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Anton Giulio Barrili Tra cielo e terra Concordanze (Hapax - parole che occorrono una sola volta) |
grassetto = Testo principale Cap. grigio = Testo di commento
2511 VIII| quelle nubi, luminose e fragranti, dove la fantasia dei pochi 2512 III| allegra, voce di comando frammezzata di risa.[40]~Nessuno era 2513 XV| divino fu un inno in prosa, e frammezzato di versi. Quel diavolo d’ 2514 Ded| A FRANCESCO BERLINGIERI~Venendo a Te, 2515 XIV| cavalleresca, che è propria dei francesi, e che è maravigliosamente 2516 I| buona compagnia che l’uom francheggia»; e questa, nei brutti momenti, 2517 III| sincerità, d’ingenuità, di franchezza e di grazia. Vi passava 2518 Ded| di Oderisi da Gubbio e di Franco Bolognese. Deposti i pennelli, 2519 II| il mare, quando viene a frangere in una caverna a fior d’ 2520 XVII| del suo volume, venendo a frangersi in una larga incavatura 2521 Ded| chiarissimo, non si possa frantendere nè falsare da uomini di 2522 Ded| morta ancora), ugualmente franteso da Giudei e da Romani, dagli 2523 I| costiera della Cornice tutta frastagliata da balze ferrigne, coi suoi 2524 XVII| smeraldi onde i raggi solari frastagliavano capricciosamente i vani 2525 XX| ospitalità, venissero a frastornarla. Soleva dire che la casa 2526 XVII| d’ogni pericolo d’essere frastornato, perfino di esser veduto. 2527 XX| orecchio, udiva attraverso il frastuono della cascata un suono più 2528 II| più vassalli, ora: tutti fratelli in Dio e nella patria; è 2529 VII| a metter piede in quella fratta. Ed ebbe a parerle di sicuro 2530 XVIII| potessero giustificare la freddezza dell’incontro, agli occhi 2531 I| come un pontone, come una fregata in disarmo. Quella guerra 2532 XVII| cascata d’Aiga, rapida, fremebonda, impetuosa nella sua curva 2533 XIV| mi dir altro!—gridò ella, fremendo.—Tu hai ragione, hai ragione, 2534 XVII| nelle braccia di Maurizio. Fremente di sdegno, egli l’adagiò 2535 IX| passione che non sente più freno, si alzò, spiccandosi da 2536 VIII| silvestre, della medesima freschezza, della medesima gioventù 2537 XV| risposto con la sua benedizione frettolosa, chinando la testa anche[ 2538 XVI| aggrovigliate, non ha tanti sistemi frettolosamente fabbricati. Ma questo ci 2539 V| è risaputo; ma questo è fritto[68] e rifritto; ma questo 2540 XIII| perduta la bella gloria frondosa degli scudi smeraldini, 2541 X| raggi onde s’intorniano le fronti dei beati, la cerchia profonda 2542 XVII| un volger d’occhio aveva frugato da per tutto.—Sarebbero 2543 II| sonagliere e scoppiettìo di frusta nell’aria polverosa, ma 2544 XVII| sassi; ogni arbusto, ogni frutice, ogni più umile pianticella 2545 III| il giardino, l’orto, il frutteto, la fagianaia, il pollaio, 2546 II| virgulti, i suoi fiori, i suoi frutti. Tu, povera pianta, ritorni 2547 VII| martinetto, signora; una grande fucina per raffinare il ferro. 2548 XVII| come è bello il momento che fugge, avvicinando sempre più 2549 XVIII| richiamare quella povera vita fuggente: ma l’etere non valse più 2550 VIII| uccellini della macchia non fuggivano più, vedendo appressarsi 2551 Ded| terreni, non ribellioni, non fughe.~Dio, mi salva dal dèmone~ 2552 XIX| Qualcheduno, alla rapidità fulminea di quella morte, aveva sospettato 2553 XV| soggiungeva il generale;—nervi, fumi, vapori, isterismi ed altri 2554 | fummo 2555 VIII| nemmeno che per dargli del furbo o dell’ipocrita fosse usato 2556 V| razza, i contadini; astuti, furfanti di tre cotte, sempre lì 2557 XVIII| no!—gridò egli con piglio furibondo, con accento disperato.— 2558 II| Misa Margoton, e facevano furori a tutte le fiere, a tutte 2559 XIV| di scovarlo. Quei piccoli furti erano un segreto di più 2560 XVI| leggero che una mattina sfiorò furtivamente le labbra di Rizio.~—No, 2561 XVII| lontananza; involto il tutto, fuso, attenuato, in una tonalità 2562 I| caso presente e per i casi futuri. Infatti, che cosa sperare 2563 XI| far le volte del leone in gabbia sul pavimento dell’atrio.~— 2564 XV| di quella che si vorrebbe gabellare per politica grande: niente 2565 V| spiriti forti, come amano gabellarsi da sè! Quando si degnano 2566 II| lo chiamavano l’Arcangelo Gabriele?~—Lo hai lasciato capitano, 2567 Ded| felice, ora? Ah, penso che Gabriello Chiabrera fu ben ispirato, 2568 VIII| due amici, oramai, per la gaia famiglia del bosco. Spensierati 2569 VI| gelosia nel marito. Le sue galanterie erano sempre state di quelle 2570 V| essere graziosi, cortesi, galanti, quando essi hanno le sopracciglia 2571 Ded| alla burrasca, vogando alla galeotta e ripetendo tra sè il motto 2572 II| al ciglione, contente del galestro in cui avevano messo radice, 2573 XVI| ricordi d’infanzia ritornati a galla, ridiventati padroni del 2574 I| buttava la feluca a mare: galleggiasse a sua posta, e naufragasse 2575 I| del treno nelle centomila gallerie delle Cinque Terre e l’uscirne 2576 XIV| filetti d’oro e di rosso garance, come una bella dea serena 2577 V| Volevo dire che vi sto garante, sicuro come sono che pagheranno.... 