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Anton Giulio Barrili Tra cielo e terra Concordanze (Hapax - parole che occorrono una sola volta) |
grassetto = Testo principale Cap. grigio = Testo di commento
3518 XII| se io non la intendo!~«—Mettici tutta l’anima, e t’intenderà 3519 III| una lettera del paese.~—Mettila là, su quella tavola. Chi 3520 II| accanto alla tua squadra; mettiti in fila anche tu. Il mare 3521 XII| voce, in certe pause che io metto nel mormorarle tra me; e 3522 XIV| tradizionale. In questo modo si mettono tutti d’accordo, nella più 3523 X| voi in Abissinia; noi a Metz e Strasburgo, voi a Trento 3524 XVII| vaporante all’aria tiepida del mezzodì gli acri[269] profumi dei 3525 XVI| globuli, di piastrelle, di microbii, di micrococchi, d’iniezioni 3526 XVI| piastrelle, di microbii, di micrococchi, d’iniezioni ipodermiche, 3527 V| andava lontana le mille miglia da ogni pericolo di galanteria. 3528 XI| farsi giudicare da qualche migliaio di lettori; scriveva per 3529 XV| volta può essere mutato, migliorato, trasformato da lei. Che 3530 XII| quel che mi avvenne. Ero a Milano, approfittando di una breve 3531 V| che è già stata fatta un milione di volte, senza riuscire 3532 XII| luce consola ancora dugento milioni di credenti, i più fervidi, 3533 II| colorata così, nella mota millenaria del periodo glaciale. Poveri 3534 XVII| braccio e tese la mano, minacciando col gesto, come già minacciava 3535 IX| intenso, così vivo, e così minacciato di morte imminente, sospeso 3536 XVII| minacciando col gesto, come già minacciava collo sguardo.~Maurizio 3537 Ded| pochino di certe raffiche minacciose, si rassegnano alla burrasca, 3538 XIII| che faceva sollevare più minacciosi che mai sulle guance i suoi 3539 VI| arroventatura, dove il rinvilìo del minerale del ferro e la concorrenza 3540 XII| protetto dall’egida di Minerva, la dea della sapienza, 3541 Ded| detto; nè io son riuscito a miniar lui con arte degna del tema. 3542 Ded| Avran su me l’impero!~Io minierò il Saltero.~L’uomo antico 3543 XII| dato a me conoscere che una minima parte; zolla bagnata, ciottolo 3544 VI| scoperta del vapore e il minor costo delle sue applicazioni, 3545 XIII| discordi concetti di una minoranza scettica al posto di quella 3546 XII| raggomitolati in globi minori, in pianeti, nuotando, vagando, 3547 II| pensiero, trascurando la minutezza delle parti, si ama anche 3548 VIII| in uno specchio, bambina miracolosa, e poi ditemi voi se è possibile 3549 VIII| momento vitale, quello a cui mirano e per cui respirano tuttavia; 3550 Ded| uomini di parte, credenti o miscredenti che vogliano essere: ma 3551 VIII| la vanità di tante cose miserabili, per cui gli uomini mediocri 3552 Ded| della terra; non dando ai miseri altro aiuto fuor che di 3553 XII| della mamma; un Dio tutto misericordie, tutto dolcezze, nella sua 3554 XII| ribattere. Un giorno la misi in un grave impiccio, la 3555 V| barcollando alla sua meta misteriosa, come gli ubbriachi a casa 3556 XVI| che s’avventavano, parole misteriose che apparivano sui muri 3557 XII| parlavate del mare, del mare misterioso e terribile, che può rifare 3558 XVIII| più alle mosse, prendeva a misurare con passi concitati il pavimento. 3559 XVI| era di cattivo umore, e misurava a gran passi, in diagonale, 3560 XV| farà bene. Quel prodigio di mnemonica, a buon conto, non sarà 3561 X| ben darmi una brigata di mobiles! E per riguadagnare il perduto 3562 III| era già per attaccare un moccolo, quando un gesto del compagno, 3563 Ded| discosto, tra Bussoleno e Modane, sotto le Alpi nevose, a 3564 Ded| fuori sentenze ed oracoli, mode, predizioni del tempo ed 3565 II| passato di là. Ci si vedeva il modellato dell’Apollo del Belvedere, 3566 VI| ferraccia arroventata, la modellava via via, la spianava, la 3567 X| mediocre infamia, come diceva modestamente il signor di Vaussana. Così 3568 V| del dubbio, cioè a dire la modica fede di quei grandi maestri 3569 X| anche la bambina, con le sue moine, con le sue vanità di[153] 3570 IX| stava fissa una immagine molesta, l’immagine che lo rendeva 3571 XX| più sottile e più lontano, molle, ondeggiante, come una salmodia 3572 IV| anche nella religione di Moloch?