Luciano Zuccoli
Il maleficio occulto

VIII.

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VIII.

 

Clara si levò d’improvviso.

Taci, – disse. – Egli ritorna!

Io mi arrestai ascoltando: si udiva una carrozza avvicinarsi velocemente.

– Verrà qui? – domandai.

– No. Riaccompagna miss Lucy...

– E miss verrà qui? – domandai di nuovo.

– No, – ripetè Clara.

Andò alle porte, le chiuse a chiave rapidamente, e tornò verso di me.

– Che fai? – dissi. – Tutti sanno che tu sei con me...

– Non importa, non importa, – rispose Clara. – Non m’importa più di nulla; pensino ciò che vogliono. Non uscirai se non quando avrai narrato tutto...

La guardai era pallidissima; il seno le ansava, le tremavano le labbra. Quello spavento indicava forse la mia vittoria prossima, la sua salvezza.

Bevi, – dissi offrendole una coppa in cui avevo versato dell’acqua. – Bagna le labbra.

Ella accostò la tazza alla bocca; io bevvi ciò che rimase.

In anticamera risonaron delle voci, mentre in istrada la carrozza riprendeva la sua corsa. Bussarono all’uscio, e s’udì miss Lucy.

– Sono tornato, donna Clara. Avete ordina?

– Sì – rispose Clara, accostandosi alla porta senz’aprirla. – Vogliate dire a Geltrude che vada a letto senz’aspettarmi...

– Sei pazza! – susurrai.

Va bene, va bene, donna Clara, – rispondeva già miss Lucy: e aggiunse con voce insolitamente gaia: – Molto bella, la spettacola!

Poi s’allontanò, e la casa tornò nel silenzio.

Ora, siamo liberi, fino all’alba, se occorre, – disse Clara. – Non sei stanco Puoi continuare?

– Che pensi? Le domandai con impazienza...

Ella fece un gesto, perduta; in quell’attimo era mia, io le aveva trasfuso tutti i miei pensieri, io la faceva vibrare con le mie parole, io la conduceva per mano attraverso il laberinto d’anime oscure...

– Se ti salvo, – le dissi stringendomela al petto con veemenza, – morirò di gioia.

Ella sorrise un poco e si sciolse dall’abbraccio.

Continua, dunque, – riprese. – Non ti interromperò, lo prometto. Ho bisogno di sapere. Sarò buona come una bimba. E s’adagiò sul divano, affranta.



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