2578 VII| di buon umore, di astuzia garbata. Come lo guatava, infatti, 2579 X| sola: che gli si facevano garbatamente delle scuse, che ogni nube 2580 XX| disse allora Maurizio.—Si gareggia di cortesia. Spariamo al 2581 IX| metteva paura di certo ai garruli abitatori della macchia. 2582 Ded| essi della vita materiale, gaudente io della felicità intellettuale, 2583 Ded| la quantità dei conversi; gaudenti essi della vita materiale, 2584 XVII| le due sillabe del verbo gaudioso, per sentirne meglio, per 2585 Ded| invernali, all’azione dei geli, al soffio della tramontana 2586 XVIII| sposa, serbato fin allora gelosamente[276] nel suo forziere nuziale) 2587 VI| Gisella che potesse destar gelosia nel marito. Le sue galanterie 2588 VI| poi, per non far nascer gelosie, ne diede altre due al ragazzetto, 2589 X| come la goccia d’acqua gemente dalla volta d’una spelonca 2590 XVI| incubo che la fa rammaricare, gemere, uscire in frasi rotte, 2591 XVI| tremava e un sudor freddo gli gemeva dalle tempia.~—Che ci volete 2592 XVII| lapislazzoli. Ma in questa gemma è l’oro imprigionato ed 2593 XVII| quegli occhi divini, come in gemme viventi, indaco ed oro palpitavano 2594 XIV| marito. Si vedevano mogli di generali, di colonnelli e di capisquadrone, 2595 VI| volume d’acqua perenne. Ma generalmente[94] oramai, e più per il 2596 XIV| dunque? E come sono ora le genovesi? sempre belle? Ai tempi 2597 III| potersi paragonare a quelli di Genovieffa di Brabante, capaci a far 2598 III| da parte del generale, e gentili da parte della contessa 2599 III| sciorinato; libri, carte geografiche, idrografiche, bussole, 2600 I| al ministro. Per la via gerarchica, s’intende; e il capo del 2601 Ded| le fu dato rintracciarlo, germe prezioso e fecondo, tra 2602 XV| la versione latina di san Geronimo, ed anche in un altro esemplare 2603 Ded| della legge nel tempio di Gerusalemme, odiato ugualmente da Scribi 2604 I| è un punto di fuoco, che getta sulle acque un raggio luminoso; 2605 X| sembrano compiacersi di gettare agli occhi del riguardante 2606 VII| di lui, come se volesse gettarsi nelle braccia d’un fratello 2607 IX| se ne siete ben certo.... gettiamoci nell’abisso, e puniamoci 2608 XI| molto curante; abiti bor[156]ghesi, robaccia! non meritavano 2609 X| facevano la ciambella sulla ghiaia, e la contessa, andata a 2610 Ded| Perchè t’alzi a colloquio~Col Ghibellin? tu piega~La queta fronte, 2611 I| vuoto su quella scala di Giacobbe che conduce al paradiso 2612 II| bei grappoli di quei fiori gialli che ogni anno solevano dare ( 2613 VIII| ritmo accelerato la gola gialliccia. Stranezza di voluttà in 2614 VI| parchi, di svariare i nostri giardini? Qualche volta, non c’è 2615 II| sempre quelli, con le loro gibbosità, coi loro alti e bassi continui, 2616 IV| opinioni spiritualistiche del Ginevrino, e quanto all’altro rammentava 2617 XII| dopo finiti gli studi del ginnasio, c’era ancora la religione;[ 2618 Ded| cristiani di San Gior[ix]gio. Credete in Dio, avrebbe 2619 V| generale era aggrondato. Stava giocando a picchetto col capitano 2620 II| sensi rivivevano in lui di gioconda vita infantile! e quanta 2621 VI| aspettarne il ritorno, erano giocondi uffizi per lui. E senza 2622 I| delle fragranze, nella dolce giocondità dei ritmici cullamenti. 2623 III| valore, la sua qualità di gioiello; sente di essere buon premio 2624 Ded| fedeli cristiani di San Gior[ix]gio. Credete in Dio, 2625 XX| le azalèe, le peonie, le giorgine, gli amaranti, gli astri, 2626 V| altra finestra, leggendo un giornale,—ero venuto per voi, volendo 2627 XVI| lo temiamo oggidì, che il giornalismo ci confonde più facilmente 2628 XV| orribil tragedia. E poi, che giova nascondere molto e con ogni 2629 XV| leggere l’evangelio di san Giovanni e le epistole di san Paolo; 2630 XV| vostri figliuoli, a cui giovano le esortazioni, ma più ancora 2631 XIII| moltissimo al signor generale. Giove, dopo tanto corrugamento 2632 XV| con la sveltezza di un giovinetto, e giunto lassù, dove il 2633 XI| giorno chiaro; più spesso si gira a parlare di vecchie malinconie; 2634 XII| la sua proboscide, e la giraffa il suo collo, per raggiungere 2635 XV| quella moltitudine attenta, girando per caso dalla parte sua, 2636 IV| religioni, tra i popoli rozzi, girano facilmente alla superstizione, 2637 III| sembra. La posizione è stata girata, Dutolet; come laggiù.... 