~—No, egli troverà che quella 3573 Ded| credo anzi che ci corra molt’acqua, e tutt’altro che 3574 I| lo aveva ammirato nella molteplicità degli aspetti, soavi e terribili,[ 3575 XII| nostri custodi parevano moltiplicare a bella posta le occasioni 3576 V| coi matematici, poi, e non moltiplico gli enti, che mi farebbero 3577 Ded| bisogno di lei; mentre le moltitudini, felicemente sciolte da 3578 XV| pareva che ogni sguardo momentaneamente sviato di quella moltitudine 3579 XV| alterezza; e vi veneri il mon[227]do, non potendovi mordere; 3580 XII| sdolcinatura da conventi di monache. Scrivo queste cose come 3581 Ded| ottenendo per via da tutti i monarchi, alternamente combattuti 3582 I| desiderato di chiudersi in un monastero, ma non aveva osato farlo, 3583 XVI| 239] ella pure, perdonata, monda di colpe, contenta? E fu 3584 Ded| che in mezzo a tante cure mondane onde fu troppo infrascata 3585 XV| menoma concessione al gusto mondano. Anche l’argomento del rispetto 3586 V| contare l’interesse della moneta. E non c’era verso di spillar 3587 X| egli, con un sospirone da Mongibello in procinto di dar fuori;— 3588 VII| tutti; il secondo parlò a monosillabi; il terzo, non so più a 3589 III| Veramente, per rompere la monotonia c’era l’ospite, il capitano 3590 XII| le voci?~«Tacque il canto monotono della folla: di là, dall’ 3591 XVII| erta, trovando da esperto montanaro i passi più facili, le scorciatoie 3592 XVIII| cuore. E crescendo questa, e montando, come fa certe volte, dal 3593 I| impoltronire nella sua bicocca montanina; non voleva finir cacciatore, 3594 XVI| che io ripigli l’uso di montare a cavallo. Le strade qui 3595 I| essendo egli di stazione a Montevideo, gli giungeva notizia che 3596 Ded| dare un corpo di dottrine morali purissime, suggellate dal 3597 XII| verso la conoscenza, la moralità, la giustizia, la civiltà 3598 XIII| di capelli lunghi e fini, morbidamente ricadenti in ciocche dorate, 3599 VI| resistere a quel desiderio morboso, non amando lasciarsi vedere 3600 XV| mon[227]do, non potendovi mordere; e l’ossequio suo non sia 3601 XVII| terrazzo. Ma il sorriso le morì sulle labbra, ed ella tremò 3602 XVI| chiamava il suo «intéressant moribond» e gli ripeteva la facezia 3603 XVI| voglio esser tua, viver tua, morir tua.—~Maurizio sorrise; 3604 XVII| Ella e lui erano stati per morirne. Ma ora non più. Ed ella 3605 XII| certe pause che io metto nel mormorarle tra me; e questo me le rende 3606 IX| sue, come versi di canzone mormorata tra la veglia ed il sonno.~— 3607 XVIII| la stanza, viva ancora di mormorate preghiere, di mal rattenuti 3608 V| braccia tutti i debitori morosi di San Giorgio. Il povero 3609 VIII| troppo bella per ogni povero mortale. Perchè di questa bellezza 3610 XIV| lasciava credere di annoiarsi mortalmente per tutt’altra cagione.~— 3611 Ded| antico era ricomparso tra le mortificazioni dell’asceta; ma l’asceta 3612 IV| ho letto Huxley, Buchner, Mortillet, Spencer, tutta la scuola 3613 VI| passeggiata degli[89] Inglesi un mortorio. Così tingiamo noi le cose 3614 XVIII| Maurizio.~Gisella aveva mossa la mano; ed egli aveva presa 3615 XII| al fioco lume dei ceri si mossero, levando di mezzo a quei 3616 XII| commuoverli, a forza di mostrarmelo in quell’atteggiamento di 3617 XVI| sicuramente più ch’egli non mostrasse di volerne avere. E allora 3618 V| se quella febbre si fosse mostrata ribelle. Ma che febbre era? 3619 IX| ospitalità.... la fiducia ch’egli mostrerebbe di avere in me.... C’è una 3620 VI| anco si fossero spartite in mostri e bellezze.~Maurizio accarezzò 3621 I| urlare e ruggire, quel mostro immane dai grandi occhi 3622 XII| favola nuova; così nelle mostruose teogonie dello Zendavesta, 3623 II| così, colorata così, nella mota millenaria del periodo glaciale. 3624 XVI| maggiormente sentito. Allora i moti disordinati, le fatiche 3625 XII| benedizione mi era, per lo stesso motivo, graditissimo il Salutaris 3626 VI| le belle! Graziosa nelle movenze, leggera nel passo, vestita 3627 XVI| altri termini, ritardati movimenti di sistole, troppo lunghi 3628 III| un masso, pascolando due mucche e una dozzina di pecore.~ 3629 I| giuoco? Ed egli già stava mulinando, in quei giorni di baldoria 3630 XII| chiamava, la gran vita, la multiforme vita, con tutte le sue voci 3631 XVI| certe pretensioni de hoc mundo, non aveva neanche scrupoli 3632 VI| da lei, come ad esempio mungere il latte e portarlo in paese. 3633 II| si vada, di dovunque si muova.