Giulio Tanini
La marcia dell'ideale

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...... mitragliatela......

GIOLITTI

– Quella turba che s’avanza
cupo il volto, rosso il cor

sotto il drappo di speranza
rosso drappo dell’amor:

alto canta alla ....
– Sopra azzurro, in faccia il Sol

e s’avanza turba fiera,
verso il – «Cosa vuol?» –

– «Veniam da Selva infame
di spine dolorose;

mangiammo sangue e strame
e lágrime sdegnose;

crescemmo fra gli stenti
per arricchire il mondo;

ludibrio delle genti
covammo odio profondo;

ci splende in cor la luce
di civiltà immortale;

è Giustizia che adduce
sacrosanto ëale.

Dal nostro scarno petto
si sprigionan le note

del carme benedetto
che la scote;

ché ingorda sete d’oro
troppodio umano assilla;

la fame ed il lavoro
acre minaccia instilla.

Fondiam la strofa e il canto
delle turbe sorelle,

schiaffi di riso e pianto
fra le genti novelle.

Alimentiamo il foco
a strugger la catena;

corriam di loco in loco
con più fervida lena;

son millenni di pianto
che ’l nostro cor rinserra

è del dolore il canto
che fa tremar la terra;

son millenni d’ingiurie
che clamano: ....

son memori le furie
della gente reietta

che, in infinite turbe,
la rea siepe divise;

e’ son l’anime curve
che, il , derise,

e che la spada al core
ed alla gola infisse

con stigma di dolore
nelle fraterne risse.

Grido straziante e roco
romba sulle cittadi;

è la Storia di foco
delle tramorte etadi;

odon le genti il grido
che romba di lontano;

vola di lido in lido
dalla montagna al piano;

accorrono fratelli
in falange infinita

in cittadi e paeselli
a suscitar la .

Nostra rossa falange
impavida e infinita,

ogni catena infrange
e avanza redimita.

Se lento sembra il passo
che pel mondo ci mena,

Noi scardiniamo il masso
come torrente in piena.

Il Pane, il Libro, il Sale,
noi chiediam per le afflitte

madri, su l’érte scale
di fúmide soffitte;

entriam nelle segrete
a sferrare i ribelli....

strappiamo l’oro al prete
per darlo agli orfanelli....

allo scarno reietto....
alla vergin caduta....

al vecchio senza tetto....
alla donna perduta....

inchioderem le porte
di tanti ingordi altari

ove la Fe’, la Morte,
Dio, mercansi alla pari.

– ’Chi siete!’ – iroso chiede
il truffator di Cristo:

Siamo la«NOVA FEDE»
che crocifigge il tristo!

Dice che noi
degl’incoscienti in core!

Che l’odio suscitiamo
in cambio dell’amore!

che siamo NICHILISTI,
ANARCHICI, canaglia,

pezzenti SOCIALISTI
degni della mitraglia....

Eppur, l’infame bocca
del cannone omicida,

del capestro la còcca
e il piombo fratricida,

noi deprecammo impàvidi
e maledimmo, insórti:

– ’udite’ – e’ son le orribili
strida de’ NOSTRI morti!

Nostrarme son parole
che ’l dolor, stanco, suade;

terribili parole,
più forti delle spade;

ma voi di piombo infame
ci lacerate i petti....

....donne.... vecchi.... fanciulli....
che siate maledetti!

Questo – tiranni! – arcano
Seme, e’ de’ vostri frutti:

è l’odio disumano
che ne legaste a tutti,

e dèe prender sapore
e diventar veleno;

farvi tremare il core
nel duro, avaro, seno.

Alta, greve, lucente
irta di sbarre e ruote,

cariatide rovente
che l’Universo scuote;

s’èrge Macchina immane
e in faccia al Sole ondeggia:

maciulla sangue e pane,
ma scàrdina la reggia;

da’ volanti e martelli
il gran cenno minaccia:

su compagni-fratelli


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