2638 V| era, il generale fece una giravolta sui tacchi, e se ne andò 2639 XVII| no? Siete l’uomo dei gran giri, voi; ed anche delle lunghe 2640 XV| tutti testi profani. Citava Girolamo Benivieni, che sull’amor 2641 XIX| il cavaliere, quando va a gittar la sua vita. Sorrise, adunque, 2642 XV| sogghigno, e dietro a lei ode gittata la parola di spregio? Ah, 2643 VII| ordine, perfino le uova, gittate nel paiuolo dell’acqua bollente. 2644 XVII| incominciavano a trovarla, era gittato un pancone, che faceva ufficio 2645 XIV| la divina creatura gli gittava una di quella frasi sommesse 2646 Ded| ugualmente franteso da Giudei e da Romani, dagli uni e 2647 XV| trattato di alta morale; ne giudicasse lui, che rideva. E lì, l’ 2648 I| siamo in terra; per la terra giudichiamo gli uomini.~—Dagli uniformi;— 2649 Ded| ama intanto il tuo~Anton Giulio Barrili.~[xvi]~TRA CIELO 2650 XII| bagnata, ciottolo travolto, giunco agitato, foglia strappata 2651 XVII| Finalmente, ella doveva giunger lassù. Non più tormenti 2652 II| un paio d’ore, prima di giungerci; frattanto si affaccia a 2653 XII| immensità, andremo sempre, e non giungeremo forse mai. Nè io, attenendomi 2654 III| e due uomini che stavano giuocando, l’uno occupato in una serie 2655 I| veduta da bambino, e avevano giuocato insieme a marito e moglie: 2656 III| a quei buoni vicini. Si giuocava molto a biliardo; si faceva 2657 XX| Se ieri mi aveste fatto giurare di uccidervi, credete pure 2658 VII| d’incontrarvi; ma siamo giusti, non ero scesa per voi; 2659 XV| predicatore dei buoni; e se non giustifica l’entusiasmo dei miei concittadini, 2660 XIX| La stanchezza era più che giustificata da tante veglie, da tante 2661 IX| precauzioni, volendo essere giustificato più che potesse delle sue 2662 XX| uno o dall’altro di noi.~—Giustissimo;—disse Maurizio.—Del resto, 2663 II| mota millenaria del periodo glaciale. Poveri cavalli, costretti 2664 | gliela 2665 XII| insufficiente a scio[177]glier l’enimma della vita. Ma 2666 XIV| popoli antichi e moderni del globo, trovano che in certe occasioni, 2667 XVI| notizie di scoperte, di globuli, di piastrelle, di microbii, 2668 XIV| antica; perciò volentieri glorificava la bellezza nel recinto 2669 V| umori; ma passano sopra, gloriosi della loro dottrina, o di 2670 XVII| la cèspita dalle foglie glutinose, perfino i muschi del prato 2671 XV| carezza paterna, accompa[215]gnata da una crollatina di testa; 2672 I| guardata, e più fatta per godere gli omaggi della cavalleria 2673 XIV| Vaussana? Fortunato briccone! godete il mondo, finchè vi dura 2674 Ded| estendono volentieri a tutti i godimenti dell’essere; mentre tutti 2675 XII| col suo Caino, quindi il Goethe col suo Fausto; i due libri 2676 I| Quanti porti e rade, e golfi e calanche, di cui Maurizio 2677 Ded| grande nel supplizio del Golgota, redivivo e trionfante nella 2678 XVII| avanti colle spalle e coi gomiti, si faceva strada a forza 2679 V| la sua grossa voce ancora gonfia di stizza,—che il signor 2680 I| il Duilio.—~Aveva il cuor gonfio, il signor Maurizio, e incominciava 2681 VII| Rosina, aggrappandosi alla gonna di Gisella.~—No, cara; cioè, 2682 II| rami di castagno, uccellini gorgheggianti la canzone del natale divino 2683 III| ad essere che sussulti, gorgogli, balbettamenti dell’anima. 2684 XV| costretta in angusto passo gorgoglia, spumeggia, rimbalza, uscendo 2685 XV| come una cuspide di tempio gotico, si chiama la Pietra Aguzza. 2686 XV| della scena, e i farisei ne governano l’animo, i farisei, stirpe 2687 IX| che mai; voleva studiare, governare i suoi atti più che non 2688 XV| apparivano belle e facili, perchè governate e promosse da un senso di 2689 V| egualmente. Così i piccini son governati, e l’inferma è tranquilla; 2690 III| temperata e sotto tutti i governi civili.[43]~Quel generale, 2691 XIII| filosofo non può tenersi nel gozzo, senza rischio di sfiancarsi 2692 XVI| passarono due giorni, in cui gradatamente si riebbe: ma ancora non 2693 IX| vagamente disegnato a tenui gradazioni nell’aria, incurvato leggermente 2694 XIII| la croce della sua noia. Gradì il libro, e si mise subito 2695 V| E voi?~Il generale parve gradir molto l’arrivo di sua moglie. 2696 VII| saprà della visita, e non gradirà che da parte vostra si sia 2697 XVII| che parve intenderlo, e gradire l’omaggio, muovendosi leggero 2698 XII| era, per lo stesso motivo, graditissimo il Salutaris hostia.