~Il paesello di San Giorgio 3634 XVII| intenderlo, e gradire l’omaggio, muovendosi leggero leggero, quasi per 3635 XVII| lieve del suo buon sonno, si muovevano lenti i chiari smeraldi 3636 II| lavoro, coi libri, le carte murali, gli atlanti, e tutto l’ 3637 XVI| misteriose che apparivano sui muri di un ignoto edifizio, voci 3638 VI| essa confonde; i nostri muriccioli si veston d’edera e di lucertole; 3639 VI| le nostre redole fatte a musaico di sassolini a due tinte, 3640 XVII| alcuni minuti. Lungo le muscose pareti della stretta per 3641 III| amuleti, stoviglie, tutto il museo dell’ufficiale di marina 3642 X| Aveva sentiti i tamburi, le musiche militari; si era tuffato 3643 VII| altro di buona voglia il musino a quella graziosa mamma 3644 III| marito e ai suoi grandi mustacchi, di cui sembrava infatuata, 3645 IV| ho avuto da consigliare mutamenti[57] nella sua educazione. 3646 IX| quattro leggi, che passano e mutano, oggi più spesso e più facilmente 3647 III| ricordo, poichè desidero di mutarlo in una buona stretta di 3648 XVII| insenature delle balze, nel mutarsi dei piani in lontananza; 3649 XVI| lungamente in balìa, che non mutassero più la visione. Fu quello 3650 XV| si rivede ancora? sareste mutati voi, da quelli di prima?—~ 3651 X| faceva anche peggio. Si mutava la disposizione dei mobili 3652 VI| flagrante di lunghe occhiate, di mute adorazioni; quel covare 3653 XVII| fatta la legge, tela caduca, mutevole e vana; Dio ha fatto l’amore, 3654 XVI| senza fine; per quel giorno mutò perfino il posto alla predica; 3655 II| consistere la nobiltà nella mutria. Erano compagni di scuola, 3656 Ded| trionfo per collegarsi tosto a mutua difesa coi potenti della 3657 IV| questa povera specie uma[58]na. Non fare ad altri quel 3658 III| Licurgo Cavalli, e che a Napoli era stato perfezionato dalla 3659 XII| che il mondo conosca. Mi narrano che il suo profeta fosse 3660 XII| impostore, ed io lascio che narrino; ma dentro di me, se mi 3661 VI| argento; poi, per non far nascer gelosie, ne diede altre 3662 III| di servizio. Nizzardo di nascita, aveva raggiunto il grado 3663 XV| cerca, li scova, dovunque si nascondano, li abbaglia, li accieca».—~ 3664 V| faccia sul suo telaino, nascondendo la ciglia. Quando le alzò, 3665 VII| per chiudervi in casa, per nascondervi ad ogni vivente. Ma non 3666 XX| qualche volta per la nebbia, nascose la busta delle pistole, 3667 VI| il labbro superiore ed il naso di quel piccolo sbadato.~— 3668 VI| figura giovanile; rosso il nastro del suo cappellino di paglia, 3669 II| presto. L’aria fine dei monti natali carezzava le guance del 3670 IX| sacrificare a quattro leggi umane, nate dal fatto materiale della 3671 XX| cuore così facilmente, così natu[302]ralmente, il bisogno 3672 XII| siriaco, attraverso il culto naturalistico di Adonai, fosse rampollata 3673 I| galleggiasse a sua posta, e naufragasse al primo scoglio. Lassù, 3674 I| presto gliene era venuta la nausea. Tutti giuochi, superficialità, 3675 XV| senso di dolciume smaccato e nauseabondo alla gola. In uno sforzo 3676 V| dello Stato vuol essere.—~Nauseato del fornaio arpagone, ma 3677 V| per guarircene, che delle nazioni civili si studiano di restituire 3678 | ne’ 3679 IV| dispensarli da una visita inutile. Neanch’essa li può soffrire. Mio 3680 XII| in astronomia. Una gran nebulosa si è formata; nuotando, 3681 Ded| quella sua leggenda: «ultima necat» che fu la prima frase latina 3682 XII| di secoli che sarebbero necessarii alla evoluzione, per far 3683 VI| canizie va rispettata, non si nega; ma ella non pretenda che 3684 VI| bella, e Maurizio non voleva negarlo, dopo averlo riconosciuto 3685 V| origini Romane, che dopo aver negato ogni fede a Tito Livio e 3686 XIX| la faccia con le palme, negava, fuggiva disperata dalle 3687 VII| che non è vero.~—E non lo negherò. Ma come lo sapete voi?~— 3688 XIII| che una scarna selva di negre aste intirizzite! Maurizio 3689 VI| cancellata da quella gran nemica d’ogni arte che è la santa 3690 | nemmeno 3691 II| si addormentava alla sua nenia dolcemente monotona.~Albertina 3692 XI| passò a seconde nozze con Neottolemo, e in terze con Eleno.[157]~ 3693 V| di cattivo umore, tanto nervoso da non lasciar passare il 3694 VII| faccia ha da esser sempre netta e tersa come uno specchio, 3695 Ded| rami secchi al peso delle nevi invernali, all’azione dei 3696 V| tenerumi, smancerie, sve[70]nevolezze in ogni discorso. I mariti 3697 Ded| e Modane, sotto le Alpi nevose, a sentir cantare gli aquiloni 3698 XVII| a Maurizio, ben vie[258]ni. Frattanto, sul margine 3699 II| laterale, dentro una gran nicchia protetta dalla sua invetria[ 3700 XVI| ornitologia. Non parlavate che di nidi tra i rami, di passere, 3701 XIX| voleva dormire, dormire, e nient’altro. Andato a rinchiudersi 3702 | Nihil 3703 XVI| brutta cosa della me[254]ningite è stata scongiurata dal 3704 II| occhi e nella bocca della Niobe di Scopa; non c’era insomma 3705 IX| specchi quante erano le sue nitide squamme rinfrangeva in vivaci 3706 II| di San Giorgio, era una nizzarda, andata giovanissima lassù, 3707 II| non faceva consistere la nobiltà nella mutria. Erano compagni 3708 XVII| stare gli invogli delle nocciuole; ma componeva mazzetti di 3709 XVII| nuovi, o quasi: un’arca di Noè, fabbricata a Norimberga, 3710 V| comando in ogni cosa, fosse noiato di sentirsi contraddire.