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«INCROCIAMO LE BRACCIA!» | «» |
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«INCROCIAMO LE BRACCIA!»
Fuma acre, al Sole, ròrida,
la terra Siberita;
eroe di morti tragiche,
Tamìris moscovita,
l’occhio ceruleo e mite
ma sitibonda iena,
vìridi eroiche vite
inferra a rea catena!
Orridi teschi e spettri
volteggiano frementi
attorno ai russi scettri
offesa delle genti,
e aduggiano le tombe
velando l’aria pura,
mentre su ’l mondo incombe
l’ira della Natura.
Ma nell’azzurro adèrgesi
umano àtomo audace;
vola recando ignìvoma
con la Morte, la Pace!
Nel delle selci all’urto
sprizza scintilla e vola:
oggi, è con noi risurto
Cristo e la sua parola;
mite a’ miseri suona
generosa ed umìle
solo agl’infami tuona
con rombo di staffile.
Giù l’armi maledette
di sangue sozze ed atre;
spezziam le baionette
e diventin l’aratre,
pio ferro che la zolla
madre, ferisce e sana;
ch’è piaga in cui s’insolla
tutta la linfa umana;
ch’è tomba, aiuola, cuna,
altare, pöesia,
fuoco, luce, e che aduna
l’umana cortesía
nel pensiero sovrano
del pöeta immortale,
a cui, dovere umano,
arma potenti l’ale.
O Natura vivente
che l’Universo accendi,
se il pensator ti sente
e tu, per lui, più splendi,
ne’ divini pensieri
che le stirpi rimpacia;
i ferri arma ora fieri
della ribelle audacia.
Venta tue squille acèrrime
nelle forge e sull’onda;
sconvolgi, orsù, le ubèrrime
zolle, della profonda
madre terra sonante
scaturigin di Vita,
elettrònio radiante
ferrugine infinita,
che misterioso anèlito
d’attrazioni segrete,
orïenta in un frèmito
del sìsmico magnete
Sii l’del Lavoro
che purifica e sana;
sii il più nobile coro
della famiglia umana....
Atomi, Soli e Mari,
Laghi, Fiumi, Foreste,
Stelle vaganti e chiari
Cieli dopo tempeste;
in turbine radioso
ventate via vostr’ire;
brilli maraviglioso
il dell’Avvenire!
Del ferro, delle mine,
del mare, della terra,
tristi umane rüine
che gemon sottoterra;
dicano a voi gli spàsimi
d’ambascie inäudite,
fame, ignoranza, làgrime,
oppressioni infinite!
Tutto quanto Natura
dal ventre suo fecondo
con eterna misura
irradia intorno al mondo,
ritorna a Primavera
nelle frutta, nel grano....
è un amore che impera
su un ardente uragano:
è l’astro che scintilla
in vibrazioni incónte;
è la sottil favilla
che dormicchia nel monte
e che coinvolge l’onte
del Vesuvio e del Mare....
– su Màrtiri la fronte: –
non più làcrime amare!
Camminate con noi
o Spettri luminosi;
raunate intorno a voi
compagni dolorosi,
e madri e giovinette
che il meretricio spense
fra i birri e le manette,
ma la Luce
redense!
Luce etèrea superba
che fai, disfai, gloriosa;
tu che inverdisci l’erba
e impórpori la rosa;
che pesi nella mente
di Spencer e Rosmini
i numeri del Mondo
e gli etèrei confini;
che lanci sovra il pèlago
d’Hertz la parola e l’onda;
che Sirio e Arturo tùrbini
giù nell’ètra profonda;
che le di foco Nèbule,
astri, comete e mondi
verso Ercole spirìfichi
ne’ vòrtici profondi;
che ravvolgi di pórpora
il Sol giunto all’Occaso;
che sei, dal Nulla, splèndida
crëatrice del Caso;
che, dall’ètere, fuori
gli atomi d’òr condensi;
che sei diamante.... i fiori....
l’àurea mente che pensi;
sei bacio del pudore
e làcrima fuggente,
e tutto ciò che il cuore
fa battere alla gente;
che sei Cristo e Giordano
Bruno e Savonarola,
e Ferrer, dolce e umano
che irradia la parola
pura, della bellezza
radiosa e razionale,
la sublime interezza
della bontà ideale;
esumi i sacri sdegni
del crucciato gigante
che, fra’ due mari, i segni
d’Italia – padre Dante –
linëasti nel verso
d’odio e d’amor che sogna
e l’uomo e l’universo
e l’umana vergogna!
Narran le antiche fole
che di Memnon l’argilla
sonava sotto il Sole
all’auròrea scintilla;
or suoneran gli anelli
delle infrante catene:
– insorgete, Fratelli!
dalle orribili pene:
siano spezzate e in bricioli
si spèrdano in faville
sull’Orbe rinnovantesi,
a mille a mille a mille,
spirando il dolce verbo
di redenzione in tutti;
sia di virtude il nerbo
a suscitarne i frutti,
bollando l’alma impura
di chi nel fango scese....
chi nell’error perdura....
chi l’oro altrui non rese....
chi l’immondo cosacco
scaglia su folla ignuda....
chi più di lui vigliacco
mangia l’oro di Giuda....
e fiammeggia sul Mondo
con fiera lingua audace
secol novo, fecondo,
di Giustizia e di Pace!
Apparizione di Genova
I. V. '13
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