~«Dopo 2699 XIV| ragione. Ed egli, anche gradito da tutti, trattato con quella 2700 XIV| io rispondergli che non gradivo il discorso? Dovevo, con 2701 III| ricevere essi medesimi una graffiatura al braccio, o una ammaccatura 2702 VI| son dati in governo alla gramigna, e la sterpaglia riprende 2703 VIII| costrutti e locuzioni nelle grammatiche; ci stanno a guisa di forme 2704 VII| non fu senza mia pena, e grandissima. Io piuttosto credevo che 2705 XV| giunto lassù, dove il dorso granitico della montagna faceva un 2706 II| vestirne le vette con tanti bei grappoli di quei fiori gialli che 2707 XVII| a tre, a quattro in un grappolo, i lunghi involucri verdolini 2708 XIV| picchetto, accessi di malumore e grasse risate. La volgarità del 2709 X| capo, l’uno dicendo Deo gratias e l’altro cum spiritu tuo, 2710 III| del 1870, era stato ferito gravemente a Reichshoffen, e sarebbe 2711 IV| collo, che le dava un’aria graziosissima di pellegrina. La bella 2712 XX| vette, a quattro leghe da Grenoble, dove io son nato, tra montagne 2713 XII| aspettate. Ma che aspettare? gridano essi; tutto è trovato; niente 2714 XVII| e Vittorio fu il primo a gridare:[263]~—Il signor Maurizio! 2715 III| ecco tutto.~—Ecco niente;—gridava il generale, con la sua 2716 XVII| del prato e i licheni dei grigi lastroni scabrosi, sfaldati 2717 XVIII| aperte penetrava la luce grigia d’una giornata nuvolosa. 2718 XVIII| signor Maurizio, affannato, grondante di sudore, con una sporta 2719 V| Capitolo V.~Si viene alle grosse.~Maurizio era rimasto un 2720 V| cammina, che diamine! In che grotta a mezza strada vi siete 2721 V| a piangere miseria, coi gruzzoli di marenghi nel saccone.~ 2722 X| miei uomini l’hanno ben guadagnata.~—I vostri uomini, contessa,— 2723 XVII| soggiunse cerimoniosa,—ci ho guadagnato d’incontrarvi e di avere 2724 XIV| in quella guisa di fede, guadagnava non pure agli occhi di lui, 2725 VI| lavorare nelle cartiere e nelle gualchiere, ne sorgevano dovunque scorresse 2726 II| biondi i capelli e rosea la guancia, come la regina Isotta dei 2727 VII| Maurizio sulla piattaforma, guardandosi intorno ammirata.~—Bello, 2728 IX| mani e costringendolo a guardarla negli occhi.—Ma no, che 2729 XV| supplizio, scappò fuori senza guardarsi dattorno, tagliò la piazza 2730 XIII| infine, il cui occhio non guardasse, ma involgesse, la cui bella 2731 VIII| capriccioso incontro di cellule? Guardatevi in uno specchio, bambina 2732 XIX| orribile a vedersi nella torva guardatura di quegli occhi stravolti.~ 2733 XIII| gli occhi azzurri, sereni, guardavano pietosamente verso di me, 2734 VIII| universale, ed anch’essi guarderanno dove voi dite. Ma interrogateli, 2735 VII| prendessi.... per caso, non mi guardereste più in viso?~—No, vi scongiuro, 2736 Ded| terra debba essere un certo guardiano di strada ferrata, che ha 2737 XV| verso l’altar maggiore e guardo il crocifisso, aspettandomi 2738 VI| domandarne; si vedeva la guarigione avviata. Biancolina era 2739 V| di rispondere:~—Ed è per guarircene, che delle nazioni civili 2740 XVI| tuo male! Ma voglio che tu guarisca, m’intendi? lo voglio. Ad 2741 XVIII| che si trovava allora di guarnigione a Saumur, sperando che potesse 2742 XIII| volgari! la volgarità ci guasta le parole e le idee. Restiamo 2743 VI| solita storia con cui si va guastando, magari in sogno, la cara 2744 XVI| tonache sovrapposte. Si guastano nella malattia le impressioni 2745 XIII| disse Maurizio,—voi ora guastate la dolce visione. Non è 2746 Ded| primavera al genio di Oderisi da Gubbio e di Franco Bolognese. Deposti 2747 XII| raccolta a pregare. Se[185]guendo il capriccio improvviso, 2748 II| l’un dopo l’altro, come guerrieri caduti sul campo, al posto 2749 II| bisnonno di Pipino? un ignoto guerriero, un servo di palazzo dei 2750 XVI| en fera des boutons pour guêtres.» Ed anche quel genere tutto 2751 XIX| occhi di lei lo avevano guidato a vedere ciò che ella vedeva? 2752 VII| sicuro la più esperta delle guide di montagna, poichè per 2753 XII| combinandosi per caso in certe guise, acquista la coscienza di 2754 XVII| crescendo il frutto, dal guscio ancora bianchiccio. Maurizio 2755 VII| attenzione, contentandosi di gustarne la musica. Non poteva credere 2756 V| come dev’essere lo shake hand, dal giorno che l’Inghilterra 2757 V| vedute certe conclusioni di Herbert Spencer a proposito dell’ 2758 II| di Carlomagno? Pipino d’Héristal. Ma chi il bisnonno di Pipino? 2759 XIV| pochino che tutti fossero bien heureux come santi in paradiso, 2760 | hoc 2761 XVI| ammalato: «allez, allez à l’Hôtel-Dieu; on fera des man[253]ches 2762 XII| di rose bianche, abuso d’iconografia capricciosa, sdolcinatura 2763 II| un collega della scuola idealista, che nella rappresentazione 2764 I| colorire degnamente il quadro ideato.