~ 3711 V| e di là sarebbe tornata?~Noiosa condizione di un uomo messo 3712 XIII| ad occuparlo. Ma tutto è noioso per lui, quello che non 3713 Ded| Orsini, aspra guardia di Noli. Ad un certo punto, e di 3714 Ded| strada maestra. O acqua ben nomata, veramente fresca, ristoratrice 3715 XVII| ventaglio. Quei graziosi e ben nomati ricami della natura piacevano 3716 II| Sospello di Vaussana, il nonno di Maurizio. In quella cappella, 3717 XVII| arca di Noè, fabbricata a Norimberga, con otto o dieci animali 3718 VII| E ne siete ritornato di nottetempo, come un malfattore, per 3719 XVI| troppo pensare delle ore notturne, Maurizio fu colto dalla 3720 | nove 3721 Ded| pura, come tutte le cose novelle! Io non sogno più solamente 3722 XV| non così la pensava il suo novo ascoltatore, che torse le 3723 X| garbatamente delle scuse, che ogni nube era dissipata, e che egli 3724 XX| Io non vi avevo promesso nul[308]la. Mi avevate chiesto 3725 VI| erano i martinetti assai più numerosi; e per foggiare il ferro, 3726 XVII| dell’indaco stemperato, nuotavano pagliole d’oro, simili alle 3727 V| discussione e sottoponga nuovamente ad esame, distruggendo, 3728 XVI| intese, essendogli ve[251]nuta vicina, al desiderio ch’ 3729 XII| ella contenta dei cuori, nutre delle speranze e forma delle 3730 XVI| uccellini, e avete bisogno di nutrirvi più spesso. Questo ve lo 3731 XVII| altra; due giorni di dieta; nutritevi di più, ed altre cose simili. 3732 V| intanto, ed una miglior nutrizione: due cose che al solito 3733 XVIII| luce grigia d’una giornata nuvolosa. Il letto, il piccolo letto 3734 XII| ancora che ci sono dei giorni nuvolosi e delle notti burrascose. 3735 XVIII| gelosamente[276] nel suo forziere nuziale) rinfrescava l’aria al viso 3736 XVI| stato da prima in orgasmo. Obbedì, come un bambino buono al 3737 XI| il suo buon desiderio di obbedirla; le stesse imperfezioni 3738 XVIII| il vecchio, ritraendosi;—obbedisco. Ma voi salvatela, dottore, 3739 Ded| il dovere, tra la natura obbedita e la legge violata. Intorno 3740 XV| venirci meno. Di quella obbligazione morale il predicatore aveva 3741 Ded| pugne dell’alma:~A te l’obblìo degli uomini~E la cristiana 3742 XII| dopo tanti e tanti anni d’oblio volontario.~«Le avevo imparate 3743 VIII| Capitolo VIII.~Celeste oblìo.~Ci sono parole nei vocabolarî; 3744 XVI| ad ogni modo, principiis obsta, non è vero? E quale è la 3745 XX| macchia di abeti, volgendo gli oc[306]chi di qua e di là, 3746 XV| ex abrupto, levandosi gli occhiali e deponendo sulla tavola 3747 Ded| felice della nostra Liguria occidentale, il più antico e il più 3748 II| giorni di festa, e più, all’occorrenza, secondo la durata degli 3749 XII| sdoppiamento diventi legge di vita, occorrono miriadi di secoli. Andiamo 3750 V| baffi, e il generale, per occupare in qualche modo il silenzioso 3751 XIII| interessi potrebbe bastare ad occuparlo. Ma tutto è noioso per lui, 3752 XI| robaccia! non meritavano di occuparsene troppo. Nella biancheria 3753 VII| che la convalescente si occupasse di nulla.—Vogliamo far tutto 3754 II| camerette che aveva ancora occupate la notte prima di andare 3755 III| tre giorni, che Maurizio occupò degnamente in cento piccole 3756 I| gloria del sole sorgente sull’oceano, siede nella porpora accesa 3757 | od 3758 XV| sogghigno, e dietro a lei ode gittata la parola di spregio? 3759 Ded| italica primavera al genio di Oderisi da Gubbio e di Franco Bolognese. 3760 Ded| nel tempio di Gerusalemme, odiato ugualmente da Scribi e da 3761 XVIII| e così soffrendo sentì l’odio antico montar su, montar 3762 IX| poligono. Amico mio, è l’odor della polvere che inebria 3763 XIV| calici, dischiusi a lei, odoranti per lei.~Qualche volta, 3764 XV| che del fanciullo non si offenda la vista con la scena di 3765 XV| in qualche sfuriata, da offendere, da turbare, da commuovere 3766 XII| alle porte del cielo. Non offenderò, spero, le timorate coscienze 3767 XIX| Maurizio; ma non aveva da offendersi per così poco.~—Egli aveva 3768 XV| candidamente la prole! «Non offendete colla impurità della lingua 3769 X| hanno principii che non si offendono impunemente: la coscienza 3770 XIV| fino a Genova.