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Anton Giulio Barrili Tra cielo e terra Concordanze (Hapax - parole che occorrono una sola volta) |
grassetto = Testo principale Cap. grigio = Testo di commento
1004 III| che sussulti, gorgogli, balbettamenti dell’anima. Si fermava un 1005 XIV| brindisi? Male, assai male, balbettando rotte parole, quasi accettando 1006 XIII| che mondo si fosse.~—Io?—balbettava frattanto.—Veramente....~— 1007 XII| di me; Veneremur cernui balbettavano le mie labbra, all’unisono 1008 XVII| indaco ed oro palpitavano balenando; ed ogni palpito era una 1009 XVII| una voce del cuore, ogni baleno un pensiero dell’anima, 1010 XI| abbottonarle, gli mancava o gli ballava il bottone nella cintura 1011 XV| cappuccino venne ancora in ballo, quando furono al Castèu, 1012 XVII| discorrere con Biancolina, a baloccarsi coi ragazzi, tenendo sulle 1013 XVII| commissione.—E i vostri balocchi, bambini? Li avete già rotti? 1014 XIII| quelle domande che fanno balzare un uomo sulla seggiola, 1015 VII| avviò con Gisella verso il balzo dell’Aiga; la stessa strada 1016 XIX| nella oscurità della notte.~Balzò dal letto e corse ad aprir 1017 IX| sai che il vuoto attira, bam[138]bina? Anch’io sono stato 1018 XVI| convalescente fu tenuto nella bambagia più e meglio del signor 1019 XV| del generale, a cui queste bambinerie non piacciono. Affrettiamoci 1020 III| rasa; la contessa una bella bambinona, senza grande istruzione 1021 VI| sbadato.~—È ben fresca, questa bambola!—disse Maurizio, per dar 1022 II| difenderla, quando ci chiama alle bandiere la voce del re, i gentiluomini 1023 XVIII| Gisella fu composta nella bara, e molti fiori scesero a 1024 XVI| tratteneva a riverire Gisella, a barattare con lei le poche frasi di 1025 Ded| e scrosciar le valanghe. Barattava male, e non fu difficile 1026 XV| aspetto sarebbe piuttosto d’un barbagianni;—soggiunse Maurizio, temperando 1027 V| povero mondo civile vada così barcollando alla sua meta misteriosa, 1028 XIX| ad aprir la finestra. Un barlume di luce bianchiccia appariva 1029 II| allo specchio dalla cornice barocca indorata, con una luce di 1030 V| dottrina. Dall’alto di quella barricata il castellano della Balma 1031 Ded| intanto il tuo~Anton Giulio Barrili.~[xvi]~TRA CIELO E TERRA~ 1032 XIX| all’ufficiale, e a voce bassa, ma con accento vibrato, 1033 II| gibbosità, coi loro alti e bassi continui, sempre quelli, 1034 Ded| levando tutti gli zeri, me ne bastano due.~Eravamo in due all’ 1035 XVIII| dovevano essere più che bastanti. Maurizio, per altro, nel 1036 I| quella, non gli sarebbero bastati i libri che possedeva. Ma 1037 XIII| io li ho capiti, e mi è bastato. Più alto ho visto ancora 1038 III| diss’egli.~—No, per oggi basterà;—rispose Maurizio.—Ho da 1039 I| nostri parenti stimeranno che bastino, per.... Ma la frase non 1040 XII| giunge oggi, reduce da tante battaglie, la scienza degli uomini.~« 1041 XVIII| piccola divisa di capo di battaglione. Non poteva evitarlo. Del 1042 XII| organico; e qui la supposizione batte alle porte ferrate dell’ 1043 XIX| nel suo letto, e udendo battere, batter forte, a replicati 1044 XV| asserire che quello era uomo da batterli tutti.~Non vecchio nè giovane, 1045 V| aiutando il suo nome di battesimo, Guglielmo il taciturno, 1046 II| il nome con cui era stata battezzata, e sotto cui era comunemente 1047 XVIII| e si sentivano appena i battiti del cuore. Raccomandato 1048 III| generale.—Ma queste sono le vie battute dal ragionamento, e voi 1049 IV| arciprete di San Giorgio bazzicasse alla Balma; e vedendo per 1050 X| intorniano le fronti dei beati, la cerchia profonda di 1051 Ded| Nihil est ab omni parte beatum».~Ma se una felicità compiuta 1052 III| altro, intenti a tuffare il becco nel latte di una tazza d’ 1053 XVI| strette alla gola, risa beffarde nell’aria, fornaci in fiamme, 1054 XV| chiedendogli col suo piglio beffardo quali altre scioccherie 1055 XVII| tanto non la vide riaprire i begli occhi languidi alla luce 1056 XIV| sempre quell’abbondanza di belles-de-nuit?~—Non sono stato a Montecarlo;— 1057 VI| fossero spartite in mostri e bellezze.~Maurizio accarezzò i bimbi 1058 IX| gli ribolle sempre d’idee bellicose. Era un soldato, ed è rimasto 1059 VI| propria scioccheria. Ma le bellissime donne comandano più ammirazione 1060 V| capitale alle condizioni di Benares, la città santa dell’India.