~Il suo attendente, congedandosi 2765 VII| Capitolo VII.~L’idillio del Martinetto.~Profondamente 2766 I| che questo è un sogno, una idiosincrasia naturale, una concrezione 2767 III| libri, carte geografiche, idrografiche, bussole, cannocchiali, 2768 XVIII| mentre ritornava da una delle igieniche cavalcate che da pochi giorni 2769 Ded| dello spazio e del tempo, ignorando l’ora degli altri, aspettando 2770 III| della propria bellezza, ignorandola forse, certamente non dandosene 2771 XIII| semplice domanda di donna ignorante;—diss’ella, come le parve 2772 VIII| era quello, altra regione, ignota sfera per lui; e ci viveva 2773 | II 2774 | III 2775 XX| simultaneamente due colpi.~Rimasto illeso, Maurizio guardò trasognato 2776 XVI| dell’amore, che sempre s’illude di vivere eterno! Intanto, 2777 XVIII| aspettarla, e aspettandola gli s’illuminavano d’una strana luce gli sguardi. 2778 XIII| via di salvezza, mentre illusi ministri suoi ci vorrebbero 2779 XII| nostri timori e delle nostre illusioni? anche per essi Dio è fuori 2780 I| era ripresentato al suo illustre capo, pregandolo di dar 2781 XV| dallo sforzo, restavano im[219]presse, e tutti gli 2782 I| con la famiglia, ed egli s’imbarcò per il suo primo viaggio. 2783 I| romanzetto, a mala pena imbastito, così l’amor suo a mala 2784 XV| pranzato, senza pericolo d’imbattersi nel signor di Vaussana. 2785 I| penisola che pare una gran nave imbozzata attraverso il Mediterraneo, 2786 X| gli avvocati ci abbiano imbrogliate le carte.~—Gli avvocati? 2787 I| niente migliori. Maurizio era imbronciato, ed ella stette molto sulla 2788 II| che pur dovette salutare, imitando la sorella, in risposta 2789 II| fiorami di vario colore, imitanti un drappo di broccato antico. 2790 XIII| vedere in che modo si possa imitare il mio Rizio. Ma veramente, 2791 XV| stesso ch’egli non l’avrebbe imitata, e per quel[217] primo giorno, 2792 XX| Il signor di Vaussana lo imitò.~—A voi;—diss’egli.~—A voi;— 2793 XIV| certamente tutte le virtù immaginabili.~—Ebbene, cercheremo;—disse 2794 IV| disinteresse, del sacrificio di sè, immaginando di aver spogliata per sempre 2795 XII| mamma; fors’anche m’inganno, immaginandolo. Nel fatto, non ne so nulla: 2796 XIII| miracolo, un miracolo che non immaginano neppur essi, credendone 2797 XI| Maurizio.... non potete immaginarvi, essendo un uomo, come sia 2798 XIV| potrebbe succedere, se egli immaginasse....~—Non mi dir altro, Maurizio, 2799 VIII| di Gisella, non l’aveva immaginata possibile, non aveva parlato 2800 I| urlare e ruggire, quel mostro immane dai grandi occhi verdi e 2801 V| materia eterna e la legge immanente nella materia mi dànno ragione 2802 XVIII| desiderio della morta, a cui l’immediato trasporto della salma al 2803 VIII| appressarsi quei due fortunati, immemori, inconsapevoli d’ogni altra 2804 XII| modo. Viaggiatori della immensità, andremo sempre, e non giungeremo 2805 III| belle della vita. Maurizio s’immerse in quella gioia così profonda, 2806 X| librano in alto, posando immobili in certe lor calme serene, 2807 XIV| Petrarca, e al pari di quei due immortali sarebbe stato capace di 2808 IV| della compassione, alla immortalità dell’anima umana.~—No, sapete, 2809 II| giovane. Lei, piuttosto, immutata nell’animo, era tutt’altra 2810 IV| sugli enciclopedisti. S’impacciano poco con la filosofia, i 2811 II| compiendo a suo modo la frase impacciata di sua sorella Albertina.— 2812 IV| l’avversario si trovasse impacciato. Ma non era così; proprio 2813 XV| qualche volta avendone perfino impaccio alla lingua, che durava 2814 II| bene lassù, con una vista impagabile. Dalla finestra della sua 2815 I| scapolo, che aveva sognato d’impalmare la gloria, offeso un giorno 2816 VII| compagnia, e avrò il vantaggio d’imparare la strada.~—Sono ai vostri 2817 III| carnagione era più fine, d’impasto più gentile, più tenero, 2818 XVII| insospettircene? perchè dovremmo impaurirne? La legge, si dice. Ma l’ 2819 II| pungente ricordo, un aspro, impaziente desiderio di quelle feste 2820 XV| coscienza della propria impeccabilità può facilmente tramutarsi 2821 XV| formata, acquistava da quell’impedimento momentaneo una singolare 2822 VII| Gisella.—Non già perchè egli m’impedisca di andar fuori; ma perchè 2823 XVIII| passo non gli fosse stato impedito.