~—Ritorno offensivo, dunque? E come sono ora 3771 II| che certi inglesi avessero offerto di pagarlo a peso d’oro; 3772 I| quelle erano poi sempre offese alla gran legge dell’universo. « 3773 I| sognato d’impalmare la gloria, offeso un giorno nella sua dignità, 3774 VI| più su ed alle spalle dell’officina un belvedere, specie di 3775 I| striscia tenue che non vi offre il colore stridente nè i 3776 XIX| servitore, che veniva ad offrirgli l’opera sua.~—Signor conte,— 3777 Ded| ritornare al libro che ti offro, esso sarà giudicato come 3778 XV| quelle che i piccoli paesi offrono più facilmente alle persone 3779 XVI| e tanto più lo temiamo oggidì, che il giornalismo ci confonde 3780 II| e alla gloria antica le ogive del Trecento.~—Cara mia,— 3781 XIII| andare verso un bosco d’olivi, a pregare, sentendo nel 3782 XIII| inverno, come i roveri e gli olmi, i frassini, i tigli e i 3783 IX| certamente egli aveva già oltrepassate, per ritornarsene a casa.~— 3784 XIX| raggiungerlo; gli venne a pari, l’oltrepassò, e si volse a guardarlo. 3785 I| più fatta per godere gli omaggi della cavalleria che quelli 3786 IV| cappellino di paglia in capo, l’ombrello da sole in mano e una borsa 3787 II| torsione in avanti degli omeri, nè la uscita fuori di squadra 3788 VIII| arrovesciata la bionda testa sull’omero, porgeva la bianca gola 3789 IV| antropopitèco. Passi per noi ominacci!~—Ed ecco, ora puoi andare, 3790 | omnes 3791 | omni 3792 IX| tentò di parlare. Quell’onda di passione, sollevata, 3793 XII| crepuscolo, mi venne un’ondata di musica, voci umane all’ 3794 III| luminoso, più morbido, più ondato; e quei capelli formavano 3795 VIII| parlato dell’amor suo per onesta sincerità, per risoluto 3796 XV| Dio, e di educare non pure onestamente ma ancora candidamente la 3797 XV| osserva la legge, si riconosce onesto; della donna virtuosa, insospettata 3798 Ded| natura, parlante a lui l’onnipossente linguaggio da quelle stesse 3799 XV| volentieri della virtù che onora l’uomo accostandolo al cielo, 3800 I| sue prove anche lui, da onorare l’Italia, questa lunga penisola 3801 XX| nel nome di quel vecchio onorato che dorme la sua gran notte 3802 Ded| maraviglioso; riuscendo agli onori del trionfo per collegarsi 3803 XVII| ombre discrete i rami degli ontàni e dei salici, onde erano 3804 Ded| con quel lembo di cielo opalino, con quella lista di mare 3805 XV| ed ammettiamo che in lui operasse una specie d’istinto. Del 3806 XII| soggiungeva che se tutti operassero il bene, il male si estinguerebbe, 3807 XVIII| padiglione di stoffa azzurra operata, con trine di vecchio oro, 3808 III| disse.~Com’ebbe finita l’operazione per cui si era inerpicato 3809 XVI| alle ordinazioni, alle operazioni, con una prontezza mirabile, 3810 XVIII| anisato di ammonio. Era di una operosità portentosa, il bravo dottore. 3811 XII| della combinazione di due opposti elementi.~«Frattanto, io 3812 VI| dell’Aiga; andava dal lato opposto, verso la Sisa, una balza 3813 XVI| digestione. Ha l’affanno, l’oppressione, una specie d’incubo che 3814 XV| istante con lui, sentendolo oppresso dalla irruenza del pensiero 3815 VIII| dal brutto pensiero che opprimeva da più giorni la mente del 3816 Ded| aspetta di fuori sentenze ed oracoli, mode, predizioni del tempo 3817 Ded| debba vivere accanto[xv] con oraziana serenità, rinfreschi e purifichi 3818 Ded| sua casa fece scolpir l’oraziano: «Nihil est ab omni parte 3819 XV| quaresimalisti, anche valenti. La sua orazione era tutta misura e grazia, 3820 | Orbene 3821 XVII| schizzargli fuori dalle orbite. Se in quel punto lo avesse 3822 XIV| campo e degli uffiziali d’ordinanza. La galanteria militare 3823 XVII| Maurizio si divertì ad ordinare in varie forme parecchi 3824 III| spendere le sue licenze ordinarie e straordinarie presso l’ 3825 XII| senza neanche curarmi di ordinarle, di aggraziarle; che forse 3826 I| il comandante non aveva ordinata, che anzi aveva biasimata. 3827 I| ristrette ad un solo ufficio, ordinate ad una sola utilità, in 3828 XVII| San Giorgio, sicuramente ordinava un’altra applicazione di 3829 XVIII| giorni aveva preso a fare per ordinazione del medico. Spaventato accorse, 3830 XVI| correva ai rimedii, alle ordinazioni, alle operazioni, con una 3831 VI| santa madre natura. Noi ordiniamo, ed essa confonde; i nostri 3832 XVI| antipirina, alla fenacetina; poi ordinò ghiaccio alla testa, ghiaccio 3833 XII| si rispose con qualche oremus, con qualche versetto latino; 3834 III| improvvisamente a morire, lasciando orfana l’unica figliuola Gisella. 