—~ 1061 XII| perfetta. E dissi tra me: benedetti grand’uomini, che avete 1062 Ded| di un ordine mio, molto benedettino per la copia dei libri, 1063 XII| sulla tonaca, che Iddio lo benedica. Un’altra mia grande simpatia 1064 XIII| ma la sua mano si alzava benedicendo, ed io mi sentii morire 1065 VI| natura, che Iddio continui a benedirvi! Perchè non si[95] lascia 1066 XIII| cui bella mano mandasse benedizioni e carezze nell’aria! No, 1067 VII| immagina che sia stata io, la benefattrice, ed io non posso lasciarle 1068 X| gli aveva dato una scossa benefica al sangue. Aveva sentiti 1069 XV| degno di questo rispetto, è benefizio singolare per tutti, singolarissimo 1070 IX| larghe dimostrazioni di benevolenza, lo trattava con molta dimestichezza, 1071 XVIII| luminosa; l’aspetto era benevolo, la mano era stesa in atto 1072 XV| profani. Citava Girolamo Benivieni, che sull’amor divino aveva 1073 II| fu il primo a dargli il bentornato. La sorella Albertina lo 1074 III| al visitatore.—Siate il benvenuto, signor Maurizio. Qua la 1075 I| cacciatore, nè giuocatore beone, come tanti gentiluomini 1076 XIV| spunto da una canzonetta del Béranger.~La contessa, di solito, 1077 I| stare neanche un giorno alla berlina delle condoglianze. Le sue 1078 Ded| A FRANCESCO BERLINGIERI~Venendo a Te, per dedicarti 1079 XIII| settimana in settimana sareb[189]bero stati più infrequenti per 1080 V| alzava a mezzo, per fargli di berretto, un’idea passò veloce per 1081 XI| crac! strappava senz’altro, bestemmiando la cameriera, che fuggiva 1082 X| fuori;—ho fatto una grossa bestialità a lasciare il servizio. 1083 VIII| voluttà in quelle due care bestiuole!~—Andiamo, via,—diceva Maurizio,— 1084 XVI| senza prender niente; nè bevanda nè cibo.~—Quante volte non 1085 XIX| lordandosi di quel sangue, bevendolo, bruciandosi il cuore. E 1086 II| crepuscolo, i ceppi delle case biancheggiavano ancora abbastanza: poi, 1087 XI| occuparsene troppo. Nella biancheria era più sofistico: quella 1088 XIX| finestra. Un barlume di luce bianchiccia appariva da levante. Potevano 1089 XVII| frutto, dal guscio ancora bianchiccio. Maurizio ricordò che da 1090 I| ordinata, che anzi aveva biasimata. Un po’ troppo presto, per 1091 XI| toccava i libri della sua biblioteca; libri d’arte militare, 1092 I| viaggiando per città e biblioteche; ottima occasione per isgranchirsi, 1093 VII| tovagliuoli dispose piatti e bicchieri, aggiungendo i panini che 1094 XVI| insufficienza della valvola bicuspidale dell’ostio auricolo ventricolare 1095 XIV| pochino che tutti fossero bien heureux come santi in paradiso, 1096 VII| Bene, è anche qui il pan bigio, che mi piace tanto. Lo 1097 XX| di Vaussana ricevette un biglietto del suo avversario, che 1098 XX| riconcilia colla vita: non per bigotteria, ma per riposare lo spirito, 1099 II| la poca «elasticità» dei bilanci comunali; ma supplivano 1100 IV| quanto più leggero, sulla bilancia del nostro raziocinio, quanto 1101 XII| pesanti corone messe in bilico sulla testa. Cristo crocifisso, 1102 VI| bellezze.~Maurizio accarezzò i bimbi ed entrò nel tugurio, dove 1103 IX| il vuoto attira, bam[138]bina? Anch’io sono stato sul 1104 XIV| voleva ad ogni costo com[205]binar matrimonii. E Maurizio, 1105 III| torace, quei baffi bianchi biondeggianti e quegli occhi azzurreggianti 1106 XV| giovane, con poca barba biondiccia venata di peli bianchi, 1107 VIII| Maurizio;—conchiudeva la bella birichina;—che noi spendiamo troppo 1108 VII| potuto portare nella mia bisaccia, che non è quella dei frati 1109 IX| stringendola nelle sue braccia, bisbigliandole in sommesse parole all’orecchio 1110 XVII| fiorentissima, la cara donna aveva bisbigliato la sera innanzi a Maurizio:~— 1111 VII| si tratta che di povere bisce inoffensive, e il buon augurio 1112 V| andava un pochettino come la biscia all’incanto, lassù. Ma era 1113 VII| dorati, un cartoccio di biscottini, e un secchiolino di legno 1114 II| Giorgio le due scuole si erano bisticciate un tantino, ma persuadendosi 1115 XV| conte Ettore.—Une bonne blague, celle-là!~Il cappuccino 1116 XV| Per una volta tanto quei blagueurs di preti erano buoni a qualche 1117 XII| lezioni e lo studio con larghe boccate d’aria, e i nostri custodi 1118 XVIII| altro parecchi involtini, boccette ed arnesi di varie forme.— 1119 X| mandando giù qualche amaro boccone, non dovremmo pregar nessuno 1120 VII| dell’acqua calda levò il bollore, Gisella andò a versarci 1121 Ded| Oderisi da Gubbio e di Franco Bolognese. Deposti i pennelli, poggiata 1122 XV| gridò il conte Ettore.—Une bonne blague, celle-là!~Il cappuccino 1123 XI| era molto curante; abiti bor[156]ghesi, robaccia! non 1124 XII| ritmo uniforme dei nostri borbottamenti frettolosi. Le nostre orazioni[ 1125 I| Non lo vuole ammettere;—borbottò egli, allontanandosi dal 1126 Not| il conte Matignon de la Bordigue aveva rinnovato~diventa: 1127 XIV| bisogno che Gisella tenesse bordone al generale? Che cosa ne 1128 XV| dai grandi maestri: dal Bos[222]suet, per esempio, e 1129 II| da cui lo separava una boscaglia tutta nera e folta, assai 1130 VI| ultimo sporto della costiera boscosa, il castello della Balma.