~Era un gran movimento, 2824 III| a fior di labbra, che lo impegnava fino ad un certo punto, 2825 XIV| ammogliati addosso agli scapoli impenitenti. Ma la contessa Gisella, 2826 IX| spensieratezze; perciò s’impensieriva di tutto, e almeno nelle 2827 IV| Ma presuppone almeno l’imperativo morale. Perchè faccio io 2828 XVIII| Ma il respiro era quasi impercettibile, e si sentivano appena i 2829 XI| conchiudere che la loro testa è imperfetta, se le manchi il ricettacolo 2830 XII| ammissione di cause secondarie e imperfette, mi lasciava intravvedere 2831 XI| di obbedirla; le stesse imperfezioni della forma, avrebbero fatto 2832 III| compagnone, con qualche scatto d’imperiosità, derivato dalla abitudine 2833 IX| ragionamento interiore, imperioso, prepotente, Maurizio levò 2834 I| circostanze solenni. Perciò s’impermalì un pochettino, sentendo 2835 XVII| Aiga, rapida, fremebonda, impetuosa nella sua curva rutilante, 2836 VI| potuta sfruttare benissimo, impiantando a San Giorgio uno stabilimento 2837 VI| salito su quella balza a impiantarvi un martinetto. Si chiamava, 2838 VII| che riuscirono anche ad impiastricciarsi la faccia. Fu un’impresa 2839 V| scadenza del semestre, per impietosire il padrone. Ma lui non ci 2840 III| meno si crede di restarci impigliati. La donna che si ama di 2841 I| egli non intendeva già d’impoltronire nella sua bicocca montanina; 2842 Ded| sala in qualche stazione importante, donde gli sia facile di 2843 IX| una serie di esperimenti importantissimi, che lo interessano tanto, 2844 VI| capitano Dutolet; e, notate un importantissimo segno, non ci aveva sofferto; 2845 VIII| non mi va. Che cosa deve importare a voi, signorina, che il 2846 II| gli uomini. Ebbene, che importava ciò? Sarebbe stata anche 2847 XX| di sera, salvo i casi d’impossibilità, quando le cure domestiche, 2848 XVI| faceva lunghi discorsi, nello impostare la diagnosi; anzi annaspava 2849 IX| falsa, così contraria agli imprescrittibili diritti del cuore, si era 2850 VII| dell’uscio, e con un sorriso impresso, suggellato sulle labbra.~ 2851 XIV| 203]di filosofi, facendosi imprestare dagli eruditi qualche notizia 2852 III| circostanze, quelle che imprigionano, quando meno si crede di 2853 III| sùbito un buon orario da imprigionarcisi dentro, come il filugello 2854 XVII| in questa gemma è l’oro imprigionato ed immobile: in quegli occhi 2855 XV| piombo liquefatto, facendovi impronta e presa ad un tempo.~Ma 2856 VII| a quella graziosa mamma improvvisata, ben sapendo che non voleva 2857 XIII| seggiola, tanto arrivano improvvise, non lasciando il tempo 2858 X| un passo ancora, un moto imprudente, ed era perduta. E forse 2859 XI| colazione!—notò Maurizio.—Che imprudenza!~—Ah sì, raccomandatemi 2860 X| era perduta. E forse le imprudenze non erano state già troppe? 2861 X| principii che non si offendono impunemente: la coscienza può sonnecchiare, 2862 VIII| non può esser tutto;—s’impuntava a sostenere Maurizio.—Dovete 2863 XV| prole! «Non offendete colla impurità della lingua l’orecchio 2864 XX| noi due non isfuggirà all’imputazione di assassinio.~—Ci ho provveduto,— 2865 XVI| creatura dalle braccia, ora inabissandolo insieme con lei, che atterrita 2866 VI| ribollendo e spumando s’inabissava a forse quaranta metri più 2867 XII| immagini necessariamente inadeguate di tutti i sistemi conosciuti. 2868 IV| Ecco,—diss’egli,—ora v’inalberate.~—No, generale.~—Allora, 2869 XX| Il comandante Dutolet s’inalberò a quella osservazione, che 2870 IV| pensando, la presenza[55] inaspettata dell’arciprete di San Giorgio 2871 VII| augurio; significa incontro inaspettato.—~Maurizio aveva vinto quel 2872 II| delle relazioni, niente ad inasprire gli animi, fosse pure per 2873 XI| faccia;—ribatteva egli, inasprito.~È proprio dell’uomo il 2874 II| rossastri nella corteccia inattaccabile della quarzite, che s’è 2875 VIII| per lui! E come volavano inavvertite le ore, mentre la montagna 2876 I| comandante si sarebbe rimasti incagliati. Quattro palmi di sàgola 2877 XVI| giungere al suo compimento, incalzate com’erano, l’una sull’altra, 2878 Ded| istesso mio frate, un po’ incalzato e stretto al muro da chi 2879 III| intende che nè il generale lo incalzò troppo con le domande, nè 2880 XX| patrie,—osservò il Dutolet, incamminandosi,—che piccola cosa a vedere! 2881 XX| Maurizio.—Del resto, io m’incamminerò per tempissimo. Di sopra 2882 XVIII| cerimonioso.~Maurizio s’incamminò sulla spianata, verso il 2883 VII| prigionieri nella selva incantata;—diceva.~—Un po’ di pazienza, 2884 V| pochettino come la biscia all’incanto, lassù. Ma era necessario; 2885 XIII| neppur essi, credendone incapace la fibra italiana.