3835 XII| fermento chimico si muti in organico; e qui la supposizione batte 3836 XVI| quanto era stato da prima in orgasmo. Obbedì, come un bambino 3837 IV| erexit Voltaire»; un po’ orgogliosa, per dire la verità, ma 3838 XIII| un paese nuovo, un paese orientale, che riconoscevo benissimo, 3839 XIV| al biondo, e dei languori orientali nell’occhio. Come le preferite 3840 XX| una dichiarazione in due originali. Firmerete anche voi. Eccoli 3841 Not| ortografia e la punteggiatura originarie sono state mantenute.~Sono 3842 XII| la sua chiara, umilissima origine materiale.~«Adagio, con 3843 V| preziose citazioni, Les Origines del Pressensé. Buoni libri 3844 III| abisso, con quel lastrone orizzontale, vero labro di granito, 3845 I| vastità sconfinata degli orizzonti, nella infinita varietà 3846 IX| se non una bambina, un ornamento della casa, una compagna 3847 XVIII| letto; la sua stanza, tutta ornata di fiori e di doppieri, 3848 XVI| particolarmente sul capitolo dell’ornitologia. Non parlavate che di nidi 3849 XVII| Sono così metodici, gli orologi! Per uno che corre, quanti 3850 XV| nostre. Certo, è soffrire orrendo, per una donna, e può parerle 3851 XV| qualche volta si muta in orribil tragedia. E poi, che giova 3852 XI| strani, che non mi parvero orribili. Ma che cosa sapevo io del 3853 Ded| voltata di Bergeggi e il monte Orsini, aspra guardia di Noli. 3854 V| dopo tutto, scismatica: «l’orthodoxie c’est ma doxie à moi; l’ 3855 V| che consistesse la vantata ortodossia della religione sua, che 3856 XV| egualmente opportuna. L’ortodossìa di Maurizio non badava a 3857 V| opinioni del passato siete ortodosso; io sono tale con quelle 3858 Not| Nota del Trascrittore~L’ortografia e la punteggiatura originarie 3859 XVI| ches de couteau avec vos os, on en fera des jeux de 3860 XV| dottrine degli empi. Non osano presentarsi, arrossiscono, 3861 XIII| respirare, e le sue labbra osarono atteggiarsi ad un mezzo 3862 XIV| pena. Ma quale? Egli non osava neanche dirlo a sè stesso; 3863 XI| quanto è che ci penso, e non osavo domandartelo? Rizio è l’ 3864 XII| possa formarsi la camera oscura dell’occhio, tanto delicato 3865 IX| farsi ascoltare, prima di oscurarsi e di spegnersi. Queste contradizioni 3866 XII| ondeggiante ad un soffio, oscuro compromesso tra il raziocinio 3867 IX| confuso la fronte.—Come oserei ritornare lassù, ora?... 3868 II| incontro da quelle gole ospitali!~Sei tu, non è vero? sei 3869 IV| lasciargli queste quattr’ossa?.... Ma non ne abbiamo nessuna 3870 VI| umiliazione di andare ad ossequiare quell’orso bianco! La canizie 3871 XV| non potendovi mordere; e l’ossequio suo non sia minore di quello 3872 XV| uomo virtuoso, l’uomo che osserva la legge, si riconosce onesto; 3873 XVI| credente non era uno stretto osservante: andava in chiesa; e levato 3874 VI| solamente si era accontentato di osservare, molto filosoficamente, 3875 Ded| causa prima dell’universo; osservate la legge morale, com’ella 3876 XV| non abbia in mente e non osservi il precetto? Ma è necessario 3877 XI| strepita, tempesta, che pare un ossesso. Ed anche quando non è di 3878 | ossia 3879 XII| di mezzo a quei ceri un ostensorio; si udì un movimento simultaneo, 3880 XV| luogo, per[214]fino nelle osterie, si facevano confronti fra 3881 XV| aspro, mettendo una cura ostinata, feroce, un vero accanimento, 3882 XVI| valvola bicuspidale dell’ostio auricolo ventricolare sinistro.~— 3883 XVI| passi, in diagonale, gli ottanta e cento metri quadrati del 3884 XV| seguente anche lui a vedere l’ottava maraviglia. Non si avventurò 3885 Ded| sè l’impero del mondo, ed ottenendo per via da tutti i monarchi, 3886 XI| martirio bisognerebbe pure ottenerlo di là. Averne la speranza 3887 XX| dentro, finalmente, egli ottenne ciò che da sei giorni desiderava 3888 VI| bastava una derivazione, ottenuta dall’arte: e il canale che 3889 VII| notizia. So bene che avrei ottenuto; ma per tante ragioni non 3890 VI| che quel piccolo strumento ottico non gli parve bastante. 3891 III| scorciatoia del bosco.~—Ottimamente, da astuto nemico che conosce 3892 II| domestici avevano conservato ottimi i cuori. Restavano naturalmente 3893 | ovunque 3894 XIV| Felice il generale, che negli ozi del suo castello aveva da 3895 III| grazia corretta di Masaniello Pa[52]rise. Alla pistola batteva 3896 VIII| pace era fatta. Ma se le paci erano facili, erano anche 3897 XIV| guastare il disegno di una pacifica gita a San Giorgio[204] 3898 XII| io mi ero a grado a grado pacificato. Seguitavo a leggere, ammirando 3899 XII| In quest’altro studio di pacificazione son durato un pezzo, non 3900 X| quartierino di Maurizio, il padron di casa aveva voluto dirigere, 3901 XIV| conducono a Roma?