Luciano Zuccoli
Il maleficio occulto

X.

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X.

 

– Il delittoseguitaiera stato commesso stupidamente, perchè imprevisto; la più volgare prudenza insegna a non effondere sangue: lo strangolamento lascia tracce incancellabili sul corpo della vittima, e non ne lascia nessuna indosso all’assassino. Ma in quell’attimo di terrore il Boldrella non deve avervi pensato: era una belva sorpresa, aveva un’arme in tasca, e si servì dell’arme, ciecamente, bestialmente, per sfuggire intanto al pericolo d’essere tradito dalle grida della donna. L’avrebbero accalappiato lo stesso, ma così l’accalappiaron meglio; il sangue gli aveva inzuppato l’abito, la camicia, il panciotto. «Pareva vestito di rosso» ha detto un testimone, con una frase che non potei dimenticare.

– Sì, è crudele! – esclamò Clara.

– Eppure, credi? Quest’uomo, adagiato il cadavere sulla soglia, dev’essere stato in ascolto qualche tempo, e tanto poteva in lui la cupidigia sfrenata che, fatto sicuro dal silenzio sepolcrale della casa, scavalcò il corpo sanguinolento, e continuò a forzare lo stipo! Lo si è compreso dalle tracce di sangue onde lo stipo era chiazzato, le quali non si spiegano diversamente... La bestia si serviva della stessa lima che aveva trapassato il cuore della sua vittima.

Era un mostro, un mostro! – susurrò Clara, gettando una torva occhiata all’ingiro.

– Ma la lima si ruppe nella fessura dello sportello, e alcuni arnesi di ferro che l’assassino stringeva gli caddero dalle mani, con fragore enorme nel silenzio notturno. S’udirono le grida delle donne, accorse il massaio, i servi, sopraggiunse qualche contadino e la belva fu agguantata...



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