~ 1131 V| fresco sull’uscio della sua bottega. Mentre il fornaio si alzava 1132 XVII| e là. Fatto il suo[259] bottino, ripigliò la sua strada 1133 XI| mancava o gli ballava il bottone nella cintura dei calzoni; 1134 XVI| dominos, on en fera des boutons pour guêtres.» Ed anche 1135 III| dentro, come il filugello nel bozzolo. Egli ricordava benissimo 1136 III| quelli di Genovieffa di Brabante, capaci a far da accappatoio 1137 VII| stava arrotolato come un braccialetto intorno alla punta di un 1138 VII| permettevano via via le bracciate del suo compagno, e rideva.~— 1139 X| diventato egli in viso come una brace, o come un cencio lavato? 1140 Not| Pag. 260: quel bravuomo si era ingannato. Come non 1141 XVIII| bella Madonna di Ludovico Brea, forse il capolavoro del 1142 VIII| rispose Gisella, con la breviloquenza che bisognava usare per 1143 XVII| succhi vigorosi. Dormiva la brezza sotto la vampa del sole; 1144 XIV| voi, Vaussana? Fortunato briccone! godete il mondo, finchè 1145 XIII| i rozzi, gl’ineducati, i bricconi: ma possono costoro farci 1146 XV| trema, e le lagrime gli brillano sulle[223] palpebre, io 1147 VI| qualità della scelta, il brillante ufficiale di marina aveva 1148 X| del cuore. Ma tanta gioia brillava sul volto di Gisella; tante 1149 XVI| gli corse alle guance, gli brillò dagli occhi accesi. Le labbra 1150 II| baffi biondi largamente brizzolati di bianco, di bell’aspetto, 1151 II| colore, imitanti un drappo di broccato antico. Quello era stato 1152 V| penserò invece a mandar brodo e qualcos’altro a quella 1153 Ded| fagiuoli e il suo gran fico brogiotto, accanto allo sbocco della 1154 V| al generale, facesse il broncio fin che voleva. A un certo 1155 I| e per non dar scandalo brontolando, se ne andava[15] via, spezzando 1156 I| ancora da tutte le parti brontolare alla spiaggia; che bella 1157 V| Gisella.~Anche il generale brontolò un arrivederci. Il capitano 1158 XIX| quel sangue, bevendolo, bruciandosi il cuore. E si destò in 1159 XI| non è che un soldataccio brutale. Una donna, per lui, non 1160 XI| incomincio a passargli le sue brutalità. Perchè oramai si va di 1161 XI| labbra non dicano di queste brutte cose, che non sono vere, 1162 XIX| portone uscì fuori. Andava a bruzzico, vedendo abbastanza la strada; 1163 VII| ma bianchi e freschi di bucato com’essa. Poscia accanto 1164 IV| mio caro; ho letto Huxley, Buchner, Mortillet, Spencer, tutta 1165 VI| senza bacio; un amichevole buffetto ne tenne le veci. E la ragione 1166 V| cielo non fu mestieri di bugie; la contessa Gisella appariva 1167 XVIII| il segreto delle pietose bugìe. Ma non era tempo per nessuno 1168 III| scaffali, a piantar chiodi e bullette, ad appender quadri, stampe, 1169 IX| Feraudi,—in questo è tutta la buon’anima di sua madre, la contessa 1170 IV| ripigliò il generale, mezzo burbero e mezzo faceto.—Il vicino 1171 IV| facilità. Ma che si fa la burletta? Col dirci che il giusto 1172 XII| 182]tato, non prometteva burrasche; ero sano, ero forte, e 1173 XII| giorni nuvolosi e delle notti burrascose. Per ora non mi domandare 1174 VII| uova fresche, il latte, il burro, tutto quel poco che abbiamo.~— 1175 XVII| volume delle acque. Lassù il burrone faceva conca per un giro 1176 XVI| faccio moto abbastanza, e ci buscherò una congestione di sangue. 1177 IV| altri lo seguiranno? ecco il busilli.~—Seguano o non seguano, 1178 III| geografiche, idrografiche, bussole, cannocchiali, seste, sestanti, 1179 Ded| non troppo discosto, tra Bussoleno e Modane, sotto le Alpi 1180 XVIII| accanto a Maurizio, che si era buttato là sopra una scranna, con 1181 I| formosissima bionda? Ed anche buttava la feluca a mare: galleggiasse 1182 XII| capitò allora per le mani il Byron col suo Caino, quindi il 1183 X| fatto! et pas plus malin que ça.—~Così l’uno tagliando dalla 1184 XV| forte, per una specie di Cabanis[220] ridotto alle proporzioni 1185 XV| vista il pover uomo volesse cacciar dalla mente un doloroso 1186 I| rifugio colla sua cannoniera, cacciato per due giorni da un fortunale 1187 XIX| muovermi. Veglierò questo cadavere, come ho vegliato quell’ 1188 XI| in ogni cosa. Morto lui, caddi in una tristezza profonda. 1189 XV| del capo e con ringhî in cadenza. Egli[231] doveva egualmente 1190 II| bianchi è il generale, il cadetto della famiglia.