—~Gisella 2886 Ded| tua ripopolava «di larve incappucciate», hai rievocato un momento 2887 II| vecchi di casa sua, che s’incaricarono volentieri di farglieli 2888 XIV| poteva sperare che se ne incaricasse sua moglie, sempre circondata 2889 II| temperanza del rosso e dell’incarnato, del pavonazzo e del cremisi, 2890 XII| siano parse altrettante incarnazioni del divino. Le consideravo 2891 III| sempre. Ma il miglior modo d’incatenarvi qui, sarà quello di darvi 2892 X| segreto in balìa d’un discorso incauto, d’una parola maligna, che 2893 XVII| a frangersi in una larga incavatura del masso, donde rimbalzava 2894 XII| latino; poi due o tre forme incerte, timidamente luccicanti 2895 XIX| addormentato, mezzo desto, tra la incertezza e la coscienza di sè. Sopra 2896 XX| a nessuno. Era in queste incertezze sulla piazza maggiore: la 2897 XVI| ritorno lento, timido, incerto, ma a grado a grado più 2898 V| Sì,—rispose Maurizio, inchinandosi.~—E siete battuto?[72]~— 2899 II| paese; e da ogni parte erano inchini, sberrettate, scappellate, 2900 XX| Dutolet, facendo un mezzo inchino.—Resta che c’intendiamo 2901 XIX| vecchio; ed egli, trattenuto, inchiodato là dal suo male, non poteva 2902 XII| ho detto, ed io temetti d’inciampare in qualche povera donna 2903 XIX| Vaussana, nel cui scudo era inciso il motto[295] «tout droict 2904 IV| essere piacevole all’uomo incivilito. Ma come potete voi credere 2905 XIX| spaventevoli. La montagna gl’incombeva sull’anima; la cascata dell’ 2906 VII| altrimenti non saprò più da dove incominciare. Sarei venuta sola, per 2907 XV| saperla indisposta.~—I soliti incomoducci, che fanno comodo così grande 2908 III| suo modo curioso, strano, inconcepibile, di tirar diritto senza 2909 VIII| due fortunati, immemori, inconsapevoli d’ogni altra cosa che non 2910 IX| ingrossata da tutti gl’inconscii sofismi del cuore, incominciava 2911 X| Balma, quando avesse da incontrar la signora in presenza del 2912 VI| non c’era pericolo che incontrasse Gisella. Così tranquillo 2913 XIV| erano tutte d’una bellezza incontrastabile, ma un pochettino massiccia. 2914 IX| giorno che Maurizio aveva incontrata Gisella al Martinetto, ne 2915 XIX| adunque, sorrise a quanti incontrava per via, sorrise perfino 2916 II| strada, la coppia fraterna s’incontrò ad angolo con tre persone, 2917 XIII| Intorno alla sua bella testa, incoronata di capelli lunghi e fini, 2918 XII| mi rivelarono la materia incosciente, la quale, combinandosi 2919 VI| allora saputo conciliare la incostanza del cuore con la probità 2920 XI| nulla.~—Già! la mia bella incredula;—notò Maurizio, con un placido 2921 XVIII| alla fede il marito.[282]~L’incredulità del conte Ettore ebbe ancora 2922 XIII| rispose Gisella.—Sareste incredulo voi, ora? Il mio sogno è 2923 VII| di quell’uomo gli tornava incresciosa; e da parecchie ore l’aveva 2924 XX| contare; al tre due lampi s’incrociarono, e si udirono simultaneamente 2925 V| italiani, con la loro fede incrollabile! È un vizio di razza, lasciatevelo 2926 II| maggiore, tutto di marmi incrostati a fiorami di vario colore, 2927 XVI| oppressione, una specie d’incubo che la fa rammaricare, gemere, 2928 VI| martinetto battendo sull’incudine la ferraccia arroventata, 2929 V| sentiero del bosco? Mah.... non indaghiamo certi arcani del cuore. 2930 XVI| forza di resistenza, o per indebolimento da qualsivoglia causa prodotto, 2931 V| della battaglia sono dunque indecise. E la vostra ammalata, contessa?~— 2932 VII| vedere il signor Pinaia, indegnissimo proprietario del Martinetto, 2933 I| scioccherie, quando non erano indegnità; e queste e quelle erano 2934 V| Benares, la città santa dell’India.—~Il generale non ascoltava 2935 VI| verso la Sisa, una balza indiavolata, più fatta per camosci che 2936 II| orecchio di sua sorella, indicandole quel gran mazzo di rose.~— 2937 III| certamente; è il modo d’indicar la figura che è passata, 2938 XV| morale il predicatore aveva indicato l’adempimento nell’esercizio 2939 XV| quel momento d’angoscia indicibile. Alzatasi di scatto dal 2940 IV| religioni l’hanno per canone indiscusso.~—È di tutte, e perciò non 2941 XVI| accennando quelle piccole indisposizioni delle quali era stato testimone, 2942 XV| vivo rammarico di saperla indisposta.