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Clara si levò d’improvviso.
– Taci, – disse. – Egli ritorna!
Io mi arrestai ascoltando: si udiva una carrozza avvicinarsi velocemente.
– Verrà qui? – domandai.
– No. Riaccompagna miss Lucy...
– E miss verrà qui? – domandai di nuovo.
Andò alle porte, le chiuse a chiave rapidamente, e tornò verso di me.
– Che fai? – dissi. – Tutti sanno che tu sei con me...
– Non importa, non importa, – rispose Clara. – Non m’importa più di nulla; pensino ciò che vogliono. Non uscirai se non quando avrai narrato tutto...
La guardai era pallidissima; il seno le ansava, le tremavano le labbra. Quello spavento indicava forse la mia vittoria prossima, la sua salvezza.
– Bevi, – dissi offrendole una coppa in cui avevo versato dell’acqua. – Bagna le labbra.
Ella accostò la tazza alla bocca; io bevvi ciò che rimase.
In anticamera risonaron delle voci, mentre in istrada la carrozza riprendeva la sua corsa. Bussarono all’uscio, e s’udì miss Lucy.
– Sono tornato, donna Clara. Avete ordina?
– Sì – rispose Clara, accostandosi alla porta senz’aprirla. – Vogliate dire a Geltrude che vada a letto senz’aspettarmi...
– Va bene, va bene, donna Clara, – rispondeva già miss Lucy: e aggiunse con voce insolitamente gaia: – Molto bella, la spettacola!
Poi s’allontanò, e la casa tornò nel silenzio.
– Ora, siamo liberi, fino all’alba, se occorre, – disse Clara. – Non sei stanco Puoi continuare?
– Che pensi? Le domandai con impazienza...
Ella fece un gesto, perduta; in quell’attimo era mia, io le aveva trasfuso tutti i miei pensieri, io la faceva vibrare con le mie parole, io la conduceva per mano attraverso il laberinto d’anime oscure...
– Se ti salvo, – le dissi stringendomela al petto con veemenza, – morirò di gioia.
Ella sorrise un poco e si sciolse dall’abbraccio.
– Continua, dunque, – riprese. – Non ti interromperò, lo prometto. Ho bisogno di sapere. Sarò buona come una bimba. E s’adagiò sul divano, affranta.