~—Come? come? 1191 I| egli volentieri, quando ne cadeva il discorso cogli amici; « 1192 II| fors’anche coi merli e le caditoie; restaurato quindi a palazzo 1193 XVII| ha fatta la legge, tela caduca, mutevole e vana; Dio ha 1194 VIII| che davano sembianza del caducèo di Mercurio. Si era avvicinata, 1195 XX| Vaussana; un fallo che ha già cagionato due morti; quel fallo, chi 1196 VI| settentrionale. Per una di queste cagioni, se non forse per parecchie, 1197 XII| le mani il Byron col suo Caino, quindi il Goethe col suo 1198 XIV| scettico; e tiepidi credenti e cal[203]di filosofi, facendosi 1199 I| porti e rade, e golfi e calanche, di cui Maurizio conosceva 1200 II| voce del re, i gentiluomini calano come falchi dalla rupe, 1201 VII| uova del Martinetto, volevo calare al Castèu, che è così bello.... 1202 V| in rendita dello Stato; e calasse poi quanto voleva; ci avrebbe 1203 XVIII| egli aveva il cappuccio calato sulle spalle; la testa del 1204 I| nè ci sono professori di calcolo per rimpicciolirvi quello 1205 XII| Nello zodiaco egiziano e nel caldeo avevo anche trovati i segni 1206 IX| anche negli impeti più caldi della passione. Non fremeva 1207 IV| la sua strada, e nessun calendario gli ha misurato il tempo 1208 XIV| aria di posarsi su tutti i calici, dischiusi a lei, odoranti 1209 XIV| cosa che possiate fare, per calmare questa febbre, tanto pericolosa 1210 XI| perchè io mi ero provata a calmarlo con una buona parola,[158] 1211 XIX| Gisella. Scese a passi più calmi il gran viale dei tigli; 1212 XVII| Maurizio sorrise, e si calmò. Ma aveva avuta una bella 1213 XV| Venite voi Lutero, voi Calvino e voi Melantone; venite 1214 XIX| servitore,—non vuole almeno cambiarsi? Ne avrà bisogno, mi pare; 1215 XX| sicuro del fatto mio. Ed ho cambiato opinione.~—Voi siete crudele,— 1216 IV| quel tasto, don Martino cambiava discorso. Dunque.... la 1217 XIV| moglie.~—Gran fioritura di camelie dev’essere a Montecarlo; 1218 II| della torre, in quelle due camerette che aveva ancora occupate 1219 XIII| rusticità di maniere: con quel camice addosso, con quel lusso 1220 III| mentre era in maniche di camicia su d’una scala di legno 1221 XI| poteva dar noia. Così, le sue camicie dovevano aver la salda e 1222 XIV| conducono a Roma?~Il gran camino padronale della Balma non 1223 XV| rinnovando a pezzi e bocconi. Camminando in istrada, così curvo delle 1224 XVII| asticciuole d’acciaio? Fatte per camminare, non volevano dunque più 1225 XII| mi diceva la scienza. E cammini, rispondevo io; cammina 1226 VI| indiavolata, più fatta per camosci che per uomini. Di lassù, 1227 I| come tanti gentiluomini campagnuoli. Possedeva una ricca libreria; 1228 V| quel moderno gentiluomo campagnuolo avesse voluto ingombrarsi 1229 XVII| lunghi involucri verdolini campanulati e polposi, nel cui seno 1230 IV| sicuramente.~—Possiate voi campar tanto! E credete poi che 1231 XV| vostro predicatore è un fiero campione!~—C’eravate?—disse Maurizio, 1232 XVIII| trasporto della salma al camposanto era sempre parso un atto 1233 XVI| impressioni più superficiali, si cancellano le più recenti, e le più 1234 III| audacia; e lì per lì, senza cancellarvi l’immagine della prima, 1235 VI| questo era sparita oramai, cancellata da quella gran nemica d’ 1236 XII| quattro o sei fiammelle di candelabri accesi sull’altar maggiore, 1237 IX| volta[136] per sempre. Nel candore del suo peccato, trascinata 1238 XVII| mancavano due gambe, e un cane che non abbaiava più, per 1239 VI| ossequiare quell’orso bianco! La canizie va rispettata, non si nega; 1240 II| natale divino dalle gravi canne di un organo. Come tutti 1241 III| idrografiche, bussole, cannocchiali, seste, sestanti, cronometri, 1242 X| della fanteria, il nuovo cannone dell’artiglieria di montagna, 1243 I| volta a rifugio colla sua cannoniera, cacciato per due giorni 1244 VI| binocolo e portato con sè un canocchiale di bordo, specie di telescopio, 1245 IV| le religioni l’hanno per canone indiscusso.~—È di tutte, 1246 XV| che, uscito allora dalla canonica, rasentava il muro per andare 1247 XVII| cento rivoli capricciosi e canori. Quanti scintillamenti cristallini! 1248 III| filosofi, uomini e donne, di cansare gli innamoramenti fatali, 1249 XIV| benissimo. Così il buon ragno cansò quella sequela di argomentazioni 1250 XVII| nella sua curva rutilante, cantando con assiduo metro all’abisso 1251 XIV| prendete moglie.—~E lo canticchiava anche in musica, il suo 1252 Ded| tutti così, i miei bravi cantonieri di strada ferrata. Ricordo 1253 IX| uscirono dal folto dei rami, il cantore non era più là; ben si sentiva 1254 XII| facevano le loro prove i cantori; nei vespri un inno, che 1255 V| traluceva forse il pensiero di canzonare Maurizio per la sua fede? 1256 VIII| necessaria....