~—I soliti incomoducci, 2943 XVII| troppo turbato di alcuni indizi fugaci, non sintomi, simulazioni 2944 XVI| rantolo alla base dei polmoni, indizio di stasi, ossia ristagno 2945 II| specchio dalla cornice barocca indorata, con una luce di Venezia 2946 XI| la veste macchiata, ne ho indossata un’altra, ho preso il cappellino, 2947 XIII| chiare e formali notizie; s’indovina, sto per dire che si sente 2948 V| ubbriachi a casa loro, non indovinando più l’uscio, e tante volte 2949 VII| per quanto se ne potessero indovinar le ragioni, non sarebbe 2950 XVI| infermo in sè stesso. Lo indovinò alla insistenza con cui 2951 XVI| qualsivoglia causa prodotto, o per indurimento di vasi, a cagione dell’ 2952 IV| ha fatto industrioso; l’industria lo ha fatto civile; la civiltà 2953 II| a vicenda agricoltori, industriali e meccanici, come spesso 2954 IV| Il bisogno lo ha fatto industrioso; l’industria lo ha fatto 2955 XVII| involgendo, accarezzando, inebriando. Momento divino! Le anime 2956 VIII| senza badarsi d’attorno, s’inebriavano della stessa fragranza silvestre, 2957 XIII| simili abbondano i rozzi, gl’ineducati, i bricconi: ma possono 2958 Ded| corso dei secoli, ed oggi le ineluttabili ragioni della difesa civile, 2959 XVII| importuno. E risalendo, inerpicandosi[257] di ciglione in ciglione, 2960 X| percuote monotona, insistente, inesorabile, sulla concava superficie 2961 V| somministrar subito una dose della inevitabile antipirina. Più tardi avrebbe 2962 II| giorni, per gli attriti inevitabili dei piccoli interessi offesi, 2963 XVII| gli aveva detto ridendo: inezie, scioccherie, scherzi del 2964 II| contessa Albertina, che c’era infallantemente ogni giorno a pregare, un’ 2965 X| contessa Gisella, con mediocre infamia, come diceva modestamente 2966 XVIII| amorosamente la testa sul divino infante, sembrava covare, coi grandi 2967 III| agli arresti la sentinella infedele; daremo un esempio, non 2968 XVI| Capitolo XVI.~Cuori infermi.~Così finiva la quaresima, 2969 XVI| Albertina; ambedue in aspetto d’infermiere, di assistenti al suo capezzale. 2970 XV| paterna, vedendola più che mai infervorata nella sua passione religiosa.~— 2971 III| donna bella vi colpisce, v’infiamma, vi fa soffrire come un 2972 XII| un’alta coscienza di me, infiammato da un caldo sentimento di 2973 XI| eccitava, si riscaldava, s’infiammava sempre più, anche per cose 2974 XIX| Così dicendo, Maurizio infilava la scala. Al piano inferiore 2975 I| fianco, che par uno spiedo da infilzare i ranocchi? perchè quella 2976 Ded| stesse pagine ch’egli andava infiorando con le belle immagini fantasiose, 2977 II| prendere, che è tutt’uno) per l’infiorata del Corpus domini, nel paesello 2978 XIV| una pugna con la logica inflessibile, una pugna che sarebbe riuscita 2979 XII| ancora sento lei in certe inflessioni di voce, in certe pause 2980 IV| Ed io, perdonate, non la infliggerei loro; mi darei piuttosto 2981 XVI| afflittive, avendo grande influenza sul cuore, possono facilmente 2982 XVI| notizie dei suoi ammalati, informandosi delle malattie dominanti 2983 Ded| private, senza idealità che le informino, scaldandone la buona semente 2984 Ded| cure mondane onde fu troppo infrascata nei secoli scorsi ed è ancora 2985 XIII| sareb[189]bero stati più infrequenti per Gisella i pretesti di 2986 XVI| novità, in questa materia; infusione di digitale, pillole di 2987 II| resto, tu sai che il mondo s’inganna facilmente a certe apparenze, 2988 VIII| essendone trascinati; credere d’ingannarli essendone ingannati; è questo 2989 XV| ancora, non potevano i vecchi ingannarsi, esagerando naturalmente 2990 VIII| credere d’ingannarli essendone ingannati; è questo il gran fine della 2991 XII| della mamma; fors’anche m’inganno, immaginandolo. Nel fatto, 2992 Ded| il sentimento del divino, ingenito nella coscienza umana, si 2993 III| avversario, e in pari tempo di ingessare il cuoio della propria stecca. 2994 V| shake hand, dal giorno che l’Inghilterra lo ha diffuso per tutto 2995 XVI| il terreno, abbattendo, inghiottendo ogni cosa, scrollando ad 2996 VII| prego;—diss’egli.—Io ho inghiottita l’offesa: se ho dovuto in 2997 XII| mostra; un cuore rubicondo, inghirlandato di rose bianche, abuso d’ 2998 XVIII| letto, pregando. Anch’egli inginocchiato, il conte Ettore copriva 2999 XX| passaggio lungo le arcate, s’inginocchiava umilmente lì, mescolandosi 3000 VI| lungo sedile corrente all’ingiro. Si giungeva lassù passando 3001 XX| osservazione, che voleva essere ingiuriosa. Ma poi crollò il capo, 3002 IX| sapiente signore, ha una così ingiusta antipatia per il serpe? 3003 VII| e poi non c’è pericolo d’ingoiar polvere, come laggiù. Ritornerò 3004 XIX| contessa, aveva egli forse ingoiato un veleno? Ma così non la 3005 XIV| vecchi troupiers, tutto ingolfato nelle sue conversazioni 3006 V| campagnuolo avesse voluto ingombrarsi il cervello, asserragliare 3007 XVI| orecchietta; e questa a sua volta, ingombrata da[247] questo ritorno, 3008 II| Levate queste, ed anche ingrandite le finestre, immagina tu 3009 XIX| potè trattenere un gesto d’ingrata maraviglia. Se ne avvide 3010 XI| quelle, o per subitaneo ingrossamento delle corde del collo, si 3011 IX| di passione, sollevata, ingrossata da tutti gl’inconscii sofismi 3012 XV| Qui il signor generale ingrossava la voce, per rifare il discorso