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DOCUMENTO XIV.
AMATISSIMI MIEI POPOLI.
La sorte della guerra che da prima perseverante arrise al valor sommo della prode nostra armata, venutaci contraria per la fatalità di molte prepotenti circostanze, ci obbligò ad indietreggiare in faccia al nemico. In questa mossa però ci stava a cuore la bella metropoli della Lombardia, e, persuasi di trovarla provvista abbondantemente, ci disponemmo a svolgere ogni nostra cura alla sua difesa.
Tutte le truppe vennero da noi guidate sotto le sue mura, pronte a valorosa resistenza, quando ebbimo ad apprendere che si difettava colà di danaro e di munizioni da bocca e da guerra, mentre le nostre erano state in gran parte consumate nella battaglia datasi ivi subito dopo il nostro arrivo. Concorreva ad aggravare la nostra condizione che il gran parco era stato incamminato verso Piacenza nè potea farsi retrocedere, perchè erano intercette le vie dal nemico.
Queste circostanze allora ci mostrarono quanto nell'urgenza del bisogno, nell'incalzar del pericolo fosse necessità suprema, il cercar ogni via per salvar Milano e l'armata, e risparmiare un'inutile effusione di sangue; e ciò ottenemmo mediante una convenzione per cui evacuandosi da noi la piazza ci veniva lasciato libero il passo fino al di qua del Ticino, e restavano, per quanto possibile, garantite le sostanze e le vite dei milanesi.
Eccovi, diletti popoli, perchè l'armata in cui stanno tutte le vostre affezioni, fa ritorno fra voi. Se un contrario destino le negò il conseguimento dell'alto scopo di sua generosa missione, riede in ogni modo preclara pel titolo di forte e guerriera, che con tante fatiche e con tanto eroismo si acquistò pugnando, riede tenuta e tale da proteggervi sempre contro ogni attentato nemico.
Accoglietela, partecipando della fama che si ha guadagnata, e rendetele meno penoso il dolore delle sue avversità col fraterno vostro sorriso.
Stanno fra le sue file i principi miei figli, e vi sto io, pronti tutti a nuovi sagrifizi, a nuove fatiche, a spendere la vita per la cara terra nativa.