[126]~—Sì, canzonatemi ancora. Mi mettevo a ragionar 1257 VIII| bella;—rispondeva la pazza canzonatrice, dando in uno scoppio di 1258 XIV| prendendo lo spunto da una canzonetta del Béranger.~La contessa, 1259 III| Genovieffa di Brabante, capaci a far da accappatoio a tutta 1260 IV| civiltà lo ha fatto morale. Vi capacita?~—Eh!—disse Maurizio, stringendosi 1261 VII| sè stesso, non riusciva a capacitarsi com’ella fosse là, davanti 1262 IX| ci abbiano mai torto un capello ad anima nata; ma dopo tutto 1263 XVII| sparpagliata, come una immensa capigliatura fluente di spume, in cento 1264 XII| ed anche una gran pace. Capii finalmente il senso arcano 1265 VIII| Passi per il frutto; lo capirei ancora. Il frutto è utile, 1266 XIV| generali, di colonnelli e di capisquadrone, tra le quali non c’era 1267 VII| sebbene in quel giorno capisse poco. Ed anche si avviò 1268 V| facendo le viste di non aver capita l’ironia.~—Sia pure;—rispose 1269 VI| trovato in altri tempi il suo capitalista, uomo pratico, che era salito 1270 VI| fortuna, non ci son sempre i capitalisti lì pronti per tradurre i 1271 XVII| aia; e la bella signora, capitando improvvisamente là dentro, 1272 XIV| gaio sciame dei giovani capitani, degli aiutanti di campo 1273 Ded| fu la prima frase latina capitata davanti a’ miei occhi, e 1274 III| son venuto di laggiù; son capitato dalla scorciatoia del bosco.~— 1275 XVI| ritornava il generale. Anch’egli capitava ogni giorno; ed erano già 1276 Ded| qualche evento prodigioso le capiterà di rimettersi in gambe: 1277 XIII| sentivano dentro; ma io li ho capiti, e mi è bastato. Più alto 1278 VII| stupendo, ma dava anche il capogiro.~—Sediamo;—diss’ella;—tanto, 1279 XVIII| Ludovico Brea, forse il capolavoro del buon pittore nizzardo, 1280 XIV| discorso fa[207]ceva anche capolino fra la domestichezza dello 1281 VII| il bricco che è là sulla cappa del cammino. Il più grande, 1282 VII| che non è quella dei frati cappuccini.—~Così dicendo, si toglieva 1283 XVIII| frate! Ma egli aveva il cappuccio calato sulle spalle; la 1284 XVI| infermiera cedeva a tutti i suoi capriccetti; lo involgeva nelle sue 1285 XVII| raggi solari frastagliavano capricciosamente i vani strati diseguali 1286 XVII| di spume, in cento rivoli capricciosi e canori. Quanti scintillamenti 1287 III| occupato in una serie di caramboli, l’altro in atto di guardare 1288 VIII| di voluttà in quelle due care bestiuole!~—Andiamo, via,— 1289 II| aria fine dei monti natali carezzava le guance del viaggiatore, 1290 XX| chinandosi alla busta,—ed è carica.~—Fermate!—gridò il Dutolet, 1291 II| dei monti, dopo aver fatte caricare le sue valigie in una vettura 1292 II| libro aperto d’argento, caricato d’una spada in palo, del 1293 XIII| amenità di quella piccola caricatura. Ma il giorno dopo, quando 1294 VI| si parla dei buoni, dei caritatevoli) se la cavano con una abbondante 1295 XVI| con qualche pezzetto di carne, con vino generoso e qualche 1296 V| lo avevano ricondotto in carreggiata. Ed anche aveva vedute certe 1297 XX| strepito, lo scricchiolìo delle carrozze in moto, lascia intendere, 1298 VI| come per lavorare nelle cartiere e nelle gualchiere, ne sorgevano 1299 VII| piccoli panini dorati, un cartoccio di biscottini, e un secchiolino 1300 IX| era mutato per lei, nè il casato, nè le consuetudini di vita. 1301 V| due litigi in un giorno, cascando dal generale al fornaio. 1302 I| che modo? Aspet[3]tare che cascasse il ministro; sì, fra due 1303 III| tantino di più, ci sarebbero cascati a capo fitto.~Affogar nel 1304 VI| uomini? Ma perchè mai c’era cascato in quel modo egli stesso?~ 1305 V| il padrone. Ma lui non ci cascava più, no davvero. Una morte, 1306 XV| farmacia, se ne ragionava al casino di lettura; in ogni luogo, 1307 Ded| strada ferrata, che ha il suo casotto in quelle vicinanze, col 1308 III| Ventimiglia i suoi bauli e le sue casse. Tutto era già stato aperto,[ 1309 V| lassù una parte della sua cassettina di medicinali, ed egli aveva 1310 VII| alle posate; saran qui nel cassetto. Bene, è anche qui il pan 1311 XV| meno la donna che visse casta e virtuosa; pensi che la 1312 II| nelle cortecce dei rami di castagno, uccellini gorgheggianti 1313 II| tanto.—~Giaume, il vecchio castaldo dei Vaussana, aspettava 1314 III| formosissima di Maurizio. La castellana della Balma non offriva 1315 XVIII| dove già riposavano tante castellane dei Matignon della Bourdigue.