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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
DOCUMENTO IV.
Per offrire un prospetto sincero dello stato di approvvigionamento della città di Milano non crediamo di poter offrire un documento migliore della infrascritta lettera dell'ottimo sig. Pietro Molossi, impiegato del municipio di quella città.
Al Sig. Estensore della Gazzetta Ticinese.
Nella di lei Gazzetta 14 agosto corrente N. 106; trovo esposto che il ministro della guerra conte di Collegno in Piemonte dando alla deputazione del circolo politico di Torino parecchie spiegazioni sulla resa di Milano, ebbe fra le altre cose a dichiarare che allorchè le truppe piemontesi riparavano, il 5 agosto, nella stessa Milano, le vettovaglie non bastavano in questa città che per pochi giorni.
Simile asserzione deve ritenersi esagerata, e dirò anzi non veridica, perchè dai documenti d'Ufficio Annona da me diretto in Milano45, documenti della cui esattezza mi fo garante, consta in quanto ai cereali: che fino al 2 agosto i 163 prestinai di Milano possedevano nei loro magazzini in città non meno di 6000 moggia di frumento e più di 2800 moggia di sua farina; che quasi altri 2000 moggia di frumento conoscevansi esistere presso i negozianti di granaglie in città; che parecchi di detti prestinai tenevano in totale più di altre 2000 moggia di frumento presso i mugnai e nei loro magazzini fuori di città, frumento di cui non potevano aver la farina che verso il 3 o il 4 agosto a motivo che da qualche giorno la maggior parte de' mulini era impegnata a macinare il grano per la sussistenza dello truppe suddette; che quindi la totale scorta di frumento e sua farina pel consumo della popolazione di Milano potevasi nel giorno 4 ritenere di 12400 moggia, riportando a 400 moggia il consumo del giorno 3 che va dedotto.
Sotto lo stesso giorno 2 agosto i suddetti prestinai possedevano tra melgone e sua farina poco più di moggia 500, ma i negozianti ne avevano nella città e nei vicini sobborghi (Corpi Santi) una quantità non minore di 6000 moggia, ossia, in unione ai predetti, moggia 300 al di là della metà della suddescritta cifra frumento e sua farina.
Parimente sotto la data suddetta la segala ammontava in Milano a circa moggia 200 ed il riso a circa moggia 1500, ma quest'ultimo nei Corpi Santi ove per lo più sta raccolto, e da dove non poteva più trafugarsi se non in Milano come gli altri cereali, oltrepassava largamente la cifra di 3000 moggia.
Se dietro ciò si considera che la popolazione di Milano consuma in via ordinaria moggia 400 di frumento e circa 200 moggia tra melgone e poca segala, si vedrà che in relazione a questi cereali la vettovaglia della città poteva bastare almeno per 19 giorni ancorchè la popolazione si fosse aumentata di 2/5, e questo pure nel supposto incredibile che le truppe piemontesi e lombarde non fossero state anticipatamente provvedute dai rispettivi appalti di guerra, e che i grani degli stradali liberi di Porta Ticinese sino a Pavia, di Porta Vercellina sino a Gallarate e di Porta Comasina sino a Barlassina non avessero rifinito in Milano dal 1° agosto fino al giorno 4 susseguente, attesa la proclamata esenzione del dazio dal 30 luglio sino a tutto il 5 agosto, e la fondata assicurazione che si sarebbe poi macinato lo stesso grano in città colle mole a vapore da porsi in opera entro il giorno 5 col prodotto in farina di circa 700 moggia al giorno.
Per il riso (non contandosi la gran quantità di paste già esistenti presso 50 e più esercenti pastai) si poteva calcolare la sussistenza a più d'un mese, e ciò ancorchè se ne fossero adoperati 1500 moggia in sostituzione della farina frumento qualora se ne fosse avuto bisogno.
In quanto alle bestie da macello risulta dai dati autentici di finanza che in via media si introducono giornalmente in Milano: bestie grosse (buoi, manzi e tori) N. 28; bestie mezzane (civetti. manzette, vitelli e suini) N. 122; bestie piccole (pecore, capre, ed agnelli) N. 29.
Si può calcolare che specialmente, la suespressa cifra di bestie grosse sarebbe aumentata d'un quarto ove si avesse a tenere in conto circa la quarta parte delle bestie e carni relative che s'introducono in città per contrabbando.
Per lo stesso titolo le cifre delle bestie mezzane e piccole subirebbero esse pure un aumento rispettivo sebbene di minore rilievo. Ma pei casi d'assedio, non contandosi per lo più che sulla scorta delle bestie grosse, si può in deficienza di quelle aumentar questo del doppio, sicchè nel caso concreto si sarebbe avuto pel consumo giornaliero di Milano: 1. per il doppio richiesto bestie grosse N. 56: 2. per l'aumento di quarto idem 14; 3. pel supposto aumento di 2/5 di popolazione fra i cittadini rimasti e le truppe idem 22. In tutto bestie grosse da macello N. 92.
Osservandosi ora che per l'anziesposta esenzione la più parte dei macellai di Milano aveva nei primi tre giorni di agosto già raccolta la scorta chi per 20 chi per 30 giorni, e che sino alla mattina, avanzata del giorno 4 rigurgitavano in città delle intere mandre al punto che le case di molti signori fuggiti coi loro cavalli dovettero prestare le loro stalle e fenili a supplenza dei congrui locali di cui mancavano i macellai, alcuni dei quali, se li avevano, dovevano averli troppo ristretti per sopperire alla straordinaria quantità delle bestie introdotte, si può senza esagerazione ritenere che il numero di queste ammontasse a più di 3000, nel quale caso la relativa scorta d'un mese, non essendovi imbarazzo per l'occorrente mantenimento, sia per l'affluenza del fieno introdotto senza dazio e stante l'allontanamento della maggior parte dei cavalli dei signori, i cui fenili sono per lungo tratto provveduti.
Riguardando agli altri generi di vettovaglie constava pure che la popolazione di Milano nel rapporto d'aumento suespresso si trovava provveduta di vino per più di tre mesi; di salumi, formaggio e lardo per un tempo assai maggiore.
Le abbondanti requisizioni fatte dallo stesso Municipio di Milano per sovvenire con doppia razione al maggiore sostentamento delle truppe piemontesi nei giorni 3 e 4 agosto, sopratutto di buon pane, buon vino, carni, lardo, panzette, formaggio, provano che non vi poteva essere per queste vettovaglie alcun timore di vicina penuria, essendone, meno il vino, rimasta nei rispettivi magazzini di scorta una buona quantità, la quale probabilmente sarà stata in seguito consumata dalle truppe nemiche.
Perciò conchiudo, a piena giustificazione del mio ufficio e della Città di Milano, che la sudecantata scarsezza di viveri pel caso d'assedio (che all'emergenza doveva intendersi non durevole almeno quanto si esigerebbe da una vera fortezza) non potrebbe essere per nessuna guisa calcolata siccome una verità di fatto sostenibile, e che quindi non doveva essere apposta dal sig. conte di Collegno fra le cause che avessero indotto il suo re alla strana capitolazione di cui certamente un giorno saprà dar giudizio imparziale la storia.