi sotto aspetti tanto diversi, nessuno approssimantesi al vero? Solo per dare una nozione esatta di questi fatti intraprendo a narrarli. La mia testimonianza non sarà accettata da tutti per valida: sarà interesse d'alcuno il confutarla; ma il tempo dimostrerà la verità del mio scrivere, scevro da ogni spirito di partito. La verità ha un accento, che ella sola può dare, e che ove ella è, tosto si riconosce.

 


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