~ 1316 II| Balma. Buon seme di forti castellani, rigidi al dovere e così 1317 XV| lo ha detto: «piacciono i casti pensieri lassù; con casto 1318 Ded| scena terribile dei sicuri castighi. No, non più affetti terreni, 1319 XV| casti pensieri lassù; con casto animo vieni, con pure mani 1320 XV| vapori, isterismi ed altri cataclismi da ridere. Del resto, un 1321 VI| deserto; il Castello un catafalco; la passeggiata degli[89] 1322 VI| abbondante elemosina. E in questa categoria di larghezze spensierate 1323 I| ancora, passando sopra ad una cattiveria di ministro? Infine, gli 1324 XIV| perfezione, la contessa Gisella causava ogni occasione di far conoscenze 1325 V| solito appuntamento che cava gli uomini da una posizione 1326 I| corre non visto sull’acque, cavalca le nubi della tempesta, 1327 XVII| avevano infatti dei rotti; un cavallino, tra gli altri, a cui mancavano 1328 VII| e l’apriva sulla tavola, cavandone dei piccoli panini dorati, 1329 X| dirigere, far lui ogni cosa, cavandosene con molto onore, come diceva 1330 VI| dei caritatevoli) se la cavano con una abbondante elemosina. 1331 XX| Vaussana,—vi ringrazio.—~E cavò dalla busta le sue pistole.[ 1332 XIV| quasi cercando nella sua cecità volontaria una ragione per 1333 IX| sono stato sul punto di cedere. Gisella, Gisella, anima 1334 VII| mat[110]tina non avesse ceduto al primo impulso di rivedere 1335 XIV| notizia intorno alle storiche celebrazioni dell’anno nuovo presso tutti 1336 Ded| infallibile di ricompense celesti, presente in ispirito[viii] 1337 IV| la luce del suo sguardo celestiale e la fragranza della sua 1338 XV| e si tenne in corpo le celie che il tema gli chiamava 1339 VIII| finito o indovinato che si celino, trascorrendo sulla terra, 1340 Ded| sangue! che visioni nella sua cella! I giorni felici si ripresentano 1341 XV| Ettore.—Une bonne blague, celle-là!~Il cappuccino venne ancora 1342 XII| trovai nella via di San Celso; e là, da un portone aperto 1343 VI| niente di meno; una fatta di cenci, affagottata, sudicia, che 1344 X| come una brace, o come un cencio lavato? Non ne sapeva nulla; 1345 XV| perchè li accompagnava con cenni del capo e con ringhî in 1346 Ded| più antico e il più re[xii]cente mio ricordo campestre. Vidi 1347 V| verso di spillar loro un centesimo. Ma quella povera mucca 1348 I| l’entrare del treno nelle centomila gallerie delle Cinque Terre 1349 II| scarsa luce del crepuscolo, i ceppi delle case biancheggiavano 1350 III| rovescio un gran suggello di ceralacca, con lo stemma dei Matignon 1351 VI| annoiano di esser soli, e cercano compagnia; poi non si fidano 1352 XVII| forma di fossato, innanzi di cercarsi, tra nuovi scoscendimenti, 1353 I| smilza smilza, che va a cercarvi i polpacci? Non si capisce, 1354 XV| vedendo che Gisella aveva cercato di evitare la sua compagnia. 1355 XVI| sperimentatori[244] nuovi, i nuovi cercatori della verità scientifica) 1356 XIX| della casa: poi, mentre essi cercavano di soccorrere il generale, 1357 XIV| virtù immaginabili.~—Ebbene, cercheremo;—disse Gisella.~—A Nizza, 1358 V| cercarlo.~—Permettete che lo cerchi io, discendendo in paese;— 1359 X| le fronti dei beati, la cerchia profonda di teste adoranti 1360 XV| orgoglio. Noi spesso non cerchiamo di vedere; ma Dio vede e 1361 XII| lontana dall’animo mio, mentre cerco di esprimervi il mio pensiero, 1362 VI| facendo a gran passi il viale, cercò di padroneggiarsi. A lui 1363 IX| consueti dalla confidenza alla cerimonia,—guardate bene, ma bene, 1364 X| la contessa aveva detto cerimoniosamente al signor di Vaussana quello 1365 XVIII| facendo un breve saluto cerimonioso.~Maurizio s’incamminò sulla 1366 II| bell’aspetto, gli occhi cerulei, e una faccia di color sanguigno 1367 XIII| Dio con ciò che va dato a Cesare.—~La contessa Gisella andò 1368 XVII| pianticella del bosco, persino la cèspita dalle foglie glutinose, 1369 VIII| ginepri. Lassù, presso un cespuglio, aveva veduto due serpi 1370 XII| che se tutti gli uomini cessassero di leggere, si perderebbe 1371 XVII| così bella come allora. Cessata la festa di tutti per la 1372 XII| svelarsi? Se si svelasse, non cesserebbe ad un tratto l’indagine 1373 III| campagna del ’59. Dopo la cessione di Nizza alla Francia, era 1374 II| padri.~Maurizio di Vaussana cessò finalmente di vedersi il 1375 XIV| volgarità del discorso fa[207]ceva anche capolino fra la domestichezza 1376 XIV| presenza di quella grande charmeuse, di quella femme divine, 1377 XII| dell’Atala, tre libri dello Chateaubriand; permesso il primo, quasi 1378 XIV| non dispiace a nessuno, checchè si pensi in materia di fede. 1379 XVI| Hôtel-Dieu; on fera des man[253]ches de couteau avec vos os, 1380 X| di loro, su quelle onde chete dove la luce si addormenta 1381 XVI| e la buona infermiera lo chetò con un gesto che voleva 1382 XIII| abbondanza di parole! Amore è chiacchierino, e soffre a non potersi 1383 IX| delle sue mille voci pareva chiamarlo.