~Il gran camino padronale della Balma non aveva avuto 3902 XVII| Nulla, nulla;—rispose egli, padroneggiandosi a stento.—Dei fiori, per 3903 XVI| ritornati a galla, ridiventati padroni del campo.—~Bisognava lasciargli 3904 III| un millimetro di meno; e paf, era un centro senza fallo.~ 3905 VI| sfarzosamente vestita, con le guance paffute e rosse, gli occhi di smalto 3906 VII| ed io allora, stizzito, pagai; ma invitandolo a non dire 3907 VI| pascoli per cui dovevano pagare cinquecento lire ogni anno 3908 II| inglesi avessero offerto di pagarlo a peso d’oro; la solita 3909 V| se non pagheranno loro, pagherò io.~—Quand’è così, non parlo 3910 XVII| indaco stemperato, nuotavano pagliole d’oro, simili alle vene 3911 XV| sian terse le spade; nè vi paia fatica di farle brillare. 3912 VI| filato, con certi occhi che paion diamanti. Ma lasciamo star 3913 VII| perfino le uova, gittate nel paiuolo dell’acqua bollente. Quelle 3914 III| doveva parere uno di quei paladini di Carlomagno, che potevano 3915 XVII| aspretto, non dispiacevole al palato. E non era egli un bambino 3916 VI| se ne partiva sdegnato, palesemente sdegnato, senza aver preso 3917 XIX| sempre capace di mettere una palla nel bersaglio, senza puntare, 3918 XIX| ribellione al dolore. Si sentiva palleggiato, travolto di visione in 3919 XX| dentro, e i sorrisi, come pallide viole alpine, le fiorivano 3920 VI| ancor giovane, dal viso pallido, ma dall’occhio vivace, 3921 XVI| poc’anzi aveva notato il pallore. Ma per allora non discerneva 3922 Ded| poggiata la faccia sulla palma della mano, pensa il povero 3923 I| rimasti incagliati. Quattro palmi di sàgola avevano dato ragione 3924 I| liquida e senza solco, che palpita e porta, mobile, gloriosa 3925 VIII| stretta tra i denti, si vedeva palpitare con ritmo accelerato la 3926 XVII| gemme viventi, indaco ed oro palpitavano balenando; ed ogni palpito 3927 XVI| scintillanti, e una tale palpitazione al cuore dell’infermo, da 3928 VII| cassetto. Bene, è anche qui il pan bigio, che mi piace tanto. 3929 XIX| sorrise perfino al Pinaia, al panattiere arpagone, che gli rammentava 3930 XVII| trovarla, era gittato un pancone, che faceva ufficio di ponte. 3931 XVII| gridò ella, aggrap[271]pandosi spaventata alle braccia 3932 XV| Giovanni e le epistole di san Paolo; due autori che il quaresimalista 3933 XI| in te? Soffro, amico mio, paragonando questi brevi momenti alle 3934 XVIII| prolungarle l’agonia. Erano paralizzate le contrazioni del cuore; 3935 XIII| ridicola, affogato in quei suoi paramenti! Vestito della tonaca nera, 3936 XVII| dicendo, muoveva verso il parapetto, e si chinava a raccattare 3937 II| Così videro sfilare in parata tutto quanto il paese; e 3938 VI| cura di foggiare i nostri parchi, di svariare i nostri giardini? 3939 III| quel lungo intervallo, il parco, il giardino, l’orto, il 3940 XIII| non è capace dell’altra, parendomi già molto se sono nella 3941 III| non aveva nessun’aria di parentela con la cugina di Maurizio.~ 3942 XIX| Voleva infatti esser ilare, parerlo a tutti, in paese; che il 3943 XII| creativo venne ancora a parermi necessario. Quest’atto io 3944 IV| filo.... Nondimeno, per non parervi battuto e contento, vi dirò 3945 XVI| desiderio ch’egli mostrava di parlarle, allo sforzo che faceva 3946 XVI| valeva neanche la pena di parlarne. Non istò forse bene, ora?— 3947 XII| perchè non è più una lingua parlata tra gli uomini, dev’essere 3948 XV| timidamente Maurizio.~—Ah sì, parlatemi dell’umiltà dei frati!—gridò 3949 XV| esser quasi l’ora. Di che parlerà oggi il padre Anselmo?~— 3950 XIII| sciogliesse in un nembo di paroloni.~La contessa Gisella ritornò 3951 Ded| consorzio il senso morale parrà necessario a chi pensa; 3952 XVII| ben vero che l’eternità parrebbe anch’essa un istante, e 3953 XII| positive esistenti mi siano parse altrettante incarnazioni 3954 XV| silenzio, che gli erano parsi secoli.—C’è il piccolo Vittorio 3955 VIII| per voi.—~Maurizio rideva, partecipando con tutta l’anima a quei 3956 XII| la sorte di assistere, di partecipare ad una grande giornata navale; 3957 XVIII| mosso, infatti, nè alla partenza di don Martino, nè all’andare 3958 VII| coi suoi cari ragazzi. Non partirò per altro, senza aver bevuto 3959 II| ingiustizia, tu dici; meglio così. Partivi fidente, ritorni disingannato, 3960 XI| molto strani, che non mi parvero orribili. Ma che cosa sapevo 3961 X| Trieste, che bel fatto! et pas plus malin que ça.