Luciano Zuccoli
Il maleficio occulto

PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

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PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

 

Dopo Roberta, romanzo pubblicato nel 1897 a Milano ed oggi esaurito, io mi son taciuto circa quattr’anni, quando appunto lo sforzo ostinato del lavoro e la tranquilla costanza eran per darmi qualche ricompensa. Chiamato da Firenze a Modena per fondare e dirigere un giornale politico quotidiano, vi rimasi dal 1898 al 1900, non senza peripezie, che quei di Modena conoscon bene ed ancor oggi rammentano. Solo a Roma, nell’autunno del 1900 potei riprendere e condurre a termine il presente lavoro e pubblicarlo dapprima in appendice della Tribuna, dal 18 agosto al 10 settembre 1901.

So che, ritornando alla letteratura, ho fatto male. Un autore che tace, è uno scrigno chiuso, e nulla vieta, anzi tutto concorre a far credere che i più inestimabili tesori vi sian gelosamente custoditi. Un autore che pubblica, è uno scrigno aperto: e vi si avventan tutti gli sguardi, e tutte le aspettazioni rimangon deluse.

So, dunque, di aver fatto male riprendendo la serie dei miei lavori letterari, e la critica giungerà presto a confortare questa mia spontanea e sincera dichiarazione. Roberta aveva lasciato uno strascico di discussioni e di speranze, le quali avrebbero potuto essere guanciale sufficiente ai miei sonni quieti forse, ripubblicandola e ritoccandola a mano a mano che se ne esaurivan le edizioni, mi sarebbe stato comodo e facile acquistarmi con quello e con gli altri romanzi che lo precedettero, una fama discreta di autore sdegnoso e superbo, capace e nolente.

Ma perchè?

A dispetto dei molti disinganni dei quali l’Arte e l’Italia son larghe dispensiere, m’è rimasto il «vizio» di scrivere, e poichè non sempre l’articolo pel giornale e la novella giovano a esprimere interamente un pensiero, ho lavorato con fiducia, forse con l’incoscienza di tutti gli artisti, a questo romanzo, e temo che presto mi metterò a un altro.

so, veramente, ciò che io ne attenda, se non forse una nuova conferma dell’adagio che comunque sia un libro e qualunque il merito dell’autore, si troveranno sempre nel mondo dieci persone per lodarlo e dieci per condannarlo, tutti in buona fede.

 

Roma, 1902.

L. Z.



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