~Sì, c’era, la legge; c’ 1384 VI| vedeva niente di cui potesse chiamarsi in colpa. Ma proprio niente? 1385 V| della contessa Gisella. Chiamò il fornaio e lo condusse 1386 Ded| il mio pensiero, essendo chiarissimo, non si possa frantendere 1387 Ded| verità non mai intieramente chiarita, della immortale domanda 1388 III| nondimeno un pochettino chiassosa, che invade tutto il nostro 1389 VI| cosa, per verità; come una chiazza di bianco sul verde, ma 1390 XIII| Maurizio aveva già veduto chiazzarsi di rosso quel verde, poi 1391 XVII| smeraldino, al giallo tenero, con chiazze ferrigne, rossastre, turchine, 1392 XI| risposto? Scaraventandomi la chicchera addosso. Che ve ne pare? 1393 XVIII| rabbrividendo.~—No, generale; vi chiede.—~Il vecchio gentiluomo 1394 XVII| ed ancora si volse a lei, chiedendole collo sguardo il perchè 1395 VII| perchè?~—Perchè.... Me lo chiedete, signora? Voi mi avete parlato 1396 VII| credere quel che non è; vi chiedo dunque il permesso di dire 1397 XIV| La contraddizione, brutta chimera, lo afferrava alla gola, 1398 XII| astronomia, la fisica e la chimica celeste sarebbero sempre 1399 X| montagna, le nuove combinazioni chimiche in ite con cui l’amorosa 1400 XII| ancora porre che un fermento chimico si muti in organico; e qui 1401 XVI| cuore.[248] E poi decotto di china; è un corroborante. Vedete, 1402 III| momento all’altro, solo che si chinassero un tantino di più, ci sarebbero 1403 V| borbottando.[83]~La contessa aveva chinata la faccia sul suo telaino, 1404 V| avrebbe somministrato il chinino, se quella febbre si fosse 1405 XVIII| proferirla, mentre il vec[287]chio pareva aspettarla, e aspettandola 1406 III| aggiungere scaffali, a piantar chiodi e bullette, ad appender 1407 XIV| gusto matto a ribattere quel chiodo in presenza di lei, e chiudendo 1408 XIV| chiodo in presenza di lei, e chiudendo sempre il discorso col suo 1409 I| prima avrebbe desiderato di chiudersi in un monastero, ma non 1410 VII| come un malfattore, per chiudervi in casa, per nascondervi 1411 XIV| bene formati ancora, egli chiudeva gli occhi della mente, quasi 1412 | chiunque 1413 V| 82]—~Poteva essere una chiusa faceta, o mostrava almeno 1414 XVIII| palpebre si abbassarono, si chiusero violentemente, e la fronte 1415 VII| secchiolino di legno ermeticamente chiuso alla bocca.~I ragazzi si 1416 XV| calze, non vadano almeno in ciabatte!~—Umiltà;—disse ancora timidamente 1417 XV| secondo la condizione so[224]ciale. Il dovere, questa obbedienza 1418 X| ora i cavalli facevano la ciambella sulla ghiaia, e la contessa, 1419 II| giovanissima lassù, a fare la ciambellaia. Erano famose per tutta 1420 II| per tutta la Vaussana la ciambelle di Misa Margoton, e facevano 1421 X| avvocati, che con le loro ciarle vi fanno il buio di pien 1422 Not| il generale, inarcando le ciciglia.—Ci~diventa: —Ah!—sclamò 1423 XV| ad uno di quegli impulsi ciechi, contro i quali non è forza 1424 XVII| verdeggiava, luccicava, rideva dai ciglioni, dalle[256] zolle, dai sassi; 1425 XI| trovava lì per lì le sue cigne, era un guaio dei grossi: 1426 IX| eretta sul suo bel collo di cigno, e per tanti specchi quante 1427 X| tutto la luce viva di cui si cinge il gran sole, l’aureola 1428 III| giunse sotto al muro di cinta del castello della Balma. 1429 XI| ballava il bottone nella cintura dei calzoni; la cameriera 1430 XV| Niente di politica spic[218]ciola, di quella che si vorrebbe 1431 II| scarsa luce Maurizio vide i ciottoli enormi onde era lastricata 1432 XII| minima parte; zolla bagnata, ciottolo travolto, giunco agitato, 1433 XI| naturale delle cose che lo circondavano, e che perciò dovevano dipendere 1434 XIII| doveri umani.—~In ogni altra circostanza Maurizio avrebbe tenuto 1435 XIII| vista di Maurizio, di quel Cireneo che voleva aiutarlo a portar 1436 XVI| così dire alla vista. Si cita il caso di un ammalato di 1437 XV| sua tesi spallata! Non sa citare che autori di cinquant’anni 1438 V| riscontrare alcune preziose citazioni, Les Origines del Pressensé. 1439 III| colse quella occasione pel ciuffo.