—~Così 3962 III| stava seduto su d’un masso, pascolando due mucche e una dozzina 3963 V| appena veduto qualche volta pascolar le sue bestie sui greppi, 3964 VI| quel magro podere e quei pascoli per cui dovevano pagare 3965 XVI| domandò brevemente:~—Precetto pasquale?~—Sì,—rispose Albertina,— 3966 XII| vivevo laggiù tra continui passatempi, senza pensieri, felice 3967 XVII| dovesse badare a tutte le passeggere irregolarità dell’organismo, 3968 XV| Non è stato che un male passeggero.... qui;—soggiunse ella, 3969 XII| minuti. Se il prefetto, passeggiante di continuo in mezzo alla 3970 XVI| veduto comparire Maurizio, il passeggiatore si fermò, prendendo un’aria 3971 XII| senza desiderio di più. Passeggiavo una sera, per far l’ora 3972 XVI| sicuramente: ma potevano esser passeggieri. Il medico non voleva pronunziarsi 3973 XVI| che di nidi tra i rami, di passere, di lucherini, di cardellini; 3974 V| rendita che mi fa vivere ci passerebbero in un mese.[78]~—Lei ha 3975 VI| gli scriccioli, i merli, i passeri solitarii avessero avuto 3976 XIII| visite in chiesa non mi passino in uso!~—Lo credete, generale?~— 3977 XVI| le fatiche protratte, le passioni, specie se afflittive, avendo 3978 III| lei, ma buona, una vera pasta di zucchero, felicissima 3979 V| il potentissimo fornaio e pastaio di San Giorgio, un proprietario 3980 V| gli studi fisiologici del Pasteur, lo avevano ricondotto in 3981 XIII| C’è il vescovo in visita pastorale, come dicono. Mia sorella 3982 IX| sentito cantare.[140]~—Tutti i pastori cantano, quando son soli;— 3983 XX| fretta; sotto un leggero pastrano che portava qualche volta 3984 XIII| e profondo com’era, non pativa d’insofferenze nè di egoismo; 3985 XX| siete sul vostro.~—Tra due patrie,—osservò il Dutolet, incamminandosi,— 3986 I| ad ogni fermata nei porti patrii: ma presto gliene era venuta 3987 XVIII| chiostro della chiesuola patronale, dove già riposavano tante 3988 XI| desiderare di più.~—Ahimè, quali patti!—esclamò Maurizio.—E se 3989 IX| il vuoto con tutte le sue paurose oscurità. Ma c’è ancora 3990 XII| inflessioni di voce, in certe pause che io metto nel mormorarle 3991 II| rosso e dell’incarnato, del pavonazzo e del cremisi, del salmonato 3992 XI| nervi! Il generale non era paziente per natura: non solo ogni 3993 IX| amava quella donna, l’amava pazzamente; e non era colpa sua, ma 3994 XIX| sconvolto, agitato da sogni pazzi, da visioni terribili, da 3995 XV| non abbia detto: «va, non peccar più», non isperi di sollevare 3996 XVI| Ettore! Voi dite i miei peccati.~—Ed anche quella era stata 3997 III| mucche e una dozzina di pecore.~Trovato facilmente il passo, 3998 III| il tempo benissimo, e il peggiore dei nemici non avrà modo 3999 XVII| Hanno veduto nell’iride il pegno dell’alleanza tra Dio e 4000 XV| barba biondiccia venata di peli bianchi, più macilento che 4001 IV| un’aria graziosissima di pellegrina. La bella signora dagli 4002 Ded| rompente con paterno amore ai pellegrini di Emaus quel pane quotidiano, 4003 X| faceva fremere; e questo pen[143]—siero gli ritornava 4004 XVIII| grandi pieghe della cortina, pendeva in isporto una tavola antica, 4005 XV| mentre tutti gli ascoltanti pendevano dalle labbra del monaco, 4006 II| piazza, che scende larga in pendìo, la mèta del suo viaggio, 4007 XII| vista, sentii l’invisibile, penetrai l’inconoscibile. Il mondo 4008 III| nemici non avrà modo di penetrare qua dentro.—~Maurizio aveva 4009 VI| intensa, che lo aveva tutto penetrato, ad una certa stretta di 4010 XV| accenti nuovi e profondi che penetravano al cuore. Parlava caldo, 4011 I| onorare l’Italia, questa lunga penisola che pare una gran nave imbozzata 4012 XVI| ascoltate ed assolte parecchie penitenti. Rivolti gli occhi all’altar 4013 XV| possedeva per quel periodo di penitenze, di digiuni e di esercizi 4014 XII| cose come mi vengono alla penna, senza neanche curarmi di 4015 II| fieramente levati i loro pennacchi verdi cupi, in attesa di 4016 Ded| Franco Bolognese. Deposti i pennelli, poggiata la faccia sulla 4017 XII| dubitare della scienza, pensandola insufficiente a scio[177] 4018 XX| in chiesa. Avrebbe dovuto pensarlo prima; sua sorella stava 4019 VI| ritrovò più presto che non pensasse fuori dell’uscio. Troppo 4020 XIII| Ed anche voi, adorata, pensateci; non vi è mai occorso di 4021 IV| vicinato che fosse un libero pensatore, che leggesse il Voltaire,