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grassetto = Testo principale
Cap. grigio = Testo di commento501 XVIII| Quella brava donna non era stata avvertita nè pregata 502 XVIII| delle pietose bugìe. Ma non era tempo per nessuno di fare 503 XVIII| troppo minute: l’essenziale era di provvedere, di correre 504 XVIII| dall’arrivo del generale gli era stato interrotto: con forti, 505 XVIII| un tratto. Ma il respiro era quasi impercettibile, e 506 XVIII| liquore anisato di ammonio. Era di una operosità portentosa, 507 XVIII| accanto a Maurizio, che si era buttato là sopra una scranna, 508 XVIII| respiro dell’inferma si era fatto più lento: appena 509 XVIII| avute mai, dal momento ch’era stato chiamato. Ma parlava 510 XVIII| Mezz’ora dopo don Martino era giunto, con la cotta, la 511 XVIII| altri con lui.~Il generale era rimasto nella cucina, seduto 512 XVIII| essersi assopito; non si era mosso, infatti, nè alla 513 XVIII| intiera, luminosa; l’aspetto era benevolo, la mano era stesa 514 XVIII| aspetto era benevolo, la mano era stesa in atto di benedire.~ 515 XVIII| più il monaco. La visione era sparita. Gisella sorrideva 516 XVIII| e andò dal generale, che era ancora assopito. Scosso 517 XVIII| si raffreddò tra le sue. Era cessato il respiro, cessato 518 XVIII| cuore; un placido sorriso si era diffuso sulle labbra di 519 XVIII| e la bella creatura si era spenta dolcemente, addormentata 520 XVIII| la contessa Gisella non era soltanto ammirata per la 521 XVIII| la sua grande bellezza; era anche amata per la sua grande 522 XVIII| facendogli intendere che tutto era finito. Alla contessa Albertina 523 XVIII| dimora de’ suoi padri, dond’era uscita il mattino con tanta 524 XVIII| si davano la muta. Così era adempiuto un desiderio della 525 XVIII| della salma al camposanto era sempre parso un atto irriverente 526 XVIII| luce?—~Ma per lei non c’era più dubbio. Al terzo giorno 527 XVIII| della Bourdigue.~Maurizio s’era preso il carico di tutti 528 XVIII| uffizi. Non aveva lagrime; era come istupidito; pareva 529 XVIII| ella vi ha ingannato?~Ed era là, sempre là; accanto a 530 XVIII| dopo la morte di Gisella si era telegrafato al Dutolet, 531 XVIII| intelligenza![285]~Maurizio era andato un mattino a cercarlo. 532 XVIII| alla stanza di Gisella. Era di casa, allora più che 533 XVIII| giorni i funebri apparati, era vuota e fredda; per le finestre 534 XVIII| per lui dall’angolo in cui era seduto. Era sempre così,[ 535 XVIII| angolo in cui era seduto. Era sempre così,[286] tra quei 536 XVIII| morbido su cui tante volte si era posata la mano di Gisella; 537 XVIII| non badava più a sè; ma era diventato uno spettro. Lo 538 XVIII| alla domanda improvvisa. Era anche la prima volta che 539 XVIII| gli fosse stato impedito.~Era un gran movimento, laggiù: 540 XIX| di riposo. La stanchezza era più che giustificata da 541 XIX| camera, si buttò vestito com’era sul letto, e si addormentò. 542 XIX| si addormentò. Certamente era stanco; la natura voleva 543 XIX| scampo ai terrori, non gli era venuta fino a quel punto, 544 XIX| forse perchè lo stato suo era tutto d’inerzia, non di 545 XIX| voce dal piazzale.~Filippo era il nome di uno dei servitori 546 XIX| camera, andò verso l’uscio. Era vestito tuttavia; poteva 547 XIX| appoggiandosi alla parete. Era profondamente commossa, 548 XIX| generale. Il vecchio gentiluomo era là, disteso, irrigidito, 549 XIX| quegli occhi stravolti.~Com’era andata? I servitori raccontarono. 550 XIX| raccontarono. Il generale si era ritirato nella sua stanza 551 XIX| dormiva poco distante da lui, era accorso; ma il suo padrone 552 XIX| Spaventato, il servitore si era affret[294]tato a svegliare 553 XIX| il petto, egli, Filippo, era corso a precipizio in paese 554 XIX| di Vaussana.~Nè altro c’era da dire. Qualcheduno, alla 555 XIX| questa fine il conte Ettore era predisposto dall’età, dalla 556 XIX| sopraggiunto in quei giorni: e c’era stato pur troppo, il patema 557 XIX| errori degli uomini. Ed era lui, Maurizio, conte di 558 XIX| Vaussana, nel cui scudo era inciso il motto[295] «tout 559 XIX| stima degli uomini come era elevata sul colmo del monte, 560 XIX| volgendogli a Filippo, che era rimasto in mezzo alla camera.~— 561 XIX| di un favore.—~Il medico era ancora sulla scala; richiamato 562 XIX| guardare dietro di sè. Non c’era nessuno; anche Filippo era 563 XIX| era nessuno; anche Filippo era uscito. Egli allora, cedendo 564 XIX| del buon ragno.... Ma sì, era ancora un modo di accostarsi 565 XIX| nella cameretta dove si era spenta Gisella; ed anche 566 XIX| bella creatura adorata gli era caduta come morta fra le 567 XIX| camera di Biancolina, non si era ripetuto il fenomeno, per 568 XIX| monaco, un frate cappuccino era là, davanti a lui di cinque 569 XIX| e Maurizio lo riconobbe. Era lui, il padre Anselmo da 570 XIX| ti vedrò più.—~Il frate era sparito. Ma non così presto, 571 XX| che lo stesso pensiero suo era venuto a quell’altro, ed 572 XX| scambiate?~—No;—disse Maurizio.~—Era mio dovere di domandarvelo;— 573 XX| sul luogo.~—Domattina, si era detto;—disse Maurizio.—Di 574 XX| alla gente di servizio: era uscita, gli dissero; forse 575 XX| egli allora, poichè lassù era andata prima del meriggio, 576 XX| faceva visite a nessuno. Era in queste incertezze sulla 577 XX| della sera imminente.~Non era giorno di benedizione; ma 578 XX| fiori di stufa.~La chiesa era deserta, e Maurizio non 579 XX| sotto la grande navata. Era il posto di Gisella, quando 580 XX| dimora dei suoi, la casa dov’era nato, e mandò un bacio alla 581 XX| sdoppiamento dell’udito gli era occorso spesso; in istrada 582 XX| laudanti nello spazio. Non era una allucinazione, quella; 583 XX| Il comandante Dutolet non era ancora arrivato: ma erano 584 XX| approfittare della scusa che si era preparata; e Maurizio lo 585 XX| Che volete! un’idea; ed era ben salda nell’animo mio, 586 Not| Pag. 260: quel bravuomo si era ingannato. Come non esserne~ 587 Not| diventa: quel brav’uomo si era ingannato. Come non esserne~·