~Camillo, il suo fratello 1440 IX| volentieri una sciocca, una civetta, una donna cattiva. Vi ho 1441 III| sorrideva, e senza ombra di civetteria, volentieri secondando un 1442 I| tenerezze. La cugina era una civettuola e una sciocca, vana della 1443 IV| ne avranno assai meno le classi civili, non ne abbiano più 1444 VI| di rompere la volontaria clausura. Gli pesava il vivere da 1445 XVII| essere. Sempre! O buon Dio, clemente e misericordioso Signore, 1446 XIV| generoso liquore della vedova Cliquot, per bere alla felicità 1447 XVI| compassione; reggeva l’anima co’ denti; avrebbe voluto non 1448 XIX| di lei, e il sopravviver codardo di lui. Perchè viveva egli 1449 Ded| compagni, mutando il suo buon codice membranaceo nei codici moderni 1450 Ded| buon codice membranaceo nei codici moderni del patrio diritto; 1451 XII| candele, per cantare un Cœli enarrant, bellissimo, ma 1452 I| quando ne cadeva il discorso cogli amici; «come atto religioso, 1453 VI| Neanche c’era stato il caso di coglierlo in flagrante di lunghe occhiate, 1454 XVI| che non pareva avere una cognizione ben chiara del male, e contentava 1455 Ded| agli onori del trionfo per collegarsi tosto a mutua difesa coi 1456 XII| più nulla d’ignoto; le sue collere sono fenomeni pre[174]veduti; 1457 XI| disagio, ficcava due dita nel colletto, e crac! strappava senz’ 1458 XIII| già presso al colmo di una collina, nella calda luce del tramonto, 1459 II| dietro a due ordini di colline? Ci vorrà ancora un paio 1460 X| in isporto; finalmente si collocavano in opera quelle sacre tendine. 1461 VIII| suscita le forme dormenti, la collocazione che le atteggia, l’impeto 1462 XII| aggiungerci qualche cosa del mio, colmar le lacune con la religione 1463 XX| a guisa di sella tra due colmi di monte.~—Ecco il confine;— 1464 VI| convertita in abitazione colonica. Laggiù vivevano i poveri 1465 XV| rialzo in forma di rozza colonna, si riposava una buona mezz’ 1466 XIV| vedevano mogli di generali, di colonnelli e di capisquadrone, tra 1467 III| sotto le mura di Puebla. Colonnello dopo Sedan, generale di 1468 II| che s’è arrotondata così, colorata così, nella mota millenaria 1469 XIII| quella pianeta a fiorami colorati e a liste d’oro, la sua 1470 VI| di porcellana e di vetro colorato, lungo certi solchi che 1471 XV| esclamò egli.—Di che?~—Siamo colpevoli.~—Colpa.... d’amore....~— 1472 XX| alzare il braccio in linea, colpì il cappello di Maurizio, 1473 III| diritto senza puntare. Per colpire il bersaglio a venticinque 1474 III| tra sè,—una donna bella vi colpisce, v’infiamma, vi fa soffrire 1475 VIII| quell’altra cosa che vi abbia colpito, o che attragga l’attenzione 1476 V| Reumatica, diceva il dottore, e colpiva un organismo intaccato dalla 1477 XIII| mentre la rispettano e la coltivano altrove. Ma che farci? son 1478 XIV| generale; voleva ad ogni costo com[205]binar matrimonii. E 1479 VIII| cattivi schizzan veleno. Comandare ai proprii simili essendone 1480 XIV| Quella logica gli avrebbe comandato di rinunziare a Gisella; 1481 X| sugli ultimi piuoli, per far combaciare gli anelli del padiglione 1482 Ded| queste pagine, viva figura di combattente, o larva di promessi rimorsi 1483 XV| signori, vittoriosamente combattute le dottrine degli empi. 1484 Ded| i monarchi, alternamente combattuti e favoriti, uno scampolo 1485 XII| materia incosciente, la quale, combinandosi per caso in certe guise, 1486 V| che l’avesse scelta per combinar laggiù la contessa Gisella, 1487 XII| In quella chiesa buia, combinata per caso sulla mia strada, 1488 XII| transazione di due sistemi, della combinazione di due opposti elementi.~« 1489 VI| scarsezza progressiva, del combustibile necessario all’arroventatura, 1490 VII| esprimeva in forma così comica un pentimento. L’immagine 1491 XVI| diceva. Dal giorno che ha cominciato a seguire quel maledetto 1492 IV| Dutolet, che involontariamente cominciava ad appisolarsi sul canapeino 1493 Ded| di giungere ad una meta, commensale divino degl’infelici, rompente 1494 I| navigazioni e degli antichi commerci, argomenti di emulazione 1495 XX| morti; quel fallo, chi lo ha commesso? V’intendo; voi volevate 1496 II| io voglio dire, che non commette ingiustizie?[34]—~ 1497 XV| certamente tale, e la contessa, commettendola, aveva obbedito ad uno di 1498 I| arrischiandosi a dirgli che commetteva un errore; ma egli non aveva 1499 I| superiori.—Se ti sembro commosso, pensa che ne ho qualche 1500 XII| crocifisso, che avrebbe dovuto commuoverli, a forza di mostrarmelo 1501 XV| signor generale, rideva comodamente per tre. Gisella taceva; 1502 XIV| sospiro.—Non sono poi le compagne della fede? A me incominciano 1503 III| gente; il conte un allegro compagnone, con qualche scatto d’imperiosità, 1504 XII| di storia e di filologia comparata, i più felici ricostruttori 1505 VII| rispondermi una bella lettera, compassata, cortese, ma fredda, non 1506 XIII| fosse piuttosto il caso di compatirli. Costoro, del resto, mi 1507 V| hanno sempre l’aria di compatirvi.—Ma come? anche voi, con